IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - ADDIO A EVA MARIE SAINT, UNA DELLE ULTIME GRANDI PROTAGONISTE DELLA EPOCA D'ORO DI HOLLYWOOD - L'ATTRICE, PREMIO OSCAR PER “FRONTE DEL PORTO” E INDIMENTICABILE INTERPRETE DI “INTRIGO INTERNAZIONALE” DI ALFRED HITCHCOCK, SI È SPENTA NELLA SUA CASA DI LOS ANGELES PER CAUSE NATURALI A 102 ANNI - FU ELIA KAZAN A SCOPRIRLA A BROADWAY E A SCEGLIERLA NEL 1954 PER “FRONTE DEL PORTO”, AFFIDANDOLE IL RUOLO DELLA GIOVANE EDIE DOYLE ACCANTO A MARLON BRANDO. IL DEBUTTO CINEMATOGRAFICO LE VALSE SUBITO L'OSCAR COME MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA E LA CONSACRÒ TRA I NUOVI VOLTI DEL CINEMA AMERICANO…
Marco Giusti per Dagospia
eva marie saint con il premio oscar
Se ne va a 102 anni Eva Marie Saint, forse l’ultima grande star di Hollywood, bionda, bellissima, elegante, vera, intelligente. una delle poche attrici che seppe passare dalle scene dell’Actor’s Studio, dalla impostazione di Stella Adler ai set di Alfred Hitchcock, Fred Zinnemann, Vincente Minnelli. Una delle poche in grado di poter recitare con Marlon Brando e Bob Hope, Cary Grant e Montgomery Clift, Gregory Peck e Alan Arkin, Warren Beatty e George Segal con la stessa grazia. Siamo stati tutti innamorati di lei come Edie Doyle in “Fronte del porto” di Elia Kazan, il suo primo film, a fianco di Marlon Brando, per il quale venne premiata con un Oscar da non protagonista che le aprì le porte di Hollywood e le spianò una carriera fulminante.
eva marie saint con marlon brando in fronte del porto
«Perfetta... era semplicemente perfetta. Tutti la amavano, specialmente io!», disse Elia Kazan, che la preferì a Elizabeth Montgomery. Due giorni dopo l’Oscar nacque Laurette, la prima dei suoi due figli avuti con un marito, il produttore e regista tv Jeffrey Hayden che passerà con lei 65 anni di matrimonio. “Una felice combinazione tra un a buona madre e un’attrice di classe”, la descrisse Louella Parsons. Ma quello che stupiva di Eva Marie Saint era la sua naturalezza.
Perfino la sua eleganza a fianco di Cary Grant nel capolavoro di Hitchcock, “Intrigo internazionale”, sembrava il frutto sì delle cure del regista, che le impose personalmente un certo glamour sofisticato, trucco leggero, abiti che lui aveva scelto, ma anche della sua eleganza naturale.
Del non sentirsi, vicino a una star come Cary Grant, che si muoveva come nessun attore si è mai mosso a Hollywood, assolutamente meno di lui. Non perderà mai questa qualità. Come non perderà mai la dote di non percepire in lei nessun tipo di sforzo recitativo. Ma con Hitchcock ottiene un glamour che prima non possedeva. “Quando andai a New York per diventare attrice”, dirà, “non volevo che si dicesse di me è bella ma non sa recitare. Così forse spinsi troppo sull’aspetto recitativo.
Adesso che sento che non devo provare più niente a nessuno, non ho più paura del glamour”. Nata nel 1924 nel New Jersey a Newark, da Eva Marie Rice e John Merle Saint, studia alla Bowling Greenstate University con l’idea di diventare insegnante. Si sposta appunto a New York con l’idea di diventare attrice. Studia all’Actor’s. Ma dal 1947 al 1955 farà di tutto in televisione per mantenersi, a cominciare dalla comparsa che batte le mani negli show a decine e decine di pubblicità.
