CHI VUOLE FARE IL PURO…FINISCE EPURATO – IL “PALADINO ANTI-RACKET” ROBERTO MALVOLTI, REFERENTE PER L'EMILIA-ROMAGNA DI 'SOS ITALIA LIBERA', CHE TUTELA LE VITTIME DI USURA, È STATO RINVIATO A GIUDIZIO, INSIEME ALLA MOGLIE, CON L’ACCUSA DI CAPORALATO – LA COPPIA AVREBBE IMPIEGATO IN AZIENDA QUATTRO BRACCIANTI TUNISINI, CHE LAVORAVANO OLTRE 13 ORE AL GIORNO, SETTE GIORNI SU SETTE, PER 4,46 EURO L’ORA: I DUE AVREBBERO ANCHE CHIESTO LORO 250 EURO COME "AFFITTO" PER UN ALLOGGIO IN UN CAPANNONE VICINO ALLA STALLA – IN UN’OCCASIONE, UNO DEI LAVORATORI SI È FRATTURATO DUE DITA A CAUSA DI UN MACCHINARIO TAGLIALEGNA: INVECE DI CHIAMARE I SOCCORSI, MALVOLTI LO PORTO’ IN OSPEDALE “INTIMANDOGLI DI OMETTERE COME SI FOSSE FATTO MALE…”
(ANSA) - Un 'paladino' anti racket accusato di caporalato. Roberto Malvolti - 59enne di Castelnovo Monti (Reggio Emilia) - referente per l'Emilia-Romagna di Sos Italia Libera che tutela le vittime di usura (l'associazione risulta estranea ai fatti) - è stato rinviato a giudizio assieme alla moglie Roberta Cepar in concorso morale e materiale. A riportare la notizia è il Resto del Carlino.
Titolari dell'azienda agricola e allevamento 'Lepri Ro&Ro', i coniugi avrebbero sottopagato quattro lavoratori - che si sono costituiti parte civile - sottoponendoli "a condizioni degradanti" e dando loro "alloggi indecorosi". Quattro persone tunisine, tra cui due fratelli e una donna, si sono costituite parti civili.
Tra le contestazioni, la retribuzione difforme dai contratti collettivi nazionali ("soli 4,46 euro per un'ora di lavoro a fronte degli 8,86 previsti"), "facendoli lavorare sette giorni su sette, anche oltre 13 ore al giorno", come si legge nelle carte dell'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Dario Chiari.
I due imputati devono anche rispondere di lesioni colpose con violazione delle norme di sicurezza: non avrebbero predisposto corsi di formazione, visite mediche e dispositivi di protezione individuale. Uno dei braccianti, nel 2023, riportò la frattura di due dita di una mano a causa di un macchinario taglialegna e Malvolti anziché chiamare i soccorsi lo portò in ospedale "intimandogli di omettere come si fosse fatto male".
Proprio da questo episodio scattò l'inchiesta dei carabinieri. Ai lavoratori inoltre sarebbe stato richiesto di pagare 250 euro per poter alloggiare "in un capannone privo di infissi vicino alla stalla". La difesa della coppia aveva chiesto il proscioglimento respingendo le contestazioni. Ma il giudice ha disposto il rinvio a giudizio. (




