maurizio cattelan

"IL PROBLEMA NON È IL POTERE. È IL DESIDERIO DI OBBEDIRE" - MAURIZIO CATTELAN: "LE IDEOLOGIE NON MUOIONO. CAMBIANO LINGUAGGIO SEMMAI. OGNI GENERAZIONE PENSA DI ESSERNE IMMUNE. E COSÌ RICOMINCIA TUTTO" - A SETTEMBRE L'ARTISTA ESPORRA' A BERLINO LA SUA OPERA ("HIM") CHE RAFFIGURA UN PICCOLO HITLER INGINOCCHIATO: "IN GERMANIA CI SARANNO SOPRATTUTTO TANTI 'PERCHÉ?'" - LA SUA IDEA DELL'ARTE: "L’OPERA MIGLIORE È QUELLA CHE CONTINUA A CONTRADDIRTI. L’UNICA COSA CHE UN ARTISTA DOVREBBE DIFENDERE È IL DIRITTO DI CAMBIARE IDEA" - IL SENSO DI COLPA E LA SUA ESTATE, DA GIOVANE, A IBIZIA "AVEVO PROMESSO A UN AMICO CHE AVREMMO GIRATO TUTTI I CLUB E..."

Estratto dell’articolo di Caroline Corbetta per "D – la Repubblica"

 

maurizio cattelan 8

Maurizio Cattelan si comporta come qualcuno che deve ancora dimostrare qualcosa, nonostante sia uno degli artisti più riconosciuti al mondo. Le sue opere hanno riempito musei, aste, giornali e generato un’attenzione che ha superato di gran lunga i confini dell’arte. Alcune, come la banana attaccata al muro con lo scotch (Comedian, 2019) o il dito medio puntato contro la Borsa di Milano (L.O.V.E, 2010), sono impresse nell’immaginario collettivo. Eppure l’idea di essere “arrivato” non sembra convincerlo affatto.

 

Ha davanti un autunno fitto, Cattelan. Con una grande mostra personale e un importante progetto curatoriale, anche se preferisce partire dai traghetti che prenderà quest’estate. Quando si arriva a parlare di successo, dice: “Io diffido dell’arte. Diffido del successo. Diffido soprattutto di me stesso”.

 

La sua carriera sembra procedere in linea retta, ma lui ha continuato a muoversi di sbieco, arrivando a inscenare il proprio pensionamento una quindicina d’anni fa, tra strategia artistica e autodifesa. È abilissimo a sfuggire alle domande – soprattutto ogni volta che la conversazione sembra avvicinarsi a una qualche forma di consacrazione – e quando risponde ci arriva per strade laterali. [...]

maurizio cattelan 3

 

Il servizio fotografico che vedete in queste pagine è finito prima del previsto e, mentre aspettiamo i panini ordinati dalla produzione, parliamo della Biennale di Venezia ancora in corso, delle polemiche sulle partecipazioni russa e israeliana. “Questa volta ho visto poche cose, ma in profondità. Sono andato via contento. Alla fine devi fare delle scelte: hai tutto a disposizione, ma non hai il tempo per vedere tutto. Così ti costruisci una playlist in anticipo.

maurizio cattelan 4

 

Può essere bella o brutta, ma più o meno sai già quale sarà il tuo percorso. Comunque io non ho respirato quell’aria tossica... invece: hai notato la differenza tra il tramezzino veneziano, che è gonfio al centro e si alleggerisce verso gli angoli, e quello padovano, che a neanche 40 chilometri di distanza è più omogeneo e robusto?”.

 

Ci sta proponendo il tramezzino come metafora geopolitica? “No, è che anche il cibo, a distanza così breve, cambia molto”. E lo racconta con la stessa serietà con cui altri parlerebbero delle loro opere. Una divagazione che è il sintomo di un suo stare al mondo, in quello dell’arte e in quello reale.

