1. STARÀ FERMO, ZITTO E BUONO IN ATTESA CHE L’EFFETTO COPPI SI MANIFESTI MAGICAMENTE SULLA CASSAZIONE, ULTIMA SPERANZA PER EVITARE LA CONDANNA AL PROCESSO MEDIASET 2. MA AL BANANA GIRANO I SANTISSIMI PER IL COMPORTAMENTO DI RE GIORGIO, DAL QUALE PENSAVA DI ESSERE TUTELATO PER VIA DELL’APPOGGIO AL GOVERNINO DI LETTAENRICO 3. INVECE NIENTE, SOLITE MAZZATE. E TOCCA PURE SOSTENERE PALAZZO CHIGI GRATIS PERCHÉ SE LA CONDANNA DIVENTASSE DEFINITIVA IL CAVALIER POMPETTA SAREBBE INCANDIDABILE 4. E QUESTA INCANDIDABILITÀ, PIÙ CHE LA MACCHINOSA DECADENZA DA SENATORE, È IL VERO SPAURACCHIO DEL CAINANO, CHE SI RITROVA SPUNTATA ANCHE L’ARMA DELLE ELEZIONI ANTICIPATE. UNO SPAURACCHIO CHE LO RIPORTA, ANZI LO CONSEGNA, A MITI CONSIGLI

a cura di Colin Ward e Critical Mess (Special Guest: Pippo il Patriota)

1 - AVVISI AI NAVIGATI
Starà fermo, zitto e buono in attesa che l'effetto Coppi si manifesti magicamente sulla Cassazione, ultima speranza per evitare la condanna al processo Mediaset. Certo, il Cainano in queste ore starà riflettendo anche sulle capacità della ditta Longo-Ghedini, che a leggere il comunicato della Consulta ha evidentemente commesso qualche errore di troppo nella gestione dei legittimi impedimenti del Capo (tipo non avvisare il Tribunale e non motivare l'urgenza di un consiglio dei ministri straordinario).

Ma al Banana girano i santissimi per il comportamento di Re Giorgio, dal quale pensava di essere in qualche modo tutelato per via delle larghe intese e dell'appoggio al governino di Lettaenrico. Invece niente, solite mazzate. E tocca pure sostenere Palazzo Chigi gratis perché se la condanna diventasse definitiva il Cavalier Pompetta sarebbe incandidabile. E questa incandidabilità, più che la macchinosa decadenza da senatore, è il vero spauracchio dell'uomo di Hardcore, che si ritrova spuntata anche l'arma delle elezioni anticipate Uno spauracchio che lo riporta, anzi lo consegna, a miti a consigli.

2 - SENZA VIA D'USCITA
La sentenza della Consulta è presto riassunta: il Banana si inventò un inutile consiglio dei ministri e lo piazzò appositamente di lunedì per saltare l'ennesima udienza del processo Mediaset. Il Tribunale fece dunque bene ad andare avanti lo stesso e a non riconoscere il legittimo impedimento sollevato dal duo simpatia Longo-Ghedini ("Consulta, no al ricorso di Berlusconi. ‘Non era legittimo impedimento', va in Cassazione il processo Mediaset", p. 2). Aggiunto che sfuma così la speranza di raggiungere con artifizi vari la prescrizione, che sarebbe scattata nel luglio prossimo, eccoci alle conseguenze politiche e ai famosi scenari.

Il più immaginifico è quello che azzarda Repubblica, nel tentativo di bruciarlo: "Il piano del Cavaliere per fermare i giudici. ‘Niente crisi ma chiedo un patto al Pd'. Vuole la garanzia che il Senato voti contro l'interdizione dai pubblici uffici" (p. 3). Roba che i senatori piddini che votassero una porcata del genere poi farebbero fatica a uscire di casa.

Il Corriere delle banche è invece solo preoccupato che il governino tiri avanti, per cui "la reazione di Silvio Berlusconi alla sentenza (...) è apprezzabile: se non altro perché, pur ripetendo le accuse alla magistratura di volerlo eliminare dalla vita politica, garantisce che non verrà meno il sostegno al governo di Enrico Letta" (Massimo Franco, editoriale in prima pagina). Dal che il lettore del Corriere ha anche la garanzia di come il Corriere non farà venir meno "il sostegno" al suddetto governo.

