ex ilva di taranto adolfo urso alfredo mantovano

IL GOVERNO HA TROVATO IL CAPRO ESPIATORIO PER IL PASTICCIO DELL’EX ILVA: LE TOGHE – LA CHIUSURA DELL'AREA A CALDO A TARANTO, IMPOSTA DALLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, COMPLICA LA TRATTATIVA INFINITA PER LA VENDITA DEL GRUPPO SIDERURGICO. DOPO IL TAVOLO CONVOCATO A PALAZZO CHIGI, IL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO HA PARLATO DI UNA “SINGOLARE SINCRONIA TRA IL CALENDARIO DELL’ATTIVITÀ DI GOVERNO E LE DECISIONI GIUDIZIARIE” – SARANNO RIVISTI I TERMINI DELLA GARA DI VENDITA. E, ACCANTO AGLI INDIANI DI JINDAL, POTREBBE TORNARE IN BALLO UNA CORDATA ITALIANA CAPEGGIATA DA ARVEDI – RESTANO LE CRITICITÀ: MIGLIAIA DI ESUBERI, ALTI COSTI DI BONIFICA E...

1. PER L’ILVA IL GOVERNO NON SA CHE FARE (E ATTACCA I GIUDICI)

Estratto dell’articolo di Andrea Tundo per “il Fatto Quotidiano”

 

ex ilva di taranto - acciaierie d italia

La chiusura dell’Ilva è colpa dei giudici, chirurgici perfino nei tempi. Quindi ora bisognerà ripartire da zero, reinventare il futuro dell’acciaieria di Taranto e servirà una “responsabilità condivisa”. È questo, in sostanza, lo scenario tratteggiato dal governo all’indomani dello stop entro 90 giorni imposto dai magistrati.

 

[…]  L’occasione per ribadire il concetto, adombrando una giustizia a orologeria, è stato il tavolo a Palazzo Chigi tra il sottosegretario Alfredo Mantovano, sindacati, commissari straordinari del siderurgico e i ministri Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Marina Calderone e Tommaso Foti.

 

alfredo mantovano voto al senato sulla riforma della corte dei conti foto lapresse 1

I toni sono stati soft, ma la sostanza del messaggio è cristallina. Per Mantovano c’è stata una “singolare sincronia tra il calendario dell’attività di governo e le decisioni giudiziarie”, mentre Urso ha posto l’accento sul fatto che i magistrati “sapevano che oggi ci saremmo visti per parlarvi della vendita”. […]

 

Invece, ora, c’è da ricostruire tutto: il bando per cedere l’area a freddo, esclusa dal provvedimento che ha imposto la chiusura entro ottobre; il futuro di oltre la metà degli attuali novemila occupati tagliati fuori dalla mini-Ilva che verrà, insieme ad altre migliaia di lavoratori dell’indotto.

 

EX ILVA DI TARANTO - PROTESTE DEI LAVORATORI

Le soluzioni sono tutte da inventare. Al momento, come trapelato, i commissari non hanno ancora chiarito se tenteranno un difficile – c’è chi dice impossibile – ricorso in Cassazione. I tempi, in ogni caso, sarebbero lunghi (tre anni, secondo Urso) e il decreto difficilmente verrebbe sospeso.

 

Bisogna quindi trovare, in una manciata di settimane, soluzioni strutturali dopo 14 anni di crisi irrisolta: “Piano straordinario” è stata una delle espressioni più usate nel faccia a faccia.

 

Con quali risorse? Coinvolgendo chi? La missione impossibile inizierà il 4 agosto con il primo incontro del tavolo tecnico concordato ieri insieme a una sorta di tregua. Fim, Fiom e Uilm – che hanno comunque proclamato 8 ore di sciopero – si confronteranno, insieme anche all’Usb, con i ministri ma nel frattempo non aumenterà la cassa integrazione né partirà lo spegnimento dell’area a caldo.  […]

 

2. EX ILVA, UNA NUOVA GARA PER LA VENDITA IN CAMPO ARVEDI E LA CORDATA ITALIANA

Estratto dell’articolo di Claudia Luise per “La Stampa”

 

adolfo urso all assemblea di confindustria foto lapresse

La chiusura dell'area a caldo imposta dalla Corte d'Appello di Milano costringe il governo a riscrivere la partita dell'ex Ilva. Anche se gli avvocati sono al lavoro, l'ipotesi di un ricorso straordinario in Cassazione viene considerata poco praticabile.

