benedetta paravia

RESTA A DUBAI, PLEASE!  – QUEL DIAVOLO DI LORENZETTO SCOVA BENEDETTA PARAVIA, "L’ITALIANA PIÙ FAMOSA DEL MEDIO ORIENTE", E DOMANDA: CI SONO POVERI PER STRADA A DUBAI? “NO, È VIETATO DALLA LEGGE. PER FORTUNA, VISTO CHE VIVO MALE LE DISUGUAGLIANZE SOCIALI. NON C'È LA MAFIA DEI QUESTUANTI COME A ROMA, DOVE A VIA DELLA CROCE TROVO RAGAZZI SENZA GAMBE CHE GIRANO SULLO SKATE PER CHIEDERE L'ELEMOSINA SENZA CHE I VIGILI URBANI MUOVANO UN DITO” - ESCORT DI LUSSO A DUBAI? ''UNA MISTIFICAZIONE” - VIDEO

benedetta paravia

Stefano Lorenzetto per il “Corriere della Sera”

 

Dicono che sia l'italiana più amata del Medio Oriente e non pare una leggenda. «Scampo ogni mese a un matrimonio, meno male», se la ride Benedetta Paravia. «Stavo per finire sposata anche in questi giorni al Cairo. Graziaddio mi sono stufata prima».

 

Lasso di tempo perché le nozze sfumassero: dal 7 dicembre al 9 gennaio, giorno del suo compleanno. L'indomani aveva già fatto ritorno nella casa di Dubai, dove abita da 18 anni, «ma solo da ottobre ad aprile, mai d'estate», ché in quel luglio del 2002 il termometro arrivò a segnare 52,1 gradi, picco assoluto nella storia degli Emirati Arabi Uniti.

 

Investigare sulla sua età è peggio che chiederle con chi abbia stretto un patto per mantenere intatta nel tempo la sfolgorante bellezza: «La data di nascita è segreta». Durante l'intervista le sfugge tuttavia dalle labbra un «1981», in contrasto con i 41 anni che un rotocalco per famiglie le attribuiva nell'ottobre 2019.

benedetta paravia

 

In quello che dopo Abu Dhabi è il più importante dei sette emirati, la salernitana Paravia, nota come Princess Bee, è diventata una star grazie a «Hi Dubai» e «Hi Emirates», due programmi trasmessi dopo il tg della sera da Dubai One, la tv di Stato, visti da 1 milione di spettatori. L'italiana ne è la produttrice e la conduttrice. «Diventerà un format per la Rai».

 

Mi spiega il suo nome d'arte?

«Mia nonna e mia bisnonna materne erano principesse. L'ape non c'entra. "Bee" sta per l'iniziale di Benedetta, un diminutivo che mi fu dato a Los Angeles quando lavoravo con i Black Eyed Peas».

 

Già, perché lei è pure cantante.

«Ho prodotto e interpretato "Emaraat" con Harbi Al Amri. Nei Virgin megastore dei Paesi arabi noi eravamo primi in classifica, Madonna solo quinta. Comunque sono soprattutto esperta in relazioni internazionali, project management, contenuti etici, advisoring per i governi».

benedetta paravia

 

Traduca.

«Organizzo visite istituzionali, come quella dell'allora ministro Letizia Moratti. Ho curato il forum economico Italia-Emirati Arabi Uniti, aperto da Lubna Khalid Al Qasimi, che è stata la prima donna al mondo ministro dell'Economia».

 

Competenze acquisite in che modo?

«Mi sono laureata in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma».

 

Voto?

«È irrilevante. Agli esami prendevo 30, in diritto bancario 30 e lode. L'importante è che non abbia bisogno di uno studio legale: i contratti me li scrivo da sola».

 

benedetta paravia

Ma perché ha scelto di stare a Dubai?

«La prima volta che scesi la scaletta dell'aereo sentii profumo di aria pulita».

 

Non è triste la vita con il condizionatore a manetta e il deserto intorno?

«No, perché non si ferma mai. I ristoranti chiudono alle 3 di notte».

