“SUL CASO RANUCCI NON HA FATTO UNA GRAN FIGURA CHI DA DESTRA HA ATTACCATO STRUMENTALMENTE IL ‘NEMICO’ RANUCCI MA ANCHE CHI DA SINISTRA SI È TRATTENUTO DAL CRITICARLO, ASPETTANDO CHE QUALCUNO ROMPESSE IL FRONTE” – CORRADO FORMIGLI: “UN GIORNALISTA PUÓ FARE MOLTE COSE PER PROCACCIARSI UNA NOTIZIA. TRAVAGLIO HA DETTO: ‘ANCHE PROSTITUIRSI’. IO SAREI ANDATO A CENA CON TOTÒ RIINA O BIN LADEN. MA A UN CERTO PUNTO IL GIORNALISTA TIRA FUORI IL TACCUINO E METTE IN CHIARO I RISPETTIVI RUOLI: ‘TU, FONTE. IO, GIORNALISTA’. SI PUÒ ESSERE RAPITI DALLA QUANTITÀ DI NOTIZIE CHE PUÒ OFFRIRE UN PERSONAGGIO COME LAVITOLA, ED È QUELLO CHE È SUCCESSO A SIGFRIDO. MA SE POI QUESTO SIGNORE CONFESSA DI AVERTI MESSO UNA BOMBA COME FAI A DIFENDERLO? UN ALTRO ERRORE DI RANUCCI: NON AVER DIFESO LA CREDIBILITÀ DI ‘REPORT’ NEL MOMENTO IN CUI ERA SOTTO ATTACCO PER SUE VICENDE PERSONALI. COME HA FATTO A NON PENSARE CHE I SUOI GIORNALISTI SI SAREBBERO TROVATI IN IMBARAZZO DAVANTI AL POTENTE DI TURNO?”
Estratto dell’articolo di Antonella Baccaro per il “Corriere della Sera”
Corrado Formigli, conduttore su La7 di Piazzapulita, che effetto fa leggere le proprie parole tra le motivazioni dell’ordinanza che ha negato il reintegro in Rai a Sigfrido Ranucci?
«La giudice ha citato tre giornalisti, due dei quali molto bravi, Michele Santoro e Roberto Saviano, che hanno espresso un giudizio da un punto di vista squisitamente editoriale».
Che vuol dire?
GOMES TAVARES - SIGFRIDO RANUCCI - VALTER LAVITOLA - MEME BY OSHO
«Che la vicenda della conduzione di Report è una questione che andava affrontata tra la Rai, Ranucci e i giornalisti della redazione. La politica avrebbe dovuto stare lontana e astenersi dal dare giudizi e commenti, cercando anche di intimidire la giudice».
E dell’ordinanza nel merito che pensa?
«Prima di tutto dimostra che i giudici sono quasi sempre refrattari a pregiudizi e pressioni. Nel merito la questione è stata riportata sui giusti binari».
Che abbia negato il reintegro a Ranucci le sembra giusto?
«Che Sigfrido abbia commesso degli errori l’ho già detto, come risulta dall’ordinanza. Dopodiché e stato fatto oggetto di attacchi da parte della politica e di giudizi su questioni che non c’entrano niente con la vicenda in sé».
Parliamo degli errori che avrebbe fatto Ranucci. Si riferisce all’amicizia con Valter Lavitola?
«Un giornalista puó fare molte cose per procacciarsi una notizia…».
Marco Travaglio ha detto: «Anche prostituirsi».
«Io sarei andato a cena con Totò Riina od Osama Bin Laden. Ma a un certo punto il giornalista tira fuori il taccuino, o la telecamera, o il registratore e mette in chiaro i rispettivi ruoli: “Tu, fonte. Io, giornalista».
Lei non è mai stato «sedotto» da una fonte?
«Non sono mai andato oltre il limite che ho descritto».
sigfrido ranucci e valter lavitola
Non ha fraternizzato con Lavitola?
«L’ho conosciuto bene durante l’inchiesta sulla casa di Fini a Montecarlo, inseguendolo fino a Saint Lucia. Ma non sono mai stato nemmeno al suo ristorante. Si può essere rapiti dalla quantità di notizie che può offrire un personaggio simile, ed è quello che è successo a Sigfrido. Ma se poi questo signore confessa di averti messo una bomba come fai a difenderlo? Questo è un errore».
È già il secondo che nota.
«E c’è ne è un altro: non aver difeso la credibilità di Report nel momento in cui era sotto attacco per sue vicende personali. Come ha fatto a non pensare che i suoi giornalisti si sarebbero trovati in imbarazzo davanti al potente di turno? Che chiunque avrebbe dribblato le loro domande con un semplice: “E allora Ranucci?”».
Che cosa racconta del giornalismo italiano tutta questa vicenda?
[…] «Che non ha fatto una gran figura chi da destra ha attaccato strumentalmente il “nemico” Ranucci ma anche chi da sinistra si è trattenuto dal criticarlo, aspettando che qualcuno rompesse il fronte: da Selvaggia Lucarelli a Roberto Saviano da Santoro al sottoscritto».
[…] Esiste un’emergenza democratica in Italia?
LA DOLCE VITOLA - MEME BY EMILIANO CARLI
«Sì, nella misura in cui esiste un potere politico che si sottrae alle domande dei giornalisti, come fa la premier Giorgia Meloni che si sceglie gli interlocutori. […]».


