alessandro sallusti concita de gregorio

ELIMINATE IL REATO DI DIFFAMAZIONE! – L’APPELLO DI MARCO BENEDETTO (“BLITZ QUOTIDIANO”) DOPO LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA SU SALLUSTI E IL CASO DE GREGORIO/UNITÀ – “L’FNSI DEVE CHIEDERE E OTTENERE NON UNA LEGGE COMPLICATA E PERICOLOSA, MA UNA COMPOSTA DA UN ARTICOLO SOLO: L’ARTICOLO 595 DEL CODICE PENALE È ABOLITO. SE NON CONQUISTERANNO QUESTO OBIETTIVO, BRUTTI E CUPI ANNI VI ASPETTANO”

Marco Benedetto per www.blitzquotidiano.it

 

alessandro sallusti

La condanna dell’Italia per gli arresti domiciliari inflitti a Alessandro Sallusti, dopo la sentenza per 14 mesi di carcere comminatagli nel 2012, la reazione del sindacato dei giornalisti e quel che ora può accadere devono spaventare quei pochi in Italia cui sta a cuore la libertà di stampa.

 

Non mi riferisco ai sepolcri imbiancati che considerano la libertà di informazione e in genere la libertà riservata alla loro parte. Sono numerosi, ne ho conosciuto tanti nei quasi 60 anni di frequentazione di giornali e giornalisti. I peggiori, purtroppo, sono intrufolati nelle file della sinistra.

 

Mi riferisco a quei rari seguaci della religione della libertà sempre e per tutti specie se avversari.

Giuseppe Giulietti, presidente, e Raffaele Lorusso, segretario, sono tra questi. Purtroppo siamo in pochi. A conferma: le fredde reazioni registrate alla notizia che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la condanna inflitta a Sallusti.

 

MARCO BENEDETTO

L’Italia è infatti uno dei pochi Paesi al mondo, unico nella Unione Europea, dove è previsto il carcere per il reato di diffamazione.

 

La diffamazione può essere frutto di una azione deliberata quanto odiosa per gettare discredito su una persona. Nella maggior parte dei casi all’origine c’è sciatteria o anche un errore materiale. Nella mia esperienza recente con Blitz, delle tre cause che finora ho perso, una era per un giudizio professionale che ancor oggi ritengo giusto anche se il giudice non lo ha condiviso; una per essermi fidato di una notizia firmata da un giornalista di gran nome, oggi con tanto di scorta.

giuseppe giulietti

 

La condanna ancora mi ferisce perché il giudice sostenne che le notizie vanno accertate alla fonte della fonti e che un giornale per quanto autorevole non può costituire fonte; una per un errore materiale, una lettura sbagliata di un articolo male scritto da primaria firma di altro primario giornale. Altre ne arriveranno, sono certo. In nessun caso c’era, nell’animo mio e dei miei ragazzi e ragazze, intenzione alcuna di disonorare chicchessia.

 

Quelle condanne mi sono costate care, perché emesse da un tribunale civile. La legge italiana consente a chi si senta diffamato una doppia possibilità, denunciare alla Procura della Repubblica il giornalista reo di averlo diffamato per ottenerne la condanna a un periodo in gattabuia oppure di rivolgersi a un Tribunale civile per ottenere risarcimento monetario del danno patito.

 

raffaele lorusso

Così avviene nel resto del mondo con casi anche estremi di condanne multimilionarie. Il sito internet americano Gawker ha chiuso dopo aver pagato 115 milioni di dollari di risarcimento.

Paga l’editore e questo è giusto. Ogni azienda è responsabile dei danni causati a terzi da un suo dipendente. Dalla maggior vendita e dalla pubblicità da essa indotta è l’editore a trarre vantaggio economico. Nei maggiori giornali stranieri che tengono su le diffusioni a colpi di scoop uno o più avvocati controllano l’intero contenuto: titoli, articoli, didascalie.

