peter thiel

IL MONDO SECONDO PETER THIEL: DEMOCRAZIA E LIBERTÀ NON SONO PIÙ COMPATIBILI – PER IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA”, LA VIOLENZA È UN ELEMENTO STRUTTURALE E INEVITABILE DELLA NATURA UMANA: L’IDEA ILLUMINISTA CHE POSSA ESSERE CONTENUTA DA ISTITUZIONI, DIRITTO O COOPERAZIONE INTERNAZIONALE SAREBBE UN’ILLUSIONE FALLITA – UN PENSIERO NATO ISPIRANDOSI A PENSATORI COME CARL SCHMITT, LEO STRAUSS E RENÉ GIRARD -  PER THIEL, GLI ORGANISMI SOVRANAZIONALI E LE CULTURE PACIFISTE SONO FORME CONTEMPORANEE DELL’ANTICRISTO: PROMETTONO SICUREZZA E PACE MA INDEBOLISCONO L’OCCIDENTE - IN QUESTO QUADRO SI INSERISCE ANCHE IL RUOLO DELLA SUA AZIENDA PALANTIR, CHE…

Estratto dell’articolo di Pasquale Porro per www.corriere.it

 

PETER THIEL A ROMA - FOTO PIAZZAPULITA - LA7

[...]  si sono tenute a Roma le quattro lezioni/conferenze sull’Anticristo di Peter Thiel, fondatore (con un altro manager intellettualmente molto attivo, Alexander Karp) e principale azionista di Palantir, il colosso mondiale dell’analisi dei dati, ma in passato anche fondatore, con Max Levchin, di PayPal, e principale finanziatore esterno di Mark Zuckerberg nell’espansione di Facebook.

 

Sono state conferenze ad accesso più che riservato, organizzate dall’Associazione Culturale Vincenzo Gioberti […] e dal Cluny Project, che figura come incorporato (anzi «incubated») nella Catholic University of America (CUA), Washington, DC. L’evento ha tuttavia creato più di un imbarazzo: l’Angelicum – inizialmente accreditato come sede delle conferenze a Roma, e addirittura come coorganizzatore dell’iniziativa – ha dovuto smentire ogni forma di coinvolgimento diretto, e la CUA ha preso ugualmente le distanze.

 

[…] Fino all’ultimo momento la sede e gli altri dettagli organizzativi delle conferenze sono stati tenuti riservati, per essere poi comunicati solo ai partecipanti registrati e selezionati (a numero chiuso).

striscione contro peter thiel a roma

 

Si può perfettamente comprendere come, dato il calibro del conferenziere e le sue opinioni ideologicamente sensibili, sia in questi casi necessario prevedere e far uso di qualche misura di cautela e protezione.

 

Nonostante una delle idee di fondo attribuite a Thiel sia quella di affidare il progresso dell’umanità (o almeno di una parte di essa) allo sviluppo scientifico e tecnologico, e di denunciare coloro che si oppongono alla scienza, non si può già fare a meno di notare come la riservatezza, l’anonimato, la circolazione chiusa delle informazioni incarnino di per sé l’atteggiamento più antiscientifico che si possa immaginare.

 

Parlare davanti a un uditorio preselezionato che è già orientato ad approvare quel che il conferenziere dirà, con un moderatore anch’egli concordato e gradito, somiglia molto più a una echo chamber – a una camera di risonanza destinata solo a consolidare e polarizzare le convinzioni già ben radicate di coloro che vi partecipano – che a un genuino momento di confronto scientifico o anche solo culturale o intellettuale.

 

PETER THIEL

Occorre però fugare fin dall’inizio un possibile equivoco, anzi due. In primo luogo, Peter Thiel non è uno di quei manager che coltivano la filosofia per passione nel tempo libero, avendone una conoscenza del tutto epidermica e dilettantistica: […] Thiel ha studiato filosofia a Stanford […], e per di più – contrariamente a quel che ci si potrebbe attendere – mostra di avere una maggiore familiarità con i temi della filosofia continentale che con quelli tipicamente anglosassoni della filosofia analitica.

