UN DISASTRO AGRODOLCE DA 70 MILIONI - DELLA SOAP DI RAI3 RESTA SOLO LA GUERRA DEL PRODUTTORE LUCA JOSI VERSUS GIOVANNI MINOLI E SACCA’ - IN MEZZO, UN MARE DI SINGOLARI INTERCETTAZIONI AMBIENTALI DI JOSI CHE HA PRESENTATO UN LUNGO ESPOSTO-QUERELA CHIEDENDO “SE MINOLI E IL SUO STAFF HANNO UTILIZZATO PER SECONDI FINI IL RUOLO RICOPERTO NELL’AMBITO DELL’ORGANIZZAZIONE RAI” - JOSI LANCIA NEL SUO ESPOSTO UN'ACCUSA AL VELENO. SCRIVE CHE MATILDE BERNABEI, LA MOGLIE DI MINOLI, PER DUE VOLTE NEI MESI PRECEDENTI GLI AVEVA CHIESTO DI OFFRIRE AL MARITO, VICINO ALLA PENSIONE, LA PRESIDENZA DELLA EINSTEIN” - LA REPLICA DI MINOLI…

1- DISASTRO AGRODOLCE - IL PRODUTTORE JOSI: "PER LA FICTION USATI AMICI, PARENTI E LOCATION IN ODORE DI MAFIA". CON 70 MILIONI PUBBLICI
di Peter Gomez e David Perluigi per Il Fatto


Il disastro da 70 milioni di euro si chiama, o meglio si chiamava, Agrodolce. E doveva essere la risposta siciliana a un Posto al sole, la soap girata a Napoli che da 15 anni tiene banco sui Raitre e che in Campania ha finito per dare lavoro, grazie all'indotto, a più di 1500 persone.

A partire dal 2005 a volerla fortemente erano stati in tre: il direttore di Rai Educational Giovanni Minoli, quello di Rai Fiction, Agostino Saccà, e la Regione Siciliana. Tanto che Palazzo D'Orleans, abbagliato dal sogno di riuscire a riconvertire dall'auto alla tv una Termini Imerese abbandonata dalla Fiat, era arrivato a finanziare la prima serie con 12,7 milioni di fondi Fas (quelli per le aree sottosviluppate erogati dall'Unione Europea) e 12,3 la Rai per la prima serie.

Altri 46 per la seconda e la terza. Agrodolce però è morta. Le 134 maestranze sono in cassa integrazione. Il tesoro dei fondi Fas verrà con tutta probabilità tolto all'isola dal Cipe. E Termini Imerese perderà un investimento totale di 46 milioni se, entro il 31 gennaio, la televisione di Stato e la giunta di Raffaele Lombardo, non troveranno una soluzione. Così oggi sul tavolo restano solo degli studi vuoti, le speranze deluse dei siciliani, lo spreco di soldi pubblici e un mare di singolari intercettazioni ambientali.

Sì, avete capito bene: intercettazioni ambientali. Sono i file audio, registrati artigianalmente a partire dal 2007, da uno degli altri protagonisti di questo pasticcio milionario che da mesi toglie il sonno ai piani alti di viale Mazzini: Luca Josi, l'ex delfino di Bettino Craxi negli anni difficili di Mani Pulite e della latitanza ad Hammamet, poi diventato nel '94 un produttore di successo e oggi in grandi difficoltà finanziarie.

Josi, che tramite la sua Einstein, ha prodotto Agrodolce, ha infatti presentato un lungo esposto-querela chiedendo "se Minoli e il suo staff hanno utilizzato per secondi fini il ruolo ricoperto nell'ambito dell'organizzazione Rai".

Nel documento ha raccontato storie di presunto nepotismo; ha ricostruito, registrazioni alla mano, vicende che profumano di mafia in cui un dipendente di viale Mazzini avverte la Einstein delle richieste di "un personaggio locale di dubbia provenienza"; ha prodotto documenti da cui sembra emergere il tentativo della Rai di farsi rimborsare dalla Regione, per oltre due milioni di euro, la ristrutturazione di studi televisivi mai effettuata. Poi ha depositato davanti al tribunale civile un ricorso d'urgenza contro viale Mazzini, per farsi pagare molti milioni di euro di fatture già emesse.

