testimone delle torture a giulio regeni

QUANTI DEPISTAGGI DIETRO L'OMICIDIO DI GIULIO REGENI! OGGI LA SENTENZA SUL 28ENNE TORTURATO E UCCISO AL CAIRO NEL 2016. LE AUTORITÀ EGIZIANE HANNO SEMPRE NEGATO LA COLLABORAZIONE E IL 25 MAGGIO 2021 SONO STATI RINVIATI A GIUDIZIO 4 UFFICIALI DELLA SICUREZZA NAZIONALE EGIZIANA - NESSUNO, NEI DUE ANNI E MEZZO DEL PROCESSO LI HA MAI VISTI IN AULA; NÉ PRIMA, DURANTE LE INDAGINI - I DEPISTAGGI DISTILLATI DALLE AUTORITÀ DEL CAIRO: UN INCIDENTE STRADALE, UN FESTINO A SFONDO SESSUALE FINITO MALE, UNA LITE, FINO ALLA FALSA ATTRIBUZIONE DEL CRIMINE A UNA BANDA DI RAPINATORI LOCALI PREVENTIVAMENTE UCCISI DALLE FORZE DI SICUREZZA. UN INQUINAMENTO DIETRO L’ALTRO, CHE NON È SERVITO A CELARE LE RESPONSABILITÀ DEL REGIME…

Giovanni Bianconi per il "Corriere della Sera" - Estratti

 

Giulio Regeni 2 1

Il generale Tareq Sabir, il più alto in grado, è accusato di avere prima disposto e poi seguito personalmente il «monitoraggio» di Giulio Regeni; il colonnello Husam Helmy, invece, è indicato come il regista delle perquisizioni a casa di Giulio che hanno preceduto e seguito il rapimento, nonché il responsabile della cancellazione delle immagini registrate alla stazione della metropolitana dove il ricercatore sparì la sera del 25 gennaio 2016, mentre il suo pari grado e collaboratore Ather Kamal è considerato l’anello di collegamento con il sindacalista Said Abdallah, il «traditore» di Regeni;

 

il maggiore Ibrahim Sharif, infine, è stato visto nel commissariato del Cairo dove Giulio fu portato dopo il «fermo non ufficiale», e ritenuto presente alla detenzione e alle torture, fino alla «confessione» ascoltata casualmente da un testimone, quando disse « We crashed him », gli abbiamo dato il colpo di grazia.

Giulio Regeni 2 4

 

Le condanne richieste Sono i quattro ufficiali del Dipartimento della National security egiziana dedicato al controllo delle associazioni sovversive e dei sindacati indipendenti, imputati per il sequestro (tutti), le torture e l’omicidio (il solo Sharif) di Giulio Regeni, il ventottenne friulano arrestato illegalmente quella sera di gennaio di dieci anni fa e ritrovato cadavere sul ciglio di una strada, svestito e con le ossa rotte, il successivo 3 febbraio. Per i primi tre la Procura di Roma ha chiesto 17 anni e mezzo di carcere, per il quarto l’ergastolo.

 

Giulio Regeni 2 2

Oggi arriverà il verdetto della Corte d’assise, che sancirà se per la giustizia italiana sono davvero loro i responsabili di quel crimine. Nessuno, nei due anni e mezzo di un processo a ostacoli, li ha mai visti in aula; né prima, durante le indagini.

 

Sono circolate alcune foto pubblicate su qualche canale social; quattro nomi e quattro volti giudicati in contumacia senza che sia stato possibile notificargli un solo atto processuale, grazie a una sentenza della Corte costituzionale.

 

E poi a un’altra, che a dibattimento in corso ha eliminato un ulteriore intralcio.

 

Le protezioni del regime Un record, per un giudizio apparentemente simbolico ma che simbolico non è, perché ha affermato il principio che un crimine tanto grave non può restare impunito, almeno sulla carta; se avverrà sarà perché una corte avrà ritenuto insufficienti le prove portate dall’accusa, ma senza che le protezioni e i depistaggi attivati da un altro Stato abbiano impedito il dibattimento.

 

processo regeni a roma

Certamente l’Egitto l’ha reso più difficile e traballante, e oltre a tenere nascosti quattro imputati ha occultato altre responsabilità; ma nonostante ciò la magistratura italiana è riuscita a scoprire una trama che resterà svelata, qualunque sarà la sentenza.

