angela merkel ulrich siegmund alice weidel

LE LACRIME DI COCCODRILLO DI ANGELA MERKEL – L’EX CANCELLIERA DICE DI AVERE IL CUORE CHE SANGUINA DOPO IL TRIONFO DI AFD IN SASSONIA ANHALT MA DEVE FARE AUTOCRITICA VISTO CHE NEL DISASTRO DEI DEBITI SOVRANI RIFIUTÒ QUALUNQUE IPOTESI DI MUTUALIZZAZIONE – MASSIMO GIANNINI: “L’ESTABLISHMENT TEDESCO È SCONVOLTO, LE CLASSI DIRIGENTI DELL’UNIONE TREMANO. L’ONDA NERA PUO’ TRACIMARE OVUNQUE MA NESSUNO È SENZA PECCATO, DI FRONTE ALLA CRESCITA IMPETUOSA DELLA MALAPIANTA ULTRA-NAZIONALISTA DI QUESTI DECENNI, ANNAFFIATA DA TRUMP E DA PUTIN" - "ADESSO È PIÙ DIFFICILE INVOCARE IL “CORDONE SANITARIO”. BISOGNAVA MUOVERSI PRIMA. E BANDIRE UN PARTITO NON ELIMINA LE RAGIONI CHE HANNO PORTATO MILIONI DI PERSONE A VOTARLO…”

Massimo Giannini per repubblica.it - Estratti

 

ANGELA MERKEL E IL SUO RITRATTO

“Le lacrime di Angela” sarebbe un bel titolo per un romanzo. E invece il cuore della Merkel che sanguina dopo il trionfo dell’Afd in Sassonia-Anhalt non è letteratura, ma un frammento di Storia che certifica il kaos. L’anno zero della Germania, l’eclissi dell’Europa, la crisi delle democrazie liberali. Per una statista come lei — venuta dall’Est, cresciuta nella Cdu di Kohl e nutrita dal mito di Adenauer, di cui ha sempre custodito in ufficio il ritratto dipinto da Kokoschka — vedere il suo popolo sedotto dal canto delle sirene di un partito neo-nazista è uno shock esistenziale, prima che un trauma politico.

 

L’establishment tedesco è sconvolto, le classi dirigenti dell’Unione tremano: se rompe gli argini lì, l’onda nera può tracimare ovunque. Ma l’inquietudine delle élite è direttamente proporzionale alla loro inettitudine. Non possono dire che non l’hanno vista arrivare: quell’onda sale da un pezzo, ingrossata dalle correnti del disagio e del rancore, della paura e dell’insicurezza. Hanno creduto di surfarla con la tavola usurata delle normative e delle direttive, dei regolamenti e dei consigli europei. E sono caduti.

 

alice weidel Ulrich Siegmund e Tino Chrupalla

Siamo grati a Emma Bonino, che all’Europa federale e solidale ha sacrificato la vita e per il più mancino dei tiri ci lascia proprio nei giorni più bui dell’Occidente. E siamo grati a Mario Monti, che a Cernobbio ha messo in riga il generale e ora invita chi teme il ritorno delle dittature e delle persecuzioni razziali a battersi per sventare gli orrori del Novecento.

 

Ma prima chiede una profonda autocritica al “campo europeista”. Compresa la Merkel, che nel disastro dei debiti sovrani rifiutò qualunque ipotesi di mutualizzazione. Nessuno è senza peccato, di fronte alla crescita impetuosa della malapianta ultra-nazionalista di questi decenni, annaffiata da Trump e da Putin.

 

angela merkel helmut kohl

(…) E durante il crack Lehman e poi della Grecia l’unica risposta è stata l’austerità: tasse e tagli alla spesa sociale. Il rentier si è arricchito, il ceto medio si è proletarizzato tra stangate fiscali, deflazioni salariali, tracolli industriali. I cittadini si sono sentiti traditi dai governi che “salvano solo le banche” e dalla Ue che “impone solo sacrifici”. Così, impauriti e impoveriti, hanno trovato i loro capri espiatori: l’immigrato che viene a rubargli casa e lavoro, Bruxelles che invece di tutelarli li affama.

