la mostra music is black. a british story al victoria & albert museum 2

BLACK MUSIC MATTERS! – AL “VICTORIA & ALBERT MUSEUM” DI LONDRA ARRIVA “MUSIC IS BLACK: A BRITISH STORY”, UNA MOSTRA CHE DEFINISCE LA MUSICA NERA COME ELEMENTO ESSENZIALE DELL’IDENTITÀ DEL REGNO UNITO, CON OLTRE 200 PEZZI ESPOSTI TRA OGGETTI, FOTO, DISCHI, STRUMENTI MUSICALI E MEMORABILIA – LA CURATRICE, JACQUELINE SPRINGER: “QUANDO ASCOLTI ARETHA FRANKLIN O WHITNEY HOUSTON, DIETRO LA LORO VOCE CI SONO IL GOSPEL E IL SOUL, E DIETRO AL GOSPEL C’È LA STORIA DI MIGLIAIA DI PERSONE CONVERTITE FORZATAMENTE AL CRISTIANESIMO…” - VIDEO

Estratto dell’articolo di Alba Solaro per www.repubblica.it

 

ms. dynamite 1

Ms. Dynamite è il nome d’arte esplosivo che Niomi McLean-Daley si era scelta come rapper, e il suo fu in effetti un esordio col botto. Era il 2001, prestò la voce alla cantilena minimal e i bassi potenti di Booo!, pezzo del dj garage house inglese Sticky, che ipnotizzò il pubblico dei giovani millennial.

 

Prima di 11 figli, nata nella periferia nord di Londra da papà giamaicano e mamma scozzese, Ms. Dynamite aveva appena 21 anni quando un anno dopo, con l’album di debutto A Little Deeper, riuscì a scippare il Mercury Prize a David Bowie, che era il favorito con Heathen.

 

Oggi la prima versione dubplate (il master in acetato) di Booo! è appesa su una parete del Victoria & Albert East Museum, succursale appena inaugurata a Stratford, tra decine di altri oggetti, poster, foto, dischi, abiti, per la mostra Music is Black: a British Story (fino al 3 gennaio 2027).

 

[…] C’è la voglia evidente di posizionare la musica nera come elemento essenziale dell’identità del Paese. Tant’è che quest’anno apriranno anche altre due mostre in tema a Londra. […]

 

tricky

L’identità è il filo comune. Dove è radicata, come si è trasformata. Per arrivare a Ms. Dynamite, Music is Black parte dal 1900 ma guarda anche più indietro: al colonialismo, alle navi negriere che portavano in Inghilterra gli schiavi africani, come Sarah Forbes Bonetta, la principessa yoruba catturata bambina, liberata e passata alla storia quando la regina Vittoria decise di adottarla come figlioccia e farla studiare. Altro che remigrazione.

 

A dirigere ora il nuovo V&A East Museum c’è Gus Casely-Hayford, 62 anni, origini ghanesi, già direttore dello Smithsonian National Museum of African Art a Washington. Appena insediato ha chiamato Jacqueline Springer, ex giornalista musicale. «Mi ha chiesto: “Se fossi invitata a creare la prima mostra del nuovo V&A, cosa faresti?”» racconta lei, che in passato ha insegnato «sociologia della musica, studi razziali, culturali e di genere, e dunque è stato naturale per me proporre un progetto come Music is Black.

 

Ho scelto di far partire il percorso dal 1900 perché è il momento in cui i mass media hanno cominciato a esercitare la loro influenza e formare la cultura moderna. Nel 1922 è arrivata la radio, il cinema esisteva già e anche i dischi; la capacità di diffondere cultura, politica, propaganda, ha acquisito nuovo slancio. Volevo indagare come le identità storiche che hanno permeato il mondo vengono tramandate nella nuova società».

 

PAILLETTES E LIBERTÀ

Per tramandarle a volte basta poco: un libro etiope di preghiere che ha ispirato canti contro la schiavitù, un archetto musicale ricavato dal guscio di una zucca. O magari un paio di sgargianti slip di paillettes. Sono uno dei 200 pezzi in mostra tra oggetti, foto, dischi, strumenti musicali. Appartenevano alla dj Paulette, prima donna nera a mettere i dischi al leggendario Haçienda club di Manchester. […] Gli abiti raccontano bene come gli artisti britannici neri hanno usato la moda per evidenziare il loro approccio creativo e le loro idee.

 

Non lontano dagli slip di Paulette c’è l’abito luminoso indossato da Skin per la sua storica esibizione da headliner a Glastonbury nel 1999; quello sfoggiato da Shirley Bassey quando ha cantato Goldfinger alla consegna degli Oscar nel 2013; il giubbotto antiproiettile con la Union Jack che Banksy ha disegnato per Stormzy a Glastonbury nel 2019.

stormzy

 

C’è il pianoforte appartenuto a Winifred Atwell, prima artista nera ad andare in testa alla classifica dei singoli del Regno Unito nel 1954; la console Nintendo usata per comporre musica dal rapper Jme, fondatore del collettivo grime Boy Better Know con suo fratello Skepta. E c’è la chitarra acustica che la mamma comprò a Joan Armatrading quando era bambina, a un banco dei pegni, per pochi soldi.

 

«La mostra è un invito a divertirsi e intanto imparare, unire i puntini, ricordare che quando ascolti Aretha Franklin o Whitney Houston dietro la loro voce ci sono il gospel e il soul, e dietro al gospel c’è la storia di migliaia di persone convertite forzatamente al cristianesimo. La musica nutre le nostre emozioni, ispira, risveglia la memoria. Un paio di bacchette musicali ci fanno scoprire chi era Samuel Coleridge-Taylor, incaricato di comporre musica per la prima Conferenza panafricana del 1900».[…]

 

CHI ERA TIA CIATA

tia ciata

«La cultura nera britannica e non solo, è fatta di tantissime storie nascoste che abbiamo cercato di riportare a galla» riprende Jacqueline Springer. «Una che io amo particolarmente è quella di Tia Ciata. Sapevate che il Brasile è la nazione con il maggior numero di neri al di fuori del continente africano, per via della tratta degli schiavi? Tia Ciata è stata una imprenditrice che si è battuta per preservare la musica afro-brasiliana e le tradizioni religiose come il candomblé, in origine criminalizzato.

 

Aveva una proprietà dove i musicisti di discendenza africana potevano esibirsi e i riti del candomblé prosperare. Una storia fantastica. Come quella della musica che accoglie gli spettatori nella mostra. È una composizione scritta per l’occasione da Bankey Ojo, musicista britannico di origini nigeriane e giamaicane. L’ho contattato dopo aver visto un film, A Story of Bones; la colonna sonora è sua.

 

Racconta la storia di Annina Van Neel, incaricata di supervisionare i lavori di un aeroporto sull’isola di Sant’Elena, quella dove fu confinato Napoleone. Negli scavi vennero rinvenuti i resti di 8mila africani, ex schiavi portati sull’isola per farli lavorare; gli venne fatto credere che sarebbero potuti tornare in Africa, invece morirono lì, e furono buttati in fosse comuni. Annina lasciò il suo lavoro per diventare un’attivista e dedicarsi a dare la giusta sepoltura a quelle ossa, con una lotta di quasi 10 anni. E la musica che si sente entrando parla esattamente di questo».

shirley bassey ms. dynamite 2sarah forbes bonettadj paulette dj paulette skin a glastonbury 1999

 

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