SCAZZI OVER THE RAINBOW – NEL GIORNO DEL PRIDE DI AOSTA, GILBERT TURCOTTI, SEGRETARIO DEL VESCOVO DELLA CITTÀ, FRANCO LOVIGNANA, PUBBLICA SU WHATSAPP UN’IMMAGINE DI QUATTRO BANDIERE LGBT+ DISPOSTE A FORMARE UNA SVASTICA, ACCOMPAGNATE DALLA FRASE “QUESTIONE DI PROSPETTIVA” – TURCOTTI HA RIMOSSO LA FOTO DOPO LE CRITICHE RICEVUTE E L’HA BUTTATA IN CACIARA: “MI SEMBRAVA UN BEL DISEGNO COLORATO”, MENTRE IL VESCOVO LOVIGNANA SE N’È LAVATO LE MANI: “LA POSIZIONE DELLA DIOCESI VIENE ESPRESSA ATTRAVERSO I CANALI UFFICIALI. OGNI ALTRA PRESA DI POSIZIONE RIVESTE IL CARATTERE DI PARERE PERSONALE DI CHI LA ESPRIME” – L’ASSOCIAZIONE ARCIGAY VA SU TUTTE LE FURIE: “NON È LA PRESA DI DISTANZA CHE AVEVAMO CHIESTO…”
immagine di bandiere pride disposte a formare una svastica pubblicata da gilbert turcotti
Il vescovo di Aosta, monsignor Franco Lovignana, ha risposto alla Tigierre VdA di Raitre dopo le polemiche suscitate da uno stato WhatsApp pubblicato dal suo segretario, Gilbert Turcotti, nel giorno dell’Aosta Pride. L’immagine mostrava quattro bandiere arcobaleno disposte a formare una svastica, accompagnate dalla frase 'Questione di prospettiva'.
Turcotti ha poi rimosso il contenuto, del quale era stato però conservato uno screenshot, pubblicato dal settimanale Gazzetta Matin. Interpellato dalla testata locale, Turcotti avrebbe semplicemente spiegato: "Mi sembrava un bel disegno colorato".
Durissimo il commento di Alice Sartore, portavoce del Comitato Aosta Pride e vicepresidente di 'Arcigay Queer VdA André Zanotto': "Trasformare la bandiera del Pride in una svastica è un insulto alla memoria delle persone omosessuali e trans perseguitate, deportate e uccise dal nazismo, marchiate nei campi di concentramento e sterminio con il triangolo rosa o, come tante donne lesbiche classificate come 'asociali', con il triangolo nero.
Ed è un insulto a chi, proprio in quel giorno, era in piazza ad Aosta per rivendicare i propri diritti. Che a pubblicarla sia stato il segretario del vescovo indigna tutta la nostra comunità e ferisce profondamente le persone LGBTQIA+ cattoliche e cristiane, che vedono tradito il messaggio evangelico in cui si riconoscono".
Nella dichiarazione diffusa oggi in risposta alla richiesta di chiarimento, Lovignana precisa che la posizione della Diocesi "viene sempre ed esclusivamente espressa attraverso i canali ufficiali", tra cui la predicazione pubblica, i messaggi, le lettere e le eventuali interviste del Vescovo.
"Ogni altra presa di posizione, da chiunque espressa, riveste il carattere di parere personale di chi la esprime", conclude la nota. Il Vescovo, dunque, esclude che il post rappresenti la posizione della Diocesi, senza esprimere nel comunicato un giudizio sull’immagine.
Una risposta che Sartore considera insufficiente: "Non è la presa di distanza che avevamo chiesto - ha replicato -. Nel comunicato non c’è una parola sull’immagine, né un pensiero per le persone che si sono sentite colpite. Chiamarlo parere personale non cambia ciò che quell’immagine rappresenta, né il ruolo di chi l’ha diffusa". Il Comitato Aosta Pride, aggiunge, continuerà a valutare come tutelarsi "in ogni sede opportuna".
aosta pride 3
aosta pride 2
franco lovignana