Carte imbarazzanti, insomma. Tutti documenti che il Fatto ha potuto esaminare, assieme a una lunga ricostruzione audio-video dell'accaduto destinata a essere messa on line a puntate sul nostro sito a partire dalle prossime ore.

UNA STORIA SOCIALISTA
La strana storia di Agrodolce, racconta l'esposto di Josi, comincia a prendere corpo nel 2002 quando con Minoli partono i ragionamenti su una fiction made in Sicilia. Dopo la predisposizione del progetto siglata già nel 2005, la Rai aggiudica ufficialmente a Einstein l'appalto per produrre la prima serie nel gennaio del 2007. A quell'epoca i rapporti tra Minoli e Josi sono ancora ottimi. I due hanno alle spalle la comune amicizia con Craxi e il fatto che alla testa di Rai Fiction ci sia un altro ex socialista doc, come Agostino Saccà, facilita evidentemente le relazioni.

Tutto all'inizio fila liscio. In ballo, del resto, ci sono un sacco di soldi. Ventuno milioni (12 dei quali provenienti dai fondi Fas ) per le prime 230 puntate a cui se ne dovrebbero poi aggiungere altri 42 (al 50 per cento con la regione) per la seconda e terza serie. Inoltre, visto che nelle soap la prospettiva è quella di lavorare per anni, è facile comprendere come la produzione, rischi di muovere centinaia di milioni. Insomma chi si aggiudica il piatto può legittimamente aspirare a camparci sopra per generazioni.

Nell'isola non ci sono però dei veri teatri di posa. Così Josi parte con un faraonico progetto firmato dall'archistar Massimiliano Fuksas. L'idea è quella di farsi finanziare da Sviluppo Italia e ricreare a Termini Imerese una nuova Cinecittà. Ma il progetto s'incaglia, tanto che poi Josi finirà per ripiegare più modestamente sui duemila metri quadrati di una scuola della Provincia ristrutturata a sue spese.

"LA CUGINA DEL SINDACO"
Minoli ha fretta di cominciare e soprattutto pensa in grande. Nelle interviste spiega di voler fare di Termini Imerese "una piccola Hollywood", e immagina non di girare una soap, come prevede il contratto della prima serie (una puntata di Agrodolce costa quasi 100.000 euro, il doppio di Un posto al sole), ma una sorta di film con molti esterni, una fotografia ricercata, il ricorso al dolby, ai carrelli, ai piani sequenza.

Tutte cose che una soap non può permettersi per ragioni di prezzo. Quelli della Einstein la prendono male. Anche se il budget è ampio, i soldi rischiano di non bastare. Partono, per usare un eufemismo, le incomprensioni.

Alla Einstein non va giù che Mi-noli, secondo la denuncia, abbia imposto sin dal primo giorno l'assunzione come dirigente a circa 80.000 euro l'anno di Reneè Cammarata, la bella e nobile pronipote di Vincenzo Florio, descritta dalla stampa come "cugina del sindaco Pdl di Palermo, Diego Cammarata (ma non è vero ndr), amica di Totò Cuffaro e del ministro, Stefania Prestigiacomo".

Josi sostiene che Reneè, già redattrice di Rai Educational, manchi totalmente di esperienza. E l'accusa di essere la causa dello scivolone numero uno della produzione. La scelta, come prima location dove impiantare gli studios, di un immobile di proprietà di un suo amico: il Castello di Trabia del principe Vanni Calvello.

Apriti cielo! L'allora presidente della commissione antimafia, Giuseppe Lumia, chiede ha Josi due incontri e gli spiega quello che in Sicilia è noto anche alle pietre. Calvello era stato legato a Cosa Nostra e il Castello era stato un abituale punto di ritrovo di importanti uomini d'onore.

Insomma, se davvero Agrodolce doveva servire per rilanciare l'immagine della Sicilia, quella era una partenza più che sbagliata. Josi, prendendo a pretesto dei lavori iniziati vicino al maniero, rescinde il contratto, ma versa a Calvello 100.000 euro. A chiedere di farlo "per non lasciare strascichi con la proprietà" è, secondo Josi, proprio Minoli che a suo dire "appariva contrariato" dal dovere abbandonare la location . A questo infortunio ne segue poi un secondo. Tra i set spunta un'azienda vinicola poi sequestrata al boss Salvatore Lo Piccolo.