Il Messaggero scrive addirittura di una breve telefonata tra il Banana ferito e Aspenio Letta: "Berlusconi: per ora sarò leale, ma Letta teme contraccolpi. Telefonata con il capo dell'esecutivo, poi consiglio di guerra con i fedelissimi. Gli azzurri alzano la posta sulle misure economiche e sulla Ue: batteremo i pugni" (p. 3). Faranno proprio così: renderanno impossibile la vita a Letta alzando continuamente l'asticelle delle richieste e facendo, allo stesso tempo, campagna elettorale.

Intanto in Parlamento parte il trenino dell'ineleggibilità del Banana e il direttore del Giornale, Alessandro Sallustioni, affronta il punto centrale in un'intervista al Cetriolo Quotidiano: "Non può intervenire direttamente sulla Cassazione, né sul Parlamento", ma Giorgio Napolitano ha fatto un patto con Berlusconi e "Il Cavaliere deve salire al Colle per chiedere se è ancora valido" (p. 2).

3 - ALTA CUCINA NAPOLITANA
Nella commedia degli inganni chiamata "Pacificazione nazionale", a fronte della mazzata di ieri al Banana tocca pure ribadire il proprio leale sostegno al governo. E dal Colle, ovviamente, arriva la presa per i fondelli: "A sera arriva il commento del Quirinale che esprime la sua moderata soddisfazione per la mancata crisi e per la prudenza dell'ex premier" (p. 2). Manco "piena" la soddisfazione, solo "moderata". E chissà come gireranno le scatole, al Banana, nel leggere questo titolo-beffa della Stampa: "Funziona la ‘moral suasion' preventiva del Quirinale. Il presidente aveva avvertito: le sentenze vanno rispettate" (p. 3).

La realtà è che il Banana in privato si sfoga contro Re Giorgio. "Mi aveva promesso una mano", riporta Repubblica (p. 3). Sul Corriere, la prova che i colonnelli del partito lo provocano: "Se Napolitano avesse fatto di più, le cose sarebbero state diverse", si sono lamentati al vertice i fedelissimi di Berlusconi, e lui stesso, arrabbiato, ha ammesso di essere rimasto ‘deluso' perché il presidente ha fatto ‘molto meno' di quello che ci si poteva aspettare dopo aver dato l'appoggio al governo" (p. 3).

Anche Ugo Magri, sulla Stampa, racconta: "Risulta da vari testimoni che Berlusconi abbia pure manifestato profonda delusione nei confronti del presidente Napolitano. All'inquilino del Colle, il Cavaliere imputa una certa mancanza di coraggio mista a irriconoscenza (...). Secondo alcuni dei suoi, addirittura, Berlusconi rimprovera al Capo dello Stato di averlo preso in giro per la seconda volta (la prima fu in occasione del celebre lodo Alfano), facendogli immaginare che un comportamento politico responsabile sarebbe stato ben ripagato..." (p. 3).

In chiaro le lagnanze del Banana sul suo Giornale: "Il Cav: ‘Il governo non si tocca'. Ma è tensione con il Quirinale. Il leader Pdl si lamenta con i suoi per il ruolo dei giudici di nomina presidenziale. Fino a mezzogiorno Alfano era convinto che la sentenza sarebbe stata benevola" (p. 3). E poi la stoccata d'avvertimento: "L'imbarazzo di Re Giorgio spiazzato dalla Consulta. Napolitano non parla, ma il verdetto contraddice i suoi appelli all''equilibrio" (p. 3).

4 - LA BAVA SEPARATA DALLE NOTIZIE
Nuove frontiere del giornalismo sulle colonne del Corriere, dove l'immaginazione prende finalmente il posto delle veline. "Nessuno si sbilancia in giudizi, sul Colle (...) Ma stavolta neanche dell'aria che tira a Montecitorio si intende parlare (...). Così si può soltanto immaginare che Giorgio Napolitano, di fronte alla ‘faccia feroce' che hanno immediatamente fatto i parlamentari del Popolo delle libertà non si sia turbato più di tanto. Se non altro perché è un uomo per natura abituato a "governare le passioni" e a soppesare con freddezza scena e retroscena della politica" (Marzio Breda, p. 6).

