“PER NOI IL COLPEVOLE È ALBERTO STASI, FINO A QUANDO LA GIUSTIZIA CI DIRÀ UN ALTRO NOME” – RITA E GIUSEPPE POGGI, INTERVISTATI DA SILVIA TOFFANIN NEL SALOTTINO DI “VERISSIMO”, RIBADISCONO LO SCETTISCISMO SULLE NUOVE INDAGINI E AMMETTONO: “NON ABBIAMO LETTO NIENTE DELLE NUOVE CARTE. NON È CHE, POICHÉ UNA PROCURA FA UN'INDAGINE, ALLORA SI ACCENDE UNA LAMPADINA E CAMBI IDEA. INCONTRARE STASI? NESSUNO CE LO HA CHIESTO E, ANCHE DOPO CHE HA SCONTATO LA PENA, NON SO SE SAREMO FELICI DI VEDERLO. ANDREA SEMPIO? VENIVA IN CASA DUE O TRE VOLTE A SETTIMANA QUELL’ESTATE. LE INVETTIVE DELLA MADRE CONTRO DI NOI E CHIARA? NON LA GIUDICO. DOPO 19 ANNI CHIARA HA DIRITTO A RIPOSARE IN PACE...”
Estratto dell’articolo di Massimo Pisa per “la Repubblica”
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Mamma Rita che invoca un epilogo: «Vorremmo che tutto questo finisse, dopo diciannove anni Chiara ha diritto di riposare in pace». Papà Giuseppe che non è mai riuscito a sognarla: «Vuol dire che ancora non è il momento, oggi avrei il coraggio di dirle cose che non le ho mai detto, ma le dico a una fotografia». Per tornare a parlare in pubblico, i Poggi scelgono il salotto patinato di Verissimo che del caso Garlasco si era occupata una sola volta con un faccia a faccia tra Silvia Toffanin e Andrea Sempio.
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L'amico dell'altro figlio Marco, che «ha forse ha sofferto più di noi, un settimanale scrisse che era tornato di notte a uccidere sua sorella, una pugnalata». Sulla verità alternativa [...] i genitori della vittima del delitto del 13 agosto 2007 aprono a una minima concessione: «Se questa nuova indagine e questa procura ci darà un nuovo colpevole ne prenderemo atto, non è che noi siamo testardi».
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Ma se qualcuno volesse leggere una frattura con i legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che hanno già annunciato l'assenza della parte civile all'eventuale processo, si sbaglierebbe di grosso. E non solo perché «avvocati e consulenti per noi sono diventati di famiglia», sottolinea Rita Preda. Ma pure perché «ci sono stati anche dei ricorsi in Cassazione, uno straordinario al presidente della Repubblica, uno alla Cedu, e tutti lo hanno detto: per noi il colpevole è Stasi, fino a quando la giustizia ci dirà un altro nome».
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Concetto ribadito dal marito: «Non è che, poiché una procura fa un'indagine, allora si accende una lampadina e cambi idea. Noi abbiamo fatto cinque processi, otto anni, sono lunghi e ne abbiamo sentite tante. Quindi, non è facile cambiare idea come qualcuno dice». In ogni caso, non sarà mai una questione di soldi o di risarcimenti: «Se ci sarà da ridare, lo ridiamo».
Il dolore dei Poggi, quotidianamente rinnovato dall'infinito processo mediatico, è il sottofondo nei quaranta minuti di chiacchierata con Toffanin. «Siamo venuti — spiegano — anche solo per parlare di Chiara proprio perché in questo anno e mezzo di Chiara si è parlato troppo poco. Hanno sporcato la sua memoria».
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Aneddoti intimi, la 26enne studiosa che «voleva fare la manager», la mattina dell'ultimo saluto, all'alba del 5 agosto 2007 quando i Poggi partirono per la montagna e Chiara rimase nella villetta di via Pascoli. «Le feci ciao con la mano», sorride mamma. Rita. «Le dissi: se cambi idea, prendi il trolley e partiamo fra mezz'ora. Ma lei rispose: c'è l'Alberto. Era il primo anno che restava da sola.
[...]».
Non cambia il pensiero sul condannato in via definitiva, né su sua madre: «Nessuno ce lo ha mai chiesto ma non credo sia il momento di incontrarlo — precisa Giuseppe — e anche se sconterà la pena da cittadino libero non so se sarò contento di incontrarlo».
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Lontani sono i primissimi momenti dopo il delitto, quando i Poggi difesero Alberto Stasi: «Veniva al cimitero con noi — ricorda mamma Rita — ma dopo il suo fermo interrompemmo i rapporti anche per una questione d'opportunità. [...] Nessuna inversione invece su Andrea Sempio. «Io a casa mia non l'ho mai visto — ribadisce Giuseppe Poggi — anche se mio figlio mi diceva che veniva due o tre volte alla settimana, ma io andavo via la mattina alle sette e tornavo alla sera alle sei e mezza e io non l'ho mai visto in casa mia». Al contrario Rita Preda: «Io lo vedevo, tornavo verso le cinque e quindi mi capitava. Soprattutto quell'estate lì, avevano finito di studiare, erano più rilassati e venivano. Ma niente, era un ragazzo normale».
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Nessun pensiero specifico sulla nuova indagine, dall'impronta 33 al dna sulle unghie della figlia, «quelle sono robe tecniche», si astiene il signor Giuseppe. [...] rispetto alle conversazioni intercettate nella primavera 2025. [...]
«Mi ha dato fastidio, non mi sembra giusto — sospira Giuseppe Poggi — me lo accettavo diciannove anni fa, ma adesso? La procura lo può fare? Vabbè, non c'è problema, noi abbiamo dato pure la disponibilità di casa nostra per tutti gli accertamenti. Ma a casa mia con mia moglie e mio figlio parlo e dico quello che voglio».
GENITORI DI CHIARA POGGI - VERISSIMO
Un'invasione che brucia anche a Rita Preda: «Ci ha dato fastidio che vengano riportate in tv e sui giornali? A che pro? Ci siamo sentiti umiliati. Facciano gli accertamenti che vogliono [...] Ma è ora che finisca. Anche per rispetto di Chiara». Quanto alle invettive nei loro confronti e di Chiara, pronunciate dalla mamma di Sempio e finite nel fascicolo, papà Poggi non affonda: «Non la giudico».
GIUSEPPE E RITA POGGI, GENITORI DI CHIARA, A VERISSIMO
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GIUSEPPE E RITA POGGI, GENITORI DI CHIARA, A VERISSIMO