leo dell'orco armani

“È STATA UNA STORIA BELLA E TOSTA. SIN DALL’INIZIO, ANCHE COME AMICO, PER LE INVIDIE CHE GIRAVANO INTORNO” – IL 73ENNE LEO DELL'ORCO, STORICO COMPAGNO DI GIORGIO ARMANI, RACCONTA LA LORO RELAZIONE, DAL PRIMO INCONTRO “PER MERITO DI UN CANE” AI GIARDINI DI PIAZZALE LIBIA, A MILANO FINO ALLA MALATTIA: “FU DURISSIMA, MI DISSE: ‘NON HO PIÙ VOGLIA’" – LE EPICHE SGRIDATE (“MI RIPRENDEVA SU COME MI VESTIVO “FAI LO SGARZOLINO ?”), LE DROGHE (“AL CARNEVALE DI RIO CI ALLUNGARONO DELLE PASTICCHE, FACEMMO FINTA DI PRENDERLE E POI LE SPUTAMMO IN BAGNO, RIDENDO! NON AVEVAMO BISOGNO DI NULLA”), L'ANELLO CHE GIORGIO NON TOLSE MAI - "GELOSI UNO DELL’ALTRO? LUI SÌ LO ERA, UN POCHINO - IO TRA I PIÙ RICCHI D'ITALIA? NON ME NE RENDO CONTO" - CHISSÀ SE IL RISERVATISSIMO ARMANI AVREBBE GRADITO QUESTA INTERVISTA...

Paola Pollo per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Il 4 settembre moriva Giorgio Armani. A poco più di quattro mesi e mezzo dalla sua scomparsa e alla vigilia della prima sfilata senza di lui, Leo Dell’Orco, il compagno di vita e lavoro, si racconta superando la sua toccante riservatezza e discrezione. 

 

Innanzitutto, come sta? 

leo dell'orco giorgio armani

«Bene. Ora. Debbo dire che il primo periodo è stato strano. Mi mancava la persona. Poi mi sono abituato. Sono tranquillo. In casa, al secondo piano, ho lasciato lì tutto com’era e sto dalla mia parte. Dalla sua non entro. Non ho toccato nulla. Da quel giorno. Non mi va. Al terzo piano, quello in comune, ci sono i suoi gatti, i suoi pappagalli e il merlo. La cosa bella è che io non sogno. Tutti dicono che succede, a me non succede». 

 

Giorgio diceva che sognava sempre, ma dormiva poco. 

«Già, io dormo ma non sogno, magari comincerò. Sto prendendo la melatonina, è vero. 

Però sto bene. Dobbiamo affrontare la situazione. Essere decisi. Siamo forti noi, Silvana ed io. Lo stiamo dimostrando».  Forse un’altra lezione di Armani? Raccontava di non aver paura della morte ma che non avrebbe voluto che i suoi cari fossero turbati dal dolore e si sentissero a disagio. 

 

Riflette e sorride.«Forse è andata così». 

 

Vi ha preparato al vuoto dunque. 

leo dell'orco giorgio armani

«Devo dire che era difficile che Giorgio desse responsabilità dirette a noi. C’era sempre lui.  Oggi tutti noi ci accorgiamo che abbiamo imparato a essere e decidere. Anche se io, nel mio piccolo, mi sono prese tante libertà. E lui si incazzava: “Mi nascondi le cose” diceva. E io gli rispondevo “ma è inutile se so che vanno bene, siamo qui per questo, lasciaci fare”. Silvana era più legata da un rapporto stretto, un po’ padre e figlia e quindi qualche volta si chiudeva per certe dinamiche affettive che tutti conosciamo, di riverenza e rispetto». 

 

Armani ammetteva che con lei aveva il rapporto più diretto, anche nelle discussioni! 

«Sono sempre stato sincero, è vero. Se non mi fosse piaciuto qualcosa lo avrei detto, a volte lui mi chiamava apposta per sentire il mio parere. Succedeva che nessuno avesse il coraggio di contraddirlo. Ma io non ci riuscivo. “Non mi piace”, gli dicevo. Poi la cosa buona era che, per fortuna, finita la litigata andavo a mangiare e voltavo pagina e tornavo, con il sorriso, sincero.  Io dimentico e non serbo mai rancori. Mi sveglio sempre di buon umore». 

