nino d'angelo dangelo d angelo

“DI SANREMO RICORDO IL RAZZISMO. MI HANNO TRATTATO COME UN IMMIGRATO” – NINO D’ANGELO: “SE CI FOSSERO STATE LE BARCHE PER ARRIVARE A SANREMO ME NE AVREBBERO FATTA PRENDERE UNA. SONO STATO IL PRIMO IMMIGRATO D’ITALIA, IL TERRONE. CANTAVO IN NAPOLETANO, OGGI È UN MERITO, NEGLI ANNI 80 NO. SONO STATO LA PIÙ GRANDE INGIUSTIZIA DELLA MUSICA ITALIANA” - ’NU JEANS E ’NA MAGLIETTA” HA VENDUTO UN MILIONE DI COPIE UFFICIALI. FORSE CINQUE CON LE CASSETTE ABUSIVE: “LA PIÙ GRANDE DISTRIBUZIONE CHE AVEVO IO ERA QUELLA FALSARIA. SOLO QUANDO MI TOLSI IL CASCHETTO FUI SDOGANATO DAGLI INTELLETTUALI”  

Sandra Cesarale per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

 

il concerto di nino d'angelo allo stadio maradona di napoli 1

Le tre cose belle di Napoli. 

«Maradona, Nino D’Angelo e le sfogliatelle, lo scrissero i miei fan sugli striscioni che accolsero El Pibe de Oro. Quando Diego mise piede in città chiese: “Ma chi è Nino D’Angelo?”». 

 

Lo scoprì presto. 

«Mi volle conoscere, andai allo stadio durante un allenamento e siamo diventati amici. Mangiavamo a casa di Bruscolotti, capitano del Napoli. La moglie preparava gli spaghetti aglio, olio e peperoncino apposta per Maradona». 

 

Festeggia cinquant’anni di carriera. 

«In termini calcistici, ho iniziato dalla serie C ma sono riuscito a fare tanto, è stato difficile per uno come me, che viene dalla strada ed è sempre stato un artista indipendente». 

 

Come è stata la sua infanzia a San Pietro a Patierno? 

«Sono cresciuto lì fino a 10 anni, in un palazzo che era una comunità, una famiglia. 

Ho ricordi bellissimi. È vero, c’era ignoranza, non ho avuto il diritto alla scuola e a 13 anni ho iniziato a lavorare. Ero un ragazzino pieno di desideri, perché papà non mi poteva comprare niente. Però, ora che ho tutto, ho capito che desiderare è vivere». 

 

Che regalo sognava? 

NINO D'ANGELO E IL VIDEO CREATO CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE LO RITRAE

«La bicicletta, però mi compravano sempre la pistola-giocattolo perché costava poco. Con gli altri ragazzi fingevamo di essere gli sceriffi, urlavamo per le scale: bang, bang...». 

 

È vero che quando cantò la prima volta a Palermo le fan le strapparono il vestito? 

«Era l’abito di un sarto che mia madre pagò a settimana. Ci rimasi male. Dissi: questo è il primo e l’ultimo, perché un altro non lo possiamo comprare. E la buonanima di Mario Abbate, un grande cantante napoletano: “Che chiagne a fa’? Sai adesso quanti ne puoi comprare di questi?”». 

 

Chi ha avuto l’idea del famoso caschetto biondo? 

«Il mio barbiere, Enzo Caliendo. Quando cantavo ai matrimoni, agli inizi, mi facevano una chiavica, dicevano che non ero un bel ragazzo. Ero piccolo, non ero stu piezz ’e guaglione, i capelli però erano belli. Lui mi propose: “Facciamo un caschetto?”. Io: “Proviamo”. Ed è successo il finimondo». 

 

Quanto deve a quell’acconciatura? 

«Niente, perché senza le mie canzoni non mi ricorderebbe nessuno». 

 

jovanotti nino d'angelo

«’Nu jeans e ’na maglietta» ha venduto un milione di copie ufficiali. Forse cinque con le cassette abusive. 