 

sallusti

In Italia però c’è anche l’opzione penale. La querela per diffamazione non tocca l’editore ma i giornalisti. Non solo va a processo l’autore dell’articolo incriminato ma anche il direttore responsabile: per omesso controllo. La responsabilità del direttore c’è a prescindere, gli uomini di legge la chiamano culpa in vigilando. La colpa del direttore è quella di non avere controllato. Giornali come il Corriere della Sera sono costituiti, in questi tempi di crisi, da più di 50 pagine di testo. Per la legge italiana il direttore dovrebbe leggere tutto. È il giornalista, redattore o direttore che sia, a essere condannato, se del caso. In carcere ci va lui non l’editore o il legale rappresentante della società editrice.

concita de gregorio l'unita'

 

C’è poi, per dirle tutte, anche il caso che definirei perverso di un giornalista chiamato a pagare con i suoi soldi i danni che toccherebbe all’editore risarcire. Non è una ipotesi per amore di teoria ma un caso concreto con nome cognome testata: Conchita De Gregorio, ex direttore dell’Unità. L’Unità non era già più organo ufficiale del Pci e mutazioni, la De Gregorio era stata scelta quanto meno di comune accordo fra l’editore del momento è il segretario del Pd. Non parlo di due pellegrini qualunque ma di personaggi del calibro di Renato Soru e Walter Veltroni.

concita de gregorio l'unita' 4

 

La direzione della De Gregorio non portò l’Unita a superare Repubblica come lei aveva anticipato. Ci fu una serie di passaggi nella proprietà del giornale e nella segreteria del partito. Vi risparmio i dettagli. Quel che conta è che alla fine la società editrice non c’era più e a pagare i danni per gli articoli pubblicati durante la sua direzione è rimasta la ormai ex direttrice. Non entro nel merito della vicenda, non ne conosco i dettagli e poi la legge è legge. Ma cito il caso per sottoporlo alla riflessione di quei pochi di cui sopra e in particolare a quella di Giulietti e Lorusso. Su di loro temo ricada quasi esclusivamente la difesa della libertà dei giornalisti italiani.

 

ORDINE DEI GIORNALISTI

Ci dovrebbe essere l’Ordine dei giornalisti ma la conoscenza decennale (sono iscritto dal 1968) e l’esperienza diretta recente me lo fanno apparire a forte vocazione togata, più nella tradizione repressiva che in quella liberale. L’Ordine peraltro è un altro bell’esempio di fallimento grillino. Ci avevano promesso che lo avrebbero abolito. Invece si limitano a perseguitare quei pochi giornali che vivono di contributi, tanto per allungare un po’ le liste dei disoccupati e creare così nuovi aventi diritto al loro reddito di cittadinanza.

concita de gregorio l'unita' 2

 

Chi sta dietro al Movimento 5 stelle sa bene che ogni giornale che muore è un pezzo di libertà che sparisce. Esattamente l’obiettivo cui mirano i nuovi fascisti. Dopo quelli del me ne frego, oggi ci sono quelli del vaffa. La De Gregorio è stata abbandonata da tutti. Sbaglierò e sarei felice di essere smentito ma di recente solo Salvatore Cannavò sul Fatto si è occupato di lei. Silenzio dai giornali, silenzio soprattutto dal partito il cui ex (ma con diritto ai contributi pubblici) giornale De Gregorio ha diretto.

ALBERTO BERGAMINI 2

 

Con brutale franchezza preciso che né Sallusti, che non conosco personalmente, né la De Gregorio, sono miei amici. Anzi, preciso che non mi piace né come scrivono né come fanno i giornali. Nella mia lista delle simpatie vengono poco sopra Saviano. Questo per sottolineare il fatto che non ho proprio ragioni personali per sostenere la loro causa e portarla ad esempio del disinteresse dei politici e a motivazione della scarsa fiducia che le persone di buona volontà devono porre nei partiti.

 

CARLO VERNA

Alla luce di quanto sopra, se si pensa che il Pd è il partito dei diritti e della libertà, vengono i brividi a pensare quale sia l’atteggiamento degli altri. In testa viene il partito dell’odio per antonomasia, il Movimento 5 stelle. Quello che pensa di noi il loro guru Beppe Grillo è registrato e reperibile su YouTube e qua e là in internet.

 

Ma anche gli altri non scherzano. A cominciare dal partito di Berlusconi, Forza Italia. Berlusconi di Sallusti è (via fratello) anche il datore di lavoro. Ma sul caso Sallusti il silenzio è da cimitero. A parte le reazioni iniziali, il minimo dovuto, tutto è scivolato nell’oblio. Siamo in Italia, Paese che ha cancellato la memoria. La prova provata di quel che sostengo è nel disegno di legge che fu assemblato, nella scorsa legislatura, alla Camera per eliminare il carcere dalla diffamazione. Una vergogna, un testo indecente, in cui misero le mani un po’ tutti.