 

«Sono felice perché ogni mattina mi sveglio con il sorriso di Leo», questo diceva. 

leo dell'orco

«Sì, ero sempre sereno con lui. Almeno sino a che non si è ammalato. Solo in quel momento è stata durissima». 

 

Si riferisce ai due mesi della malattia? 

«Andavo a dormire la sera non sapendo se lo avrei trovato il mattino dopo». 

 

Lui si rendeva conto? 

«Ha capito subito che questa volta non ce l’avrebbe fatta. Mi diceva: “Non ho più voglia, non ho più voglia”. E io gli rispondevo: “No, Giorgio, no. Devi essere forte”. È stata dura». 

 

La resa al tempo. 

«Già, la sua sfida. Ma questa è stata anche la sua grandezza e anche per noi il tempo non è mai passato e lo vedevamo e lo trattavamo come fosse quell’uomo quarantenne che prendeva in mano il mondo. Devo dire che è stato un bene per tutti, perché ci ha permesso di accompagnarlo sino alla fine senza cambiare nulla nel suo rapporto con lui». 

 

 

E ha fatto così: ha programmato tutto. 

«Noi siamo stati sorpresi da come abbia pensato a ogni cosa. Anche su argomenti inaspettati e su cui devo ancora riflettere, sapendo di avere un ruolo decisionale importante». 

 

(...)

 

Non si arrabbia quando chiedono: «Ma chi sostituirà Armani»? 

leo dell'orco giorgio armani

«No. Ci siamo Silvana per la donna e io per le collezioni uomo. Lui lo ha deciso. Non senza chiederlo, sempre: “Anche se sei a posto: ce la fai Leo? Ti diverti?”. “Certo, tranquillamente”, gli rispondevo. Silvana ha avuti momenti di titubanza ma poi ha preso la sua strada con grande determinazione, si è resa responsabile; vuole fare vedere che c’è e che può farcela da sola. E sarà così. 

 

Dialoghiamo anche fra di noi, parecchio, come facevamo con Giorgio, anche con la nostra moda (già presa la decisione, per esempio, di sfilare insieme per Emporio donna e uomo ndr ). Poi abbiamo entrambi le nostre squadre che sono validissime e importanti. I miei lavorano con me da anni, sono quattro e responsabili. Possono andare avanti. Fra questi Gianluca, mio nipote». 

 

Ci parli di Gianluca Dell’Orco, a questo punto il suo braccio destro! 

«Gianluca ce l’ho nel cuore. Lo seguo sin da bambino, lo portavo con me a vedere le partite e a 16 anni venne a Milano, alla sua prima sfilata e non ci ha più lasciati. Ora ne ha 54, ha imparato tanto da Giorgio, ma per è anche casa e una spalla importante». 

 

Le manca? A casa, al lavoro? 

«Sono una persona riservata, da sempre. Il 50 per cento delle volte mangio da solo, a casa. Sereno. Mi manca perché ora sono responsabile mentre prima avevo, avevamo, la scusa “c’è Giorgio”.

giorgio armani, silvana armani, sergio galeotti e lo staff di armani

 

Ora ci siamo noi e dobbiamo decidere e stringere. E non è facile. Lunedì, per esempio, sfiliamo con la nostra prima collezione senza di lui, ci sono cose bellissime ma sono tante e non dobbiamo esagerare con una sfilata lunga e dispersiva. Giorgio arrivava e diceva “questo sì, questo no”... E anche lui non sempre si conteneva. Ricordo degli show Privée lunghissimi, là dove ogni abito costa un patrimonio e mi permettevo di dirglielo. E lui: “Leo, sono io il padrone!». 

 

Non la spaventa tutto questo? 

«Capisco che è dura, però me la gioco, sapendo di aver avuto un grande allenatore e maestro». 

Il primo incontro per merito di un cane. 

«Ai giardini di piazzale Libia, a Milano. Avevo 22 anni ed ero con un amico. Eravamo tornati da una vacanza strampalata da Lampedusa: pensavamo di campeggiare, figuriamoci! Su quell’isola non c’è un piano che sia uno per piantare una tenda e abbiamo rimediato in una casa di pescatori. 