5 - UN, DUE, TRE, GRILLINO!
Alla fine, la psico-tragedia è terminata con il famoso Giudizio della Rete, novello tribunale del popolo. "La Rete caccia la Gambaro. Ma ora Grillo cerca il dialogo. Il leader telefona alla Pinna e viene ritirata la richiesta di espulsione" (Stampa, p. 8).

Repubblica racconta "l'ultimo giorno da grillina. ‘E' nazismo informatico'. La senatrice: non sottovalutate questa gente. "Finalmente è finita. Non vedevo l'ora che questa pantomima terminasse. Ho sofferto tantissimo. Questa è una gabbia di matti, sotto il profilo democratico la situazione è preoccupante" (p. 7). Notevole l'intervista della senatrice Serenella Fucksia: "Non è un giudizio rappresentativo, a quell'ora votano solo i fanatici del web. Dalle 11 alle 17 la gente lavora. Non ce l'ho con Grillo, ma questo è un errore. Adele non aveva detto niente di rilevante. Se vogliono mi caccino" (Repubblica, p. 6).

6 - SPOSTANDO RENZI SEMPRE PIU' IN LA'
Altro che patto generazionale e accordo del tandem Letta-Renzi, celebrato ad uso dei fotografi con la visita fiorentina del premier. La guerra per la segreteria si fa dura e Matteuccio torna a scalciare: "Pd, Renzi pronto a rompere con Letta. ‘Le regole di Epifani favoriscono lui'. Il sindaco: se cercano di fregarmi me ne resto a Firenze. Cuperlo vuol tenere distinte leadership e premiership: ‘La segreteria non sia un trampolino" (Repubblica, p. 9).

Con la scusa di non discriminare Lettaenrico, che non gareggiando per la segreteria sarebbe automaticamente fuori gioco come futuro candidato premier, Epifanio Epifani e i bersaniani vogliono cambiare la regola dell'accoppiata automatica.
Autentica bomba sul Corriere, che titola: "E c'è anche Bettini: Matteo leader, io segretario. L'ex coordinatore ha mostrato al sindaco la sua piattaforma: ‘Bersani rifletta prima di parlare, si riconosca la sconfitta" (p. 11). La mossa di Bettini spiazzerà i maggiorenti del Pd, impegnati nel gioco di tattica in cui eccelle la grande casa post-comunista: l'accoltellamento del compagno e la distruzione metodica di ogni possibile leader in ascesa. Pardon, "risorsa", come direbbe il compagno Epifani.

7 - COMPAGNI CHE SI FATTURANO L'UN L'ALTRO
La notizia Repubblica la mette piccina piccina, ma è di quelle che si fanno leggere lo stesso. Il centro studi Nens, fondato da Dracula Visco e Culatello Bersani, è nel mirino dell'Agenzia delle entrate per alcune fatture emesse nei confronti della Ccpl, colosso della cooperazione rossa di Reggio Emilia. Secondo le Entrate, le fatture sarebbero state utilizzate impropriamente dalla Ccpl per pagare meno tasse (p. 9). Un primo ricorso alla commissione tributaria provinciale è stato perso.

8 - DELLA VALLE ATTACK!
Come già svelato da Dagospia, lo scarparo di Casette d'Ete vola sulle quote inoptate di Rotello Rotelli, pronto a diventare il primo azionista singolo di via Solferino. Su Repubblica (p. 22), Giovanni Pons gli fa i conti in tasca. "Rcs, Della Valle punta i diritti di Rotelli. Così il patron di Tod's diventerebbe il primo azionista. Mediobanca verso l'uscita dal patto. L'imprenditore marchigiano vedrà ancora Bazoli".

