E SE LA "MALAFEMMENA" DI TOTÒ NON FOSSE SILVANA PAMPANINI? IL LIBRO “IL PRINCIPE E LA RAGAZZINA" SVELA CHE LA DESTINARIA DEL BRANO ERA "LA MIA MARUZZINA", CIOE DIANA BANDINI ROGLIANI, PRIMA MOGLIE DI ANTONIO DE CURTIS - I SEGRETI DELLA LORO RELAZIONE: DALL’INCONTRO QUANDO TOTO' AVEVA 33 ANNI E LEI 15, ALLA FUGA DAL COLLEGIO FINO ALLA DENUNCIA DELLA MADRE DI LEI PER SOTTRAZIONE DI MINORE (RISOLTA CON LA COMPLICITA' DEL QUESTORE CIFARIELLO: "TOTO', MA TU LL'AI VULE' BENE 'A GUAGLIONA!") - LA PRIMA NOTTE IN CUI LUI SI RIFIUTA DI CONSUMARE IL MATRIMONIO “FINCHÉ NON SARÀ LEI A DECIDERLO” E LA GELOSIA CHE RASENTAVA LA PERSECUZIONE (SCEGLIEVA LUI I COSTUMI DA BAGNO PER LEI: "COSI' SCOPERTA POSSO VEDERTI SOLO IO...")
Estratto dell’articolo di Laura Valente per il “Corriere della Sera”
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Tutti hanno sempre creduto che Malafemmena fosse dedicata a Silvana Pampanini, l’attrice che nel 1950 fece naufragare il matrimonio di Totò. Il principe e la ragazzina di Marilù Simoneschi (Marlin Editore) rovescia questa vulgata. Come rivela Giancarlo Governi nella prefazione, la canzone era indirizzata a «la mia Mizuzzina», Diana Bandini Rogliani, prima moglie di Antonio De Curtis. Un testo «scritto per rabbia, apparteneva a me... aveva attinto per comporla alla linfa vitale del nostro amore… bistrattato, malato, ucciso».
il principe e la ragazzina di marilu simoneschi
È la prima di una serie di rivelazioni che giustificano la definizione di «romanzo-verità» scelta per il libro dall’autrice, a cui la protagonista — scomparsa nel 2006 — ha affidato le proprie memorie. «È così che mi preparo a un rituale sempre uguale: accendere la tv per truffare il tempo...
Quando le sue immagini cominciano a scorrere sullo schermo è come se si azionasse una lama a scatto... sono la sola donna che Totò abbia sposato e, in fondo, m’illudo, amato »: molte le pagine intime e dolorose che danno finalmente voce a una donna rimasta nell’ombra [...]
Il 28 agosto 1931, al Teatro delle Follie Estive di Firenze, l’attore trentatreenne, già «Principe della risata», vede per la prima volta Diana. Lei ha appena quindici anni e pensa: «La sua faccia sembrava composta di tanti pezzi messi insieme in maniera bizzarra. Soprattutto mi colpirono i suoi stupendi occhi, insieme pungenti e malinconici» — e lui, di rimando: «Voglio sposarla, è la donna che ho sempre sognato d’incontrare». [...]
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Il libro inanella retroscena mai emersi finora con la densità di un romanzo d’appendice. Il dietro le quinte della fuga dell’adolescente dal collegio fiorentino del Demidoff, il treno per Roma, l’arrivo all’Hotel Ginevra dove il portiere accetta di non registrare l’ospite minorenne «in cambio di una mancia generosissima».
La denuncia della madre per sottrazione di minore e circonvenzione d’incapace, reati che nel 1931 comportavano fino a sei anni di carcere, risolta grazie alla complicità partenopea del questore Cifariello («Ne Totò, ma tu ll’ai a vulé bene ‘a guagliona!»).
La prima notte in cui lui, di una gelosia che rasentava la persecuzione, con struggente dolcezza si rifiuta di consumare il matrimonio «finché non sarà lei a deciderlo». E poi il corredo comprato in via Frattina, quando una commessa scambia Diana per la figlia e lui, offeso, ordina un guardaroba intero — chiedendole in cambio, come pegno d’amore, la sua camicia da notte da collegiale, che conserverà per anni in un cassetto.
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[...] la gelosia il vero filo nero del libro. Comincia già nell’estate del 1935 a Viareggio — in copertina un dipinto che evoca una fotografia della coppia in spiaggia —, lui sceglie di persona i costumi da bagno della compagna, ma non le permette di indossarli: «Così scoperta posso vederti soltanto io».
La stessa ossessione si riverserà anni dopo sulla figlia Liliana: il binocolo puntato dal terrazzo di Capri sulla spiaggia dove lei fa il bagno, l’urlo «coprila, le è cresciuto il petto», l’unico schiaffo della sua vita — dato alla ragazza sorpresa con un fidanzatino —, l’ultimatum alla moglie: «Se sposa quell’uomo, tu in casa loro non entrerai mai». Dopo anni, è il 15 luglio 1952, si ritrovarono insieme davanti allo sguardo del primo nipote, appena nato. A parlare sono i pensieri: «Festeggiavamo una gioia e covavamo allo stesso tempo un dolore solo nostro, quello di non essere più noi».
Infine il segreto conservato per quasi sessant’anni: pochi giorni prima di morire, Totò convoca madre e figlia per annunciare di voler tornare a vivere accanto a Diana. Le chiede di poterla baciare ancora «sul viso... nelle fossette, come facevo un tempo».
Nel 1967, con gli occhi ormai quasi spenti, passeggia sul lungomare di Ostia con Liliana. «Forse è meglio che non distingua molto quando vengo qui, perché questo non è il mare di Mergellina. Ma l’odore sì, è identico: è così che Napoli mi viene a salutare. E io le ho promesso che tornerò da lei». Non ce la farà. Muore nella notte del 15 aprile.
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