“VOLEVAMO SOLO GIOCARE” - I RAGAZZINI CHE HANNO SEMINATO IL PANICO CON LA MINICAR A MONTEVERDE, MANDANDO IN PROGNOSI RISERVATA L’ATTORE DAVIDE IACOPINI, DAVANTI AI PM AMMETTONO, FRA LACRIME E SCUSE, QUATTRO AGGRESSIONI SU SEI: “NON PENSAVAMO DI FARE DEL MALE PERCHÉ AVEVAMO VISTO TANTI VIDEO SU TIKTOK IN CUI LA GENTE FA COSÌ E NESSUNO SI FA MALE” - SI PROCEDE PER TENTATO OMICIDIO, LESIONI E PERCOSSE. IL TUTTO “IN CONCORSO” E AGGRAVATO DAI “FUTILI MOTIVI” E DAL FATTO DI AVERE OCCULTATO LA TARGA DELLA MINICAR - LA LORO RICOSTRUZIONE, IN CUI VIENE ESCLUSA LA PREMEDITAZIONE, APRE A NUOVI SCENARI POSSIBILI CHE PROSPETTA L'ESISTENZA DI UNA SECONDA MINICAR…
I RAGAZZI DELLA MINICAR “ISPIRATI DA TIKTOK VOLEVAMO SOLO GIOCARE”
Andrea Ossino, Luca Monaco per “la Repubblica” - Estratti
Entrano con il volto coperto, assediati dalle telecamere. Due ore il primo. Un'ora e mezza il secondo. Davanti ai pm della procura dei minori di Roma, i due ragazzi che hanno seminato il panico a bordo di una minicar — ferendo gravemente l'attore Davide Iacopini — ieri hanno risposto a ogni domanda.
BANDA MINICAR IMMAGINI LA 7- DAVIDE IACOPINI
Tra ammissioni, parole di pentimento e richieste di perdono, emergono due elementi rilevanti. Il primo: «Non pensavamo di fare del male perché avevamo visto tanti video su TikTok in cui la gente fa così e non succede nulla», è la sostanza delle loro parole. E il secondo: dei quattro casi — su sei — che sono stati denunciati, il diciassettenne alla guida della Aixam GTO Emotion e il sedicenne che materialmente colpiva pedoni, ciclisti e persone in monopattino ne hanno ammessi solo tre.
«Il primo che ci contestate non lo abbiamo fatto», è la sintesi della ricostruzione che apre a nuovi scenari possibili. Che prospetta l'esistenza di una seconda minicar. Una macchina che avrebbe colpito nella stessa zona proprio quando — tra il 4 e il 5 ottobre — la berlina in miniatura su cui viaggiavano gli indagati terrorizzava due quartieri della Capitale: Monteverde e Testaccio.
Un'ipotesi non confermata, ma compatibile con un'altra denuncia depositata cinque giorni dopo l'agguato all'attore Davide Iacopini. Un 14enne ha raccontato di essere stato inseguito da un'altra minicar.
L'inchiesta farà chiarezza. Si procede per tentato omicidio, lesioni e percosse. Il tutto «in concorso» e aggravato dai «futili motivi» e dal fatto di avere occultato la targa della minicar.
Al momento, le indagini dei carabinieri di San Pietro — coordinate inizialmente dal pm Ambrogio Cassiani e ora dalla procuratrice dei minori Giovanna Lebboroni — sembrano convergere su una sola pista, quella di due ragazzini che trascorrono la sera del compleanno di uno di loro girando in macchina senza meta. Per poi attaccare chi capita: «Per scherzo», avevano già spiegato ai carabinieri.
«Per mero divertimento», si legge adesso nel capo di imputazione. «Siamo usciti tra di noi, per vederci, volevamo parlare. Abbiamo iniziato a girare e poi abbiamo spinto una persona. Poi abbiamo continuato», è la sintesi della loro versione. Che punta a sottolineare un concetto utile alla difesa: «Non volevamo fare del male a nessuno, non siamo usciti con l'idea di fare del male a qualcuno».
Nessuna premeditazione, almeno nella loro ricostruzione. Ma una domanda, che i pm rivolgono in maniera semplice: «Non vi siete resi conto che facevate una cosa pericolosa?», chiede il magistrato. «No, perché ci sono dei video su TikTok in cui la gente fa così e non succede niente».
