giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

DAGOREPORT

Roberto Vannacci

A Palazzo Chigi aleggia davvero un clima da fine impero. Sondaggio dopo sondaggio, la maggioranza di governo rischia di implodere sotto i colpi fascio-sovranisti di Roberto Vannacci.

 

L'irresistibile ascesa della "sporca dozzina" di Futuro Nazionale, dopo aver svuotato come una zucchina la Lega, ora sta crepando lo zoccolo duro e fascio di Fratelli d'Italia.

 

Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3

Dopo la sfi-Ducetta alla Camera sulle preferenze della nuova legge elettorale, il nervosismo di Giorgia Meloni è ben sopra la soglia di guardia: al vertice convocato martedì a Palazzo Chigi, sono volate accuse pesanti tra gli alleati.

 

Ad aprire subito il fuoco, ha cominciato la premier che, in soldoni, così avrebbe accolto i suoi vicepremier Salvini e Tajani: “Mi state tradendo, da destra e da sinistra”.

 

La replica del leader azzoppato della Lega ha subito scaricato il patatone bollente sulla sconfitta subita dal governo alla Camera, sui "franchi-tiratori" di Forza Italia.

 

MEME SU ANTONIO TAJANI BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Si è quindi levato Antonio Tajani. Il presidente di Forza Italia, fino a ieri in modalità cameriere con il tovagliolo sul braccio, deve essersi improvvisamente risvegliato dal rimbambimento in cui lo aveva ridotto la Ducetta, titillando le sue ambizioni (sbagliate), come quella di una possibile candidatura al Quirinale nel 2029.

 

Calzata l'espressione preferita, quella da merluzzo lesso, l'ex monanrchico ciociaro ha balbettato una gran pippozzo di supercazzole con scappellamento al centro.

 

DeputatI opposizioni esultano al momento della bocciatura delle preferenze

L'immancabile bla-bla sui “sacri valori” del berlusconismo lasciati in eredità dal Cavaliere di Arcore si può sintetizzare così: “Sapete benissimo che In Forza Italia abbiamo idee diverse..., la nostra bussola sono il liberalismo.., il garantismo.., i diritti civili…”. 

 

Prima di cadere in catalessi, Giorgia Meloni avrebbe sbottato: "Perché, caro Antonio, non me l’hai detto prima? Perché hai aspettato quattro anni di governo per marcare distanza dai nostri "valori"?...". E via scazzando.

 

Sullo scazzo tra i tre caballeros del governo pesa come una spada di Damocle un enorme non detto: né Antonio Tajani, né Matteo Salvini controllano più i loro parlamentari.

 

E l'ex compagna di Giambruno è così consapevole per la brutta piega che stanno prendendo gli eventi (se il nuovo emendamento sulle preferenze venisse bocciato anche a Palazzo Madama, la “Sfi-Ducetta” della Camera diventerebbe una catastrofica "Sfi-Duciona") che dopo il vertice, a tarda sera (si dice addirittura all’una di notte), avrebbe preso il telefono e digitato il numero di Marina Berlusconi.

 

IL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONI

Alla “Cavaliera”, Meloni avrebbe chiesto di intervenire direttamente sui parlamentari di Forza Italia, per far passare al Senato  che potrebbe reintrodurre l’alternanza di genere prevista dal Rosatellum al 60/40, saltata nella prima versione, che avrebbe innescato il "no" delle "franco-tiratrici" a Montecitorio.

 

 

La risposta di Marina non avrebbe per nulla confortato la Sora Giorgia: “Non ho autorità sulle scelte del partito, né voce in capitolo sulle decisioni dei parlamentari”, è il ragionamento consegnato dalla primogenita del Cav. alla premier. Che, prima di buttare giù, avrebbe risposto con un minaccioso: “Me lo ricorderò…”

 

SULLE PREFERENZE, IL MURO DI MARINA BERLUSCONI – IL LITIGIO DURISSIMO FRA STEFANIA CRAXI E LETIZIA MORATTI - MANTOVANO CONSIGLIA: "ANDIAMO A ELEZIONI PRESTO, SUBITO"

Carmelo Caruso per “il Foglio” - Estratti

 

MARINA BERLUSCONI - GIORGIA MELONI - MARTA FASCINA

Meloni chiede la lealtà di Tajani, ma rischia di trovarsi un Tajani senza Forza Italia. Sta esplodendo il partito dei sobri. Si domandano in Forza Italia: chi comanda? Perché dobbiamo cedere a Meloni? Marina Berlusconi sta ricordando che il padre Silvio non ha mai amato le preferenze. 

