tullio pericoli

LA BELLA ETA’ DI TULLIO PERICOLI: 90 ANNI DA RACCONTARE! "LA COSA CHE VORREI MANTENERE FINO ALLA FINE È LA VOGLIA DI ALZARMI LA MATTINA DAL LETTO E DI VENIRE QUI IN STUDIO A DIPINGERE" – IL PITTORE E DISEGNATORE SI RACCONTA IN UN MEMOIR: I RITRATTI, IL PAESAGGIO, IL METODO DI LAVORO E LA VECCHIAIA – ANTONIO GNOLI: “CREDO DI INTUIRE PERCHÉ DA ANNI ABBIA RINUNCIATO AL VOLTO E TRASCORRA TUTTO IL TEMPO IN STUDIO A DIPINGERE PAESAGGI. HO IL SOSPETTO CHE EGLI VEDA SOPRATTUTTO L’OMOLOGAZIONE DELLE FACCE, LA LORO INTRISTITA BANALIZZAZIONE. QUALCOSA CHE AVEVA GIÀ INTUITO PASOLINI. EPPURE, NON E' UN LIBRO TRAGICO. NULLA SEMBRA RALLEGRARE PERICOLI PIÙ DELL’IDEA CHE LA VECCHIAIA CI POSSA ESSERE AMICA…”

Antonio Gnoli per repubblica - Estratti

 

tullio pericoli

Provo a immaginare l’infanzia come il mito della nostra memoria. Non le gesta di Achille, Ettore o Ulisse ma quelle che hanno contribuito a scuotere e meravigliare il nostro io bambino. Su questo sfondo remoto si staglia la vecchiaia con ciò che resta di quel mito che non smette di interpellarci. Ho letto con questa fascinazione La bella età (Adelphi) che Tullio Pericoli ha scritto quasi allo scadere dei 90 anni – il 2 ottobre – come fosse una preghiera laica innalzata al tempo della nascita e del compimento.

 

Come se tutto quello che oggi gli accade si permei di una gioia rara, frutto di una grazia tardiva e imprevista. Nel libro (...) descrive il tavolo, dove abitualmente lavora, come un regno magico abitato da pennelli, matite, colori, inchiostri.

 

TULLIO PERICOLI COVER LIBRO

Un paese, che sonnecchia tra le nuvole, che l’artista racconta con una punta di malinconia: «Riflettere a quella età sul tempo della vita sa di commiato e questo generalmente non dà piacere», scrive pensando a quegli oggetti che sono tutt’uno con la mano e lo sguardo che li guidano. Sono anch’essi destinati a invecchiare. Giorgio Morandi seppelliva, con un atto di pietà religiosa, i pennelli consumati che non utilizzava più. Pericoli li conserva nella memoria come un bambino conserverebbe i giocattoli che ha amato.

 

La bella età reca come sottotitolo: “Note di lavoro”. Esse costituiscono il punto culminante di una vita attiva nella quale non può mancare la riflessione sul ritratto e il paesaggio. I volti che l’artista ha disegnato negli anni rivelano qualcosa di definitivo che il volto ignora: «Il mio volto mi è estraneo», confessa Paul Valéry. Con il registro dell’estraneità Pericoli legge la contemporaneità.

 

Singolare che il territorio più esposto e visibile richieda una mano e uno sguardo esterni per essere svelato. Darwin studiò a lungo il volto animale e umano tracciando la continuità emotiva nel passaggio evolutivo dall’uno all’altro. Ciò che lo scienziato non poteva cogliere era la resistenza umana a riconoscere nel volto quella parte sommersa di sé che Pericoli intende “spiare”. 

tullio pericoli

 

(...)

 

L’artista non disdegna il tradimento. Ai buoni sentimenti preferisce il chiaroscuro della vita, le ambiguità che l’attraversano, i difetti che la segnano. Senza la tormentata potenza del segno non si otterrebbe quel non so che la cui presenza ha origine da qualche profondità dell’umano. Da quel recesso risale la linea, la cui natura imprevedibile è di non essere mai lineare. Mai realmente misurabile. L’immisurabile è così l’altra componente del volto. Parole come “ambiguo”, “dolce”, “fermo”, “orgoglioso”, “sprezzante”, “volitivo” non potrebbero giustificarne i tratti se non appartenessero al suono dell’immisurabile.

 

 

Come immisurabile ci appare il paesaggio di Pericoli. Non fidatevi delle cornici, i paesaggi che disegna hanno la forza sfuggente dell’infinito. Credo di intuire perché da anni abbia rinunciato al volto e trascorra tutto il tempo in studio a dipingere paesaggi. Ho il sospetto che egli veda soprattutto l’omologazione delle facce, la loro intristita banalizzazione. Qualcosa che aveva già intuito Pasolini, quando nei volti dell’Italia del benessere, nelle facce del senso comune, scorgeva il naufragio del sacro.

 

ITALO CALVINO VISTO DA TULLIO PERICOLI 2

Della vecchiaia constatiamo gli effetti e ne fronteggiamo gli inconvenienti. Ma non siamo noi a parlare alla vecchiaia, spesso è lei a parlarci attraverso il corpo. Eppure, nulla sembra rallegrare Pericoli più dell’idea che la vecchiaia ci possa essere amica. Intendiamoci, La bellaetà non è un libro ottimista. Ma non è neppure un libro tragico. La vecchiaia non ha incattivito l’autore.

 

C’è nel libro un fraseggio di pensiero che richiama il senso di insoddisfazione nell’artista che si illude di scoprire una verità a lungo cercata. Ma quel “pesciolino d’oro”, una volta pescato, lascia in realtà il desiderio inappagato. Su ogni gesto artistico, sembra dirci Pericoli, si allunga l’ombra del fallimento.

 

Dopo aver dipinto un paesaggio monta spesso la scontentezza. Affiora il rammarico per tutto quello che l’artista non è riuscito a catturare: i colori del buio, il fruscio delle foglie, la consistenza della terra, i suoni, le voci, i rumori. Ma non è proprio l’inconfessabile scontentezza a sancire il rinvio di ogni padronanza artistica per trovare nell’insoddisfazione la suprema soddisfazione?

 

tullio pericoli 2

Immagino Pericoli mentre scrive le “note di lavoro”. Egli conosce il valore delle parole, le tratta con la stessa naturalezza con cui tratterebbe un pennello o un colore. Ne assapora le sfumature. È questa consapevolezza acquisita che rende L’età bella un libro ispirato a un’idea di amore: «le cose che si dipingono si amano». Come le parole che estendono il loro incantamento fin dentro il sogno della fine.

 

Il libro si chiude mettendo in scena una piccola conversazione con Enrico Regazzoni. L’artista dice: «La cosa che vorrei mantenere fino alla fine è la voglia di alzarmi la mattina dal letto e di venire qui in studio a dipingere». Non è abitudine, ma fedeltà a un luogo, a un riparo, a una tana. A un sogno appunto. A quel piccolo regno incantato ancora in grado di fermare il tempo quando infanzia e vecchiaia si scoprono felicemente simili.

antonio gnoli foto di bacco (2)tullio pericoli ITALO CALVINO VISTO DA TULLIO PERICOLIsamuel beckett disegnato da tullio pericoliumberto eco disegnato da tullio pericoli 1RITRATTO DI UMBERTO ECO TULLIO PERICOLItullio pericoli - autoritrattoRITRATTO DI UMBERTO ECO TULLIO PERICOLI 12antonio gnoli foto di bacco

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