 

A cominciare dalle false verità distillate dalle autorità del Cairo sulla morte di Giulio: un incidente stradale, un festino a sfondo sessuale finito male, una lite, fino alla falsa attribuzione del crimine a una banda di rapinatori locali preventivamente uccisi dalle forze di sicurezza. Un inquinamento dietro l’altro, che non è servito a celare le responsabilità di un regime che ha già pronunciato la sua assoluzione, senza aspettare il verdetto di Roma.

 

magdi ibrahim abdelal sharif

«Questo è stato un processo contro la menzogna e le ricostruzioni artificiose», ha detto nella requisitoria il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco (...)

 

 

«A voi — ha concluso rivolgendosi ai giudici — spetta dire davanti alla comunità nazionale e al consorzio umano se la dignità della persona possa davvero essere calpestata senza conseguenze quando a violarla siano i regimi e i loro apparati; se esistano zone franche dell’impunità sottratte alla forza del diritto, se la tortura possa ancora nascondersi dietro il paravento della sovranità».

 

«Oltre quest’aula» Oggi quei giudici si pronunceranno, con una sentenza che — ha spiegato ancora il pm Colaiocco — sarà letta «ben oltre quest’aula, da chi, in ogni parte del mondo, conosce il peso dell’oppressione». Compresa «quella parte sana del popolo egiziano che guarda a questa corte come a un luogo in cui il diritto può ancora pronunciare parole che altrove non possono essere dette».

helmy uhsam

 

In aula sono sfilati testimoni oculari, investigatori e dirigenti dei servizi segreti, diplomatici e uomini di governo; sempre sotto l’occhio attonito e attento di Paola e Claudio Regeni, i genitori della vittima che insieme alla sorella Irene e all’avvocata Alessandra Ballerini non hanno smesso di chiedere «non vendetta ma verità e giustizia», cercando risposte a «tutto il male del mondo» visto nel cadavere martoriato di Giulio.

 

E trovandole, seppure parzialmente, nella ricostruzione dell’accusa: Regeni è stato avvolto da una ragnatela tessuta dalle forze di sicurezza egiziane che erroneamente sospettavano fosse inserito in una attività di intelligence ostile al governo. Che lo ha stretto e strangolato come fa con i propri oppositori.

 

Tesi respinta dagli avvocati d’ufficio degli imputati, che hanno assolto al mandato di una difesa tecnica e concluso chiedendo l’assoluzione dei quattro militari alla sbarra per insufficienza di indizi e prove.

la proposta delle iene a gualtieri su via regeni 5

 

Arrivando a ipotizzare piste alternative e immaginarie, come quella di gruppi terroristici contrari al regime egiziano: l’imputato ombra di un processo inimmaginabile dieci anni fa, ma che oggi giunge al capolinea.

mohamed ibrhaim athar kamel the story of regenithe story of regeni 2genitori di giulio regenigiulio regeniappunti attribuiti a giulio regeni

Ultimi Dagoreport

messina milleri del vecchio lovaglio

DAGOREPORT - I GIOCHI SON (QUASI) FATTI. LA MAGGIORANZA DEGLI OTTO EREDI/AZIONISTI DI DELFIN, IN PRIMA FILA LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, AVREBBERO DECISO DI ADERIRE ALL'OPAS LANCIATA DA INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA – PUR ESSENDO LA CASSAFORTE DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, CON IL SUO 17,5% DI MPS L’AGO DELLA BILANCIA DELLA SFIDA TRA INTESA E SIENA, NON È ANCORA DETTO. SOLO VIVENDO SAPREMO SE IL PRESIDENTE DI DELFIN, FRANCESCO MILLERI, FAVOREVOLE AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SI ALLINEERÀ ALLA VOLONTÀ DEGLI OTTO EREDI? - CHE DECISIONI PRENDERÀ L’ANTITRUST? INTESA È AL VERTICE DEL RICCO MERCATO DELLE POLIZZE VITA E GENERALI SI RITROVEREBBE COME PRIMO AZIONISTA UN COMPETITOR - LA RIVINCITA DI CALTAGIRONE: E' “AL FIANCO DI INTESA PERCHÉ SPERA DI INCASSARE UN DIVIDENDO IN TERMINI DI POTERE NELLE GENERALI” – E CHISSA' COME LA PRENDERÀ LA VITTORIA DI INTESA GIORGIA MELONI CONTRARIA, PER TIMORI ELETTORALI, ALLO ‘’SPEZZATINO SENESE”?

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…