sindaci comuni

MAL “COMUNE”, NESSUN GAUDIO - TRA IL 2014 E IL 2025 LO STATO ITALIANO HA SPESO 720 MILIONI DI EURO PER LE FUSIONI DEI COMUNI. LE AGGREGAZIONI TRA AMMINISTRAZIONI DIVERSE SONO STATE POCO PIU’ DI UN CENTINAIO IN QUESTO LASSO DI TEMPO - ATTUALMENTE LE NUOVE FUSIONI SONO RIDOTTE AL MINIMO, EPPURE IL VIMINALE ALLUNGA CONTINUI AIUTI AGLI ENTI CHE SI SONO GIA’ UNITI… 

Estratto dell’articolo di Giampiero Maggio per “la Stampa”

 

sindaci comuni

Settecentoventi milioni di euro dopo, l'Italia dei campanili è ancora quasi tutta al suo posto. Le fusioni tra Comuni dovevano tagliare le duplicazioni, rafforzare gli uffici e garantire servizi migliori ai territori che perdevano abitanti. Dodici anni dopo, le aggregazioni si sono quasi fermate. Gli assegni dello Stato, invece, continuano a partire.

 

Il conto ricostruito sui prospetti del ministero dell'Interno comincia nel 2014, quando la legge Delrio rilanciò le fusioni, e arriva al 2025. La somma dei riparti annuali raggiunge almeno 720.061.266,05 euro. È denaro assegnato ai Comuni nati da una fusione, non il costo complessivo sostenuto dal Paese: mancano incentivi regionali e conguagli ancora da consolidare. 

 

Nei soli 2024 e 2025 il Viminale ha distribuito circa 172 milioni a 106 enti. Nello stesso tempo, però, il processo che quei contributi dovevano accompagnare ha perso quasi tutta la spinta. [...]

 

matteo piantedosi

Il paradosso è qui: le nuove fusioni sono ridotte al minimo, mentre lo Stato prolunga gli aiuti agli enti che si sono già uniti. Nel 2026 è stato esteso il periodo aggiuntivo di erogazione per le aggregazioni realizzate dal 2014.

 

Le fusioni rallentano; la loro coda finanziaria si allunga. E i 720 milioni sono solo il primo livello del conto. Non esiste un riepilogo nazionale degli aiuti regionali, ma è sufficiente l'Emilia-Romagna per capire: la Regione registra 24.450.295 euro tra il 2014 e il 2023, di cui 20.070.295 ordinari e 4.380.000 straordinari. [...]

 

Nell'aprile 2025 il Viminale ha pubblicato i riparti definitivi del 2023 e del 2024. Al conto va aggiunta soltanto la differenza rispetto al primo riparto. Ma il vero vuoto non riguarda la contabilità.

 

ENTI LOCALI - RISCHIO FALLIMENTO

Riguarda i risultati. I decreti mostrano quanto riceve ogni ente, non che cosa quel denaro abbia cambiato. Il contributo può finanziare una scuola, un autobus, assunzioni, investimenti o la gestione quotidiana. Non esiste un bilancio nazionale che colleghi quei milioni ai servizi ottenuti e ai risparmi promessi.

 

Non si può sostenere che tutti quei soldi siano stati sprecati. Ma non si può neppure affermare che abbiano reso più efficienti i Comuni. Uno studio del ministero ha rilevato minori costi amministrativi e più risorse per i servizi nel campione esaminato, ma anche una forte crescita dei trasferimenti pubblici.

 

La maggiore capacità di spesa dipendeva dunque in parte dagli incentivi. Una ricerca pubblicata su Regional Studies, dedicata alle fusioni realizzate tra il 2016 e il 2020, ha trovato più spesa corrente, soprattutto per istruzione, trasporti e turismo, non una riduzione generale delle tasse o del costo dei servizi. [...]

SINDACI

 

Al primo gennaio 2012 l'Italia contava 8.092 Comuni; al 21 febbraio 2026, certifica l'Istat, sono 7.894: appena 198 in meno, il 2,4 per cento. Una trasformazione modesta rispetto alla crisi demografica e amministrativa da affrontare. Facendo i conti della serva, dividendo i 720.061.266 euro per le 106 fusioni finanziate, la media è di circa 6,79 milioni per operazione. [...]

 

Dopo oltre 720 milioni, la risposta non c'è. Le fusioni sono quasi ferme, gli incentivi continuano e il conto reale è più alto. Manca la prova che il denaro abbia mantenuto la promessa: Comuni più forti, servizi migliori e meno costi.

 

Intanto lo Stato ha allungato ancora la durata degli incentivi. Il contributo, inizialmente previsto per dieci anni, può essere versato per altre sette annualità: una fusione può quindi essere sostenuta fino a diciassette anni. Per quelle nate nel 2014, gli assegni potranno continuare fino al 2030.

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