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ALTRO CHE DALLA PARTE DEI LAVORATORI: 'STI SINISTRATI SO PEGGIO DEI "PADRONI" - "LE IENE" STASERA MOSTRERANNO UN DOCUMENTO FIRMATO DA EX COLLABORATORI DI ILARIA SALIS CHE INGUAIANO LA "CACCIATRICE DI NAZISTI". IL TESTO RACCONTEREBBE LO SFRUTTAMENTO AI DANNI DEI LAVORATORI DA PARTE DELL'EUROPARLAMENTARE DI AVS, CON UN ACCORDO SULLE CIFRE DA DIVIDERE - SALIS E’ STATA CONDANNATA DAL TRIBUNALE DI MILANO A UN RISARCIMENTO DI 300 MILA EURO E SI E’ RITROVATA IL CONTO PIGNORATO…

Anticipazioni da "Le Iene"

 

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C’è un documento che da qualche tempo circola in rete. È firmato da ex lavoratori di Ilaria Salis e racconta una storia piuttosto interessante: quella di un presunto accordo tra alcuni suoi collaboratori e l’attuale eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra,

 

nato quando lei era ancora detenuta in Ungheria e loro si sarebbero dati da fare per arrivare prima alla sua candidatura e poi alla sua elezione al Parlamento europeo, e quindi alla sua scarcerazione

 

Ma questo documento è vero o falso? Filippo Roma ha provato a chiederlo direttamente a Ilaria Salis. E non è l’unico punto da chiarire: com’è possibile essere prima condannati per il licenziamento senza giusta causa di due collaboratori e poi ritrovarsi con il conto pignorato, sempre – secondo quanto sostiene Salis – a sua insaputa?

 

È quanto prova a ricostruire il servizio di Filippo Roma e Marco Occhipinti, in onda questa sera nel primo appuntamento con “Le Iene”, in prima serata su Italia 1. 

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Questa storia comincia con le immagini che hanno fatto il giro del mondo: Ilaria Salis in tribunale a Budapest, in manette e con le catene ai piedi. È detenuta in Ungheria con l’accusa di aver partecipato a un’aggressione a militanti neonazisti, accuse che ha sempre respinto. In Italia scatta una forte mobilitazione e, nel 2024, arriva la candidatura con Alleanza Verdi e Sinistra. Salis viene eletta al Parlamento europeo, torna in libertà e porta le sue battaglie fino a Bruxelles.

 

Sembra andare tutto per il verso giusto. Finché un giudice non emette una sentenza contro di lei. Salis viene condannata in primo grado a 300.900 euro di risarcimento per il licenziamento senza giusta causa e senza preavviso di due suoi ex collaboratori. Lei non ci sta: impugna la decisione e sostiene di non essere stata informata della causa. Quanto ai licenziamenti, racconta pubblicamente che il rapporto fiduciario si era ormai spezzato, parla di tentativi di influenzare le sue decisioni e denuncia gravi inadempienze sul lavoro.

 

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Quindi Salis sarebbe stata condannata a sua insaputa? Qualche settimana dopo arriva un’altra notizia: il suo conto corrente viene pignorato per circa 7 mila euro di spese legali. E anche stavolta Salis sostiene di non averne saputo nulla.

 

Prima condannata a sua insaputa. Poi pignorata a sua insaputa. Possibile? Nel frattempo, spunta quel documento, firmato “Gli ex lavoratori di Ilaria Salis”, anche se non ci sono nomi e cognomi. E racconta cosa sarebbe successo dietro le quinte, quando lei si trovava ancora in Ungheria.

 

Nel documento si leggerebbe di un accordo su come dividersi i compensi da parlamentare europeo: 2.500 euro agli assistenti locali, 3.000 euro agli assistenti accreditati a Bruxelles e 4.000 euro a Ilaria Salis, invece degli 8.700 netti dovuti per legge.

 

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Le cifre eccedenti tra quelle previste per un parlamentare europeo, ovvero qualche migliaio di euro, sarebbero state destinate alla cassa di solidarietà antifascista nata per supportare gli imputati e carcerati del caso Budapest. 

 

Ma c’è di più. Secondo quanto riportato nel documento, non si sarebbe trattato soltanto di stabilire come dividere i compensi e cosa donare per finanziare la causa dei detenuti. Prima dell’elezione sarebbe stato raggiunto un accordo più ampio sulla gestione collettiva del ruolo di parlamentare e dell’attività politica di Ilaria Salis.

 

Accordi che, sempre secondo quanto raccontato nel documento, successivamente sarebbero saltati. È successo davvero? La Iena decide di fare la cosa più semplice, andare a chiederlo alla diretta interessata, durante una serata dedicata alla “convergenza antifascista” e prova a mostrarle il documento. 

