BISI & RISI - ARIECCOLO, IN QUALITÀ DI GRAN TESSITORE DI TRAME, LUIGI BISIGNANI. STAVOLTA A BRACCETTO CON FABIO VACCARONO, LEADER DEL GRUPPO UNIPEGASO-MULTIVERSITY E DOMINUS, SECONDO LA PROCURA DI NAPOLI, DI UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DI SETTE PERSONE CHE AVEVANO DUE SCOPI CONVERGENTI - IL PRIMO: FARE PRESSIONI SULLA MINISTRA DELL’UNIVERSITÀ ANNAMARIA BERNINI PER OTTENERE LA PROROGA DELLA DISCIPLINA “ECCEZIONALE”, INTRODOTTA AI TEMPI DEL COVID. IL SECONDO: BLANDIRE LE PRINCIPALI TESTATE GIORNALISTICHE ITALIANE CON PROMESSE DI NUOVI E RICCHI INVESTIMENTI PUBBLICITARI, IN CAMBIO DI UN OCCHIO DI RIGUARDO SU TITOLI E ARTICOLI CHE NON LEDESSERO LA REPUTAZIONE DI UN MARCHIO COMPROMESSO DAGLI STRASCICHI DELLE INDAGINI GIUDIZIARIE SULLA VECCHIA GESTIONE DI DANILO IERVOLINO...
«CORROTTI CON LA PUBBLICITÀ». TUTTA LA STAMPA SOTTO ACCUSA
Estratto dell’articolo di Nello Trocchia per “Domani”
Il reato ipotizzato è grave: corruzione tra privati. Ma ancor più clamoroso è l’elenco degli indagati. Perché a finire sotto inchiesta è quasi tutto il mondo dell’editoria italiana. In particolare i responsabili delle concessionarie pubblicitarie e un gruppo di direttori di giornale.
Secondo la procura di Napoli, tutti corrotti dai vertici di un’azienda privata, Multiversity (che controlla le università telematiche Pegaso e Mercatorum).
In particolare, è la tesi dei pm, la spa avrebbe ottenuto un trattamento favorevole in cambio di pubblicità: si tratterebbe di contratti fatti con le principali testate del paese che in realtà, dicono i pm, nasconderebbe una vasta operazione di scambi di favore.
Da titoli non graditi cambiati sui siti fino all’occultamento di notizie relative alle indagini a carico di Multiversity fatte dai pm di Napoli. «Siamo in una fase preliminare delle indagini, il prosieguo dell’inchiesta chiarirà le singole posizioni, alcune appaiono veri e propri scambi, altre si alleggeriranno con le verifiche successive», spiega a Domani chi conosce bene l’indagine.
Tuttavia il danno, in termini di immagine, è fatto. L’indagine è condotta dalla guardia di Finanza, coordinata dalla procura di Napoli: a firmare sono statti il procuratore aggiunto Sergio Ferrigno, Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francescapaola Colonna Romano.
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La carte raccontano le interlocuzioni di Vaccarono prima con i lobbisti con i quali avrebbe pianificato la strategia (Comin in una nota spiega di essersi mosso sempre con «correttezza»), e poi con i direttori e i manager dei gruppi editoriali.
Il nove giugno Vaccarono contatta Gomez dopo aver sentito anche Cinzia Monteverdi, amministratrice delegata della società editrice del quotidiano. La richiesta è bloccare l’uscita di un pezzo on line, Gomez risponde: «Mi ha scritto Cinzia...non lo faccio uscire».
L’articolo era, in realtà, già uscito sull’edizione cartacea suscitando anche la rabbia degli indagati per il titolo scelto: «Quelli sono giustizialisti, poi ce l’hanno messo comunque in cronaca per fare una cortesia».
Successivamente Monteverdi «riferisce di aver istruito la condirettrice (Maddalena Oliva, non indagata) e assicura che ‘venga tutto bloccato’ e che non ‘esca nulla’». Infine, nelle carte si cita un incontro per parlare della scuola di formazione del Fatto, organizzata insieme a Multiversity.
FRANCESCO CANCELLATO - FANPAGE
Un altro capitolo è dedicato a Fanpage e al direttore Francesco Cancellato. Il 7 maggio, un giorno dopo un decreto di perquisizione nei confronti assa società, Vaccarono chiama Cancellato. Gli spiega che passerà a un investimento pubblicitario triplicato, da 50 mila euro a 150 mila euro.
Poi chiede di essere informato preventivamente in merito alla possibilità che la testata intercetti la notizia, quella della perquisizione. Vaccarono dice a Cancellato di attivare «un sistema di linfonodi sentinella nel tuo reame». Secondo quanto si legge, Cancellato avrebbe mostrato disponibilità. Il collegamento, fatto dagli inquirenti, è tra l’investimento pubblicitario e l’attenzione richiesta sulla notizia della perquisizione. In una conversazione con Comin, Vaccarono si vanta di aver cambiato un titolo in tempo reale «non era facile con questi qua».
Non è indagata Fiorenza Sarzanini, numero due del Corriere della Sera, sul quale due indagati riferiscono di aver aumentato la pubblicità - parlando con il manager RCS Alessandro Bompieri - «fino a 500mila euro. Vaccarono..interviene anche su Sarzanini», scrivono i pm.
