AVANZA IN EUROPA LA CROCIATA PER IMPEDIRE CHE I RAGAZZINI SI RINCOGLIONISCANO CON I SOCIAL – IL PARLAMENTO GRECO HA APPROVATO UNA LEGGE CHE VIETA L’USO DEI SOCIAL MEDIA AI MINORI DI 15 ANNI. LA MISURA ENTRERÀ IN VIGORE IL 1° GENNAIO 2027 E TRASFERISCE SULLE PIATTAFORME LA RESPONSABILITÀ DI CONTROLLARE L’ETÀ DEGLI UTENTI. IL CONSENSO DEI GENITORI NON CONSENTIRÀ DI AGGIRARE IL LIMITE – ALTRI PAESI EUROPEI STANNO DISCUTENDO LIMITI ANALOGHI. IN FRANCIA UNA LEGGE DESTINATA AGLI UNDER 15 È STATA FERMATA DALLA CORTE COSTITUZIONALE LO SCORSO AGOSTO – E IN ITALIA? LA PROPOSTA BIPARTISAN DI VIETARE I SOCIAL AGLI UNDER 15 È IMPANTANATA IN COMMISSIONE AL SENATO, PERCHÉ MANCANO ANCORA LE RELAZIONI DEI MINISTERI…
Estratto dell’articolo di Giovanni Ruggiero per www.open.online
Il Parlamento di Atene ha approvato la legge che impedisce ai minori di 15 anni di usare i social network a partire dal 1 gennaio 2027. Il testo è passato con i soli voti della maggioranza conservatrice di Nea Dimokratia, al termine di un dibattito acceso. […]
Secondo Euronews, il divieto riguarda servizi come Instagram, TikTok e Facebook, e le piattaforme avranno tempo fino alla data di entrata in vigore per adeguarsi. Tocca alle aziende digitali controllare che gli utenti abbiano l’età giusta. […]
Il governo punta su Kids Wallet, un’app che unisce controllo parentale e verifica dell’età, e su Gov.gr Wallet. Secondo Papastergiou, il sistema non passa alle piattaforme né il nome né la data di nascita dell’utente, ma conferma soltanto che il requisito anagrafico è rispettato.
Euronews aggiunge che la logica è quella dei token digitali: una conferma di età senza dati personali superflui. Le aziende potranno scegliere soluzioni tecniche diverse, purché in linea con il diritto europeo e abbastanza solide da non essere aggirate.
La vigilanza non resterà solo nazionale. Euronews spiega che la legge si inserisce nel Digital Services Act, in particolare nell’articolo 28 sulla tutela dei minori online, e usa il meccanismo europeo di cooperazione tra autorità e Commissione.
In Grecia il ruolo di coordinatore dei servizi digitali spetta alla EETT, l’autorità per telecomunicazioni e poste, affiancata dal Consiglio nazionale per radio e televisione e dall’autorità per la protezione dei dati.
Il procedimento parte da una segnalazione di un utente o di un altro ente. Se la piattaforma dipende da un altro Stato membro, il caso passa all’autorità del Paese in cui ha sede.
Il Corriere della Sera osserva che l’efficacia della norma dipenderà dalla capacità di far rispettare il limite, ed è proprio qui che si concentrano le obiezioni delle opposizioni, che hanno contestato le modalità di verifica e le garanzie per i dati personali.
La Grecia si aggiunge a una lista sempre più lunga di Paesi che hanno iniziato a limitare l’accesso sui social agli adolescenti. L’Australia ha vietato l’accesso agli under 16 dalla fine del 2025 e che più di venti Paesi hanno adottato misure simili. Malesia e Indonesia hanno già escluso gli under 16 da alcuni social, il Brasile ha introdotto restrizioni di vario tipo e in Portogallo una proposta ha avuto un primo via libera parlamentare.
Il Regno Unito ha annunciato limiti per gli under 16 dalla primavera del 2027, mentre Danimarca, Spagna, Norvegia e Austria stanno studiando nuove misure. In Francia il divieto per gli under 15 è stato bocciato dal Consiglio costituzionale, in Italia e Germania il confronto è aperto e negli Stati Uniti le regole cambiano da Stato a Stato.
marianna madia maria elena boschi
A livello comunitario la Commissione ha già presentato l’EU Kids Act, che prevede il divieto sotto i 13 anni, l’accesso supervisionato dai genitori a 13 e 14 anni e account autonomi dai 15. Il testo deve ancora essere approvato da Parlamento europeo e Consiglio.
Intervistata da Repubblica, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, aveva detto di non essere contraria a vietare le piattaforme ai minori di 14 anni. Ma per la premier è il Parlamento la sede migliore per affrontare la questione. Come ricorda il Corriere della Sera, esiste anche una proposta bipartisan, promossa da Marianna Madia di Italia Viva e Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia che fissa la soglia a 15 anni.
Ma mancano ancora le relazioni dei ministeri, perciò la pratica è di fatto impantanata in commissione al Senato. La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno lo considera un punto di partenza, ma secondo lei ci vuole una stretta più severa: «Vedo un’emergenza che non è soltanto educativa. Sotto i 16 anni ho l’impressione che non ci siano gli strumenti cognitivi e culturali per stare online».
Picierno collega il tema alla violenza giovanile: «Molte delle degenerazioni del nostro tempo, come quelle esplose tra le strade di Milano, sono influenzate dai video che circolano online». Un ruolo decisivo, a suo giudizio, lo giocano gli algoritmi, che «premiano i contenuti che generano rabbia».tale.





