enrico vanzina vacanze di natale

“IL MIO GENERE NON È LA COMMEDIA, MA IL MÉLO” - ENRICO VANZINA SI RACCONTA A TEATRO – “MI È SEMPRE PIACIUTO CAMBIARE: PIANISTA, AIUTO REGISTA, SCENEGGIATORE, PRODUTTORE, REGISTA. A UN CERTO PUNTO SCRIVEVO SUL 'CORRIERE DELLA SERA'. MI CHIAMÒ PAOLO MIELI: PENSAVO FOSSE VERDONE CHE MI PRENDEVA IN GIRO E LO MANDAI A QUEL PAESE” - VACANZE DI NATALE (FILM ALL’AVANGUARDIA: IL DISCORSO DI DE SICA SULLA BISESSUALITÀ ERA 30 ANNI IN ANTICIPO: “C’HO IL FIGLIO FROCIO; NO, PAPÀ, SO’ MODERNO!”) - LE FINTE BIONDE (“LA SIGNORA CHE CI HA ISPIRATO IL TITOLO ERA LA MOGLIE DI UN COSTRUTTORE ROMANO. UN GIORNO DISSE CHE LEI IN REALTÀ ERA MORA ALZANDO L’ASCELLA: “DE MIO SO’ COSÌ...”) - INVIDIATO DA TUTTI IN VIA MONTENAPOLEONE PER CAROL ALT: “VOLEVO SOLO INCROCIARE QUEL MILANESE PIRLA CHE ERA IN STANZA CON ME IN COLLEGIO E OGNI SERA PRIMA DI DORMIRE MI DOMANDAVA: “VANZINA MA TE, A ROMA, CE L’HAI LA FIGA?” - VIDEO

Michela Proietti per corriere.it - Estratti

 

Enrico Vanzina, sceneggiatore, produttore, scrittore e regista italiano. Classe 1949, figlio di Steno e fratello di Carlo. Il primo ricordo? 

enrico vanzina

«Il cinema e il primo approccio con quel mondo: andammo a Venezia dove mio padre girava Le avventure di Giacomo Casanova con Gabriele Ferzetti, che forse all’epoca era l’uomo più bello del mondo. Poi a Roma papà ci portò a vedere il film: io Carlo ci alzammo per toccare Ferzetti sullo schermo. Avevamo capito che esisteva un’altra realtà nella quale saremmo finiti dentro, prima o poi».

 

Al Teatro Parioli ho messo in fila i ricordi di una vita nel one man show Vi racconto il cinema. Tempo di bilanci? 

«Ci sono aneddoti micidiali. Mi è sempre piaciuto cambiare: ho cominciato facendo il pianista, poi sono diventato aiuto regista, sceneggiatore, produttore, regista. A un certo punto scrivevo sul Corriere della Sera. Mi chiamò Paolo Mieli: pensavo fosse Verdone che mi prendeva in giro e lo mandai a quel paese. Ma soprattutto nello show c’è la storia della famiglia: il mio genere non è la commedia, ma il mélo. Parlo di sentimenti».

 

Verso chi? 

«Verso le persone che mi hanno insegnato qualcosa: registi, scrittori, che una volta erano dei grandi intellettuali. Verso mio fratello Carlo, che è mancato troppo presto. E poi verso due donne centrali, mia moglie e mia madre, per me un figura problematica».

 

Perché? 

fregene enrico vanzina

«Non andavamo d’accordo, era gelosa.

 

(...)

Come vi siete conosciuti con sua moglie? 

«A Porto Ercole. Arrivò un gruppo del jet set romano, con lei. Siamo andati tutti in un locale e abbiamo ballato un lento: appena l’ho toccata ho capito che era quella giusta. Siamo insieme da più di 50 anni e non si è mai impicciata: di solito le mogli di chi fa il cinema si intromettono. Lei, pur avendo i suoi giudizi , non ha mai tentato di influenzarmi».

Le manca un figlio? 

«No perché il figlio di mia moglie è cresciuto con me. Quando suo padre è morto gli ho detto che mi sarebbe piaciuto adottarlo e lui ha accettato con gioia. Qualcuno pensa all’adozione come a un ripiego, invece è più bella, perché ci si sceglie in due».

 

Lei che infanzia ha avuto? 

«Borghese, in una famiglia intellettuale e semplice, però circondati da amici eccezionali: andavamo in vacanza con Carlo Ponti, giocavamo con il figlio di Valentina Cortese. Studiavamo allo Chateaubriand, papà la sera ci interrogava. Ci insegnava la pittura e ci portava nei musei d’estate».

enrico vanzina federica burger

 

Niente vacanze alla Sapore di mare? 

«Siamo cresciuti a Cortina sia d’inverno che d’estate, perché papà era amico di Campigli e di Sironi, che frequentavano l’hotel Corona, dove c’era una grande collezione di quadri, ma tutto era di una semplicità disarmante. Papà tirò dentro a questo albergo il compositore Carlo Rustichelli, il papà di Lia, che si fidanzò con Walter Chiari. Più tardi si unirono Alberto Bevilacqua, Enzo Biagi, Indro Montanelli, Pietro Barilla, Dino Risi e Pietro Garinei».

 

Anche Totò era di casa. 

