IL CINEMA DEI GIUSTI – “ARTIFICIAL” DI LUCA GUADAGNINO È IL FILM GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO SU UN TEMA SPAVENTOSO, L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, E UN MONDO ALTRETTANTO SPAVENTOSO, QUELLO DEI GENI RAGAZZINI DELLA TECH - IL FILM, CHE PARTE COME RICOSTRUZIONE PRECISA DEL MONDO IN FERMENTO DEI GENI DELLA SILICON VALLEY, DIVENTA COSTRUZIONE QUASI WESTERN, DI UN DUELLO FINALE INEVITABILE TRA IL BENE E IL MALE. E SE IL BENE È FACILE VEDERLO NEL PERSONAGGIO DI ILYA SUTSKEVER, L’UOMO CHE NON SA CHE DIRE LA VERITÀ, IL MALE SI RIVELA NELLA GAY QUEEN DI SAM ALTMAN - IL PUBBLICO LO AMERÀ. GLI ATTORI SONO TUTTI STREPITOSI. I TITOLI DI CODA FINALI CON LE CANZONI DI DAMON ALBARN SONO UN FILM NEL FILM - LA CRITICA AMERICANA LO STA ESALTANDO COME “IL MIGLIOR FILM DIRETTO DA LUCA GUADAGNINO NEGLI ULTIMI DIECI ANNI”… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
ANDREW GARFIELD E YURA BORISOV IN ARTIFICIAL DI LUCA GUADAGNINO
La presentazione al New York Film Festival è stata un trionfo con tanto di concertino introduttivo di Damon Albarn, la critica americana lo sta esaltando come “il miglior film diretto da Luca Guadagnino negli ultimi dieci anni”, “il vero sequel di The Social Network” (“Variety”), “Tra i suoi film migliori: il suo umorismo asciutto ci mette in uno stato di rilassato godimento, prima che la spada cali sulla spaventosa realtà che ci troviamo ad affrontare” (“The Hollywood Reporter”). 92% di gradimento sul sito Rotten Tomatoes.
I commenti su Letterbxd sono tutti entusiastici, “ciò che amo di lui è che fa sempre le scelte che non ti aspetteresti mai facesse”, “il film più gay di Guadagnino”, “fa quello che i critici che hanno stroncato Digger avrebbero voluto vedere in Inarritu”. Ecco.
“Artificial”, diretto da Luca Guadagnino, scritto da Simon Rich del Saturday Night Live e di “Inside Out”, prodotto e poi ripudiato da Amazon quando si è legata a filo doppio a OpenAI e a Sam Altman, distribuito da Neon il 25 dicembre con grande lancio per gli Oscar, ma da noi uscirà a metà gennaio, ha già vinto la sua battaglia per risollevare le sorti del suo regista dopo gli insuccessi di “Queer” e “After the Hunt”.
ANDREW GARFIELD IN ARTIFICIAL DI LUCA GUADAGNINO
Ma, soprattutto, “Artificial”, è il film giusto al momento giusto su un tema spaventoso, l’intelligenza artificiale, e un mondo altrettanto spaventoso, quello dei geni ragazzini della Tech, che ha un passato, gli ultimi vent’anni, e dei personaggi degni di un trattamento epico, un presente che abbiamo sotto gli occhi e un futuro, ahimé, che non può che spaventarci a morte.
E che sembra non riguardare eticamente i ragazzi che lo hanno svelato e che non hanno nessun desiderio di fermarlo. Un film su una rivoluzione e uno scontro sanguinario mentre si sta combattendo. Più simile a “Naza”, per quanto strano possa sembrare, che a “Digger” di Alejandro G. Inarritu, che tratta parte degli stessi temi, il potere e la rapacità, senza perdere mai il contatto con la ricerca dell’umanità dei suoi personaggi e addolcire l’orrore con l’ironia.
andrew garfield in artificial di luca guadagnino
Per vent’anni il genio Ilya Sutstkever, interpretato dal favoloso Yura Borosov (“Scompartimento 6”, “Anora”), a differenza degli americani, incapace di mentire, assieme al suo mentore, il professor Geoffrey Hinton, Mark Rylance, che passa da citazioni di William Blake a quelle di Bob Dylan, poi all’Elon Musk spaccone di Ike Berivholtz, al luciferino investitore Sam Altman di Andrew Garfield, a Dario Ambrosi, alla ambigua Mira Murati di Monica Barbaro, lavora su un progetto che porterà all’AI con una visione utopica dell’invenzione e di quello che potrà fare nel futuro.