 

[…]  Quindi si va verso lo spegnimento dell'area a caldo dello stabilimento e il primo effetto sarà rivedere i termini della gara di vendita, che non riguarderà più l'intero complesso industriale ma la sola area a freddo. Uno scenario che, secondo quanto emerge da fonti vicine al dossier, potrebbe riaprire la strada a una cordata italiana, con il nome di Arvedi che torna a circolare insieme ad altri operatori siderurgici interessati ai laminatoi e agli stabilimenti del Nord.

 

GRUPPO ARVEDI

Il piano di Arvedi, in particolare, prevedeva proprio lo spegnimento dell'area a caldo, il mantenimento in attività dell'area a freddo e degli stabilimenti del Nord, alimentati con bramme acquistate sul mercato, per poi realizzare nel giro di tre-quattro anni un forno elettrico destinato a ripristinare la produzione dell'acciaio.

 

 All'epoca quel progetto presupponeva una scelta politica di fermare gli altoforni. Oggi, con lo stop imposto dalla magistratura, quella condizione rappresenta invece il nuovo punto di partenza della gara, rendendo teoricamente più percorribile un'iniziativa di questo tipo. […]

 

Il cambio di scenario è stato certificato nel corso dell'incontro di Palazzo Chigi tra governo, commissari e organizzazioni sindacali, convocato inizialmente per discutere la vendita dell'ex Ilva e trasformato dalla decisione dei giudici in un confronto sulle conseguenze della fermata dell'area a caldo.

 

altoforno 1 - stabilimento ex ilva di taranto

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha spiegato che il primo passo sarà «riperimetrare la gara sull'area a freddo», valutando contemporaneamente l'impatto occupazionale e la possibilità di coinvolgere nuovi investitori. «Occorre verificare la possibilità di coinvolgere ulteriori investitori, a partire da quelli italiani», ha affermato […]

 

L'ipotesi nasce dal fatto che, con l'uscita di scena dell'area a caldo, cambia radicalmente il profilo industriale dell'operazione. Secondo fonti industriali, la sola area a freddo ha sempre suscitato maggiore interesse rispetto all'intero perimetro. Nelle precedenti manifestazioni di interesse, infatti, gli impianti destinati alla laminazione e gli stabilimenti del Nord avrebbero raccolto più offerte rispetto all'intero complesso.

 

acciaierie d italia

Alimentata con bramme provenienti da altri produttori, questa parte dell'ex Ilva potrebbe continuare ad avere un mercato e consentire a operatori italiani, eventualmente insieme a partner internazionali, di costruire una proposta industriale.

 

[…]  Restano infatti aperti nodi industriali e logistici che potrebbero scoraggiare eventuali investitori. Il primo riguarda l'approvvigionamento delle bramme necessarie ad alimentare i laminatoi. Il secondo è quello energetico: l'area a freddo è oggi alimentata in larga parte dall'energia prodotta dall'area a caldo e la sua chiusura impone di individuare rapidamente soluzioni alternative.

 

A questo si aggiunge il tema della bonifica dell'area a caldo, destinata a richiedere tempi e risorse significative.

 

altoforno 1 - stabilimento ex ilva di taranto

C'è poi il capitolo occupazionale. La fermata degli impianti rischia di tradursi in migliaia di esuberi - basterebbero al massimo 4 mila persone rispetto alle 9.700 di oggi - e rende inevitabile un confronto con le organizzazioni sindacali. Per questo il governo punta a costruire una posizione condivisa prima di riaprire formalmente la gara. […]

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