quentin tarantino c'era una volta a hollywood

“ERO OSSESSIONATO DA FOLLIA E SANGUE” – TARANTINO TRASFORMA “C’ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD" IN ROMANZO - "NON DIPINGO MANSON COME UN MOSTRO. HA LE SUE STRANEZZE, MA HA QUEL QUALCOSA DI PATETICO E QUASI AFFASCINANTE - DA RAGAZZO RIMASI FOLGORATO DA ‘’MOGLIAMANTE’’ CON LAURA ANTONELLI E MASTROIANNI, ERO PAZZO DI LEI, CERCAI DI VEDERE OGNI SUO FILM - UNA CARATTERISTICA CHE MOSTRA INEQUIVOCABILMENTE LA MIA ITALIANITÀ È CHE SE UN AMICO MI TRADISCE, È FINITA - FACEVO DA SPARRING PARTNER A BOB DYLAN - VIDEO

 

Luca Mastrantonio per “Sette - Corriere della Sera”

 

c'era una volta a hollywood quentin tarantino

Quando Quentin Tarantino inizia a scrivere la storia di C’era una volta a... Hollywood non sa bene se sarà un film o un romanzo. Charles Manson è vivo, in prigione per il massacro di Cielo Drive nel 1969 a Los Angeles, dove alcuni membri della sua comune, The Family, uccisero Sharon Tate, incinta di Roman Polanski, e alcuni amici.

 

Manson muore nel 2017 e due anni dopo esce il film di Tarantino con Brad Pitt nei panni di Cliff, stuntman e autista di Leonardo DiCaprio, cioè Rick, una star in declino, rilanciata dall’aver sgominato, nella finzione del film, la banda di hippie che puntava la villa di Sharon Tate (Margot Robbie).

 

Ora C’era una volta a Hollywood esce come romanzo (in Italia per La Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi), dove all’immaginazione da cineteca umana e ai dialoghi da funambolo della lingua, noti ai fan, si aggiunge una strategia narrativa da boxeur.

 

c'era una volta a hollywood quentin tarantino cover

Tarantino ha dedicato il libro alla moglie, la modella e cantante israeliana Daniella Pick, e al figlio Leo: «Non è un omaggio a DiCaprio», precisa Tarantino, «ma al nonno materno. Ci piaceva il nome da piccolo leone. Leo è uno degli esseri umani più incantevoli che ho incontrato in vita mia». Il regista, che ha casa anche in Israele, è al telefono dalla California: la voce è chiara, elastica, modula pause e accenti dilatando le parole in maniera espressiva. Nelle risposte va lungo quando si appassiona, corto su ciò che lo imbarazza o annoia.

 

Cliff è un cinefilo onnivoro. E da veterano che ha conosciuto la guerra trova infantili i film di Hollywood e preferisce quelli europei. Ama ‘Ladri di biciclette’ e ‘Roma città aperta’...

«In Europa, dopo l’orrore e la devastazione, si tornò a fare film per un pubblico più maturo, che aveva attraversato un trauma, mentre in America, dove ai civili erano stati risparmiati gli orrori del fronte interno, si è continuato a fare film leggeri, per la famiglia. In Italia l’esempio migliore è I soliti ignoti: una commedia davvero esilarante, girata in mezzo alle rovine della guerra».

c'era una volta a hollywood

 

Per Cliff “Riso amaro” è un film sexy, grazie a Silvana Mangano. Qual è per lei l’attrice italiana più affascinante?

«Da ragazzo ho iniziato a guardare al cinema film stranieri con sottotitoli, dalla fine dei Settanta. E rimasi folgorato da Mogliamante con Laura Antonelli e Marcello Mastroianni, ero pazzo di lei, cercai di vedere ogni suo film».

 

In “C’era una volta a... Hollywood” lei racconta come gli americani vissero, tra scetticismo e ammirazione, la rivoluzione degli spaghetti western.

«Ci sono tre elementi che mi hanno sempre colpito: l’originalità di un genere re-inventato; la “qualità italiana” che trascende l’ordinario con la grandiosità, la teatralità: e la violenza. Il primo libro che ho letto al riguardo era Italian Western: The Opera of Violence: la violenza veniva messa in scena con un tocco umoristico spietato».