 

In secondo luogo, la sua visione non si riduce affatto alle versioni caricaturali che spesso si leggono (per esempio, un supporto pieno e incondizionato all’ideologia MAGA e al trumpismo).

 

Non intendo qui soffermarmi in alcun modo sulle simpatie politiche di Thiel, sui suoi legami con il vicepresidente J.D. Vance (che viene di solito presentato come una sua creatura) o sul ruolo che Palantir svolge nell’ambito della sicurezza interna (tramite il controllo e l’analisi di dati sensibili) e in quello delle operazioni militari (forse non solo americane).

 

peter thiel

[…] Penso invece valga la pena di spendere ancora qualche parola sui contenuti dottrinali o sulla proposta teorica di Thiel. Dichiaro subito – per doverosa trasparenza – che non ho avuto il privilegio di assistere di persona alle conferenze romane  […]

 

Ci si può tuttavia fare un’idea almeno generale dei contenuti delle lezioni facendo riferimento al lungo e dettagliato resoconto pubblicato dal Guardian sulle conferenze tenute a San Francisco nel settembre 2025 […] e anche al saggio The Straussian Moment, pubblicato originariamente nel 2007, ma più facilmente accessibile ai lettori italiani perché tradotto nella nostra lingua nel 2025 (P. Thiel, Il momento straussiano, a cura di A. Venanzoni, Liberilibri, Macerata 2025).

 

Perché dunque scegliere l’Anticristo come filo conduttore di questa serie di conferenze che Thiel sta proponendo in vari Paesi, e da ultimo a Roma? Verrebbe innanzi tutto da pensare alla matrice biblica della figura.

 

peter thiel donald trump

Il fatto è che nelle Scritture l’Anticristo è una presenza secondaria, se non evanescente: compare esplicitamente solo nelle Lettere di Giovanni (1Gv 2,22; 1Gv 4,3; 2Gv 7) e implicitamente nel modo in cui, nella seconda Lettera ai Tessalonicesi, Paolo rilegge i segni precorritori della nuova venuta di Cristo che si ritrovano nell’Antico Testamento (Is 11,4; Ez 28,2; Dn 11,36), alludendo all’«uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio» (2Ts 2,3-4).

 

L’Anticristo non è dunque in senso stretto una figura scritturale, ma una creazione storica della successiva tradizione cristiana e in particolare (a partire da Ireneo) delle prime polemiche contro le eresie, in particolare quelle contro Marcione e gli gnostici: un modo insomma per demonizzare (di volta in volta) gli avversari.

 

PETER THIEL

L’etichetta di «Anticristo» sarà poi così affibbiata nel Medioevo a tutti gli eretici o agli oppositori della Chiesa […]o anche inversamente alla Chiesa stessa e al papa, se considerato eretico e usurpatore. […]

 

Abbiamo insomma a che fare con una figura mobile, funzionale, che assume nei secoli valenze molto diverse e perfino contrapposte (e i lettori italiani hanno la grande fortuna di poter ripercorrere queste trasformazioni fluide nei tre volumi L’Anticristo, curati magistralmente da Gian Luca Potestà e Marco Rizzi per la Fondazione Valla/Mondadori, Milano 2005-2019).

 

Non è un caso che Thiel faccia sì riferimenti – come viene riportato – ai luoghi biblici prima citati, e in particolare alla profezia di Daniele sulla fine dei tempi, ma in realtà conceda che l’Anticristo si ritrova in quanto tale più nella letteratura fantastica (Swift), nei fumetti (Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons) e perfino in un manga di grande popolarità come One Piece (di Eiichiro Oda), al cui protagonista – il pirata «Cappello di Paglia» (ovvero «Monkey D Luffy») – vengono attribuiti tratti messianici nella misura in cui si oppone a un fantomatico «Governo Mondiale» che assume invece i tratti dell’Anticristo. […]

 

Ma al di là di queste esemplificazioni letterarie o di cultura «popolare», è proprio alla filosofia, e in particolare a Carl Schmitt (letto attraverso Heinrich Meier e la sua interpretazione unificante della teologia politica), che Thiel fa riferimento, e in particolare all’idea secondo cui l’Anticristo si impadronisce del mondo alla fine della storia seducendo le masse con le proprie promesse di pace e sicurezza.