 

ALBERTO BERGAMINI 1

Fecero eccezione, va dato atto, alcuni valenti parlamentari del Pd: Luigi Zanda, uomo probo se ce ne è uno in Europa, giustamente nominato tesoriere del Pd da Zingaretti. E anche Rosanna Filippin e Walter Verini.  Ma  non il partito, non Renzi o i suoi giglietti. Nel disegno di legge sulla diffamazione, fortunatamente estinto per fine legislatura, erano confluiti tutti i rancori e i risentimenti dei politici italiani nei confronti del vasto e variegato fronte dei giornalisti che in Italia si occupano di politica non solo e non tanto a Roma ma soprattutto in periferia. Nel profondo della provincia non si discute di massimi sistemi ma di strade con non funzionano, di appalti che non convincono, di comportamenti che non tornano.

 

luigi zanda

Nel pentolone dell’odio assoluto da vaffa day contro noi pennivendoli (è l’insulto meno sanguinoso di certi commenti postati dai descamisados nelle pagine del loro amato Facebook) i vari partiti hanno colato distillati di regolamenti di conti per estrarne un disegno di legge che sostituiva il carcere con pene pecuniarie il cui importo minimo, 5 mila euro, è pari al quadruplo dei minimi salariali delle nuove schiere professionali.

 

Si erano anche inventato un sistema di rettifiche da Comma 22 e soprattutto, ispirandosi direttamente alla fonte dell’inventore dell’Ordine,  all’epoca di Mussolini noto come Albo, avevano ipotizzato, come pena accessoria per i recidivi, il deferimento all’Ordine perché provvedesse a sospendere o radiare i reprobi.

 

giuseppe giulietti 1

C’è un bellissimo libro, sulla vita di Alberto Bergamini, che dovrebbe suonare allarme per il sindacato e per tutti i pochi uomini di buona volontà. Lo ha scritto Giancarlo Tartaglia, che da 40 anni è a capo della struttura permanente della FNSI. Racconta, e fa venire i brividi, la fine che fece Bergamini quando, riconosciuto colpevole di irriverenza verso il Fascismo, venne espulso dall’Albo. Seguirono 20 anni fuori dai giornali. Per fortuna sua, Bergamini soldi ne aveva messo da parte parecchi. Ma nel caso dei giornalisti di oggi ci sarebbe la disoccupazione punto e basta.

ALBERTO BERGAMINI

 

Ecco perché mi rivolgo a Giulietti e Lorusso, caricando su di loro una responsabilità storica. Non si fidino dei colleghi dell’Ordine. Il conformismo è un morbo in continua incubazione. Soprattutto non si fidino dei partiti, di nessun partito. Incluso il Pd. Prima di fidarsi chiedano prova di cosa ha fatto il nuovo segretario Nicola Zingaretti per togliere dai guai Concita De Gregorio.

 

Soprattutto non si facciano intrappolare da formule contorte e pericolose. I politici, di tutte le fedi, devono fare come hanno fatto col reato di ingiuria che è stato semplicemente abolito. La sua abolizione era di massimo interesse per i politici di ultima generazione. L’insulto è modulo essenziale del nuovo confronto politico, pertanto mantenerlo come reato era darsi la zappa sui piedi. Oggi tu puoi insultare chi vuoi ma non lo puoi scrivere.

 

BEPPE GRILLO

Lo stesso il sindacato deve pretendere dai politici. Giulietti, Lorusso e gli altri che con loro oggi costituiscono il gruppo dirigente della Fnsi devono chiedere e ottenere non una legge complicata quanto pericolosa di più di 15 articoli ma una legge composta da un articolo solo:

 

L’art. 595 del codice penale è abolito.

 

Comma due: le querele temerarie sono punite con pena adeguata.

 

raffaele lorusso 1

Se non si batteranno per questo obiettivo, e non lo conquisteranno, brutti e cupi anni vi aspettano, giovani colleghi. Oggi, se ci pensate un po’ bene, è peggio che nel 1925. Allora Mussolini vi voleva imbavagliare ma la maggior parte dei cittadini era con i giornalisti e li rispettava. Oggi fra i nostri concittadini serpeggia un umore pessimo. Non è così solo in Italia, per carità. L’ostilità verso i giornalisti è sentimento endemico in tutto il mondo. Ma da noi il populismo avanza. E populisti erano Fascismo e Nazismo, non lo scordate mai. Può succedere di tutto. Se vogliono imbavagliarvi, la porta è già spalancata.

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sandro ruotolo raffaele lorussocongresso fnsi levico terme 3giuseppe giulietti 3

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