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NEL GRAN PASTICCIO DI GARLASCO È PARTITO LO SCARICABARILE – SECONDO I PM DI PAVIA, CHE HANNO CHIUSO LA NUOVA INDAGINE SUL DELITTO DI CHIARA POGGI, I RIS DI PARMA NEL 2007 SAPEVANO CHE SUI PEDALI DELLA BICI DI ALBERTO STASI NON C’ERA IL DNA DELLA VITTIMA: ERA EMERSO DA DUE CONTROANALISI ESEGUITE DAI CARABINIERI, CHE PERÒ NON CONDIVISERO IL DATO CON GLI INQUIRENTI. CADE COSÌ UNA DELLE PROVE REGINE PER LA CONFANNA DI STASI. MA COME È STATO POSSIBILE? – IL GENERALE LUCIANO GAROFANO, ALL’EPOCA A CAPO DEI RIS: “ATTI NASCOSTI? È FANTASCIENZA. QUELLA TRACCIA ERA SUI PEDALI” – L’EX UFFICIALE E GENTISTA, GIORGIO PORTERA, INDICATO COME L'ESECUTORE MATERIALE DELLE ANALISI, NEGA: “NON SONO STATO IO A FARLO” – LE IPOTESI SONO DUE: O C’È STATO UN DEPISTAGGIO PER INCASTRARE STASI, O C’È STATA SCIATTERIA...

EX RIS PORTERA, NON HO ANALIZZATO IL DNA TROVATO SULLA BICI DI STASI 

Giorgio Portera

(ANSA) - MILANO, 29 SET - "Non ho eseguito personalmente l'analisi genetica del campione né ho valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco durante il mio servizio al Ris di Parma". Lo afferma Giorgio Portera, genetista e ufficiale in congedo dell'Arma, ascoltato dalla Procura di Pavia nell'ambito della nuova indagine sul delitto di Garlasco.

 

"Il collegamento della mia persona alle attività analitiche del campione BU_P", precisa in merito al materiale genetico sui pedali della bici di Stasi, "deriva dalla registrazione di un accesso con la mia user personale nell'ambito dell'ultima fase di lavorazione della specifica traccia".

 

chiara poggi 1

Per Portera, "è importante distinguere con chiarezza l'attività tecnica su uno strumento dalla responsabilità dell'analisi, della valutazione e dell'interpretazione dei profili genetici, attività che, nel caso specifico, non sono mai state da me svolte. Non ho infatti mai svolto alcun sopralluogo - sottolinea -, né firmato verbali o referti del caso Garlasco".   

 

"L'attività a cui può essere ricondotto il mio accesso - prosegue il genetista - consisteva esclusivamente nella fase finale di caricamento del campione sul sequenziatore. Non posso oggi stabilire con certezza se tale operazione sia stata materialmente eseguita da me oppure da un collega che ho fatto accedere allo strumento utilizzando la mia user".  

 

Giorgio Portera

"Si trattava, pertanto, di una mera attività tecnica e strumentale, ossia l'inserimento di un campione già lavorato da altri, attività priva di qualsiasi interpretazione dei risultati, inserita nell'ambito della gestione di una delle numerose tracce sottoposte ad analisi - ribadisce -.

 

La natura del tutto marginale di tale attività è ulteriormente confermata dal fatto che solo oggi, a distanza di anni e a seguito della divulgazione dei dettagli relativi ai raw data, ho ricondotto quell'accesso al campione in questione, ricordando un episodio che, all'epoca, rientrava nella normale gestione quotidiana di numerosi campioni".

 

2. RIS, SOSPETTI DI DEPISTAGGIO “SAPEVANO CHE SUI PEDALI NON C’ERA IL DNA DI CHIARA”

Estratto dell’articolo di Massimo Pisa per il “Corriere della Sera”

 

i pedalini della bicicletta di alberto stasi

Riscrittura di una storia. Di un pezzo fondamentale di questa indagine per omicidio. Il dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta "Umberto Dei" di Alberto Stasi. Quantificato in 2,78 nanogrammi per microlitro, profilo abbondante e purissimo, il 19 settembre 2007. E in zero, su due tracciati consecutivi, il giorno dopo.

 

Né sangue, né saliva, né quell'indefinito materiale "altamente cellulato" rimasto scolpito nelle sentenze di condanna. Ma gli ufficiali del Ris di Parma comunicarono al pm di Vigevano Rosa Muscio solo il primo risultato.

 

Tacendo il resto per 19 anni. Retroscena di laboratorio, oggi finalmente accessibili, che hanno fatto pervenire la difesa di Alberto Stasi (con la consulenza dei genetisti Ricci e Linarello) e la Procura di Pavia (la "valutazione critica" è del professor Previderè e della dottoressa Grignani) alle stesse conclusioni.