«Io non ho conosciuto Totò, ma il principe de Curtis, che prendeva il tè con noi. Ho una foto in cui c’è lui e io sono in braccio a Silvana Mangano».

 

Troppa cultura per due ragazzini? 

«Abbiamo avuto un’infanzia con regole ferree: mio padre vedeva la borghesia che stava cambiando e voleva prepararci. Tutto poi è esploso negli anni Ottanta: Vacanze di Natale era l’emblema della borghesia che aveva rinunciato all’essere per l’avere».

 

Vacanze di Natale. 

alberto sordi enrico carlo vanzina

«Il ritratto più feroce ella borghesia con dentro una grande storia d’amore, quella tra Amendola e Karina Huff. Su alcuni temi fu un film all’avanguardia: il discorso di Christian De Sica sulla bisessualità era 30 anni in anticipo: “papà, so’ moderno!».

 

Un successo clamoroso. 

«Che arrivò al termine di una serie di alti e bassi, con l’ insuccesso totale di Figlio delle stelle. Attraverso i Gatti di Vicolo Miracoli incontrammo Diego Abatantuono, un portento: il film I Fighissimi era costato 300 milioni e aveva incassato 9 miliardi. Più di Zalone. I produttori iniziarono a corteggiarci: nacque così Sapore di Mare. Andò così bene che Aurelio De Laurentiis ci convocò al ristorante Il Moro dove firmammo sul tovagliolo per Vacanze di Natale».

eccezzziunale...veramente

 

Alcune battute sono iconiche: «Sole, Whisky e sei in pole position...» 

«Con Guido Nicheli è successo quello che accadde con Abatantuono e il suo terruncello. Ho sposato il suo modo di essere perché Nicheli, che nella vita era un odontotecnico, parlava così. L’ho monumentalizzato ne "I ragazzi della terza C" con il commendatore Zampetti. E in via Monte Napoleone abbiamo fatto lo stesso con Paolo Rossi».

Via Monte Napoleone. 

«Un film con due donne meravigliose, Carol Alt e Renée Simonsen, forse la più bella di tutte. Mi ricordo la passeggiata con loro in via Monte Napoleone: volevano un paio di stivali in regalo».

 

Invidiato da tutti. 

vacanze di natale 2

«Volevo solo incrociare quel milanese pirla che era in stanza con me in collegio e ogni sera prima di dormire mi domandava: “Vanzina ma te, a Roma, ce l’hai la figa?”».

 

Carol Alt l’ha scelta anche per I miei primi 40 anni. 

«Marina Ripa di Meana mi ringraziò. Disse: “Rimarrò per sempre nello schermo con la faccia di Carol Alt”. Per girare il personaggio del giornalista Lino Jannuzzi venne Elliott Gould. Avevamo ricostruito la redazione dell’Espresso a Cinecittà. Mi disse: “Voglio stare 24 ore da solo a camminare dentro per capire cos’è una redazione”. Mi sono inchinato alla professionalità. Ma c’è un altro aneddoto: la cassiera dell’Ariston di Roma diceva che Carlo Ripa di Meana entrava quasi tutti i giorni a vedere il film: gli piaceva tanto».

 

Con suo fratello che rapporto c’era? 

vacanze di natale 1

«Di totale simbiosi, andavamo ai concerti con i camioncini, partivamo a pescare d’estate, con le tende. Avevamo una vita molto mischiata: eravamo pop ma con amici top. Carlo è sempre stato più attratto dall’alta borghesia e aveva un fiuto per le belle donne: fu lui a scoprire Monica Bellucci a New York. Mi disse: “Ho trovato la nuova Manganina”.

 

Le Finte bionde. 

«Il film andò malissimo, ma abbiamo fissato un genere. Le finte bionde sono una categoria dell’anima. Anche un uomo può essere una finta bionda. La signora che ci ha ispirato il titolo esisteva: era la moglie di un costruttore romano. Un giorno uscendo bionda dal parrucchiere disse che lei in realtà era mora alzando l’ascella: “De mio so’ così...”»

claudio amendola mario brega vacanze di natale

 

Avete lavorato molto con Silvio Berlusconi. 

«Intelligentissimo: mi chiese di spiegargli il cinema di cui lui era digiuno. Parlai per 35 minuti, mi domandò se poteva ripetere. E in tre minuti mi spiegò tutto meglio».

 

(...)

Diamo i voti: Gigi Proietti. 

«Un fuoriclasse».

Diego Abatantuono. 

«Una forza della natura: con quel viso cattura l’attenzione».

Christian De Sica. 

«Quello che ha più talento. Si diverte a essere un attore di maniera, ma è molto di più».

vacanze di natale 1983

Ha concluso lo spettacolo a teatro con una frase di Prévert: “Bisognerebbe tentare di essere felici, foss’altro per dare l’esempio”. 

«La gente è infelice perché insegue la propria felicità: essere il più bello, il più ricco, il più intelligente. Ce lo ha già detto Socrate: accettare i limiti è la formula della felicità».

enrico vanzinavirna lisicasa di enrico vanzina 3casa di enrico vanzina vacanze di natale 1983 giorgio assumma enrico vanzinagigi proiettimonica bellucci 3monica belluccienrico vanzina (2)

 

 

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