"CONTAMINARE TUTTO CON INUTILI TALK SHOW PORTA AL DISASTRO" - ALDO GRASSO SUL NUOVO PROGRAMMA "PATÙ - LA PASSIONE DELLE IDEE" CHE, SU RAI2, RACIMOLA ASCOLTI MISERI: "LA 'PASSIONE DELLE IDEE' RICHIEDEREBBE MENO FREQUENTATORI ABITUALI DELLO SCHERMO (E PIÙ PERSONE CAPACI DI PORTARE IDEE DAVVERO NUOVE), PRESENZE ORMAI COSÌ FAMILIARI DA RISCHIARE DI DIVENTARE UN GENERE TELEVISIVO A PARTE: L’OSPITE PERMANENTE" - "SE L’AMBIZIONE È QUELLA DELL’APPROFONDIMENTO, CHE COSA C’ENTRANO I TALK SHOW CHE, PER LORO NATURA, SONO LA NEGAZIONE DELL’APPROFONDIMENTO? DOVE CI SI ASPETTEREBBE UN ESPERTO, COMPARE L’OPINIONISTA; DOVE SERVIREBBE ANALISI, ARRIVA IL PREGIUDIZIO..."
Patù - La passione delle idee. Da mercoledì 7 ottobre in prima serata #Rai2. “Racconteremo questo Paese, lo attraverseremo: le passioni, i sogni, i sacrifici. Perché ci sono storie che chiedono di essere raccontate.” https://t.co/hah25UDodb
— Rai2 (@RaiDue) September 21, 2026
Estratto dell'articolo di Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"
roberto inciocchi patu la passione delle idee 1
«Patù – La passione delle idee» è il nuovo programma di approfondimento condotto da Roberto Inciocchi: alcune interessanti novità contaminate da difetti radicali (Rai2). Inciocchi porta in Rai un po’ di stile giornalistico Sky: essenzialità, ritmo, senza rinunciare all’autorevolezza.
Si parte con un servizio sulla strage degli ulivi nel Salento, impreziosito dall’intervista a Helen Mirren, si passa all’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023, alle manifestazioni studentesche ProPal, al caro carburanti, all’intelligenza artificiale, ai delitti della cronaca e si arriva a notte inoltrata, come se il tempo televisivo fosse una risorsa inesauribile. Forse Inciocchi ha aperto troppi cantieri per poterli seguire tutti con la dovuta attenzione.
roberto inciocchi patu la passione delle idee 3
Ma il difetto principale è un altro. Dopo ogni servizio, spesso interessante, arriva il piccolo talk in studio. Non è il caso di soffermarsi sui singoli ospiti, molti dei quali sono ormai arredamento fisso del palinsesto: il problema è strutturale. Se l’ambizione è davvero quella dell’approfondimento, che cosa c’entrano i talk show che, per loro natura, sono la negazione dell’approfondimento? Dove ci si aspetterebbe un esperto, compare l’opinionista; dove servirebbe analisi, arriva il pregiudizio. [...]
La passione delle idee richiederebbe forse meno frequentatori abituali dello schermo e più persone capaci di portare idee davvero nuove. Lucio Maran, Francesco Boccia, Peter Gomez, Pietro Senaldi, Manuela Moreno e altri ancora sono presenze ormai così familiari da rischiare di diventare un genere televisivo a parte: l’ospite permanente.
Il punto, dunque, è scegliere. O si fa una vera rubrica di approfondimento, accettando anche il rischio di ascolti meno gratificanti perché il servizio pubblico dovrebbe servire anche a questo; oppure si percorre la solita via di mezzo, quella in cui il talk finisce per contaminare e indebolire ciò che di buono c’è nei servizi. E che porta al disastro.