 

FILIPPO ROMA: “Onorevole Salis, buonasera complimenti, lei è la paladina della lotta all'antifascismo e dei diritti dei lavoratori. Ma che è successo? Ci spiega. Com’è possibile che proprio lei sia stata condannata per aver licenziato senza giusta causa due ex dipendenti, uno con Cococo e un'altra partita IVA? Ci spieghi lei che è successo”.

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“Onorevole, è vero che è stata processata in sua insaputa? Che non sapeva nulla? Perché noi abbiamo letto che lei ha detto di non aver ricevuto la notifica, poi abbiamo anche saputo che a un certo punto è stata condannata a pagare 7 mila euro di spese legali, neanche questo sapeva?”. 

 

“È vero che lei è stata condannata per ingiusto licenziamento e pignorata per spese illegali non pagate, a sua insaputa? Ci spiega come sono andate le cose? Non rimanga in silenzio. Onorevole. Lei che è così coraggiosa, che ha affrontato a muso duro i neonazisti a Budapest, ha paura di parlare, di dire la sua, possibile. onorevole, non rimanga in silenzio. Non so se lei lo sa, ma in rete circola un documento firmato Ex lavoratori di Ilaria Salis che racconterebbe la storia del vostro rapporto di lavoro…

 

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Questo documento, lei l'ha mai letto? È importante che lei ci dica se è vero o è falso, perché così avvertiamo e informiamo tutti coloro che lo stanno leggendo, perché sta circolando in rete. Lo dica, è falso, è un fake, oppure ci può dire se è vero. È vero che c'è stato un accordo tra lei e i suoi collaboratori, secondo il quale avreste dovuto fare una gestione collettiva del suo ruolo di parlamentare e della sua attività politica? È vero che c'era un accordo sempre tra di voi, secondo il quale lei avrebbe dovuto versare metà del suo…”

 

Salis non entra nel merito e, durante il confronto, arriva a chiedere l’intervento della polizia, sostenendo che l’inviato la stia molestando.

 

FILIPPO ROMA: “Ma che molestie, stiamo facendo domande di interesse pubblico, si rifugia con la polizia… È vero che c’era un accordo secondo il quale lei avrebbe dovuto versare metà del suo stipendio a un fondo per pagare le spese dei computati di Budapest?

È vero che lei ha diffidato gli ex collaboratori che ha licenziato a divulgare notizie sul vostro rapporto di lavoro?”.

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SALIS: “Ma io sento delle mosche che mi ronzano nelle orecchie”.

 

FILIPPO ROMA: “Ma solo questo sa dire?”.

 

SALIS: “Non credo che si faccia così giornalismo…”

 

FILIPPO ROMA: “Dopo aver combattuto strenuamente sulle piazze poi non risponde alle domande e si rifugia chiedendo aiuto alla polizia”

 

Il confronto si fa ancora più acceso quando Salis si rivolge a un’altra giornalista presente, accusandola di averla già «tormentata a Strasburgo» e sostenendo che sarebbe stata sanzionata.

La giornalista replica che Salis avrebbe cercato di farla cacciare dal Parlamento europeo. Filippo interviene: «Non la tratti così male, sta facendo il suo mestiere, è una lavoratrice». Poi un’altra domanda rimane senza risposta: è vero che i rapporti con i suoi ex collaboratori si sarebbero incrinati quando Salis si è fidanzata con uno di loro?

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L’eurodeputata non entra nel merito e, rivolgendosi in inglese alle persone presenti, mette in dubbio che quelli che la stanno seguendo siano davvero giornalisti. E Filippo torna ancora sul rapporto con gli ex collaboratori: perché loro non possono divulgare notizie sul rapporto di lavoro mentre Salis ne ha parlato pubblicamente su Instagram?

 

Ma cosa ne pensa il partito che ha candidato Ilaria Salis al Parlamento europeo? Filippo

Roma lo chiede a Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana e leader di Alleanza Verdi e Sinistra, provando a capire anche se, alla luce della vicenda, Salis verrebbe ricandidata:

 

NICOLA FRATOIANNI: “Penso che stia facendo la parlamentare europea”.

 

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FILIPPO ROMA: “E la ricandiderebbe?”

 

NICOLA FRATOIANNI: “Vedremo, dipende anche da quali sono le ragioni”.

 

FILIPPO ROMA: “Però al di là delle ragioni, una condanna è una condanna”

 

NICOLA FRATOIANNI: “Quando ci sarà la cosa valuteremo. Sarebbe una cosa molto grave”.

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