Elia Kazan e il produttore Sam Spiegel la vedono recitare a Broadway in “The Trip to Beautiful" e la scelgono come Edie Doyle per “Fronte del porto” con Marlon Brando, Rod Steiger e Lee J. Cobb. Vince un Oscar nel 1955 che le darà il successo immediatamente. La troviamo nella commedia con Bob Hope “Quel certo non so che” (That Certain Feeling) di Melvin Frank e Norman Panama. Più impegnativo il ruolo nel dramma “Un cappello pieno di pioggia” ("A Hatful of Rain", 1957) diretta da Fred Zinnemann, scritto da Alfred Hayes e Carl Foreman dalla commedia di Michael V. Gazzo con Anthony Franciosa, Don Murray e Henry Silva, sulla dipendenza dalla morfina. Anche qui è l’unica donna in un set di maschi.
Se Franciosa e Silva riprendono i ruoli che avevano a teatro, quello di Eva Marie Saint era interpretato da Shelley Winters. Più complesso il set di “L'albero della vita” (“Raintree County”, 1957), diretto da Edward Dmytryk con Liz Taylor e Montgomery Clift, che ebbe un terribile incidente d’auto durante la lavorazione. Due ani dopo arriva “Intrigo internazionale” (“North by Northwest”) di Alfred Hitchcock con Cary Grant e James Mason, dove Eva Marie Saint dominerà la scena con un glamour che in effetti non le conoscevamo.
eva marie saint con cary grant
Negli anni ’60 la troviamo nel kolossal “Exodus” (1960) di Otto Preminger con Paul Newman, in “E il vento disperse la nebbia” (“All Fall Down”, 1962) di John Frankenheimer, che la vorrà anche in “Grand Prix” con Yves Montand e James Garner. Sceglie spesso di rimanere a casa con i figli piuttosto di fare film anche in inutili. Per due anni, prima di “36 Hours” di George Seaton con James Garner e Rod Taylor, non girerà nulla, dedicandosi alla famiglia. In “Castelli di sabbia” (“The Sandpiper”, 1965), diretto da Vincente Minnelli, scritto da Dalton Trumbo e Michael Wilson recitata con Liz Taylor e Richard Burton.
Ma non è un film troppo riuscito. Meglio lo scatenato “Arrivano i russi, arrivano i russi” (“The Russians Are Coming the Russians Are Coming”, 1966) diretto da Norman Jewison, la sua seconda commedia, dove recita con Carl Reiner, Alan Arkin e John Phillip Law. Cambia completamente registro nel western-thriller diretto da Robert Mulligan “La notte dell'agguato” (“The Stalking Moon”, 1968), dove è la donna di un capo indiano difesa da Gregory Peck.
Era un film maggiore “Loving - Gioco crudele” (1970) di Irvin Kershner con George Segal come suo marito, illustratore in crisi, Sterling Hayden, Keenan Wynn. Grande fan del film Pauline Kael scrive sul “New Yorker” che “Eva Marie Saint offre una straordinaria interpretazione in quello che potrebbe essere stato un cliché... Miss Saint ci fa vedere che la moglie non si fa molte illusioni su suo marito o su se stessa. Sa cosa le succederà se lui se ne va; non può fare altro che cercare di resistere, ed è una posizione umiliante...”.
Torna a lavorare con Bob Hope in “Prenotazione annullata” (1972) di Paul Bogart. In realtà scompare dal cinema per un bel po’. Forse è considerata un’attrice non più giovane, forse si allontana anche lei. Torna con ruoli di madre in una commedia come “Niente in comune” (“Nothing in Common”, 1986) di Garry Marshall dove è la mamma di Tom Hanks. La troviamo poi in film del tutto diversi, “Sognando l'Africa” (“I Dreamed of Africa”, 2000) di Hugh Hudson, “Non bussare alla mia porta” (“Don't Come Knocking”, 2005), di Wim Wenders, dove è la mamma di Sam Shepard, in “Superman Returns” (2006) di Bryan Singer. Il suo ultimo film è il recente “Storia d'inverno” (“Winter's Tale”, 2014) di Akiva Goldsman che la vede a fianco di Colin Farrell.