 

quentin tarantino libro c'era una volta a... hollywood 1

Grandiose anche le musiche. Per “Django Unchained” Ennio Morricone ha partecipato alla colonna sonora. Un certificato di qualità western.

«Per me è meraviglioso essere nella lista dei registi con cui ha collaborato Ennio. Aveva la nomea di un osso duro, ma con me è stato dolce e affettuoso. Lui e sua moglie, per il matrimonio, mi hanno mandato un volume sull’arte italiana: è il pezzo forte del soggiorno».

 

Lo sceneggiatore Luciano Vincenzoni ha detto che era stato invitato ad andare a casa di Sharon Tate la sera del massacro, e che lui e Sergio Leone, che lo avrebbe accompagnato, non ci sono andati per caso.

quentin tarantino

«Fatico a crederci, a ogni angolo di strada c’è chi dice che quella sera sarebbe dovuto andare lì. Debra Tate, la sorella minore di Sharon, voleva andarci e Sharon le aveva detto: “No, non sono in forma, mi sento un po’ male, fa molto caldo, la gravidanza.... Non venire, mi metto a letto e crollo”. Non c’era nessuna festa, non era stato invitato nessuno. Ma una cena, con amici, persone di casa. Con tutti quelli che a loro dire erano stati invitati e all’ultimo hanno deciso di non presentarsi, non ci sarebbe stato un omicidio ma una festa con decine di persone».

 

La prima volta che seppe di Manson?

«Attorno al 1970, ero un ragazzino. Durante il processo sentivo alla tv questo nome in continuazione: Manson, Charles Manson, Charlie Manson, Manson, Manson. Chiesi al mio patrigno “Chi è questo Manson?” e lui “Oh Quentin non serve che tu lo sappia”».

trailer once upon a time in hollywood 5

 

Nel romanzo, rispetto al film, Manson ha più spazio, è umanizzato nei tentativi di avere successo, l’amicizia con Dennis Wilson dei Beach Boys, la frustrazione, le delusioni...

«All’inizio volevo raccontare la storia dal punto di vista di Sharon Tate, ma dovevo studiare bene il personaggio di Manson, l’espressione, il modo in cui parla, e facevo ricerche, ho letto libri, mi sono documentato più di quanto non avessi mai fatto prima. Poi ho accantonato il lavoro: volevo davvero arrivare a conoscere così a fondo quell’uomo? Farlo entrare nella mia vita per poterne scrivere i dialoghi? Poi molte cose nel film le ho tolte».

polanski sharon tate

 

Manson lo vediamo all’opera nei suoi fallimenti di musicista e nei suoi successi come manipolatore.

«C’è il Charles Manson prima dell’eccidio. Non descrivo l’orco che tutti conosciamo, ma il ragazzo che voleva sfondare come cantante sulla scena rock di Los Angeles. Però era un dilettante su tutta la linea, un assoluto sognatore. Voleva fare quelle cose ma ci fantasticava sopra. Fare il guru per un mucchio di ragazzi più giovani scappati di casa, in realtà, doveva essere un’attività secondaria: e invece diventa la sua identità. Nel libro non lo dipingo come un mostro, lui appare in modo assolutamente umano. Ha le sue stranezze, ma ha quel qualcosa di... onestamente, qualcosa di patetico e quasi affascinante».

 

polanski sharon tate

Nel romanzo trova più spazio anche il rapporto tra Polanski e Tate. Sa se il regista ha visto il suo film?

«Da quel che ho saputo, non ha intenzione di guardare il film. Ma, da quel che ho sentito, non è particolarmente arrabbiato con me perché l’ho fatto. Anche quando sua moglie ha criticato il successo del film, lui ha precisato che lei non si riferiva al film in sé, ma a quella che a suo avviso era l’ipocrisia della Hollywood che si arricchiva sulla vicenda del marito e allo stesso tempo lo trattava come un reietto: è una buona moglie, ha difeso il marito».