PETER THIEL IN VERSIONE ONE PIECE

 

Da qui l’aspetto forse più noto, al livello delle comunicazioni di massa, delle posizioni di Thiel: l’Anticristo potrebbe quindi essere identificato con Greta Thunberg o Eliezer Yudkowsky (il teorico dell’Intelligenza Artificiale «amichevole»), con gli ambientalisti, con i difensori dei diritti delle minoranze, con la cultura woke.

 

Le cose stanno in un modo un pochettino più complesso, il che tuttavia non significa che stiano in modo più rassicurante: il tema cruciale di Thiel (quello che si nasconde dietro la maschera dell’Anticristo) è appunto una questione di «teologia politica», ovvero il contrasto tra la violenza insopprimibile e ineludibile che appartiene intrinsecamente all’umanità e la convinzione che questa violenza possa essere arginata, contenuta, pacificata – per esempio attraverso organismi sovranazionali. […]

 

Per Thiel sono gli ideali illuministici a essere miseramente falliti, ovvero l’idea che la razionalità possa addomesticare la violenza e illuminare il lato oscuro dell’umanità: «L’Occidente moderno ha perso la fiducia in se stesso. Nel periodo illuminista e post-illuminista, questa perdita di fede ha liberato enormi forze commerciali e creative. Allo stesso tempo, questa perdita ha reso l’Occidente vulnerabile» (Il momento straussiano, p. 43).

 

Gli attentati alle Torri Gemelle hanno smascherato questa pia illusione (agli occhi di Thiel), e in modo tanto più lacerante e drammatico perché la violenza si è presa qui la sua rivalsa non nella forma della ribellione di masse di esclusi e diseredati, ma in quella della pianificazione voluta da un miliardario (Osama bin Laden) che odiava l’Occidente in nome di un’istanza squisitamente teologica e politica (anzi di un’istanza propriamente teocratica).

peter thiel palantir

 

Non sorprende pertanto che Thiel associ a Schmitt altri due punti di riferimento essenziali: Leo Strauss e René Girard. Da Strauss, Thiel riprende – non senza qualche malcelato aggiustamento – l’appello all’azione, cioè il ricorso a «strumenti d’eccezione» per proteggere e rendere più efficienti le forme di governo, a partire da quella americana.

 

In questo senso, ciò che Palantir – l’azienda di Thiel – offre al governo americano […] risponde perfettamente a questo scopo fondamentale: «La società più giusta non può vivere senza l’"intelligence", cioè lo spionaggio, anche se "lo spionaggio è impossibile senza la sospensione di alcune regole del diritto naturale"» (L. Strauss, Diritto naturale storia, Neri Pozza, Venezia 1957, p. 160; Il momento straussiano, p. 45).

 

L’elemento finale per completare la propria costruzione Thiel lo mutua da Girard, di cui Thiel stesso è stato allievo a Stanford, ed è quello della rivalità mimetica (fondata cioè sull’imitazione reciproca) tra gli uomini, che si placa non attraverso un patto o l’esercizio della razionalità, ma attraverso il meccanismo del capro espiatorio, ovvero la convergenza della violenza collettiva verso una sola vittima sacrificale: una violenza polarizzata che mette fine alla violenza di tutti contro tutti e permette di fondare la società.