 

CHIARA POGGI ALBERTO STASI

[...]  È per questo pasticcio che venerdì scorso i pm di Pavia Stefano Civardi e Giuliana Rizza hanno ascoltato per oltre un'ora l'ex generale Luciano Garofano, comandante e dominus di quei Ris, che a quegli accertamenti non fu direttamente delegato. Ma c'era la sua firma sul foglio che trasmetteva alla pm Muscio la relazione preliminare del 24 settembre 2007, quella col "buco".

 

[...] 

 

Luciano Garofano

I documenti dicono altro. Sono quelli dei Raw Data, i dati grezzi delle analisi su quei pedali, consegnati dal Ris di Parma alla Procura di Pavia soltanto il 6 novembre 2025 e rimasti sottochiave fino al deposito degli atti di indagine dello scorso maggio. Fino ad allora facevano testo gli atti ufficiali sul reperto, il "campione bu_p", la prima "prova regina" del caso Garlasco: «Un profilo genetico riconducibile — relazionarono l'allora colonnello Garofano e il capitano Alberto Marino — al di là di ogni ragionevole dubbio alla vittima Poggi Chiara».

 

Coincidenza di 16 marcatori su 16. Una certezza ribadita in tutte le relazioni successive e nelle risposte alle sollecitazioni dei giudici durante i vari gradi del processo. Ma l'accesso ai dati, 19 anni dopo, ha progressivamente sgretolato le antiche certezze. Prima la coincidenza al centesimo di quel dato (2,78) a quello del reperto 29, il cucchiaino dell'ultima colazione di Chiara Poggi, finita sul tavolo dei consulenti Previderè-Grignani che, però, non si erano spinti a ipotizzare lo scambio dei reperti.

 

alberto stasi in tribunale 2

Poi l'attribuzione del profilo sul cucchiaino a Chiara Poggi, oggetto di «un'assegnazione manuale e arbitraria delle chiamate alleliche». L'operazione venne compiuta dall'utente "port": i pm di Pavia lo hanno identificato in Giorgio Portera, al Ris di Parma tra il 2005 al 2009 e noto in tv come esperto a Quarto Grado. Infine le due controprove negative, ricavate alle 17.57 del 20 settembre 2007 e da allora taciute. [...]

 

3. IL GENERALE REPLICA: «QUELLA TRACCIA ERA SUI PEDALI, CREDO NEI MIEI COLLABORATORI»

Estratto dell’articolo di Alfio Sciacca per il “Corriere della Sera”

 

LUCIANO GAROFANO RIS

Ci tiene a mettere in chiaro che le analisi di laboratorio non sono state fatte da lui, ma da altri ufficiali dei Ris con i quali per anni ha lavorato fianco a fianco. Di fronte alla gravissima accusa che qualcuno avrebbe letteralmente manipolato test del Dna che al processo sono stati una delle prove decisive per inchiodare Alberto Stasi, il generale Luciano

 

Garofano ostenta un’apparente tranquillità. «Atti nascosti? È fantascienza — ribatte —. Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti. Non era e non è nel nostro costume. Metto tutte le mani sul fuoco sull’onestà dei miei collaboratori che materialmente furono individuati dalla Procura di Vigevano per fare quelle analisi».

 

[...]

 

bicicletta alberto stasi

Venerdì scorso il generale Garofano era stato convocato in Procura a Pavia. Per un’ora e mezza è stato ascoltato come persona informata sui fatti. «Tutto si è svolto in un clima di massima collaborazione e serenità — spiega —. Abbiamo parlato di tante cose e delle analisi di allora». A suo dire un incontro normale nell’ambito di un’attività di indagine. Nulla, dice, che lo mettese in allarme. Subito dopo è stato visto uscire dagli uffici della Procura con aria circospetta, preoccupato di poter trovare ad attenderlo telecamere e giornalisti.

 

Anche se riconduce tutto all’operato dei suoi collaboratori non si può escludere che Luciano Garofano e gli altri tre ufficiali dei Ris ascoltati nei giorni scorsi in Procura a Pavia possano presto finire nel registro degli indagati.

 

Luciano Garofano ex ris di parma

«Per quanto mi riguarda, lo escludo — ribatte —. Almeno fino a ora. Le analisi sono state fatte dai miei collaboratori, ma credo che anche loro non siano indagati». Il generale continua a ripetere di essere «estremamente sereno» e per dimostrare la correttezza dell’operato dei Ris ricorda come vennero fatte quelle analisi.

 

«Va messo in chiaro — spiega — che tutte le attività all’epoca sono state eseguite nel contraddittorio tra le parti. Cioè c’erano anche i consulenti della famiglia Poggi e quelli di Alberto Stasi. Come potevano sfuggire dei dati? E poi, quale interesse potevano avere i miei collaboratori a nascondere dei risultati, qualunque essi fossero?» [...]

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