"Se veramente Della Valle fosse disposto, non solo a versare altri 37 milioni per proteggere la sua quota attuale dell'8,67%, ma a investire ulteriori 67 milioni per sottoscrivere le azioni che spetterebbero a Rotelli più l'acquisto dei diritti di opzione, potrebbe arrivare a controllare il 22% del capitale di via Rizzoli". Resta però il nodo dei cattivi rapporti con Yacht Elkann, come ricorda il Sole: "Aumento Rcs, diritti al tappeto. Posizioni distanti Fiat-Della Valle. Le opzioni legate alla ricapitalizzazione cadono del 67% con pochi volumi" (p. 25).

Per il Giornale, si scomoda la firma di Vittorio Feltri ed ecco qualcosa che i lettori di Dagospia hanno già sentito: "Al Corriere di Della Valle arriva Anselmi" (p. 24).

9 - E I MALACALZA LASCIANO UN RICORDINO A TRONCHETTI
Avranno anche trovato un soddisfacente accordo con il Tronchetto della felicità, "scendendo" dalla cassaforte Camfin alla controllata Pirelli, ma i molto liquidi Malacalza hanno fatto un bello scherzetto all'Afeffato nostro. Lo scopre Repubblica: "Conflitto di interessi su Camfin, Tronchetti Provera indagato. L'inchiesta del pm Civardi nata da un esposto di Malacalza. Il presidente della Bicocca ha sempre negato contrasti con gli obiettivi della società" (p. 23).

Intanto va avanti il processo per ricettazione al Tribunale di Milano. "Riunione sul cd? Tavaroli mente'. Ma per il pm i testi dicono il falso. Le versioni opposte di due legali e dell'ex capo della Security su un incontro al quale parteciparono con Tronchetti Provera" (p. 24). La storia è quella del cd di dati rubati all'agenzia investigativa Kroll nel 2004 e comprovanti lo spionaggio contro Tronchetti dei suoi rivali brasiliani. Dopo le deposizioni di ieri pro-Tronchetti, il pm Alfredo Robledo ha chiesto al Tribunale gli atti per procedere per falsa testimonianza contro il manager Francesco Chiappetta e contro il penalista Francesco Mucciarelli.

10 - LE NORME CUCITE ADDOSSO AI BOIARDI
C'è da mettersi le mani nei capelli e preparare la valigia a leggere l'utile pezzo di Sergio Rizzo sul Corriere di oggi. "Un super-comitato per le nomine. Ecco i criteri per i manager di Stato. Dall'Eni all'Enel: così cambieranno i paletti per selezionare i vertici" (p. 15). Fior di deputati si agitano intorno a norme dai nobili intenti, ma devono fare i conti con i casi particolari.

Ad esempio, si vorrebbe introdurre un tetto ai mandati (tre) e impedire l'arrivo dei politici trombati nei cda delle società pubbliche, ma poi si scopre che un tetto del genere, il prossimo anno, sarebbe impossibile la riconferma di Fulvio Conti all'Enel o di Massimo Sarmi alle Poste.

Si favoleggia di una decadenza automatica per i manager che hanno subito condanne, ma poi ci si ricorda che l'attuale ad dell'Eni, Paolo Scaroni, 17 anni fa patteggiò, da vicepresidente Techint, una pena a un anno e quattro mesi per le tangenti Enel. E così via. Ognuno muove i suoi deputati sullo scacchiere. Mentre per i soldi, volendo, non c'è problema: basta sponsorizzare convegni e fondazioni. E' tutto legale.

11 - IL PIU' CREATIVO ERA IL FISCALISTA
Mondo della moda in lutto per i "Fiscal Victims" Dolce e Gabbana. "Evasione fiscale, un anno e 8 mesi a Dolce e Gabban. Gli stilisti condannati per i redditi all'estero, ma assolti dall'accusa di dichiarazione infedele. I legali convinti di poter dimostrare la totale estraneità: ‘Ma con la richiesta di 400 milioni l'azienda è a rischio" (Repubblica, p. 18). I giornaloni ci vanno con i piedi di piombo perché siamo di fronte a un signor inserzionista.