 

palantir 3

È un peccato che Thiel (che pure conosce e cita per esempio Roberto Calasso) non conosca la lettura «debole» di Girard proposta da Gianni Vattimo (il riconoscimento dell’innocenza della vittima sacrificale per eccellenza – Cristo – ha smascherato davvero definitivamente, una volta per tutte, la gratuità della violenza mimetica): ciò che gli interessa è piuttosto l’idea opposta secondo cui il ruolo fondante della violenza prodotta in modo intrinseco e strutturale dalla mimesi umana continua a restare negato, occultato, nascosto.

 

La crociata di Thiel contro l’ambientalismo, il pacifismo internazionalista, gli atteggiamenti antiscientifici, le legittime preoccupazioni sull’Intelligenza Artificiale, la cultura woke – la crociata contro il «buonismo», come si direbbe in Italia – è così qualcosa di più della mera adesione al sovranismo e suprematismo della cultura MAGA; qualcosa di più dello squallido tentativo di raccattare consenso da parte di un elettorato impaurito e perbenista, spaventato dagli stranieri e dai «diversi» (come pure accade nel nostro Paese),

peter thiel 2

 

e anche qualcosa di più di una mera questione di affari che colpiscono i più deboli, in una strana ibridazione di calvinismo e cattolicesimo (come sembrava suggerire il teologo Maurizio Gronchi nell’interessante intervista fatta da Alessandro Trocino nella Rassegna del 16 marzo).

 

Thiel vuole restituire all’Occidente la fiducia in sé stesso, mostrandogli la verità sinistra e inquietante che aveva preteso di accantonare e dissimulare. La stessa scienza occidentale è entrata in una fase di stagnazione, da cui potrà riemergere solo liberandosi da lacci, vincoli, limiti, regolamenti – le stesse pastoie «buoniste» che limitano ora l’azione politica.

 

Se mai obiettaste a Thiel di star realizzando l’incubo di Matrix nella realtà, vi risponderebbe – e in parte l’ha scritto – che in realtà siamo noi, o i «buonisti», a scegliere la famosa pillola blu dell’ignoranza comoda e tranquillizzante, che fa sì che si resti intrappolati nella simulazione, mentre la sua missione è invece quella di offrire la pillola rossa della verità dolorosa ma effettiva, cioè il disvelamento dell’insopprimibile lato inquietante e violento dell’umanità.

peter thiel 3

 

La crociata di Thiel è dunque in realtà una crociata contro la fiducia illuministica ormai infranta e ogni ottimismo della ragione; è una crociata contro la Modernità (anche perché, come già si diceva, l’ideale di scienza che ha in mente Thiel è diverso da quello – pubblico e progressivo – della Modernità: la scienza di Thiel è in effetti tecnologia dai fini ben precisi, e non sapere disinteressato e aperto, dunque la crociata contro coloro che si oppongono alla scienza è essa stessa intrinsecamente antiscientifica).

 

E in questo senso la portata di tale crociata ha effettivamente una dimensione apocalittica: meglio una catastrofica guerra «giusta» che una pace globale ingiusta. Siamo alla fine dei tempi, e per quanto l’Occidente cristiano dovrebbe essere tenuto a optare per la pace, è bene che non deponga le armi, e che anzi si prepari a riconoscere e contrastare la violenza che accompagna da sempre l’umanità. Il legno storto dell’umanità è destinato a restare tale, e l’accetta per la potatura dev’essere sempre pronta e affilata. P

PETER THIEL

 

alantir è lì anche per questo (e verrebbe da chiedersi se le teorie di Thiel siano una giustificazione a posteriori di ciò che la sua azienda fa, o se la l’azienda sia stata fondata per rispondere alle esigenze sollevate da queste stesse teorie – o l’una cosa e l’altra, in una sorta di circolo). […]

PETER THIELPETER THIEL - STRAUSSIAN MOMENTpeter thielpeter thiel padre di paypalpeter thielpeter thiel peter thieldonald trump peter thielJD VANCE PETER THIEL

Ultimi Dagoreport

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI È SOLA INSIEME A QUEL PUZZONE DI ORBAN A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO - NEL MENTRE, A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…