 

Stefania Craxi, capogruppo al Senato, rivendica di aver contribuito ad affossarle alla Camera, ed è pronta a rifarlo, al Senato. Martedì sera c'è stato un litigio durissimo fra Craxi e Letizia Moratti al punto che Tajani ha ordinato ai parlamentari di uscire: "Andate via". Hanno litigato per i dossier economici, per la sanità. 

Stefania Craxi 3

 

Forza Italia torna il lato debole del governo. Tajani convocherà mercoledì prossimo i gruppi per decidere se votare o meno l'emendamento sulle preferenze.

 

Meloni offre l'alternanza di genere, il 60 e 40 per cento e ripete: "Le preferenze sono il solo modo per non farci bocciare la legge dalla Corte". La devozione sta consumando Tajani.

 

letizia moratti otto e mezzo

Sapete chi aveva tolto l'alternanza di genere nell'emendamento sulle preferenze, la mediazione raggiunta in maggioranza? E' stata Forza Italia. E' molto di più che un emendamento sulle preferenze. Alfredo Mantovano, e la voce che lo riferisce è degna di fede, sta consigliando: "Andiamo a elezioni presto, subito". 

(…………)

 La Lega si è rassegnata e dà già per certo che voterà in commissione, al Senato, le preferenze, ma Forza Italia adesso ne fa la battaglia della vita.

meloni tajani

(…………)

Dice Stefano Benigni, la mente della legge elettorale per conto di Forza Italia: "Voteremo le preferenze, frutto di mediazione, altrimenti è chiaro: si va al voto".

 

Raccontano che Meloni, la sera del vertice, si sia rivolta a Tajani con i toni del dramma antico: "E' la prova di fiducia che ci serve. E' un percorso stretto ma che dobbiamo oltrepassare". 

 

Marina Berlusconi 2

E' un avviso neppure troppo velato ed è un avviso di FdI a FI: "Se la legge salta, non saremo generosi con chi ha tradito quando toccherà distribuire i seggi".

 

Tajani ha promesso fedeltà a Marina e a Meloni deve lealtà, ma di chi è il voto di Tajani? Lo descrivono come delegittimato, assediato a Roma e a Milano.

(…………)

Alla famiglia Berlusconi non piace questa deriva barbara su Bologna, non piace la destra che sta elevando Roggero a totem. Nella chat dei no preferenze, quella chat nata per sabotarla, una chat di circa 20 parlamentari di FI, si scrive: "Non spariamo fesserie su Bologna", "su Roggero diamoci una calmata". 

 

stefano benigni

La tenacia con cui si stanno battendo Craxi e Zangrillo sulle preferenze sarebbe il solito segnale: "Si muovono su mandato della famiglia". Cosa è Forza Italia, oggi?

 

E' da mesi che sono rimasti a metà tra quello che potevano essere e quello che sono. I nomi per sostituire Tajani sono gli stessi: Cirio, Occhiuto e Zangrillo ma nessuno vuole stringere il pugnale. Solo che ora c'è la prova d'amore che Meloni chiede a Tajani e che finisce per indebolirlo. 

(…………)

 

 

 

 

Opposizioni protestano alla Camera legge elettorale

antonio tajani in versione capotreno - stazione di ferentinomatteo salvini antonio tajani - foto lapresse

 

 

Roberto Vannacci3

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci friedrich merz antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – CAMERATI, LA PAROLA D'ORDINE E': ASPETTIAMO E VEDIAMO! - A GIORGIA MELONI, IN FORMATO "PREMIER DURACELL", CONVIENE PROVARE A PORTARE A TERMINE LA LEGISLATURA FINO A SCADENZA NATURALE, A OTTOBRE 2027, QUANDO SARA' PIU' CHIARO L'ASSETTO DELLE FORZE IN CAMPO NELL'UNIONE EUROPEA - SPIRA UN VENTO DI DESTRA NELL'UE E SE MARINE LE PEN VINCESSE LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA, I NEO-FRANCHISTI DI VOX ANDASSERO AL GOVERNO IN SPAGNA E LA CDU, SFANCULATO MERZ, CERCASSE UN ACCORDO CON LE SVASTICHELLE DI AFD, ALLORA ANCHE LA DUCETTA POTREBBE PIU' FACILMENTE "SVOLTARE A DESTRA" E CERCARE UN'ALLEANZA ELETTORALE CON VANNACCI - QUEL CHE OGGI APPARE COME UNA FOLLIA, DOMANI, CON UN'EUROPA "IN NERO" DIVENTEREBBE UNA MOSSA QUASI NATURALE. A QUEL PUNTO, FORZA ITALIA E LEGA NON POTRANNO CHE FARE PIPPA E INGOIARE L'AMARO BOCCONE...