 

“Mi fido più delle associazioni che delle spiegazioni. Una mostra è un’occasione per mettere delle immagini nella stessa stanza e vedere cosa si dicono”, racconta a proposito del suo modo di esporre, come artista e curatore. In questo ruolo ha debuttato nel 2006, insieme al sodale Massimiliano Gioni e all’americana Ali Subotnick, con la Biennale di Berlino.

maurizio cattelan

 

Città in cui torna a settembre con la sua prima, grande personale tedesca alla Neue Nationalgalerie, il celebre edificio trasparente progettato da Mies van der Rohe. È lui il vincitore del Preis der Nationalgalerie 2026, premio finora assegnato ad artisti decisamente meno affermati. “La mostra si intitola Nacht (Notte). Ci saranno quindici lavori, alcuni nuovi, e una serie di pezzi storici”, anticipa a U.

 

maurizio cattelan 7

Tra questi, naturalmente, HIM, il piccolo Hitler inginocchiato che, nonostante risalga a un quarto di secolo fa, tornerà a far discutere. “In Germania ci saranno soprattutto tanti “perché”: Perché qui? Perché proprio adesso? Perché hai accettato? D’altronde perfino la grafica della mostra è stata oggetto di discussione. L’edificio è tutelato e ci sono dei vincoli: per esempio non potevamo usare il nero, così abbiamo provato con il rosa.

 

Klaus (Biesenbach, co-curatore del progetto insieme a Lisa Botti, ndr) mi ha fatto notare che quel rosa, associato a quel carattere tipografico, richiama il triangolo rosa con cui venivano identificati gli omosessuali nei campi di concentramento. È un passato che continua a tornare. Per la sua generazione è ancora molto presente. I più giovani, invece, hanno il desiderio di ricominciare. Mauri, al contrario, quella colpa l’ha attraversata da vicino, dentro la propria storia familiare”.

 

maurizio cattelan

Parla di Fabio Mauri, artista concettuale scomparso nel 2009 a 83 anni che ha dedicato la propria ricerca, come drammaturgo e scrittore, ai rapporti tra immagine, ideologia e potere. Cattelan ha curato con Marta Papini (vedi intervista a pag. 28), la personale che inaugura a fine settembre al Maxxi L’Aquila.

 

Niente ordine cronologico, ma un intreccio di rimandi, stratificazioni e associazioni visive: a ispirare questa struttura è Io sono un ariano, l’ultimo lavoro editoriale firmato da Mauri, del 2009, l’anno stesso in cui l’artista è scomparso. Un volume che non a caso Cattelan ha voluto con sé sul nostro set. Non un libro tradizionale, quanto un diario visivo: foto, documenti e tracce autobiografiche si intrecciano per interrogare come l’esperienza personale si sovrapponga alle grandi tragedie del secolo.

 

him l hitler di maurizio cattelan 5

“Aveva capito che il problema non è il potere. È il desiderio di obbedire”, dice Cattelan ragionando sulle analogie tra Storia e attualità. “Le ideologie non muoiono. Cambiano linguaggio semmai. Ogni generazione pensa di esserne immune. E così ricomincia tutto”. [...[

 

Scacciando i fantasmi, torniamo a parlare di vacanze. Gli chiedo se anche quest’estate avrà tempo di tornare nella “sua” Filicudi nonostante i tanti impegni a settembre. “Sì, sì. E poi andrò in Grecia, per arcipelaghi, probabilmente vicino alla Turchia, poi continuo dove mi porterà un traghetto a caso”. Per lui anche le “ferie” sono digressioni. Sorride, ricordando un’estate di 25 anni fa a Ibiza. “Avevo promesso a un amico che avremmo girato tutti i club. Abbiamo noleggiato un motorino, trovato una baia dove non c’era nessuno, preso due materassi in città e quella è diventata la nostra base. Ci buttavamo in acqua appena svegli...”.

maurizio cattelan 3

 

Una memoria estiva che contiene qualcosa che ritorna spesso nella sua biografia: la ricerca di una libertà che passa dall’essenzialità. Muoversi leggeri. Possedere poco. Essere sempre pronti a ripartire. Eppure c’è un’abitudine a cui non sembra disposto a rinunciare: il parrucchiere giapponese. Lo segue da quindici anni. O forse è il contrario.

