LA ROMA DEI GIUSTI - DA QUESTO "CAMBIARE L'ACQUA AI FIORI", TRATTO DAL LIBRO DI VALERIE PERRIN, NON VI ASPETTATE TANTISSIMO DI PIÙ DI UNA BUONA VERSIONE CINEMATOGRAFICA DI UN BESTSELLER. ALLA FINE IL FILM SI VEDE FINO IN FONDO. I PERSONAGGI VENGONO FUORI BENE, E LEÏLA BEKHTI HA UNA GRANDE FORZA. VEDRETE COME FUNZIONERÀ IN SALA CON LE SIGNORE CHE HANNO LETTO IL LIBRO. PREPARATE I FAZZOLETTI... - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Preparate i fazzoletti. Come sanno bene le numerose lettrici del bestseller di Valerie Pérrin “Cambiare l’acqua ai fiori” (Changer l’eau des fleurs”), che trova in Jean-Pierre Jeunet e nella bellissima e luminosa Leïla Bekhti, il regista giusto e la star perfetta per portare la dolorosa storia di Emma, guardiana del piccolo cimitero di Malgrange-sur-Nancy nella Borgogna, sullo schermo.
Se Leïla Bekhti, moglie di Tahar Rahim e madre di ben quattro figli, in cerca di un film popolare per arrivare al pubblico internazionale ha forse trovato il ruolo ideale nel personaggio di Violette Touissant, la protagonista della storia, Jean-Pierre Jeunet, dopo i cattivi rapporti con Hollywood, due film considerati degli insuccessi, “Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet” e “Big Bug”, relegato ultimamente alla pubblicità per Chanel, cerca con “Cambiare l’acqua ai fiori”, presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma, un riscatto anche di cassetta.
Del resto son quasi vent’anni, diciamo da “Una lunga domenica di passioni”, che non gira un film di successo in Francia.
Non vi aspettate tantissimo di più di una buona versione cinematografica di un bestseller per signore che uscirà a dicembre in Francia e per la Befana del 2027 in Italia, ma Jeunet ha la grazia di esaltare il gran volto espressivo di Leïla Bekhti come Violette, di far uscire il meglio da Mattjias Schoenartrs come suo stupido ex-marito sciupafemmine, e da Melvil Poupaud come commissario di Marsiglia innamorato, di far recitare perfettamente la piccola Elodie Batard Gaultier, come la figlioletta di Violette e di dare il giusto peso a tutti i personaggi di contorno, a cominciare dal vecchio guardiano del cimitero interpretato dal nostro Sergio Castellitto.
Alla fine il film funziona più nella parte più libera del racconto, l’incontro tra il commissario di Marsiglia e Violette, la guardiana del cimitero del paesino della Borgogna, che ha la dolcezza di accogliere tutti, vivi e morti, assieme a gatti, cani, che non nella parte gialla che domina la seconda parte della storia.
Violette, orfana, cresciuta in una casa famiglia, con un ex-marito violento, dei suoceri impossibili, un grande lutto da superare, deve spiegare al commissario innamorato di lei, come è finita lì, guardiana di un cimitero pieno di fiori e di gatti.
E deve spiegare a sé stessa chi è responsabile della tragica morte della figlioletta di sette anni. Jeunet, con l’aiuto del suo storico cosceneggiatore Guillaume Laurant, autore di “Una lunga domenica di passioni”, non deve tradire il libro, adorato dalla vecchie signore di mezzo mondo, non deve tradire Violette, che ci farà piangere per la sua dolcezza e la sua umanità, ma deve cercare di rimanere sul bordo in bilico tra una buona operazione di cinema popolare e un ricordo di cinema d’autore senza scadere nella melassa letteraria.
Ci riesce? Devo dire di sì. Perché il film si vede fino in fondo. I personaggi vengono fuori bene, e Leïla Bekhti ha una grande forza. Vedrete come funzionerà in sala con le signore che hanno letto il libro…
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