 

tarantinopolanski sharon tate

Lei ha dedicato il libro a sua moglie e suo figlio. “Grazie per aver creato una casa felice in cui scrivere”.

«Mia moglie mi ha aiutato ad organizzarmi uno studio, dove vado a scrivere la mattina, dopo aver fatto colazione con lei e Leo. Poi mangiamo, poi il pisolino, a volte assieme. Poi vedo film, esco in bici... Il libro è il primo frutto maturo di questo nuovo ambiente».

 

Vede i cartoni animati con suo figlio?

«Ricordo il primo film che abbiamo visto insieme. La settimana scorsa, prima che partissi per l’America. Lui guarda programmi TV per bambini piccoli, per farli cantare con i personaggi, roba da pochi minuti.

sharon tate e roman polanski

 

Io ero stanco di guardare e riguardare le stesse cose, cerco qualcosa di nuovo e trovo una cosa che credevo fosse un cartone sui Minions, i personaggi di Cattivissimo me, invece era il film, Cattivissimo me 2. Avevo visto l’1, non il 2, e mi dico “Ma dai! Guarderò i titoli di testa con lui finché non perde interesse”.

 

tarantino

E invece anche se è un prodotto più elaborato degli altri, intenso, lui si è sparato tutta la prima mezz’ora: è tanto per un bambino di 14 mesi. Scendeva dal divano per andare dai giocattoli e continuava a guardare, da un altro punto della stanza. Camminava intorno al divano e guardava sporgendosi da dietro. Poi, ha smesso, mezz’ora è il limite della sua attenzione, e ho stoppato. Il giorno dopo ho ripreso da dove eravamo arrivati, anzi, un po’ prima; e ancora così il giorno dopo. A puntate».

sergio leone tarantino

 

Lei è stato figlio unico di una ragazza madre. Suo padre, Tony Tarantino, di fatto non l’ha conosciuto.

«Non sono stato cresciuto dalla parte italiana della famiglia. Non mi sentivo dire “i tuoi genitori e i tuoi nonni sono italiani”, anche se qualcosa arrivava dai film. Molti di quelli che frequentavo a Hollywood non sapevano neanche fossi italiano, a parte il cognome, ma una caratteristica che mostra inequivocabilmente la mia italianità è che se un amico mi tradisce, è finita. Nessun ritorno, porta chiusa per sempre».

sharon tate e roman polanski 3

 

Qual è il film preferito di sua moglie?

« Inglourious basterds, perchè ci ha fatti conoscere quando sono andato in Israele a presentarlo».

 

Facciamo un salto agli Anni 90: il mondo scopre il suo cinema e la musica dei Nirvana. Nell’album In utero Kurt Cobain omaggia Le iene . Il grunge e il pulp, le ultime rivoluzioni.

margot robbie alla conferenza stampa di cannes 1

«È meraviglioso che gli piacesse il mio film. Credo perché è un film da tour in pullman, il tipico film che, se hai la videocassetta, quando ti sposti da un’esibizione all’altra, da uno stato all’altro, la metti anche solo per rivedere le scene che ti piacciono. Voleva incontrarmi, ma stavo finendo Pulp fiction, ci siamo detti di vederci a lavorazione finita, ma lui non ci è mai arrivato, è morto prima».

 

Lei è un grande fan di Bob Dylan, vi siete mai incontrati?

brad pitt in c'era una volta a hollywood

«A metà anni Novanta era il proprietario della palestra di boxe in cui mi allenavo, l’ho conosciuto lì, ogni tanto parlavamo. Un paio di volte abbiamo incrociato i guantoni per allenamento».

 

Chi ha vinto?

«Non era un incontro da cui uno dei due sarebbe uscito vincitore, gli facevo da sparring partner. Lui combatteva e io facevo da aiuto, incassavo tutti i suoi pugni e lo colpivo quando abbassava la guardia. Lui doveva colpirmi, io solo quando commetteva qualche errore».

 

tarantino

Ha fatto a pugni con un suo mito...