 

sergio galeotti e giorgio armani

Ci eravamo divertiti, avevamo conosciuto delle ragazze tedesche. Comunque, questo per dire che eravamo in forma. Incontriamo questo cane che se ne andava in giro da solo. Cerchiamo il padrone, era Giorgio. Ci ringrazia e ci invita a bere a casa sua perché abitava lì vicino. Abbiamo accettato ma il mio amico Gabriele mi ha detto “Ma sai chi è lui? Giorgio?”. Lo guardai stupito: “No, chi è?”. 

 

Siamo andati su, abbiamo chiacchierato. Poi due giorni dopo lo incontrammo in macchina, in viale Montenero. Erano i primi di settembre e così ci chiese se ci andava di sfilare per lui dandoci appuntamento il sabato, alle 10 in corso Venezia. 

“Nudi tutti e due!” ci disse Irene quando arrivammo. Ora sorrido a quell’imbarazzo: ci siamo spogliati e abbiamo cominciato a provare gli abiti. Da lì siamo andati anche a Firenze per lo show. Ma poi sono tornato alla mia vita». 

 

La sua vita era? 

sergio galeotti

«La Snam e le scuole serali per poter avere un titolo e guadagnare qualcosa in più. Ero un disegnatore tecnico, ma avrei voluto lavorare in pubblicità. Non trovavo nulla in quel campo e mia madre mi presentò a un manager della Snam ed entrai. Avevo un posto fisso e parastatale. In famiglia erano contenti. Anche io tutto sommato. Ogni mattina prendevo un ascensore super veloce che mi portava all’undicesimo piano: a quel tempo era fantascienza». 

 

Da parastatale ad oggi, quanta strada... 

«Con Giorgio ci sentivamo sempre al telefono. Ma anche Galeotti mi aveva preso in grande simpatia. Tant’è che c’è stato un momento di gelosie reciproche. Comunque, fu Sergio a insistere, anche se per due anni continuai in Snam alternandomi come modello in showroom: avevo la corporatura perfetta. Poi mi decisi, mi licenziai ed entrai nei primi uffici Armani in via Durini. Dalla gavetta arrivai a lavorare accanto a Giorgio». 

 

Quando Galeotti si ammalò, Armani raccontava che è stato lei a esserci. 

«È stato per me naturale il fatto di stargli accanto. Lui era distrutto, vedere Sergio spegnersi così lentamente. È stata durissima. Ma lui è stato bravissimo a riprendersi e a fare quello che ha fatto. Quando è mancato Galeotti, Giorgio passava giorni a piangere e ci sono stati momenti veramente bui. Ma ha tenuto». 

 

giorgio armani sergio galeotti

Tre anni fa Armani esibì in pubblico un diamante che lei gli aveva regalato. E fu una delle due cose che portò con sé nella fuga da quell’incendio a Pantelleria che sembrava minacciare la vostra casa. Stupì quella rivelazione orgogliosa. Perché lo fece, lui così attento alla sua privacy? 

«Quando glielo diedi, lo indossò e non lo tolse più. Era felice: non aveva mai ricevuto un anello. Io glielo dicevo sempre però che, quando avessi trovato il diamante giusto, glielo avrei regalato. Così è stato. E lui ne restò colpito. Era davvero una delle cose di cui andava più orgoglioso, gli dava il significato che aveva». 

 

Viceversa: il più bel regalo ricevuto? 

«Un orologio, naturalmente». 

 

Definirebbe il vostro un «grande amore»? 

«È stata una bella storia. Bella e tosta. Sin dall’inizio, anche come amico, con la gelosia di Galeotti. È stato difficile poi per le invidie che giravano attorno. Ricordo una volta che fui invitato a Pantelleria e c’erano persone con cui proprio non mi trovavo. Non era la mia storia. Me ne tornai a Milano senza dire nulla». 

 

(...)

Ci mancherebbe. Ora è uno degli uomini più ricchi d’Italia. Se ne rende conto o no? 

«Più o meno. Non me ne rendo conto. Adesso faccio stare bene i miei». 