Quella di far del bene, di sconfiggere le malattie, il cancro, aiutare l’umanità. Ma, ben sappiamo, che dalla scoperta del fuoco alla costruzione del mostro di Frankenstein, aprire il vaso di Pandora, liberare Prometeo può essere letale. Il mondo può non essere pronto. E non tutti si muovono con la stessa idea no-profit. Anzi.
Come dice lo stesso Luca, «Questa è l'esplorazione più profonda dell'interazione tra persone in cui manca totalmente il desiderio, ma è presente un desiderio assoluto di prevalere; la cosa mi ha affascinato molto.»
artificial di luca guadagnino 4
Il film, che parte come ricostruzione precisa del mondo in fermento dei geni della Silicon Valley, una traccia che va dalla Toronto dove si muovono solo Sustskever e il professor Hinton, alla San Francisco di Sam Altman e Greg Brockman, e che ci rimanda, cinematograficamente al doppio (non AI) di Kim Novak in “Vertigo” di Alfred Hitchcock, diventa presto la costruzione quasi western, alla Anthony Mann, di un duello finale inevitabile tra il Bene e il Male, tra un personaggio che ha capito come può sfruttare col capitalismo (muskiano/trumpiano) la scoperta, il bottino – l’oro, e un altro che vuole salvare la sua scoperta in nome di una morale utopica.
artificial di luca guadagnino 5
Una morale che ci riporta alla grande rivoluzione giovanile sessantottina, che è poi il mondo di Hinton, quello precedente, dove le rivoluzioni dovrebbero portare il popolo al potere. Marxianamente. Ma nel mondo capitalista e ormai post-AI di Elon Musk e Sam Altman non esiste morale, non esiste un popolo. Solo greed, rapacità.
Ma già questo diverso sfruttamento dell’AI e della tecnologia, che ha in sé una totale contraddizione, perché si trascina dietro l’idea di un mondo sempre più connesso contro uno dove l’uomo è sempre più isolato grazie proprio alla connessione, non può fare a meno di portarci a una tensione continua narrativa della storia. Dove qualcuno, il male o il bene, dovrà prevalere.
artificial di luca guadagnino 3
E se il bene è facile vederlo nel personaggio di Ilya Sutskever, l’uomo che non sa che dire la verità, il male si rivela nella gay queen di Sam Altman, costruito da Andrew Garfield come risposta tossica queer alle dinamiche della mascolinità, un simil Pinocchio spielberghiano (“A.I”) che da ragazzo si trasforma in burattino dell’invenzione che sta sviluppando.
Ma, sappiamo da come sono andate le cose, e dallo strapotere che ha oggi OpenAI anche all’interno dell’industria cinematografica, che il tentativo eroico di Ilya di distruggere il Male, cioè di allontanare da Ceo l’amico/nemico Sam Altman, sempre più Norman Bates, non potrà che fallire. Se “The Social Network” era un film su uno stronzo, questo è un film su Anti-Cristo”, ho letto.
artificial di luca guadagnino 2
Guadagnino ha dato vita con “Artificial” al grande horror/western del Duemila, un film che deve raccontarci quello che viviamo mentre lo viviamo in attesa di chissà quale futuro. Il pubblico lo amerà. Gli attori sono tutti strepitosi. I titoli di coda finali con le canzoni di Damon Albarn sono un film nel film. Guadagnino, come ho letto tra le critiche, è “al top del suo gioco”.
