IL DIVANO DEI GIUSTI/1 - CHE VEDIAMO STASERA? SE SIETE A LONDRA PASSA IN QUESTI GIORNI AL LONDON FILM FESTIVAL L’EDIZIONE INTEGRALE RESTAURATA DI “I DIAVOLI” DI KEN RUSSELL LO VEDREMO ANCHE DA NOI, È QUESTA LA BUONA NOTIZIA, IL 18 OTTOBRE GRAZIE ALLA CINETECA DI BOLOGNA - SEMPRE OGGI PASSA A LONDRA ANCHE “ARTIFICIAL” DI LUCA GUADAGNINO, CHE USCIRÀ IN ITALIA IL 15 GENNAIO – SU AMAZON MI SONO VISTO “CARRIE”, VERSIONE SERIALIZZATA DEL ROMANZO DI STEPHEN KING E DEL CAPOLAVORO CHE NE FECE NEL 1974 BRIAN DE PALMA. ASSOLUTAMENTE DA VEDERE… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Che vediamo stasera? Se siete a Londra passa in questi giorni al London Film Festival l’edizione integrale restaurata di “I diavoli” di Ken Russell con Oliver Reed e Vanessa Redgrave.
Ieri a sorpresa è arrivata alla prima del film anche Vanessa Redgrave, incredibile protagonista, come Sorella Jeanne, pazza d’amore per il poliamoroso Padre Urbain Grandier, vescovo di Loudon, il cui potere si oppone a quello di Richelieu nella Francia del XVII secolo.
La censura inglese, e non solo inglese, massacrò il film, che abbiamo visto già a Cannes e a Venezia nell’edizione voluta dal regista, e mai apparsa in sala e i colori restaurati, in modo da vedere nella loro incredibile forza le scenografie di un giovane Derek Jarman. Lo vedremo anche da noi, è questa la buona notizia, il 18 ottobre grazie alla Cineteca di Bologna.
Sempre oggi passa a Londra anche “Artificial” di Luca Guadagnino, che uscirà in America il 25 dicembre, in tempo per essere candidato agli Oscar, e da noi il 15 gennaio.
In streaming, su Amazon-HBO, ieri sera mi sono visto tutte le otto puntate di “Carrie”, versione serializzata del romanzo di Stephen King e del capolavoro che ne fece nel 1974 Brian De Palma, che lo stesso King trovò superiore al suo libro, con Sissy Spacek come Carrie, Piper Laurie come la mammina pazza, Amy Irving come Sue, Nancy Allen come la cattivissima Chris Hargensen, un giovanissimo John Travolta come Billy Nolan.
Non sono un grande fan di Mike Flanagan, che ha supervisionato, prodotto, riscritto il tutto e diretto ben 4 degli 8 episodi, lasciando le altre regie a quattro diversi registe, due bravissime e espertissime, la belga Axelle Carolyn e la nippo-mesiscana Hiromi Kamata, e due ex attrici esordienti nella regia, Kate Siegel e Kyra Sedgwick.
Flanagan ha costruito nello stesso modo anche la sceneggiatura, affidandosi a folto gruppo di ragazze sceneggiatrici. E ha affidato i ruoli principali della serie a ragazze e attrice, almeno a me, poco note, ma tutte cresciute fin da piccole nelle serie e tutte pazzesche, dalla Summer H. Howell, star d Chucky da quando aveva 8 anni, che fa Carrie White a Samantha Sloyan, che viene da “Grey’s Anatomy" come la madre Margaret, dalla hawaiiana Siene Agudong come Sue Snell a Alison Thornton come la bellissima Chris Hargensen.
Da una parte c’è quindi, come c’era anche nel film di De Palma, la costruzione di una storia horror, molto realistico, tutta al femminile, dove i personaggi maschili o sono morti, come il padre di Carrie, o sono schiavi delle ragazze, come i ragazzi della scuola e perfino i professori, o sono decisamente cattivi e patriarcali, come l’orrendo padre di Chris.
Da un’altra, e questa è la novità, l’assoluta novità di inserire questa storia degli anni ’70 nel contesto del mondo di oggi, tra telefonini, social, revenge porno, siti di gossip locali che distruggono la vita alla gente. Flanagan affida a ogni personaggio anche un carattere particolare.
Così se Carrie è mennonita, cattolica oltranzista, Sue è palesemente hawaiiana, il professor Seth, che verrà distrutto dal sito di Chris, è indiano, la sua ragazza, Rita, Amber Midthunder, già protagonista di “Prey”, è nativa. Le inserisce nella piccola città di provincia, identica a quella degli anni ’70, ma riempie il tutto di paura degli shooters scolastici, i ragazzi armati pazzi che sparano a alunni e professori, e della follia degli anni di Trump della caccia alla diversità. Fino a diventare una serie politica. Dove ti spieghi la furia omicida finale.
Carrie rimane così la ragazza candida con poteri di telecinesi, che possono essere incontrollati, che non conosce nulla della cattiveria del mondo. La morte del padre la fa uscire per la prima volta di casa e la rivela alla società, anche se la mamma vorrebbe tenerla chiusa il più possibile ben sapendo le sue potenzialità e il suo carattere. E sapendo come la scoperta del sesso potrebbe cambiarla. Per non parlare delle logiche di potere al femminile.
Lei, ovviamente, è attratta dal mondo tutto al femminile della scuola. Dalle altre ragazze. E si scontra, da subito, con il bullismo social delle ragazze, soprattutto di Chris, che vede il suo mondo dorato andare in crisi per il divorzio dei genitori e la crisi economica del padre. Le serie tratte da film di solito allungano parecchio e senza senso, le maglie della sceneggiatura.
Questa, e mi sorprende, perché le serie precedenti di Flanagan non mi avevano convinto del tutto, invece allarga tutto con grande intelligenza e rispetto per l’impianto generale. Che rimane, da subito, quello del film. Il massacro compiuto da Carrie, 200 morti, una scuola andata in fumo, sangue e vendetta.
Ma la serie è più ricca nella costruzione dettagliata dei meccanismi di bullismo social, nei rapporti fra le diversità sociali e religiose delle ragazze, meccanismi di inclusione e esclusione. Assolutamente da vedere.
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