LA ROMA DEI GIUSTI - "GIORGIO, TUTTO BENE?", "MI SONO TORNATE LE EMORROIDI". PENSO CHE QUESTO "BRIANZA", BUONA OPERA SECONDA DI SIMONE CATANIA, SAREBBE POTUTO DIVENTARE CON POCO SFORZO UN FILM COMICO, ANCHE PERCHÉ GIÀ COME REGIA E SCENEGGIATURA PUNTA DECISAMENTE AL GROTTESCO E ALLA DARK COMEDY - BEN COSTRUITO E BEN GIRATO, RIPETO, CI PORTA IN UN’ITALIA DEL NORD, AI CONFINI DELLA SVIZZERA DOVE I SOLDI E LA PAURA DI PERDERLI SONO TUTTO - VIDEO!
Marco Giusti per Dagospia
“Giorgio, tutto bene?” – “Mi sono tornate le emorroidi” – “Che poesia”. Penso che questo “Brianza”, buona opera seconda di Simone Catania, presentato oggi nella sezione Progressive Cinema alla Festa del Cinema di Roma, crime tratto da una storia vera, un po’ “Fargo” dei fratelli Coen, un po’ romanzo di balordi alla Piero Chiara, sarebbe potuto diventare con poco sforzo un film comico, anche perché già come regia e sceneggiatura, scritta da Catania assieme a Fabio Natale e al più esperto Ugo Chiti, punta decisamente al grottesco e alla dark comedy.
E i due personaggi principali della storia, il venditore di armi comasco balordo e umiliato dalla moglie, Giorgio Farina, interpretato da Fausto Russo Alesi, e il cattivissimo proprietario di pompe di benzine che lo vorrebbe intrappolare, Alberto Fumagalli, interpretato da Paolo Pierobon, negli anni ’70 avrebbero potuto con poco sforzo trasformarsi in due maschere comiche alla Renato Pozzetto e Aldo Maccione.
E, in fondo, nemmeno il mondo che descrive spesso nei suoi film Antonio Albanese è così diverso. Alesi e Pierobon, due attori di teatro molto duttili, ma legati alle loro esperienze di cinema con Marco Bellocchio, sono però spinti dal regista verso un tipo di commedia grottesca molto nera, addirittura con punte western, dove non si scherza troppo e le pallottole che girano sono assolutamente vere.
E i personaggi secondari che ruotano attorno ai due protagonisti, ne descrivono il vuoto e l’orrore. Dal torvo Giovanni Calcagno, uomo di fiducia del Fumagalli, un tipetto che dà fuoco ai barboni, a Marina Rocco, già Miss Brianza, figlia di un pizzaiolo calabrese dall’aria cattiva, Mattia Sbragia, che ha sposato il più pirla dei ragazzi ricchi del posto, appunto Giorgio Farina, e non fa altro che spendere i soldi del marito pirla.
I personaggi buoni, la vecchia mamma di Farina interpretata da Gisella Burinato, e il commesso svizzero Franz di Christophe Sermet, intuiscono subito che nel rapporto Farina/Fumagalli c’è del marcio e stanno alla larga. Tutto ruota intorno a un vecchio e celebre negozio di armi dei Farina, che il proprietario, appunto Fausto Russo Alesi, non ha saputo mantenere all’altezza della tradizione paterna.
Ha un buco, per un’idea imprenditoriale sbagliata, di 800 mila euro. Lo viene misteriosamente a aiutare il proprietario di una catena di pompe di benzina, il Fumagalli di Pierobon, che lo fa uscire dalla crisi, ma lo trascina in qualcosa di sempre meno chiaro. Visto che siamo in un negozio di armi, qualcuno alla fine sparerà. Ma la storia non finirà lì. Ben costruito e ben girato, ripeto, ci porta in un’Italia del Nord, ai confini della Svizzera dove i soldi e la paura di perderli sono tutto. I due balordi protagonisti non sono così diversi dai due ubriaconi veneti di “Le città di pianura”. A trionfare, anche qui, prima che parlino le pallottole, sono la noia e la tristezza.





