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“L’ORIGINALE DEL MONET A VILLA FRESCOT È STATO SOSTITUITO DA UNA COPIA?” – UNA SERIE DI MAIL E CHAT, CONTENUTE NEI CELLULARI DEI DIPENDENTI DELLA SEGRETERIA DI JOHN ELKANN, POTREBBERO FORNIRE RISPOSTE SULLA SORTE DI 35 QUADRI CHE FACEVANO PARTE DELLA COLLEZIONE DI OPERE D'ARTE DELLA FAMIGLIA AGNELLI, SPARITI E IN PARTE SOSTITUITI CON “PATACCHE” – UNA VICENDA SU CUI DA TEMPO LA PROCURA DI ROMA HA AVVIATO UN PROCEDIMENTO, AL MOMENTO CONTRO IGNOTI, IN CUI SI IPOTIZZA UN POSSIBILE TRASFERIMENTO ALL'ESTERO DEI DIPINTI, TRA CUI OPERE DI PICASSO E DE CHIRICO – LO SCAMBIO DI MESSAGGI SUL QUADRO DI MONET “GLACONS, EFFET BLANC”, DI CUI SI È STATA TROVATA UNA COPIA NEL CAVEAU DEL LINGOTTO: “DOBBIAMO VALUTARE COME APPROCCIARE LA PRATICA…”

Estratto dell'articolo di Ettore Boffano e Manuele Bonaccorsi per "il Fatto Quotidiano"

 

glacons, effet blanc claude monet

L’indagine per ora è contro ignoti, ma i reati riguardano proprietà di persone tutt’altro che sconosciute. Sono John, Lapo e Ginevra Elkann, nipoti di Gianni Agnelli, principali eredi – assieme alla madre Margherita – del “Signor Fiat”. A Roma, infatti, il pm Stefano Opilio e i carabinieri del Comando per la tutela del Patrimonio Culturale indagano sull’esportazione illecita di opere d’arte: 29 capolavori il cui valore si calcola in molte decine di milioni di euro.

 

Si trovavano in Italia, riappaiono nelle ville di famiglia in Svizzera e in Marocco, ma il ministero della Cultura non ne ha mai autorizzato l’espatrio e difficilmente avrebbe potuto farlo, data l’importanza artistica. È un reato: si chiama esportazione illecita di opere d’arte, prevede da 2 a 8 anni di reclusione e la confisca del bene. Su questa vicenda, portata allo scoperto la prima volta da Report nel 2023, oggi il Fatto Quotidiano può indicare prove raccolte dagli inquirenti e forse decisive.

MARGHERITA AGNELLI IN TRIBUNALE A GINEVRA

 

Sono email, liste e chat contenute nei cellulari e nei computer di Paola Montaldo, Tiziana Russi e Maria Aprile, dipendenti dell’ufficio di segreteria di John Elkann. Le aveva sequestrate la Finanza nel febbraio 2024, per l’inchiesta dei pm di Torino sulla presunta truffa fiscale ai danni dello Stato nella quale è indagato John Elkann (che nel frattempo ha versato all’agenzia delle Entrate 183 milioni di euro per imposte e tasse riguardo all’eredità della nonna).

 

the stairway of farewells giacomo balla

[...] Dove sono finiti i tre capolavori? Quando Marella è appena defunta, la grande casa d’asta internazionale Sotheby’s è invitata dai fratelli Elkann a redigere una stima del valore d’asta dei suoi beni. Quasi 700 pagine che il Fatto Quotidiano ha potuto visionare nelle quali riappaiono due delle opere sparite: Balla e De Chirico. Sono a Chesa Alcyon, la villa di Sankt Moritz che fu dell’avvocato e oggi è di John Elkann. Il Monet è invece inventariato dal notaio svizzero von Grüningen, esecutore testamentario, nel caveau di quella stessa villa e come proprietà di Lapo Elkann: gli sarebbe stato regalato a suo tempo dalla nonna.

 

Secondo i pm torinesi, che sostengono la falsità della residenza svizzera di Marella, le cose sarebbero invece molto diverse. Dopo la scomparsa della nonna, i nipoti avrebbero scelto alcuni beni (gioielli, mobili, opere d’arte) e se li sarebbero “autoregalati”. La Gdf ha anche rintracciato bozze di presunti biglietti di auguri della nonna che giustificavano quei regali. Eccone uno: “Caro Yaki (John, ndr), spero che tu sia felice di ricevere queste opere quanto io lo sono nel dartele. Con tutta la tenerezza e l’affetto di Nonna Marella”. Solo che il file originale, trovato nel computer di Montaldo, è del 5 gennaio 2024, 5 anni dopo la morte di Marella.

 

mistery and melancholy of a street giorgio de chirico

Sempre Montaldo, il 28 ottobre 2019, organizza la consegna dei presunti regali nella casa milanese di Lapo Elkann, e gli manda anche dei whatsapp.

 

LAPO: “Cosa viene mandato?”.

 

MONTALDO: “Tutto. Potrebbe essere cambiata situazione quadri Italia, quindi forse anche quelli...”. Da una chat del 27 novembre 2019 tra Montaldo e Lapo si scopre anche che i Monet in realtà sono due. Uno è una copia e sta a Torino, mentre l’originale è in Svizzera.