AMICI E PARENTI
Gli inizi di Agrodolce sono insomma difficili. La produzione è in ritardo di poche settimane, il clima si arroventa. Senza preavviso, il 18 settembre 2007, Minoli e Saccà inviano un ultimatum. Le riprese devono iniziare subito "pena, la risoluzione del contratto". Segue una cena pacificatrice a Roma, alla presenza di un testimone. A tavola Minoli, secondo Josi, lascia intendere che tutti i problemi si sarebbero potuti risolvere se nella Einstein, fosse entrato un nuovo socio.

Che cosa c'è dietro? Josi lancia nel suo esposto un'accusa al veleno. Scrive che Matilde Bernabei, la moglie di Minoli, per due volte nei mesi precedenti gli aveva chiesto di offrire al marito, vicino alla pensione, la presidenza della Einstein. Un sospetto pesante che Josi suffraga solo con i suoi ricordi anche se, per tutelarsi , proprio a partire da quel lontano giorno, del 2007 registrerà tutti i suoi incontri. In uno di questi, quello del 4 ottobre 2007, sono presenti: Josi, Saccà e Minoli. Il direttore di Rai Educational usa toni apparentemente morbidi. Domanda ancora l'ingresso di un nuovo socio poi usa qualche frase più dura: "Se il problema è formale, siete morti" e ancora "sono io che vi ho portato i soldi e l'affare".

Alla fine si arriva a un compromesso. Nella produzione entrano uomini della Rai. I giornali scrivono che Josi è stato commissariato. E il nome del commissario è quello di Ruggero Miti che ha prodotto le prime cinque serie di Un posto al sole e ha seguito lo start-up de La Squadra. Miti, insomma, sa come far funzionare una soap. Ma, secondo Josi, sa anche come mantenere una famiglia. La sua. La figlia Carlotta lavora ad Agrodolce come attrice protagonista, presente anche l'altro figlio Matteo, come regista.

"TI CHIAMA UN PERSONAGGIO DI DUBBIA PROVENIENZA".
Miti si occupa di tutto. Ma non dei cosiddetti problemi ambientali siciliani. Quelli non li denuncia, ma li lascia agli altri. Il 7 giugno 2007 lascia nella segreteria telefonica di Josi questo messaggio: "Caro Luca, volevo dirti che sono due o tre giorni che mi chiama un certo Castagna. Che è un personaggio locale di qui, di dubbia provenienza, che comunque pare non faccia molte, come dire... non faccia molte... problemi insomma. Si accontenta di molto poco e cioè, di di di, veramente insomma... pare che sia tranquillizzante la cosa. Non lo è per le sue tradizioni e per le sue origini, però... non lo so... io comunque ti ho avvertito e devo dirti che gli ho detto che sono della Rai e che non mi occupo di queste cose e che quindi... di parlare con la produzione. Ho dato il numero della Einstein...".

Josi fa sapere a Minoli di avere conservato la registrazione. Per tutta risposta lui, stando all'esposto, lo invita a dimenticare. Intanto, dopo appena tre mesi di riprese, i costi esplodono. Josi accusa: "Minoli voleva fare Ben Hur con il budget di una soap". Alla fine la prima serie arriverà a costare oltre 6 milioni di euro in più rispetto ai 21 circa previsti, tanto che dopo un arbitrato, la Rai decide di rifinanziare in corsa il progetto. Il clima tra gli ormai ex due amici socialisti è teso. Dal tu, si è passati al lei. E in una registrazione si sentirà Minoli dire a muso duro: "Non facciamo una soap, ok?... io faccio quello che voglio ok? Non si preoccupi lei?".

Risultato, secondo la Einstein, le perdite della prima serie ammontano a 2.740.000 euro; mentre quelle per la seconda vengono stimate in 5,6 milioni; il disavanzo di bilancio per la terza arriva , invece, a superare i 10 milioni. Un tracollo per la società dell'ex delfino di Craxi.

LA VERITÀ DI SACCÀ
Il 16 luglio 2010 Josi incontra Saccà. L'ex direttore di Rai Fiction è ormai in pensione e fa il produttore indipendente. È uscito dalla Rai dopo lo scandalo delle telefonate in cui l'ex premier Silvio Berlusconi gli chiedeva di trovare una parte per le sue protette. Ma con viale Mazzini ha in corso una causa di lavoro. Saccà allora racconta che, "in un paio di occasioni" Minoli gli ha suggerito di rilevare il progetto della Einstein per produrre Agrodolce e liquidare Josi con "due o tre milioni di euro". Una miseria.