 

(...)

leo dell'orco giorgio armani

Lei ha stile, nella vita e nella moda: merito del maestro? 

«Ho sempre avuto un mio senso estetico, però Giorgio me lo ha tirato fuori. E non mi vedrete andare in giro in pigiama! Mai». 

 

Abitudinario anche lei? 

«Devo ammetterlo: come Giorgio. E forse è stato anche il segreto della sua longevità: una vita sana, scandita da dieta e sonno. Come lui, mi sveglio alle 8, caffè e palestra. Leggo i quotidiani con l’aggiunta della Gazzetta dello Sport , che è la mia passione. Poi ufficio, pranzo a casa e tg. Prima era il nostro rito, nello spazio in comune al terzo piano, ma lui aveva anche un salottino al primo quando io guardavo lo sport.  Ora sto da solo o con qualche amico.

 

Dopo di nuovo lavoro e cena concedendomi un bicchiere di vino o champagne: due volte la settimana al Baretto o da Nobu o in qualche ristorante nuovo, a me piace sperimentare. Giorgio era più per la cucina italiana. Altrimenti film a casa o l’Olimpia Milano di basket». 

 

Lo sport, la sua passione. 

«Da sempre, sin da ragazzo. Prima il calcio e poi il basket. Sono tifoso del Milan e non perdo una partita. Ma seguo tutto il football anche quello internazionale. E la formula 1, il tennis, il ciclismo... Sono fiero del rapporto con il Coni e ora delle Olimpiadi invernali». 

giorgio armani

 

È stato lei allora «influenzare» Giorgio nel creare EA7? 

«Direi con me, sua sorella Rosanna e suo fratello Sergio. Il basket era una passione di famiglia e con il tempo anche Giorgio si è appassionato quanto noi. E questo ci ha resi felici. Ho solo suggerito e poi tutto è diventato naturale». 

 

(...)

 

Parlavate di tutto: dagli sfoghi con i colleghi ai grandi temi? 

«Entrambi curiosi e divoratori di notizie, dai tg e dai giornali. Ci confrontavamo sempre ed eravamo reattivi, in critiche e proposte. Come durante il Covid quando poi fummo i primi a reagire. Se qualcosa non ci fosse piaciuto non saremmo mai stati zitti». 

 

Dobbiamo aspettarci sue «sfuriate»? 

«Non posso fare altrimenti. Sono fatto così anche io... solo sono più ottimista». 

 

Nel cuore ha Milano? 

«Ovvio. Ne amo l’eleganza e discrezione. Da qui poi vai ovunque e noi lo facevamo spesso.  Adoravamo andare alla Scala, al Parenti, al Forum e lo shopping in Corso Como e da Antonia». 

agnese zogla giorgio armani

 

Quasi vent’anni di differenza: le sono mai pesati? 

«Mai. Lui è sempre stato giovane. Io l’ho conosciuto che aveva 40 anni e lì è rimasto». 

 

Metteva in guardia Giorgio dai «cattivi»? 

«Non c’è mai stato bisogno: sapeva proteggersi da solo. E soprattutto sapeva sempre con chi avesse a che fare. Sempre. Ha sempre avuto intuito sulle persone negative. Era una persona serissima. Galeotti era più spregiudicato: ricordo un Carnevale a Rio e a una festa ci allungarono delle pasticche, io e Giorgio facemmo finta di prenderle e poi le sputammo in bagno, ridendo! Non avevamo bisogno di nulla. Era una persona sana e consapevole. E io anche. Entrambi pensavamo che le droghe attraessero le persone deboli». 

 

Andrebbe a cena con Giorgia Meloni? A Parigi gli stilisti sono spesso ospiti all’Eliseo da Macron? 

«Certo, nonostante il diverso credo politico, si sta dimostrando una delle migliori leader in Europa e una interlocutrice che può parlare con mercati importanti per noi». 

 

Le vacanze leggendarie di Armani. Ma è vero che c’erano regole ferree: dagli orari al dress code? Non erano faticose? 

«Ma no! Era tutto piacevole e divertente. E non c’erano regole. Fatta eccezione per la colazione: rigorosamente entro le 9.30, tutti insieme. Se no lì sì che Giorgio si arrabbiava». 