repubblica gedi mirja cartia d’asero kyriakou

DAGOREPORT – CHE ARIA TIRA ALLA “REPUBBLICA” DI ATENE? NELL’INCONTRO TRA IL CDR DEL QUOTIDIANO E L’AD DI GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO, È STATO CHIARITO IL METODO DEL NUOVO EDITORE GRECO, THODORIS KYRYAKOU: PIÙ PARTECIPAZIONE DEI GIORNALISTI, PERCHÉ IL RILANCIO NON PUÒ ESSERE CALATO DALL’ALTO, E SOPRATTUTTO ATTENZIONE AI CONTI – IL VERO INNESTO È SULL’INNOVAZIONE, CON L’INGRESSO DI VERONICA DIQUATTRO, MANAGER CON UN PASSATO IN SPOTIFY E GOOGLE, PER IL RILANCIO DEL DIGITALE – IL PIANO INDUSTRIALE 2027-2030: IL PAREGGIO DI BILANCIO IN TRE ANNI, SENZA LICENZIAMENTI E SENZA UN PREPENSIONAMENTO IN PIÙ RISPETTO A QUELLI GIÀ PREVISTI – IL PRIMO BANCO DI PROVA DEL NUOVO CORSO SARÀ IL LANCIO DI “REPUBBLICA EUROPE”...

giuseppe conte giorgia meloni elly schlein

DAGOREPORT – SCHLEIN E CONTE SE LE DANNO DI SANTA RAGIONE, SCIORINANDO UNA MINCHIATA DOPO L'ALTRA – PEPPINIELLO SCRIVE UNA LETTERA A “REPUBBLICA” NELLA QUALE, PRENDENDO FISCHI PER FIASCHI, RINNEGA LA ''CULTURA WOKE'': UN CALCIONE A ELLY, CHE HA COSTRUITO LA SUA ASCESA POLITICA SUL WOKISMO – PER FAR CAPIRE A CONTE CHE LA PRIMA VOCE DEL CENTROSINISTRA E' IL LEADER DEL MAGGIORE PARTITO, ANCHE ELLY SCRIVE A "REPUBBLICA" PER INVITARE MELONI A CERCARE INSIEME SOLUZIONI PER LA CRISI ENERGETICA - UNA MOSSA CHE SI È RIVELATA UN DOPPIO BOOMERANG: LA DUCETTA FURBETTA L’HA SBERTUCCIATA E CONTE, COME REAZIONE, HA INGRANATO LA QUINTA SULLO STOP AGLI AIUTI ALL’UCRAINA - E NESSUNO DEL PD GLI HA REPLICATO CHE IL NOSTRO SOSTEGNO A KIEV, DAL 2022 A OGGI, E' STATO DI TRE MILIARDI, CIOE' 50 EURO PRO-CAPITE PER OGNI ITALIANO. UNA CIFRA NOTEVOLMENTE PIÙ BASSA DEI 230 EURO PRO CAPITE DELLA GERMANIA O DEI 206 EURO DELLA GRAN BRETAGNA, MA ANCHE DEI 90 EURO DELLA FRANCIA... 

maria rosaria boccia sigfrido ranucci

IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO ESCLUDE OGNI FORMA DI RELAZIONE SENTIMENTALE CON L’EX CONDUTTORE DI “REPORT” MA SCRIVE: “NON SO SE, IN QUALCHE MOMENTO, SIGFRIDO MI ABBIA CORTEGGIATA” - E LO SFOTTE PURE: “E’ UN SUPERMAN CHE AVREBBE AVUTO BISOGNO DI MANUTENZIONE”. LA DESCRIZIONE DELLA POLEMICA SULLA LOBBY GAY CON CERNO E GILETTI. LEI GLI CHIEDE: “VADO DA FORMIGLI IL GIOVEDÌ OPPURE DA GILETTI IL LUNEDÌ?” E LUI SUGGERISCE IL CIMITERO, “INDICANDOMI COME POSSIBILI ALTERNATIVE IL VERANO OPPURE PRIMA PORTA” - RANUCCI E SALLUSTI A PIEDI NUDI - LA GELOSIA DI LAURA CIANFONI…

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…