«Non gliel’ho mai detto, che era un mio eroe, che la sua musica era così importante per me. Molto tempo dopo gli ho accennato, en passant, a una sua canzone che adoro, ma prima non una parola sulla sua carriera. Mai. Parlavamo di musica, questo sì, ma non di lui».

margot robbie nel ruolo di sharon tate in c'era una volta a hollywood

 

Il regista Spike Lee l’ha accusata di spettacolarizzare lo schiavismo, con Django Unchained, per l’uso reiterato della parola “negro”. Lei ha risposto che uno scrittore ha il diritto di dire la verità ma non ha il diritto di dire falsità e gli schiavisti parlavano così. Vietare di usarla a qualcuno perché è bianco, disse lei, è razzismo.

«Da bambino giocavo con i miei pupazzi G.I. Joe, creavo scene di film d’azione. Capitava che mia mamma mi sentisse dire “Ho capito, figlio di puttana” o “Bastardo, fatti sotto!”. Mi chiedeva perché usassi quel linguaggio. E io: “Non sono io mamma, è il personaggio!”».

 

Negli Usa dopo l’epoca di Trump è tornato il politicamente corretto.

quentin tarantino 2

« In America i decenni vanno per ondate, il vento tira prima qua poi là. Dopo i Settanta sono arrivati gli Ottanta, periodo nero al cinema per il politically correct, la sua timidezza. Ora pare che stiamo attraversando gli Ottanta 2.0 ma la ruota prima o poi gira dall’altra parte, quindi siccome ora abbiamo gli Ottanta 2.0 arriveranno i Novanta 2.0. Nel 2028 saremo stufi di tutto questo, l’onda farà una bella risacca e si tirerà indietro».

 

leonardo dicaprio e quentin tarantino a cannes

Nei suoi film Hitler viene ucciso dagli ebrei, gli schiavisti d’America da un pistolero nero e gli hippies di Manson da un precario di Hollywood. Chi merita il trattamento Tarantino oggi: i fanatici della Silicon Valley?

«Ragiono per trilogie e quella storica è finita. Ora solo progetti di scrittura».

 

Oltre a Elmore Leonard, quali scrittori l’hanno influenzata?

Tarantino, Pitt, Dicaprio

«Pauline Kael, la critica del New Yorker. Con la sua scrittura estetica mi ha influenzato nella scrittura e nei film: mi ha insegnato più cose lei sul cinema che qualsiasi altro regista con i suoi film».

 

È lei che scritto “Hollywood è il posto dove puoi morire di incoraggiamento” ?

«Sì. La conosce?»

tarantino weinstein

 

Solo questa frase, colpisce. Nel documentario QT8 , Michael Madsen, suo attore e amico, racconta di una cena a Cannes in cui eravate con Harvey Weinstein, la moglie e la figlia, che voleva dare la sua bambola a Madsen ma Weinstein gliela strappò via. Si ricorda la scena?

«Sì, è una grande storia, e la parte in cui compare Madsen è la migliore del film. Però non mi ricordo altro».

quentin tarantino e daniella pick 1QUENTIN TARANTINO A ROMA PER PRESENTARE C ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD c era una volta a hollywood tarantino quentin tarantino e margot robbie alla conferenza stampa di cannesmargot robbie alla conferenza stampa di cannessharon tate roman polanskisharon tate 2sharon tate roman polanskionce upon a time in hollywoodmargot robbiesharon tate uccisa a los angeles nel 1969 da charles mansonmargot robbie, quentin tarantino, leonardo di caprior e brad pittmargot robbie, quentin tarantino, leoanrdo di caprio brad pittmargot robbie e leo di capriosharon tate e roman polanski 4trailer once upon a time in hollywood 2trailer once upon a time in hollywood 3trailer once upon a time in hollywood 5 trailer once upon a time in hollywood 1once upon a time in hollywood 6once upon a time in hollywood 7once upon a time in hollywood 4trailer once upon a time in hollywood 9SHARON TATEleonardo di caprio, margot robbie e la moglie di tarantinoQUENTIN TARANTINO A ROMA PER PRESENTARE C ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD

Ultimi Dagoreport

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO, PER GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...