 

Perché Shinichi, così si chiama, nel frattempo ha cambiato saloni, alberghi e città. “Mi ha tagliato i capelli ovunque, in un giardino come sulla Quattordicesima a New York. Ma così è più semplice, non devo spiegare ogni volta come voglio i capelli”. Siamo finiti sull’argomento quando ho notato che non indossa più la vistosa molletta che nei giorni veneziani gli teneva a bada il ciuffo argento, cresciuto troppo.

 

Quando ci siamo conosciuti la prima volta, nel 1998, stava per andare a installare il suo Ulivo, vivo e vegeto con tanto di radici conficcate in un metro cubo di terra, al Castello di Rivoli. I capelli erano ancora neri. I lineamenti da maschera italiana, ironici e malinconici insieme, erano già quelli di oggi, solo un po’ più morbidi. Gli chiedo cosa sia cambiato da allora, quando il suo lavoro voleva mettere in discussione il sistema dell’arte, che però lo accoglieva già nei suoi luoghi più autorevoli.

 

“Allora pensavo che il sistema fosse il problema. Poi ho scoperto che il sistema eravamo noi. Quindi, ogni critica che faccio all’arte finisce per parlare anche di me”. [...]

 

him l hitler di maurizio cattelan 3

Nel 1990, quando era ancora all’inizio della sua avventura artistica e consapevole che nessuno gli avrebbe dedicato una copertina, decise di farsela da solo. Recuperò delle copie di Flash Art prima della rilegatura, fece stampare una falsa copertina con un proprio lavoro e inventò un sistema di distribuzione parallelo. A distanza di oltre trent’anni l’episodio conserva qualcosa di profetico. Le copertine e le interviste, quelle vere, sono arrivate. Eppure sembra rimasto il disagio di chi, una volta infiltrato alla festa più esclusiva, sembra non vedere l’ora di andarsene.

 

“Il disagio non è un problema da risolvere, ma uno strumento di lavoro”, chiarisce. Tornando a parlare della mostra berlinese e più in generale della sua ricerca, sempre più concentrata sui temi del potere, della storia e dell’ideologia, lascia affiorare il desiderio di essere guardato diversamente: “Spero che non trovino il clown che si sono immaginati”. Da oltre trent’anni Cattelan costruisce un lessico visivo popolato da papi, dittatori, animali, bambini e cadaveri.

 

MAURIZIO CATTELAN WATER D ORO AMERICA

Opere-immagini che colpiscono all’istante e continuano a sedimentare nel tempo. Eppure una parte del pubblico, e anche degli addetti ai lavori, si è fermata soprattutto alla provocazione e all’umorismo nero, trascurando temi che attraversano il suo lavoro come la malinconia, il fallimento, il senso di colpa e di perdita.

 

L’ambivalenza, però, rimane il suo vero terreno di gioco, come confermano alcune delle sue celebri frasi: “L’opera migliore è quella che continua a contraddirti” o “L’unica cosa che un artista dovrebbe difendere è il diritto di cambiare idea”. Un programma dichiarato fin dalla sua prima personale, nel 1989, alla Galleria Neon di Bologna, quando chiuse lo spazio e appese sulla porta un cartello con scritto “Torno subito”. Esserci per scappare.

maurizio cattelan

 

O scappare per esserci. È una tensione che Maurizio Cattelan continua ad abitare mentre confessa un altro disagio: “Non produco molte opere e quando devo fare delle mostre mi viene un vago senso di colpa...”. Nel frattempo sono arrivati i panini. Lui ha finalmente una buona scusa per sottrarsi alle domande. C’è il tempo per chiedergli se, dopo tutto quello che ha fatto, abbia ancora la sensazione di dover dimostrare qualcosa. Sorride e dice: “Sì, sempre”. [...]

Fabio Mauriyou maurizio cattelan 1NOVECENTO MAURIZIO CATTELANMAURIZIO CATTELAN NINNA NANNAyou maurizio cattelan 2maurizio cattelan maurizio cattelanmaurizio cattelanmaurizio cattelan fabio mauri

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