In questo brodo di coltura hanno sguazzato le destre estremiste, curando col veleno un malessere reale. Mentre interi blocchi sociali emarginati e orfani dei partiti di massa costruiscono castelli di rabbia, l’Internazionale Sovranista gli smercia “protezione” dallo straniero, “nazione” come entità naturale di sangue e di suolo, “tradizione” come recupero della triade identitaria dio-patria-famiglia.

 

È successo due anni fa in America, al forgotten man bianco del Midwest che ha creduto di nuovo nel tycoon di Mar-a-Lago, ora pronto a ricomprarselo per 5 mila dollari. È successo sei giorni fa in Germania, dove crollo dell’auto, stipendi bassi e invecchiamento della popolazione sono diventati terra di conquista per una forza politica che traveste Hitler da Bismarck, vuole remigrare 20 milioni di stranieri e classi ghetto per i disabili, grida basta sensi di colpa per l’Olocausto.

 

angela merkel helmut kohl

Merz da neo-cancelliere aveva giurato “prosciugherò i consensi dell’Afd”: ne ha solo scimmiottato la foga sciovinista e xenofoba, come del resto hanno fatto altri governi. Usi a liquidare tutte le istanze popolari come populismi. E ora disposti, per non perdere voti, a cedere metri di territorio politico, valoriale e culturale a capi-fazione abilissimi a spacciare l’odio per “interesse nazionale”. L’ultimo è il nazional-futurista Vannacci, che strattona il tailleur di Meloni, urlando come Giorgia prima di Palazzo Chigi.

 

Adesso è più difficile rievocare lo spirito di Monaco e invocare il Brandmauer, “cordone sanitario” che in passato ha permesso di bandire le formazioni che non si riconoscono nella Costituzione. Bisognava muoversi prima. Oggi le famiglie popolari e socialiste sembrano incapaci di offrire alle opinioni pubbliche proposte alternative alle proteste. Irrinunciabile il sostegno all’Ucraina, ma non si vive di soli cannoni se non c’è anche il burro.

 

angela merkel birra

E come sostiene Yves Mény, bandire un partito non elimina le ragioni che hanno portato milioni di persone a votarlo. Il 9 novembre di due anni fa il presidente della Repubblica Federale, Frank-Walter Steinmeier, tenne un discorso memorabile. Lo riassumo. “Mai come oggi la nostra democrazia è sotto attacco”, disse. “Populisti ed estremisti deridono le istituzioni democratiche, avvelenano i nostri dibattiti, traggono profitto dalla paura… Dobbiamo agire, la Legge fondamentale ci dà strumenti per proteggere la nostra libertà…

 

friedrich merz dopo la vittoria di afd in sassonia anhalt foto lapresse

Lo stato di diritto non deve cedere… le autorità locali, la polizia, le forze armate, gli insegnanti nelle scuole e i professori universitari, tutti devono difendere i nostri valori, giorno dopo giorno…”. Ammonì i partiti centristi: “La lezione di Weimar insegna: non può esserci alcuna cooperazione politica con gli estremisti, né al governo né in Parlamento…”. Chiuse con un appello: “L’estrema destra ci attira col dolce veleno della rabbia e del nazionalismo, con la promessa di una leadership autoritaria… Ma sono solo menzogne… Noi invece abbiamo così tanto da offrire in risposta: abbiamo il diritto, la libertà, l’umanità, la cultura…

friedrich merz dopo la vittoria di afd in sassonia anhalt foto lapresse

 

Non rinunciamo mai a ciò che ci definisce… Ciò di cui ora abbiamo bisogno sono democratici attivi, che parlino in Parlamento, alla partita di calcio, al pub, a scuola, alla fermata dell’autobus, al lavoro… È tutto nelle nostre mani: non perdete la speranza, non perdete la pazienza con la democrazia…”. Non hanno ascoltato neanche lui. Ed ora siamo qui, alle lacrime di Angela. Pure le sue, lacrime di coccodrillo.

POPOLO AFDadolf hitler e la vittoria di afd in sassonia anhalt – vignetta di vukicafd vince le elezioni in Sassonia AnhaltAlice weidel Ulrich Siegmund - afd POPOLO AFD

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