“INIZIAI CON SKETCH NEI LOCALI DI SCAMBISTI. IL PUBBLICO ERA GIA' NUDO” - LEONARDO MANERA MEMORIES. IL VOLTO STORICO DI "ZELIG" RACCONTA I SUOI INIZI, A MILANO: "MI DOVEVO ESIBIRE 20 MINUTI PRIMA CHE LE PERSONE ANDASSERO NEL PRIVÉ. ERA UN BUON PUBBLICO, ARZILLO, LA GENTE SAPEVA CHE DOPO SI SAREBBE DIVERTITA. POI MI INVITAVANO CON LORO. NON SONO MAI ANDATO PERCHÉ ERO TIMIDO" – "ADESSO CI SI INCONTRA SU QUESTE APP TIPO TINDER. UNA VOLTA È CAPITATO ANCHE A ME: HO CHATTATO, CI SIAMO VISTI, ABBIAMO FATTO SESSO, POI ALLA FINE DOVEVO BACIARE QUELLA DONNA E LEI MI HA DETTO: 'NO, NON CI CONOSCIAMO ANCORA ABBASTANZA'"
Estratto dell'articolo di Luca Bertelli per www.corriere.it
Volto storico di Zelig, trasmissione nella quale è tornato per "Zelig 30", con i suoi monologhi dolceamari che sui social sono diventati virali, il salodiano Leonardo Manera (59 anni) si è raccontato a "Bowlcast", per Telelibertà.
Tra il serio (soprattutto) e il faceto ha tirato fuori dal cassetto ricordi inediti della sua carriera che lo vede impegnato anche in teatro (con lo spettacolo "Corto Circuito": «Adesso ci si incontra su queste app tipo Tinder. Racconto che una volta è capitato anche a me: ho chattato, ci siamo visti, abbiamo fatto sesso, poi alla fine dovevo baciare quella donna e lei mi ha detto: "No, non ci conosciamo ancora abbastanza») e a Radio24 con "Uno, nessuno, cento Milan" [...]
«Io ho iniziato a 17 anni nell'84 facendo il mago comico. Facevo di pomeriggio feste per bambini, la sera andavo in un locale di cabaret e di notte, quando sono poi arrivato a Milano, andavo in un locale di scambi di coppia. Bisognava fare 20 minuti prima che le persone andassero nel privé ed era anche un buon pubblico perché sapevano che dopo si sarebbero divertiti, era un pubblico arzillo.
Quindi poi a volte c'erano degli esibizionisti che si spogliavano già prima, facevo lo spettacolo davanti a persone sedute però nude. E poi ti invitavano dopo con loro nel privé se volevi andare, potevi andare. Io non sono mai andato perché ero timido, però la cosa bella era proprio la totale disinibizione di queste persone. E poi ho fatto il presentatore di spogliarelli per due o tre anni...».
[...] E arrivò Zelig: «In realtà io prima - racconta - ho fatto Ciro su Italia 1. C'erano Luca e Paolo, Natasha Stefanenko, Neri Marcorè: rimasi n. Poi feci Paperissima Sprint su Canale 5, Maurizio Costanzo Show e poi ho fatto un anno a "Quelli che il calcio" quando c'era Fazio in conduzione.
Mi aveva chiamato lui perché, siccome io allora facevo questo personaggio sottotono, depresso, lui voleva fare le telepromozioni in diretta in modo opposto a come vengono fatte normalmente, dove tutti sono entusiasti del prodotto. Una bella idea. Il problema è che le prime erano della Nutella, un mondo fatto di mamme felici, bambini sorridenti.
Quando hanno visto le prime si sono spaventati perché hanno detto: "Il nostro mondo non è fatto di uno così sottotono", e allora sono stato obbligato a cambiare stile e registro, mi dispiace perché quella era un'idea migliore».
Altro fuori programma curioso, legato al mondo delle televendite: «Ho visto che l'Amaro Caporetto poi è stato ripreso da un negozio che lo ha messo in vendita a mia insaputa. Avrebbero dovuto quantomeno dirmelo, perché nella confezione ci sono anche proprio le parole che dicevo io, "le disfatte della vita", eccetera".
Manera poi continua, parlando del rapporto che ha con i suoi stessi personaggi: "Alla fine i comici portano sempre in scena se stessi secondo me, e tu sei un po' così. Io ho dei tratti, le mie fidanzate hanno sempre detto che io ho questo problema, che ho degli sbalzi d'umore molto netti, che passo da momenti di depressione a momenti di entusiasmo ingiustificato. Questa cosa crea in loro degli squilibri e alla fine mi lasciano».
[...] Manera racconta ancher l'esperienza nelle carceri: «Sono andato diverse volte nelle carceri, ed è sempre un'esperienza forte fin da quando devi lasciare i tuoi effetti personali fuori dall'ingresso e senti il cancello chiudersi alle spalle. Tra tutti quelli che ho incontrato, non ce n'è uno che mi abbia detto di essere innocente, hanno tutti ammesso le proprie colpe.
Ne ricordo uno, per esempio, che disattivava i sistemi di sicurezza delle banche per permettere ai complici di entrare. La fidanzata non lo sapeva e si dovevano sposare; sono venuti ad arrestarlo 15 giorni prima del matrimonio. Gli hanno dato 2 anni di carcere, lei lo ha aspettato, quando lui è uscito si sono sposati e come lavoro lui ha cominciato a progettare sistemi di sicurezza per le banche: chi meglio di lui sapeva quali erano i problemi nei sistemi esistenti? Ha utilizzato il suo talento a fin di bene».
Poi dice la sua anche sul caso Pucci a Sanremo: «Secondo me non aveva voglia di andare a preparare un pezzo ad hoc per Sanremo, e alla lunga ha avuto ragione lui perché ha avuto una notorietà esponenzialmente più elevata di quella che avrebbe avuto se fosse andato. Sicuramente ha avuto più notorietà così. La cosa vera è che non ha avuto una censura, ha rinunciato lui dicendo "Non vado perché non me la sento".
A me per esempio è capitato di essere minacciato in prima persona, e anche i miei genitori, quando facevo il personaggio bresciano che sembrava un po' leghista e contrario al Sud: mi arrivarono minacce da Napoli, tra le quali una che minacciava di morte i miei genitori con l'indirizzo di casa. A volte la gente non recepisce l'ironia, ma devi metterlo in conto». [...]
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