Ascoltando l'audio, pare di capire che l'idea fosse quella di spingerlo a chiudere la sua causa con l'azienda, che rischiava di essere estremamente onerosa, dandogli in cambio la produzione. "Giovanni", spiega Saccà, "mi ha detto: è una grande opportunità per te. L'azienda tra l'altro vuole chiudere la transazione con te, però ti rendi conto che ci sono molte resistenze evidentemente di produttori che sanno che gli vai a rompere le scatole, sei bravo sai fare le serie no, e le miniserie, c'è li quella roba lì che la Rai ti potrebbe dare senza colpo ferire". L'ex dirigente però aggiunge di non voler entrare nella partita. E racconta di aver detto a Minoli: "Giovanni lascia stare. (...) io guerre peraltro con persone amiche, non le voglio fare...".

QUEI MILIONI NON SONO RAI.
In molti ai piani alti di viale Mazzini sanno che cosa sta succedendo. Josi racconta la sua versione a Fabrizio Del Noce, al direttore generale Mauro Masi, al suo successore Lorenza Lei e a molti membri del consiglio di amministrazione. Per riprendere a girare la seconda serie occorrono due anni. E mentre si tentano di rinnovare i contratti (il manager Rai vorrebbe per un anno, quella della Einstein ne chiede due) partono anche lettere di fuoco.

A Masi, Josi scrive una missiva in cui si parla di "un inquietante quadro di pressioni e di interessi, che sembrano costruirsi intorno a questo contratto purtroppo oggetto di attenzioni e di visioni "proprietarie". Con la Lei mette nero su bianco una lettera in cui parla " vicende legate a non troppo chiari rapporti con la Regione Siciliana, rispetto ai quali il gruppo Einstein è totalmente estraneo ed è stato tenuto all'oscuro".

Il riferimento è tutto a una richiesta di documentazione relativa alle spese sostenute dalla Einstein per ristrutturare gli studios di Termini Imerese. La Rai, come risulta da una mail, li sta raccogliendo per farsi rimborsare dalla regione spese che invece non aveva mai affrontato. Che cosa era successo?

Nel 2008 Minoli aveva firmato un'integrazione alla convenzione con cui la regione a si impegnava a finanziare la produzione con i fondi Fas. E nelle schede di descrizione delle linee d'intervento era stato scritto che era stata la Rai a creare il centro di produzione della soap opera.

A ottenere gli spazi dalla provincia e a sborsare più di due milioni di euro era invece stata la società di Josi. Che, quando aveva domandato al nuovo direttore di Rai Fiction , De Noce, un contributo straordinario per gli studios, si era sentita rispondere: "Non vi è alcuna ragione per cui noi dobbiamo sostenere ulteriori costi a titolo di contributo per gli investimenti da voi liberamente effettuati in Sicilia in qualità d'imprenditori".

Morale: sulla stampa locale l'assessore regionale al Turismo, Daniele Tranchida, denuncia che dieci dei primi dodici milioni di finanziamento, sono stati versati dalla regione alla Rai senza una documentazione dettagliata. E così blocca il pagamento di altri due milioni e mezzo. Dichiara in settembre Tranchida: "Non daremo un euro senza rendiconti. Qui ci sono gli estremi per chiedere un risarcimento danni".

LA PAROLA ALLA MAGISTRATURA
Ma anche la Rai smette, a partire dall'ottobre del 2010, di pagare Josi. E il 25 gennaio del 2011 avverte la Einstein che la società Arfin, che aveva fornito le fidjussioni per il contratto era fallita il 6 dicembre precedente. A quel punto, senza fidejussioni, i bonifici sono bloccati per legge. La Einstein propone allora altre sei diverse società per sostituire la Arfin. La Rai rifiuta tutte le proposte. L'11 marzo del 2011, a seguito del mancato pagamento della fatture, la Einstein resta senza soldi e sospende la produzione. Josi presenta un ricorso d'urgenza, mette insieme i documenti per le sue denunce. Se davvero la sua avventura finirà in un crac, sotto le macerie del sogno televisivo di Termini Imerese non ci resterà da solo.