 

Mi scusi, ma lei a che ora si alza?

«Mi sveglia il sole. Non uso le tende».

 

Ci sono poveri per strada a Dubai?

«No, è vietato dalla legge. Per fortuna, visto che vivo male le disuguaglianze sociali. Non c'è la mafia dei questuanti come a Roma, dove a via della Croce trovo ragazzi senza gambe che girano sullo skate per chiedere l'elemosina senza che i vigili urbani muovano un dito».

 

Niente sbarchi di clandestini, deduco.

«Ci mancherebbe! Entra solo chi è autorizzato. È una nazione arcisicura».

 

Con il Covid-19 come ve la cavate?

benedetta paravia

«Mascherine e gel. Ma senza angosce. I tg non diffondono bollettini di guerra».

 

I suoi programmi tv di che parlano?

«Sono storie di successo con protagoniste donne emiratine o immigrate».

 

Mi faccia qualche esempio.

«Una rifugiata tibetana arrivata in miseria dall'India e oggi benestante. Una libanese cui fu amputata una gamba per un tumore e ora fitness model».

benedetta paravia

 

Ma lei parla l'arabo?

«Non ho mai voluto impararlo. Vivo in un posto sacro. Se capissi quello che dicono, mi crollerebbe il mito».

 

Però alle emiratine insegna l'italiano.

«Nel 2004 portai per gli studi a Perugia le prime 15. Domenico Pedata, all'epoca ambasciatore ad Abu Dhabi, non pensava che ci riuscissi. In un mese convinsi le famiglie ad affidarmi le loro figlie. Me lo dico da sola: ho cambiato la società».

 

E ha messo d'accordo arabi ed ebrei.

«Disegnai un gioiello e lo chiamai "Brotherhood, sons of the same Father", con i simboli delle tre religioni monoteiste: la stella di David, la croce, la mezzaluna islamica. Mi convocò la sceicca di una famiglia reale: "Tolga il simbolo d'Israele e le do 2 milioni di dollari". Mi rifiutai. E feci benissimo, perché oggi Dubai ha firmato l'Accordo di Abramo con Israele e su un'isola sta ultimando una chiesa, una sinagoga e una moschea».

Perché disegnò quel monile?

vacanze a dubai 3

«Serviva a finanziare i viaggi della speranza della mia onlus Angels. Ogni volta che faccio operare in Italia un bambino palestinese, metto di mezzo una famiglia ebrea. Senza l'aiuto di Angelo ed Eleonora Sermoneta, una coppia d'imprenditori romani, non sarei riuscita a salvare un piccolo di Gaza che stava morendo per un tumore al fegato. Nel mondo non esistono buoni e cattivi, ma solo chi vuol fare qualcosa e chi non fa nulla».

benedetta paravia

 

Però «La Stampa» ha scritto che gli israeliani sono diventati amici di Dubai soprattutto per via delle escort di lusso.

«Una mistificazione».

 Pare che lì ne abbiate ben 45.000.

«Per trovare la prostituzione non serve cambiare Paese. È il mestiere più antico del mondo. Non di Dubai: del mondo».

 

«Giungono italiane tra i 18 e i 50 anni con scopi poco virtuosi. Sperano di fare colpo e arricchirsi».

Parole sue.

«Chiunque può diventare ciò che vuole, quando se lo mette in testa. Negli Emirati ho trovato molta correttezza sociale. La prima volta che tornai a Roma rimasi scioccata dai "vaffa" degli automobilisti. A Dubai per una parolaccia ti arrestano».

benedetta paravia

 

Le emiratine sono emancipate?

«Comandano! Occupano la metà dei posti statali e il 30 per cento dei consigli d'amministrazione. Non serve la legge sulle quote rosa che scrissi con Lella Golfo della Fondazione Bellisario».

 

Lei però cominciò come testimonial di Cartier al posto di Monica Bellucci.

«A quel tempo non potevano fare le modelle, io sì. Posai anche per Chanel e Dior. Oggi è pieno di top model locali. In politica hanno persino tolto il primato che fu di Giorgia Meloni: la ministra della Gioventù, Shamma Al Mazrui, 27 anni, è in carica da quando ne aveva solo 22».