 

 

FRANCO COPPIBerlusconi in tribunale Berlusconi all'uscita del tribunalelongo ghedini ghedini_longoLETTA E napolitano Giorgio Napolitano e Enrico Letta NAPOLITANO E TESTA BERLUSCONI BERLUSCONI NAPOLITANO LA SENATRICE GRILLINA ADELE GAMBARO MATTEO RENZI E DAN BROWNVINCENZO VISCO Diego della valleVITTORIO MALACALZA E MARCO TRONCHETTI PROVERA IN TRIBUNA ALLO STADIO MEAZZA MASSIMO SARMI DOMENICO DOLCE E STEFANO GABBANA jpeg

Ultimi Dagoreport

arianna meloni boccia sangiuliano

DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA BRANCA-MELONI: SISTER ARIANNA DOVRÀ RISPONDERE SOTTO GIURAMENTO, COME ‘’PERSONA INFORMATA SUI FATTI’’, NON SOLO ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI MA ANCHE A QUELLE DELLA DIFESA DELLA VISPA POMPEIANA. E BASTA UNA PANZANA E SI FINISCE INDAGATI – L’INCHIESTA DI “REPORT” DEL 2024: ''QUAL È STATO IL RUOLO DELLA CAPA DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI NELLA MANCATA NOMINA DELLA BOCCIA A CONSULENTE DEL MINISTRO DELLA CULTURA?'' – L’AVVOCATO DI GENNARINO, SICA, AMMISE: "ARIANNA AVEVA SOLO AVVERTITO MOLTO PRIMA SANGIULIANO DI STARE ATTENTO PERCHÉ C’ERANO DELLE VOCI CHE GIRAVANO SU QUESTA PERSONA... E AVEVA RAGIONE. LUI ERA PRESO DALLA RELAZIONE" – PIZZICATA IN VIA DELLA SCROFA, LA SORELLA DELLA DUCETTA LA BUTTO' IN CACIARA: “MA LEI DICE DAVVERO CHE AGLI ITALIANI INTERESSA QUESTO?” – GRAN FINALE COL BOTTO DI “REPORT”: “DA QUELLO CHE CI RISULTA, ARIANNA AVREBBE INCONTRATO SANGIULIANO IL 29 LUGLIO PER AVVISARLO DELLE PERPLESSITÀ SULLA NOMINA DELLA BOCCIA. MA IL MINISTRO AVREBBE TENUTO IL PUNTO PERCHÉ LA SORELLA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SAREBBE IN CREDITO CON LUI, DOPO LA NOMINA DI FABIO TAGLIAFERRI ALLA PRESIDENZA DI ALES, SOCIETÀ IN HOUSE DEL MINISTERO DELLA CULTURA…” - VIDEO

papa francesco fazzini tornielli

DAGOREPORT - LA CASA EDITRICE DELLA SANTA SEDE ANNUNCIA IN POMPA MAGNA CHE, A NOVEMBRE, USCIRA' "IL DIARIO PERSONALE DI PAPA FRANCESCO", LIBRO CURATO DAL CARDINALE ARGENTINO VICTOR MANUEL FERNANDEZ - DIETRO QUESTA OPERAZIONE, CHE HA IL SAPORE DI UN NUOVO “VATILEAKS” CON PARVENZA ISTITUZIONALE, CI SONO ANDREA TORNIELLI, DIRETTORE EDITORIALE DEL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE VATICANA, E LORENZO FAZZINI, RESPONSABILE DELLA CASA EDITRICE - PROPRIO FAZZINI HA RACCONTATO CHE IL CARDINALE FERNANDEZ AVEVA RICEVUTO DA FRANCESCO UNO SCATOLONE PIENO DI SUE VECCHIE AGENDE. PECCATO CHE IL PONTEFICE ARGENTINO NON TENESSE DIARI PERSONALI E DISTRUGGEVA TUTTA LA CORRISPONDENZA E LA DOCUMENTAZIONE IN ARRIVO, UNA VOLTA EVASA - ALLORA PERCHÉ IL LIBRO È STATO INTITOLATO "IL DIARIO PERSONALE", SE BERGOGLIO UN DIARIO NON LO AVEVA E MANCO LO VOLEVA? IL TUTTO PUZZA DI BIECA OPERAZIONE COMMERCIALE...

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...