katia ricciarelli

“PER I LOGGIONISTI DELLA SCALA ERO LA BAUDOVA, DURANTE LA 'LUISA MILLER' C’È UN SECONDO IN CUI NON DOVEVO CANTARE. LI HO GUARDATI E HO DETTO: CHE DIO VI MALEDICA” – I RICORDI DELLA 80ENNE KATIA RICCIARELLI, DAI TRIONFI AL METROPOLITAN DI NEW YORK AI FISCHI DEL TEATRO MILANESE: “MI CRITICAVANO PERCHÉ ERO GIOVANE E TROPPO POP, TRATTARONO COSÌ ANCHE PAVAROTTI” – “PIPPO BAUDO? ERA UN GRANDE MELOMANE. MI SEGUIVA NEI MIEI IMPEGNI ANCHE ALL’ESTERO. IN QUESTO ERAVAMO IN SINTONIA. SI È TRATTATO DI UN GRANDE AMORE, MA NON MI FATE ENTRARE NELLE POLEMICHE DOPO LA SUA MORTE" – VIDEO

 

Roberta Schira per milano.corriere.it - Estratti

 

Palazzo Stampa di Soncino, via Torino 61, nel cuore di Milano. Le sale del palazzo cinquecentesco ospitano la sesta edizione della Biennale Milano Art Expo, kermesse internazionale d’arte contemporanea curata da Salvo Nugnes: 287 artisti da oltre sessanta Paesi, 349 opere tra pittura, scultura, fotografia, poesia e videoarte. L’edizione 2026 è dedicata all’universo femminile. 

katia ricciarelli

 

L’appuntamento più atteso è con Katia Ricciarelli, che festeggia i suoi ottant’anni, traguardo tagliato il 18 gennaio. Ha scelto di farlo come ha fatto tutto nella vita: senza chiedere il permesso a nessuno. Porte aperte, ingresso libero, il quartetto Notambulus che suona in sottofondo.

 

Chi voleva poteva entrare portando un sorriso, una stretta di mano, un saluto, un fiore. Al termine, la soprano più celebre d’Italia si siede, incrocia le gambe, comincia a raccontare. Partendo non dalla Scala, non dal Metropolitan, non da un altro grande teatro d'opera. Ma da una cucina di Rovigo, dove non c’erano soldi per la carne.

 

Ricciarelli, lei ha cominciato dal niente. Da una fabbrica di giradischi per pagarsi il Conservatorio. Quando ha capito che la sua voce non era un caso ma un destino?

«A otto anni. Nove forse. Cantavo e sentivo le emozioni che creavo. Già a quell’età capivo una cosa: se non hai qualcosa dentro che fa venire la pelle d’oca al pubblico, non c’è niente. Non c’è tecnica, non c’è scuola, non c’è niente».

 

pippo baudo katia ricciarelli villa santa tecla

(...)

In casa eravate in quattro: lei, le sue due sorelle, e mamma. Non c’era un uomo, un papà. Nel Dopoguerra, a Rovigo, non dev’essere stato semplice.

«Ci guardavano con pregiudizio. Ma mia madre era una donna con le palle, scriva proprio così. Mio padre era stato molto cattivo con lei. Aveva promesso di sposarla, ma era una bugia: quell’uomo aveva già una moglie e un figlio. In seguito, pretese di conoscermi, di frequentarmi. Mamma non gliel’ha mai permesso».

 

katia ricciarelli

L’ha mai incontrato?

«Una volta sola, per caso. Avevo dieci anni. Le dame di San Vincenzo mi mandarono a cantare in un ospedale, ero la bambina prodigio che cantava per i malati che non potevano muoversi. Lui era lì. Sono finita in una foto con lui senza sapere chi fosse. Quella fotografia è l’unica che ho di mio padre».

E il padre delle sue sorelle?

«Era il marito della mamma. Se n’era andato in Russia per la guerra, da volontario, ha lasciato la moglie con due figlie. L’abbiamo dato per disperso. Ma chi lo sa se poi non si è magari sposato un’altra volta? Questo punto di domanda resta dentro».

Dice «dentro» e si tocca il petto. Due padri assenti, due storie diverse, la stessa ferita. Ma la voce non trema.

 

Al Conservatorio di Venezia qualcuno la definì «la nuova Callas». Il paragone con la Divina può essere un complimento o una condanna.

«Mia madre la prese malissimo. Ero al Conservatorio, avevo vinto il concorso intitolato a Verdi, e quando qualcuno parlò di me come nuova Callas lei si arrabbiò molto e disse: "È semplicemente mia figlia". Non le piacevano le esagerazioni.

katia ricciarelli pippo baudo

 

Poi arrivò la Scala. Che non è stata tenera con lei.

«Non c’è mai stato un buon rapporto. L’unico teatro al mondo, credo, diviso in grandi fazioni, in tifoserie. Ero una ragazzina. Dicevano che ero troppo giovane. Ma anche i grandi nomi, tipo Pavarotti, li avevano contestati per lo stesso motivo».