 

 Gli emiri che s' aspettano dalle donne?

influencer a dubai 11

«Sobrietà».

 

Quindi che indossino il velo?

«Lo usavo davanti alle spose degli sceicchi, per non imbarazzarle. Ora siamo tutte felici di uscire a capo scoperto».

 

Può guidare l'auto?

«Da sempre, con la patente emiratina. Non è mica l'Arabia Saudita, dove le donne stanno al volante solo dal 2018».

 

Vige la poligamia negli Emirati?

benedetta paravia con dima aljundi

«Avere fino a quattro mogli, a patto di assicurare a tutte le medesime condizioni di vita, è un dogma dell'islam che non interessa alle nuove generazioni».

 

Accetterebbe di vivere in un harem?

«Ho rischiato di sposarmi tre volte con un locale. Il più importante era un componente della famiglia reale. In tre mesi di fidanzamento non mi sfiorò neppure la mano. C'incontravamo sempre alla presenza di un testimone. Un giorno però fu molto chiaro: "Non potrai più avere ruoli pubblici o aiutare i bambini di Gaza. E dovrai pregare cinque volte al giorno". Ma io già pregavo ogni minuto, figuriamoci. Chiesi consiglio a mio padre. "Lascia perdere, sarebbe la tua morte civile", mi disse. Aveva ragione».

benedetta paravia

 

 

E così scelse un cattolico italiano.

«Non mi sarebbe stato possibile frequentare un uomo senza essere coniugata: fino a un mese fa a Dubai era illegale. Le nozze furono celebrate con rito islamico. Abbiamo divorziato nel gennaio 2020. Stavo per sposarmi di nuovo nei giorni scorsi al Cairo».

 

Chi era il fortunato?

«Un amico che mi perseguita da 12 anni. Ero andata in Egitto per incidere con Abu la canzone "Tre veces latió", in spagnolo e in arabo. Gli ho dato una possibilità, ma ho sbagliato. Il fatto è che sono priva di paure. Finisco nei guai».

 

Come quando fece ruzzolare a terra un pretendente che cercava di baciarla.

luigi di maiio 1

«Era uno dei figli di Zayed bin Sultan Al Nahyan, nel 2003 presidente degli Emirati Arabi Uniti, e quindi un fratello dell'attuale regnante, Khalifa. Capì che ero onesta e sincera. Mi chiese in sposa a mia madre, che rifiutò con una risata. Oggi è diventato il mio miglior amico. E sua moglie è per me come una sorella».

 

 Quanti figli si fanno in media a Dubai?

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 «Le giovani coppie in genere due. Un tempo, dai quattro-cinque in su».

 

Si meravigliano che lei non ne abbia?

«Quand'ero sposata già da un anno, il fratello dello sceicco Khalifa avrebbe voluto mandarmi a sue spese in una clinica per la fecondazione assistita».

Sbaglio o si è adattata ai canoni di bellezza del mondo arabo? Mascara generoso, capelli corvini, rossetto rutilante.

benedetta paravia e claudia conte foto di bacco

«Ma davvero? È questo che appare? Le emiratine dicono che non mi trucco».

 

Nella tv per cui lavora come trattano le notizie delle stragi jihadiste?

«Allora...». (Lungo silenzio) . «È il telegiornale più onesto del mondo. Dice la verità. In Italia, quando mi sintonizzo su un tg, penso: ma chi cavolo è l'editore? chi scrive le notizie? E mi vergogno».

 

Pensa di restare a Dubai per sempre?

«È una locuzione che non esiste nel mio vocabolario. "Per sempre" ti uccide. Solo il cambiamento salva la vita».

Il suo corregionale Luigi Di Maio ha fatto più carriera di lei: dallo stadio San Paolo di Napoli a ministro degli Esteri.

influencer a dubai 8

«Ho molto rispetto per chi distribuisce bibite e popcorn. Non c'è ambasciatore che non mi parli benissimo di lui».

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