Qualcosa invece è accaduto. È il «tentato omicidio» — come lo qualifica la procura — di Davide Iacopini, ancora sedato, in terapia intensiva. La dinamica l'aveva già spiegata uno dei due: «Il 5 ottobre ero sempre in macchina con...» e ci «siamo affiancati a un signore in monopattino: io gli ho tolto la mano dal manubrio, e lì il signore deve essere caduto. Ho letto sul giornale che si chiamava Iacopini Davide». (…)
I RAGAZZINI IN MINICAR FRA LACRIME E SCUSE «SU TIKTOK FANNO COSÌ, MA NESSUNO SI FA MALE»
Rinaldo Frignani, Giulio De Santis per il “Corriere della Sera” – Estratti
Sono rimasti quasi quattro ore davanti al pm della Procura minorile. E come previsto hanno risposto alle sue domande. In modo sofferto, interrotti dalle lacrime. «Chiediamo scusa per quello che abbiamo fatto», hanno ribadito ieri i ragazzi della minicar. Il primo a parlare è stato il 17enne, figlio di un carabiniere, che si trovava al volante della macchinetta con la quale sono stati aggrediti almeno sei passanti, anche se gli episodi contestati sono solo quattro.
Accompagnato dal padre, il giovane ha negato due raid e ha sostenuto di essere molto provato da tutta la vicenda, tanto da non aver più potuto mantenere il segreto. Poi è stata la volta del complice 16enne, il passeggero e autore materiale di botte, calci e spintoni ai passanti per le strade di Monteverde, compresi quelli all’attore Davide Iacopini, tuttora in terapia intensiva.
BANDA MINICAR IMMAGINI LA 7- 4
Sono indagati per tentato omicidio, percosse e lesioni: nei loro confronti il gip del Tribunale dei minori potrebbe adottare misure più pesanti. Dagli arresti domiciliari al trasferimento in comunità, all’obbligo di firma o dimora notturna. «Non finiremo mai di scontare questa pena. Abbiamo sbagliato», hanno aggiunto i ragazzi, assistiti dagli avvocati Pasquale Connatelli e Lavinia Felisso , dicendo più o meno le stesse cose, sebbene interrogati separatamente.
Più loquace è sembrato il 16enne, accompagnato dalla madre. Piangendo, ha ripercorso i dettagli delle folli serate del 4 e 5 ottobre scorsi: «Non ho capito di aver fatto male all’attore. Quando sono risalito sull’auto ero tranquillo, ero certo che stesse bene».
«Tutto insieme» Non era così, purtroppo. Iacopini è tuttora sedato al San Camillo, dove si attende il suo risveglio per verificare le conseguenze del tremendo trauma cranico subito cadendo contro un’auto in sosta dopo che proprio il giovane gli aveva strappato dalle mani il manubrio del monopattino che stava guidando. «Cosa vi ha spinto ad aggredire i passanti?», gli ha poi chiesto il pm.
BANDA MINICAR IMMAGINI LA 7 - 7
Spiazzante la risposta del 16enne: «L’abbiamo visto fare su TikTok. È pieno di video dove ci sono persone che danno spintoni a passanti scelti a caso. Nessuno si faceva niente. Credevamo che avrebbe funzionato così anche per noi». «Ma chi di voi due li ha visti prima?», lo ha incalzato il magistrato. «Forse io — la replica del passeggero della minicar —, ma potrei sbagliarmi. Poco importa, perché abbiamo fatto e deciso tutto insieme. Lui guidava e io agivo. Le persone aggredite le abbiamo scelte a caso. Non c’era uno schema preciso», ha aggiunto il ragazzo, apparso esitante e impaurito, non più freddo e impassibile come la notte della prima confessione.
Poi ha precisato: «Quelle sere siamo usciti per stare insieme, per parlare. Siamo molto amici. Quello che è successo non era programmato e non abbiamo voluto festeggiare così il mio compleanno.
Comunque — ha sottolineato ancora — siamo responsabili solo di quattro aggressioni».
«Volevo nascondere» Fra queste il ferimento di Iacopini: «L’abbiamo visto in monopattino, ho allungato un braccio dal finestrino e gli ho fatto perdere l’equilibrio — ha ricordato il 16enne —.
Se io o il mio amico ci fossimo accorti che stava male dopo la caduta non avremmo proseguito a girare per Monteverde.
BANDA MINICAR IMMAGINI LA 7
ROMA - MINICAR FERMA A UN POSTO DI BLOCCO
la banda della minicar
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le persone colpite dalla banda della minicar tra il 4 e il 5 ottobre