 

michele morselli e giorgio armani 4

Le mancano le sue epiche sgridate? 

«Erano terribili. Ma lui mi chiamava testone... quindi non mollavo mai. Salvo andare oltre per portare la calma. Sono fatto così. Per esempio, mi riprendeva su come mi vestivo “fai lo sgarzolino ?” diceva. Ma io continuavo e continuo con le mie concessioni al blu. Lui riprendeva di continuo è vero e... aveva sempre ragione. E questo allenamento oggi si sente: tutti hanno imparato a fare la cosa giusta». 

 

Abbracci? 

«Oddio era una parola grossa per Giorgio e per me. Non siamo mai stati così effusivi. 

Ma carezze ce ne siamo date tante, anche negli ultimi giorni». 

 

Gelosi uno dell’altro? 

«Lui mi dava così tanto che non potevo esserlo e la gelosia non mi appartiene. Lui sì lo era, un pochino». 

 

(…)

Mai detestato qualcosa? 

«Forse quando insisteva troppo. Ricordo una volta, una scena divertente. Eravamo in auto con Galeotti che fumava e Giorgio era alla guida, furente perché detestava le sigarette. Io ero dietro. “Spegnila”, continuava e continuava. E Sergio alla fine l’ha spenta... sul tettuccio. Potete immaginare. Rido ancora». 

 

Una pausa nel vostro rapporto? 

«In realtà no, sempre insieme. Ricordo una volta che dovevo andare alle Olimpiadi in Brasile ma all’ultimo lo raggiunsi a Pantelleria». 

giorgio armani by andy warhol

 

Dice che sta nella sua parte di appartamento, possibile che non le sia venuta la tentazione di stare fra le sue cose? 

«No, il suo appartamento è come lui l’ha lasciato, non mi va di profanare nulla. Per ora è così. Lo spazio c’è». 

 

La prima sfilata senza di lui? 

«Sarà una continuità, con tocchi “ sgarzolini ”. Ci siamo presi delle piccole libertà, proporzioni riviste, qualche colore nuovo, tessuti cangianti a simbolo di un cambiamento, nel rispetto più assoluto». 

 

È anche vero che sulle collezioni uomo lei nelle ultime stagioni guidava e Giorgio la portava in passerella a testimonianza della scelta come erede. 

richard gere giorgio armani 3

«Negli ultimi tre anni mi ha lasciato fare è vero. Ma l’ultima parola era la sua. Sino all’ultimo è stato così. Ha scritto un capitolo della storia importante della moda e sentiamo questa responsabilità. Fa paura sì. Nessuno potrà replicare quello che ha fatto lui, nessuno diventerà o potrà diventare lui. Come ha detto lui siamo tutti dei piccoli Armani, ognuno con le responsabilità, Silvana la donna e io l’uomo: vediamo come andrà. Ce la mettiamo tutta». 

 

Le manca un figlio? 

«No. Sono egoista per questo?». 

 

Perché egoista? 

«Dicono così di chi non desidera figli. Ma io ho una caterva di nipoti e poi c’è Gianluca». 

Le lacrime che non è riuscito a trattenere. 

«Nei due giorni di camera ardente. Vedere tutta quelle persone e il bene dimostrato e il rispetto. È proprio vero: era lo stilista della gente. Non avrei pensato però a tanta partecipazione. Siamo stati indecisi sino all’ultimo, ma poi ci sembrava doveroso. Lui avrebbe amato. E poi le mostre, lo show, la festa». 

 

Secondo lei Giorgio dov’è ora? 

«Non c’è. Come lui non credo nell’aldilà, anche se sono cattolico. Quando voglio sentirlo vado al cimitero e poi pranzo al Falco, il nostro ristorante. Lo so che intorno a me tutto parla di lui, ma lì è così raccolto e suo, mi dà pace. E sorrido al ricordo della proposta che mi fece quando mi disse che voleva essere seppellito lì, nella piccola cappella di famiglia: “Leo, c’è posto anche per te qui, se ti va”». 

armani dell'orco

 

E lei cosa rispose? 

«Ci penso Giorgio, ci penso». 

(...)

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