 

MONTALDO: “Il Monet per sicurezza sta in caveau. Mentre la copia è nell’inventario di Torino perché si trovava a Villa Frescot quando è mancata la nonna”.

 

Perché esisteva una copia del Monet? Nel marzo del 2024 la Gdf di Torino trova in un caveau al Lingotto, proprietà di Stellantis, le copie dei tre capolavori i cui originali sono ora in Svizzera. Secondo i documenti sequestrati negli uffici degli Elkann, esse sono datate “anno 2008” e per anni erano state nelle case di Roma e Torino.

john elkann margherita agnelli

 

Nel 2018, quando Marella era ormai prostrata dal Parkinson, le copie sarebbero state tolte e spedite nel caveau. In un altro messaggio del 2019, Lapo manifesta curiosità su chi realizzò le copie. La risposta di Montaldo è abbastanza vaga: “Sono state fatte da una signora che ora non c’è più... moglie di un conoscente dei nonni”.

 

Ma che ci facevano delle copie a casa del più importante collezionista d’arte italiano? Sono sempre state a Torino e a Roma? O sono state realizzate nel 2008 per coprire lo spostamento degli originali portati illegalmente in Svizzera? Questo è uno degli enigmi che l’inchiesta di Roma deve risolvere. La risposta è probabilmente nei computer di Paola Montaldo. Il 21 aprile 2020 scrive una email a John e all’avvocato elvetico Carlo Lombardini. Nella missiva Montaldo allega tutti gli inventari delle opere d’arte, compreso un elenco specifico di quelle che Margherita rivendica.

 

nudo di profilo balthus

Secondo l’allegato 7, il Monet, il Balla e il De Chirico, che oggi sono in Svizzera, compaiono nelle “liste italiane” antecedenti il patto successorio del 2004. È scritto nero su bianco. Poi Montaldo aggiunge: “In questo caso credo occorrerebbe ragionare sul fatto che l’originale del Monet era quindi a Frescot nel 2003 ed è stato poi successivamente sostituito da una copia?”. L’allegato 6, identificato come “Elenco opere d’arte – aprile 2016”, è addirittura più esplicito: i tre quadri erano a Roma e a Torino nel 2004, in Svizzera invece nel 2016.

 

John Elkann, a sua volta, sarebbe stato consapevole di problemi riguardanti il Monet, come dimostrerebbe una email del 27 ottobre 2004, inviatagli dall’ex amministratrice di Villa Frescot Maria Aprile: “Gentile ingegnere, per il Monet non esiste Temporanea italiana. Il dottor Martino si è preso un giorno per valutare come approcciare la pratica”. La temporanea importazione è una specie di passaporto emesso dal ministero della Cultura che permette ai capolavori di lasciare il nostro Paese. Probabilmente Elkann si poneva la questione.

 

pho xai jean leon gerome

“Sicuramente questa email è indirizzata a lui, quindi lui lo sapeva. Era molto efficiente, quindi...”, afferma Maria Aprile raggiunta dai cronisti, ma dice di non ricordare quando esattamente il quadro fu trasferito all’estero: “Sa quante quante opere si spostavano?”, chiosa. Né ricorda nulla del “dr. Martino”. Dovrebbe essere Massimo Martino, mercante d’arte svizzero e consulente di Gianni Agnelli. Il figlio, Giovanni Gabriele, era finito indagato (e poi archiviato) dalla Procura di Milano nel 2023, accusato di aver portato all’estero alcune opere della collezione Agnelli tramite il Porto Franco di Chiasso (ma poi i quadri non erano stati trovati).

 

C’è però un altro atto ufficiale che potrebbe mettere in qualche difficoltà gli Elkann. Nel settembre del 2025, nel processo civile in corso a Torino, proprio i loro legali depositano una lista di opere d’arte di proprietà di Marella Caracciolo, risalente al 2004. La lista è ora agli atti dell’indagine romana: pure secondo quel documento, all’epoca i tre capolavori sarebbero stati a Roma e Torino. Nei computer sequestrati non si trovano tracce della collocazione dei quadri tra il 2006 e il 2016: sarà difficile risalire a chi abbia eventualmente compiuto l’export illecito e soprattutto quando. Dunque è probabile che il reato sia prescritto, anche se la sanzione della confisca non decade mai.

lapo e john elkann - vignetta by osho

 

Per almeno altri due quadri, invece, la datazione della presunta esportazione illecita è molto più stringente. Si tratta di due capolavori francesi dell’800: Reclining Sequestro Dialoghi online che farebbero pensare a un export. Il fascicolo è contro ignoti e presto potrebbero esserci indagati Odalisque di Ingres (valore 3 milioni) e Les yeux close, di Redon. Secondo la Finanza erano in Italia fino al 2018 mentre ora sono in Svizzera dal 2019: non risultano permessi per l’esportazione. [...]

margherita agnelliGIANNI AGNELLImartina stella lapo elkann 1 LAPO ELKANN martina stella lapo elkann 2study for a pope iii e iv francis bacon

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