2- MINOLI: "HO SCELTO EINSTEIN MI SONO SBAGLIATO" - "SACCÀ COME SOCIO? MOSTRATEMI LE PROVE"
da Il Fatto
Due anni fa Giovanni Minoli, allora responsabile editoriale di Agrodolce, rilasciava le seguenti dichiarazioni a un giornale siciliano: "Lotterò sino alla fine perché il progetto possa ripartire, sin da subito". La produzione si era impantanata, aveva ripreso per pochi mesi, per poi arrestarsi definitivamente. Oggi Minoli, con un passato da dirigente di viale Mazzini, invece che andare in pensione è rimasto con un sontuoso contratto da consulente all'interno della Rai.

Minoli sa che probabilmente la Sicilia perderà 25 milioni di euro di fondi Fas destinati alla produzione della soap?
È meglio aspettare la fine della trattativa tra Regione Sicilia e Rai, qualunque cosa si dica può incidere sull'esito.

La Einstein la tira dentro in una causa legale.
La Einstein può fare quello che vuole, io ho cercato solo di far rispettare i contratti. Poi è nato un problema di rapporti tra la Einstein e la Rai sui pagamenti delle fatture, sulla mancanza di una fideiussione, non ho mai chiesto nulla che non fosse in contratto.

Lei, secondo la Einstein, a un certo punto gli consiglia di far entrare un socio nella produzione?
Mai consigliata una cosa del genere, mi facciano vedere un pezzo di carta o altro che attesti questo.

Renèe Cammarata, questa nobile che lei avrebbe segnalato alla Einstein?
La Cammarata è una dipendente che hanno assunto loro. Aveva lavorato nella mia struttura in alcuni programmi sull'arte, io l'ho segnalata perché è una nobile siciliana che conosce tutti e poteva fornire un ventaglio di posti dove girare le scene, ma non aveva responsabilità sulle trattative.

Tra questi segnala il Castello di Trabia del principe Calvello, luogo dove sono transitati anche dei boss mafiosi...
In Sicilia è ben difficile non avere a che fare con posti dove non sia passato qualcuno che non abbia avuto problemi con la giustizia, siamo andati io e Josi a vedere il castello, poi abbiamo scoperto che lì erano transitati degli uomini d'onore e abbiano pensato subito di lasciare quella location.

Chi sceglie la Einstein?
Io ho scelto la Einstein contro il parere anche dell'allora responsabile della fiction Rai, Agostino Saccà, che non li voleva perché non avevano esperienza nella lunga serialità. Credo che sia la prima volta che un dirigente ammetta di essersi sbagliato.

Perché la Rai fa un contratto biennale alla società se erano già sorti dei contrasti?
Avevo proposto un contratto annuale, è stato l'ex direttore generale Mauro Masi a decidere così, chiedete a lui.

Lei ha detto a Saccà di entrare nel progetto con una sua società una volta uscito dalla Rai?
Mai ho prospettato a Saccà una cosa del genere, non avevo il potere per farlo.
Sa che centinaia di persone ci hanno rimesso il posto in Sicilia?
Guardi so tutto, io so quali sono le vittime di questa situazione, io ho voluto fare questa cosa per Elvira Sellerio, ex consigliera Rai, siciliana, e io per ‘amore' oggi soffro perché le avevo promesso di fare un miracolo ed è finita come è finita. (D.P.)

 

LUCA JOSI SILVIO SIRCANA agrodolceagrodolceagrodolceLUCA JOSI E ALLEGRA ALESSANDRO PROFUMO E GIUSEPPE RECCHI GIOVANNI MINOLI CON ANDREA BELLINI E BEATRICE MERZpresentazione josiMasi e Minoli MASSIMO LIOFREDI GIANNI MINOLI presentazione josiGIANNI E GIULIA MINOLI E MADRE MATILDE BERNABE LUCA JOSI LUISATODINIBettino Craxi e Giovanni MinoliLETTERA DI GIOVANNI MINOLI A CRAXILETTERA DI GIOVANNI MINOLI A CRAXIGianni Minoli e Daniela Santanchè - Copyright Pizzilib54 alb carraro giu caltagirone chiarella minoliGianni Minoli Daniela Santanchè e Agostino Sacca - Copyright PizziGianni Minoli Agostino Sacca - Copyright PizziGianni Minoli Daniela Santanchè e Agostino Sacca - Copyright Pizzi

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