Anche l’ex direttore di Repubblica, Orfeo, è indagato. Vaccarono parla con l’ad della società di raccolta pubblicitaria di Repubblica, che rassicura l’imprenditore di aver parlato con il direttore e che l’articolo sulla perquisizione finirà nelle pagine locali. Stesse accuse per i manager dei giornali di Caltagirone, del Sole 24 Ore e di Italpress.
Anche il nostro giornale è citato in un passaggio del decreto di perquisizione notificato nei giorni scorsi a Vaccarono. Nessuno a Domani è (ancora) indagato: i pm segnalano che nella lista degli indagati ci sono «referenti Editoriale Domani spa da identificare».
Nel paragrafo in cui è citato il nostro giornale i pm riportano che ci sono fatturazioni tra Multiversity e Domani per 92 mila euro tra il 2024 e il 2025. Banale pubblicità. Poi si fa riferimento a un dialogo tra Comin e Vaccarono in merito a un possibile articolo sui percorsi formativi erogati dall’università San Raffaele controllata dal gruppo sotto inchiesta.
I due dicono che dovranno chiamare Fittipaldi, direttore di Domani, per capire la portata dell’articolo. Si suggeriscono cosa dirgli fino alla frase: «Visto che gli mettiamo 100mila euro....». Vaccarono chiama Fittipaldi parlando dell’articolo (di cui il direttore nulla sapeva essendo in preparazione da un collaboratore esterno) e poi del piano marketing che avevano immaginato per Domani.
Poi l’imprenditore «invitava Fittipaldi a “vegliare su di noi anche su eventuali altre robe… sempre prima che vadano in onda». Domani però non sapeva nulla delle «altre robe» di cui parlava Vaccarono.
gianluca comin; gianluca giansante
Inoltre avvertire prima le persone e le società di cui si scrive per avere la loro versione dei fatti è prassi deontologica obbligatoria. Un passaggio necessario per verificare la correttezza delle informazioni e per le necessarie repliche. Che si fa con chiunque.
Per la cronaca, l’articolo di cui parlano i pm non riguardava l’indagine napoletana in cui era coinvolta la società: si trattava di un approfondimento sui percorsi abilitanti dei professori. L’articolo in questione viene pubblicato, ma «senza richiamo agli atenei telematici», scrivono però i pm. [...]
“L’UNIPEGASO FECE PRESSIONI A BERNINI TRAMITE BISIGNANI”
Estratto dell’articolo di Vincenzo Iurillo per “il Fatto quotidiano”
Rieccolo, in qualità di gran tessitore di trame, Luigi Bisignani. Stavolta a braccetto con Fabio Domenico Vaccarono, leader del gruppo UniPegaso-Multiversity e dominus, secondo la Procura di Napoli che lo ha perquisito l’altro ieri, di un’associazione a delinquere di sette persone che avevano due scopi convergenti.
anna maria bernini leonardo maria del vecchio laurea honoris causa tor vergata
Il primo: fare pressioni sulla ministra dell’Università Annamaria Bernini per ottenere la proroga della disciplina “eccezionale” (il cosiddetto “decreto Bernini”) introdotta ai tempi del Covid. Il secondo: blandire le principali testate giornalistiche italiane con promesse [...] di nuovi e ricchi investimenti pubblicitari, in cambio di un occhio di riguardo su titoli e articoli che non ledessero la reputazione di un marchio compromesso dagli strascichi delle indagini giudiziarie sulla vecchia gestione di Danilo Iervolino.
Bisignani e Bernini non sono indagati e, secondo un’intercettazione riportata da La Stampa, il “manager del potere nascosto” e Vaccarono la descrivevano come “rigida e stronza”.
danilo iervolino con la moglie chiara foto di bacco
Secondo le carte dell’accusa, Vaccarono avrebbe tentato, attraverso Bisignani, pressioni sulla ministra Bernini per poter “avallare” la “gestione illecita di corsi, titoli e attestati formativi da parte degli esponenti della compagine dell’Ateneo”, con cui puntava a “tenere ferme” le modalità di “espletamento degli esami a distanza” (già introdotte dal suo predecessore e coindagato Iervolino), grazie alle quali veniva “demandata al personale amministrativo la visione, la validazione e anche la verbalizzazione delle tracce audio/video delle singole prove d’esame”. Senza che fosse quindi necessaria la presenza dei docenti.
Vaccarono sembra consapevole di muoversi su un crinale. Senza la proroga, si ascolta in un’intercettazione, “siamo tutti fuorilegge”.
L’11 febbraio 2026 il presidente di UniPegaso scrive a Bisignani per chiedergli di “incontrare la famiglia”. Seguono “ulteriori contatti” tra Bisignani e Vaccarono e “tra quest’ultimo, Mazza, Violante e Durante”. Violante (non indagato) è l’ex presidente della Camera Luciano Violante, presidente di Multiversity fino al 5 marzo 2026.
LUCIANO VIOLANTE OSPITE DI BELLAMA DI PIERLUIGI DIACO
Bisignani fa poi da intermediario di un incontro tra Vaccarono, il direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini e l’ad del gruppo, Silvestri. “Sta scoppiando un casino, ho bisogno del Sole dalla mia”, scrive Vaccarono. Bisignani si adopera e sarà lui, nel suo studio, a organizzare un pranzo a tre: Vaccarono, Tamburini e Silvestri.