«La più grande distribuzione che avevo io era quella falsaria. Con i soldi sognavo una vita tranquilla, senza pensare se la sera avrei avuto qualcosa da mangiare. Ci sono povertà e povertà, io sono nato nella povertà più povera». 

 

(...)

 

Chi deve ringraziare per quel primo Sanremo? 

«Pippo Baudo, fu lui a presentarmi Ravera, il patron del Festival che per portarmi all’Ariston mi disse: “Scrivi una canzone, ma non tutta in napoletano, metà deve essere in italiano”. Gli feci ascoltare “Vai” e lui fu di parola». 

 

Cosa ricorda del suo esordio su quel palco? 

«Il razzismo, mi hanno trattato come un immigrato. 

Se ci fossero state le barche per arrivare a Sanremo me ne avrebbero fatta prendere una. 

nino d'angelo

Sono stato il primo immigrato d’Italia, il terrone. Cantavo in napoletano, oggi è un merito, negli anni 80 no. Sono stato la più grande ingiustizia della musica italiana». 

 

Che le facevano? 

«Non mi davano i teatri fuori Napoli. E anche a Napoli non meritavo la città. Cantavo solo nelle periferie». 

 

Eppure i dischi li vendeva. 

«Oggi valgono le visualizzazioni, basta un click con il dito destro o sinistro. Ai miei tempi bisognava andare al negozio, mettere le mani in tasca e tirare fuori i soldi». 

 

nino d'angelo

Nel 2005 pubblicò «Il ragù con la guerra» e disse che era il suo ultimo album. Perché? 

«I giornali, la tv, non mi davano spazio per parlare del nuovo Nino. E quando mi invitavano mi chiedevano solo degli anni 80. Ho capito che non mi volevano, mi ero scocciato. Eppoi era morta anche mammà, ero depresso». 

 

Un momento difficile. 

«Sì, per l’uomo più che per l’artista: era il Nino malato che parlava». 

 

Poi, improvvisamente... 

«Si sono accorti di me appena ho tolto il caschetto». 

 

Perché lo ha fatto? 

«Ho capito che piaceva alle ragazzine ma non al pubblico che non era napoletano e popolare. A me la depressione ha portato fortuna perché decisi di essere me stesso, di cambiare il mio modo di cantare, ho cominciato a scrivere canzoni che parlavano del sociale. Si sono avvicinati a me intellettuali come Goffredo Fofi». 

 

Ha acquistato credibilità. 

«Mi hanno sdoganato, come si diceva. Infatti mi sono sempre sentito come uno che ha passato la dogana ma aspetta ancora i documenti». 

 

Si è definito comunistissimo. 

nino d'angelo

«Mio nonno Gennaro lo era. Però quando gli chiedevo: Chi sono i comunisti?”. Rispondeva solo: “Quelli che la pensano come noi”». 

 

Ha conosciuto Bertinotti. 

«Al San Carlo, eravamo a vedere Massimo Ranieri. Mi invitò a casa sua, quando era presidente della Camera. La moglie e la signora delle pulizie non c’erano: “Ti faccio un bel caffè”. Io: “Scusa Fausto, ma lo posso dire che mi hai preparato il caffè?”. Lui: “Lo devi dire”». 

 

E fra i politici di oggi? 

«La politica non mi piace. L’unico che mi ha coinvolto un po’ è stato Bassolino. Quando era sindaco di Napoli mi ha fatto cantare al Mercadante». 

 

Non si è fatto mancare niente, pure Sophia Loren al suo compleanno. 

«Mi chiamò il suo impresario per invitarmi a Pozzuoli. Io compivo gli anni in quei giorni e dovevamo andare tutti a casa di zia Carmela a Casoria, ma quando seppi che Sophia dormiva a Napoli, spostai la festa nel suo albergo. Quando arrivò i miei parenti non ci credevano. Mia zia: “Quella non è Sophia”». 