 

Era il 1973, la Suor Angelica di Puccini. Aveva ventisette anni.

«Stava andando tutto bene. Dopo l’aria "Senza mamma" ci fu anche l’applauso. Poi qualcuno gridò "Divina!" e alla Scala dire Divina evoca subito la Callas. Fu l’appiglio per i contestatori. Sono stata trent’anni senza riascoltare quella registrazione. Poi l’ho fatto, ho pianto. E ho detto: disgraziati, era così bella. Perché non l’hanno capito?».

katia ricciarelli a verissimo 1

Sedici anni dopo, la Luisa Miller. Lì successe qualcosa che è rimasto nella leggenda della lirica.

«Nel 1989 sono venuti a contestarmi di nuovo. Stavolta perché avevo sposato Pippo Baudo: la coppia nazional-popolare, dicevano. Ero la Baudova. Determinata, tenevo botta. In fondo all’opera sono in ginocchio, all’ultima preghiera, faccio il segno della croce. C’è un secondo in cui non dovevo cantare. Ho guardato il loggione e ho detto: che Dio vi maledica».

 

Alcuni credevano che facesse parte del libretto di Cammarano.

«Esatto. Non è la cosa più bella che ho cantato, ma è la più sincera».

Però lei dice una cosa sorprendente: quei fischi le hanno fatto bene.

«Se quei disgraziati sapessero il bene che fanno a certe persone come me. Io mi reputo una persona intelligente. Volevo fare questa carriera e sapevo che non c’era motivo di contestare. Tu puoi dire "Vabbè, è giovane", ma non puoi spezzare le gambe a un ragazzo subito. Però è stato uno stimolo. Quando ti fanno così, ti fanno del bene. In quella Scala non sono più tornata. Ma sono andata dappertutto, nei più grandi teatri del mondo».

 

Di Pippo Baudo tutti conoscono il presentatore. Lei racconta un uomo diverso. È morto il 16 agosto scorso e nessuno l’ha avvisata.

nozze d oro clemente mastella sandra lonardo casini ricciarelli piantedosi

«Amava molto la musica. Suonava il pianoforte e si divertiva ad accompagnarmi. Era un grande melomane. Mi seguiva nei miei impegni anche all’estero. In questo eravamo in sintonia. Si è trattato di un grande amore, ma non mi faccia entrare nelle polemiche dopo la sua morte».

 

Un bel ricordo di Milano?

«Tutto. Per me qui è stato tutto bello. Anche la miseria, perché c’era l’armonia tra di noi. Mia mamma, le mie sorelle ed io. Vivevamo al Lorenteggio. Lasciata Rovigo, la mamma aveva finalmente avuto un posto da bidella, per lei era una cosa incredibile. Mia sorella si è sposata, non avevano macchine, niente, andavano in bicicletta. E quando non c’erano i soldi per la carne, la mamma faceva gli gnocchi con la cannella, un po’ di burro, un po’ d’olio».

alberto sordi katia ricciarelli

E oggi cosa mangia Katia Ricciarelli?

«La carne sempre meno. Mi piacciono gli gnocchi perché mi ricordano l’infanzia. Se mangio un po’ di pasta non mangio il secondo. Bisogna dosare. Però io sono per la cucina povera. Non tradizionale: proprio povera».

 

Ha cantato in Inghilterra, Francia, Austria, Germania, Stati Uniti. Settantacinque ruoli, i più grandi direttori del Novecento. C’è un rimpianto?

«L’unica cosa che non ho avuto è stata un figlio».

 

Adesso però insegna. Fa nascere le voci degli altri.

katia ricciarelli pippo baudo 4

«Ho un’accademia a Bardolino, sul Lago di Garda. E una a Matera: una scuola a nord, una a sud. Bisogna incoraggiare i giovani, ma anche fargli capire i suoni. Non puoi cantare facendo buchi tra una sillaba e l’altra. Le vocali devono scorrere, mescolarsi. Ave Maria… (e la intona dolcemente), capisci? Dev’essere un flusso. Senza interruzioni».

Una delle sue sorelle oggi vive in una Rsa, al Lorenteggio. Lo stesso quartiere della giovinezza.

«Anna. Non parla più. L’altra è morta ancora giovane, in un incidente stradale».

 

E quando va a trovare Anna?

«Vado lì e le dico: Anna, ti ricordi? E le canto. "Tutti Frutti", il celebre rock di Little Richard, o cose così. Mia sorella mi guarda, come se capisse, muove le spalle. E un po’ si riprende».

 

Si ferma un istante. Poi aggiunge, come se stesse parlando a se stessa.

«La musica fa miracoli. È un linguaggio universale. Chi vive senza musica non può capirlo. Per me è tutto, è armonia universale». Ricciarelli disse una volta: «Sono nata per stupirvi». E a ottant’anni, in una giornata milanese, non ha ancora smesso. 

 

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