LA ROMA DEI GIUSTI – VEDENDO QUESTO DOCUMENTARIO “CARLO MONNI: COME UN GRILLO NELL’URAGANO” È IMPOSSIBILE NON RIMANERE INCANTATI DALLA FORZA POETICA E DALLA VITALITÀ DI CARLO, DETTO IL MONNI O MONNA - RIMANEVA UN POETA MA PER BENIGNI ERA UN FRATELLO CON CUI HA DIVISO I PRIMI ANNI DI FAME E DI VITA ROMANA. A ME RIPETEVA, QUANDO VENIVA A ROMA, “SE NE ACCORGERANNO, QUANDO MORIRÒ. NON SI FA DAL NULLA UN ALTRO MONNI”. CI MANCA, MONNI. E MI DISPIACE NON ESSERCI IN QUESTO DOCUMENTARIO, TRA I TANTI AMICI CHE LO RICORDANO E NE PARLANO… - VIDEO
CARLO MONNI. COME UN GRILLO NELL’URAGANO
Marco Giusti per Dagospia
Bisognerà rileggere Vincenzo Cardarelli, il poeta preferito da Carlo Monni. Del resto Carlo, detto il Monni o Monna, quando arrivò a Roma tanti anni fa con Roberto Benigni e il principe Donato Sannini, era già uno spettacolo. Un allevatore di maiali che leggeva i sonetti di Shakespeare.
Recitava con Carlo Cecchi o con Marisa Fabbri e si opponeva a tagliarsi le unghie dei piedi sostenendo che "porta male tagliarsi le unghie dei piedi". Ma rimaneva un poeta. Anche quando veniva a Roma nelle sue tasche non mancava mai un libro di poesie. A rivederlo, in questo documentario presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma alla Casa del Cinema, “Carlo Monni: come un grillo nell’uragano” di Romeo Conte e Valentino Conte, è impossibile non rimanere incantati dalla sua forza poetica e dalla sua vitalità.
Per Benigni era un fratello. Il fratello che ha diviso i primi anni di fame e di vita romana. “La sua vita”, dice Benigni nel documentario, “era più grande della sua stessa vita”. E ancora, dice Benigni: “Aveva una lingua straordinaria, un italiano bellissimo”. Fu lui a introdurre Benigni alla lettura di Dante. "Lui recita meglio di me il Paradiso, ma io leggo meglio di lui l'Inferno", mi disse alle quattro di notte dopo uno spettacolo.
A me ripeteva, quando veniva a Roma, “Se ne accorgeranno, quando morirò. Non si fa dal nulla un altro Monni”. Ci manca, Monni. Ci manca la sua incredibile presenza (“Un corpo mascolino, un'aura eterna”, dice Benigni). Le sue canzoni, i suoi ricordi di Champs sur le Bisence, come chiamava lui il posto che gli aveva dato i natali. E mi dispiace non esserci in questo documentario, tra i tanti amici che lo ricordano e ne parlano.
CARLO MONNI. COME UN GRILLO NELL’URAGANO
Un documentario la cui lavorazione è durata tre anni, che ha visto morire due anni fa il suo regista, Romeo Conti, già direttore artistico del Prato Film Festival, e il suo principale sponsor, Marco Duradoni, che aveva venduto 200 mila copie dello spettacolo teatrale di Monni, Ceccherini e Paci, “Pinocchio”. Lo ha terminato il figlio di Romeo Conti, Valentino. Bene, devo dire, e raramente ho visto un Benigni così preso e sentimentale.
“La vita Cioni”, dice Monni a Benigni nel celebre programma televisivo “Onda libera”, già “Televacca”, “è come una mucca viva, la morte è come una mucca morta”. Le mucche morte tornano nel racconto che fa il Monni sull’alluvione di Firenze. Coi ragazzi intellettuali che salvano i libri rari e i contadini come lui che tirano fuori dal fango le mucche morte. Un lavoraccio. “A quel punto ho capito che era meglio fare l’intellettuale del contadino”.
donato sannini roberto benigni carlo monni
Quello che dava senso a qualsiasi frase detta dal Monni era lo scandire delle parole. Qualsiasi cosa sembrava incredibile declamata da Monni. Sui mille palchi della Toscana che lo hanno visto recitare con Ceccherini e Paci il loro “Pinocchio” nel ruolo di Geppetto (“Lo fo o non lo fo… e se lo fo che lo fo a fare…”), ad un certo punto Monni in mutande declamava i testi di qualche grande canzone del repertorio italiano, da Battiato a Paoli.
Era uno spettacolo nello spettacolo. Veniva giù il teatro. Mi sarebbe piaciuto vederlo in scena ne “La cena delle beffe” di Carmelo Bene con Gigi Proietti, o fare Ulisse recitando a teatro nell’”Achille in Sciro” di Pietro Metastasio. Quando uscì “Per un pugno di dollari” a Firenze, in anteprima, andò presto il primo giorno e rimase dentro al cinema rivedendolo tre volte, fino a quando non ebbe memorizzato le battute di Clint Eastwood. E ripeteva, con le sue pause stupende, “Al mio asino non piace che si rida, perché pensa che si rida di lui…”.
Lo mise anche nel suo spettacolo a teatro, “Figlio di Sergio Leone, figlio di puttana”, diretto da Giuseppe Bertolucci, e glielo feci vedere a Cecche quando facemmo una reunion per ricordarlo. Ma ha ragione Benigni. Giusto fare un film che lo ricordi, ma Monni si merita più di un film, una serie di film. Per raccontare tutto quello che ha vissuto e quel che ha lasciato nel cuore di chi lo ha conosciuto.
carlo monni casaglieri
CARLO MONNI BENIGNI
CARLO MONNI
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CARLO MONNI
tu mi turbi roberto benigni carlo monni
carlo monni ne gli intrepidi di giovanni cioni 672 458 resize