 

Con Pino Daniele eravate amici. 

nino d'angelo in lacrime

«Era simpatico ma schivo. Una sera lo convinsi a mangiare in un ristorante sardo dove andavo spesso. Mi ero raccomandato con i proprietari: non è che arriva al nostro tavolo la processione di gente? Pino si scoccia. La serata filò tranquilla. Ma una volta usciti mi fa: ’azz ma non c’hanno manco guardato». 

 

Lucio Dalla la fece cantare sulla montagna di sale di Mimmo Paladino. 

«Quell’opera rappresentava il riscatto di Napoli e io stavo lì in cima. A Lucio piaceva che io intonassi i classici napoletani, abbiamo duettato in tv... 

un giorno gli ho anche preparato gli spaghetti al tonno». 

 

(…)

 

Rimpianti? 

«No, ho fatto tante cose belle... l’ultima il documentario di mio figlio su di me, presentato a Venezia. La famiglia è al primo posto, mia moglie la mia musa. Abbiamo due figli e sei nipoti. Ma quando ci ritroviamo insieme porto tutti al ristorante». 

nino d'angelo mario merolagigi d'alessio nino d'angelo 8gigi d'alessio nino d'angelo 9NINO D'ANGELO RITRATTO DA RICCARDO MANNELLInino d'angelo mario merola

 

gigi d'alessio nino d'angelo 3

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…

cirielli tajani barelli bergamini marina berlusconi schifani mule falcone

DAGOREPORT – I GUAI NEL CENTRODESTRA NON FINISCONO MAI: IN CAMPANIA IL FRATELLO D’ITALIA CIRIELLI E’ STATO MESSO DA PARTE PER LE SUE SPARATE PRO-VANNACCI E PRO-FICO (E VIENE SCALZATO DA SANGIULIANO A CUI LANCIA STILETTATE SUI SOCIAL) – MARINA BERLUSCONI SI TIENE A DISTANZA DA FORZA ITALIA E IL DUO TAJANI-BARELLI SPADRONEGGIA: I DISSIDENTI FINISCONO AI MARGINI E PURE GIANNI LETTA E DEBORAH BERGAMINI, VICINI A MARINA, HANNO CAPITO CHE E’ MEGLIO INABISSARSI – IN SICILIA IL GOVERNATORE SCHIFANI HA IL FOGLIO DI VIA E CERCA UNA EXIT STRATEGY (SOGNA IL CSM) – L’ISOLA VA AL VOTO NEL 2027 E SCALPITANO GIORGIO MULE’ E MARCO FALCONE PER FORZA ITALIA MA IGNAZIO LA RUSSA VUOLE GIOCARE LA CARTA GALVAGNO – IL RUOLO DEL “CAVALLO PAZZO” CATENO DE LUCA E DELL’EX IENA LA VARDERA…

corsini piervincenzi di pasquale malara monteleone ranucci

FLASH! - MAI DIRE RAI! FERMENTO NELLA REDAZIONE DI “REPORT”: CORSA A BLINDARE TUTTI I CONTRATTI DELLA SQUADRA, A PARTIRE DAI CONDUTTORI (DANIELE PIERVINCENZI E CLAUDIA DI PASQUALE): NEL CASO IN CUI VINCESSE IL RICORSO PER IL REINTEGRO, SIGFRIDO RANUCCI SI RITROVEREBBE A DOVER ACCETTARE IL FATTO COMPIUTO (ANCHE SE NON E’ DETTO CHE LA RAI, IN CASO DI CONDANNA, OTTEMPERI AL RICOLLOCAMENTO DI SIGFRIDO A “REPORT”) - INTANTO VOLANO GLI STRACCI INTORNO A “FILOROSSO”: IL RESPONSABILE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE DOPO L’ENNESIMO FLOP D’ASCOLTI - SULLA GRATICOLA FINISCE ANCHE ANTONINO MONTELEONE PER LA SCELTA DI AFFIDARE IL MONOLOGO ALL’EX “RAGAZZO DELLA TERZA C”, FABIO FERRARI…

giorgia meloni roberto vannacci friedrich merz antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – CAMERATI, LA PAROLA D'ORDINE E': ASPETTIAMO E VEDIAMO! - A GIORGIA MELONI, IN FORMATO "PREMIER DURACELL", CONVIENE PROVARE A PORTARE A TERMINE LA LEGISLATURA FINO A SCADENZA NATURALE, A OTTOBRE 2027, QUANDO SARA' PIU' CHIARO L'ASSETTO DELLE FORZE IN CAMPO NELL'UNIONE EUROPEA - SPIRA UN VENTO DI DESTRA NELL'UE E SE MARINE LE PEN VINCESSE LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA, I NEO-FRANCHISTI DI VOX ANDASSERO AL GOVERNO IN SPAGNA E LA CDU, SFANCULATO MERZ, CERCASSE UN ACCORDO CON LE SVASTICHELLE DI AFD, ALLORA ANCHE LA DUCETTA POTREBBE PIU' FACILMENTE "SVOLTARE A DESTRA" E CERCARE UN'ALLEANZA ELETTORALE CON VANNACCI - QUEL CHE OGGI APPARE COME UNA FOLLIA, DOMANI, CON UN'EUROPA "IN NERO" DIVENTEREBBE UNA MOSSA QUASI NATURALE. A QUEL PUNTO, FORZA ITALIA E LEGA NON POTRANNO CHE FARE PIPPA E INGOIARE L'AMARO BOCCONE...

tommaso calderone vannacci schifani tajani

DAGOREPORT - COME MAI IL FORZISTA TOMMASO CALDERONE TRASLOCA DA VANNACCI E DIVENTA IL NONO DEPUTATO DI FUTURO NAZIONALE? - AVVOCATO SICILIANO CAMPIONE DI PREFERENZE (NE HA RACCOLTE 11.200  NELL'ISOLA ALLE POLITICHE DEL 2022) E' ENTRATO IN CONFLITTO SIA CON IL GOVERNATORE RENATO SCHIFANI, SIA CON ANTONIO TAJANI, CHE NON GLI AVREBBERO GARANTITO IL POSTO DA CAPOLISTA ALLE PROSSIME ELEZIONI - SI TRATTA DEL TERZO SCIPPO DELL’EX GENERALE AI DANNI DI FORZA ITALIA DOPO GLI “ACQUISTI” DI ATTILIO PIERRO E DAVIDE BERGAMINI (ENTRAMBI PASSATI PURE DALLA LEGA) - PROTAGONISTA DI MOLTE BATTAGLIE CONTRO I MAGISTRATI, CALDERONE E’ VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA (UN SALTO DI QUALITA' PER VANNACCI E LA SUA “SPORCA DOZZINA”)

repubblica gedi mirja cartia d’asero kyriakou

DAGOREPORT – CHE ARIA TIRA ALLA “REPUBBLICA” DI ATENE? NELL’INCONTRO TRA IL CDR DEL QUOTIDIANO E L’AD DI GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO, È STATO CHIARITO IL METODO DEL NUOVO EDITORE GRECO, THODORIS KYRYAKOU: PIÙ PARTECIPAZIONE DEI GIORNALISTI, PERCHÉ IL RILANCIO NON PUÒ ESSERE CALATO DALL’ALTO, E SOPRATTUTTO ATTENZIONE AI CONTI – IL VERO INNESTO È SULL’INNOVAZIONE, CON L’INGRESSO DI VERONICA DIQUATTRO, MANAGER CON UN PASSATO IN SPOTIFY E GOOGLE, PER IL RILANCIO DEL DIGITALE – IL PIANO INDUSTRIALE 2027-2030: IL PAREGGIO DI BILANCIO IN TRE ANNI, SENZA LICENZIAMENTI E SENZA UN PREPENSIONAMENTO IN PIÙ RISPETTO A QUELLI GIÀ PREVISTI – IL PRIMO BANCO DI PROVA DEL NUOVO CORSO SARÀ IL LANCIO DI “REPUBBLICA EUROPE”...