edoardo vianello

“PER ‘PINNE FUCILE OCCHIALI’ CON MORRICONE ALLAGAMMO LO STUDIO DI REGISTRAZIONE. VOLEVAMO CHE FOSSE CREDIBILE IL SUONO DEL TUFFO IN MARE. RISOLVEMMO CON IO CHE DICEVO 'SPLASH'..." - EDOARDO VIANELLO, QUASI 88ENNE, SI RACCONTA - LUCIO DALLA CHE REGISTRAVA “LE CANZONI NUDO”, RITA PAVONE CON CUI NON FURONO ROSE E FIORI, L’AMICIZIA CON CALIFANO (“LUI BELLO, IO FAMOSO, SPACCAVAMO”), IL FILM “SAPORE DI MARE” (“CON LE MIE MUSICHE FECERO LA COLONNA SONORA. CON IL PRODUTTORE BONIVENTO LITIGAI SU CHI DOVEVA RINGRAZIARE CHI”) E LA MORTE DELLA FIGLIA: “NON TROVAI NEPPURE LA FORZA DI ANDARLA A TROVARE: DEVASTATO DAL SENSO DI COLPA DI NON AVER SAPUTO CREARE UNA PERSONA SANA” – VIDEO

 

 

Adriana Marmiroli per “la Stampa” - Estratti

 

 

edoardo vianello

«Mio padre era un poeta futurista. E un po' di futurismo deve avermelo trasmesso: se no non sarei potuto arrivare nel futuro». 88 anni il 24 giugno, Edoardo Vianello guarda avanti: a come festeggiarli, a un grande show riassuntivo di quasi 70 anni di canzonette.

 

«Ancora non so cosa, dove e come – spiega -, però ho il titolo: Infinito Vianello a richiamare il doppio simbolo dell'infinito che sono i miei anni». Una carriera lunga, fortunata e piena di coincidenze che parte a fine Anni 50 per arrivare a oggi, con le sue hit r rilanciate: Miss Keta (Finimondo remix de Il capello), il rapper Brusco (Abbronzatissima), la serie Master of None di Netflix che nel 2017 usa Guarda come dondolo e la fa entrare nella top ten Usa. (...)

 

Ovvero?

edoardo vianello e la figlia susanna

«Mi sono iscritto a SoundReef, una società che ti raggiunge anche se una musica la canticchi sotto la doccia. Riesce cioè a raccogliere le royalties musicali in quei settori legati alle nuove tecnologie - online, offline, broadcast – dove invece Siae non è pronta».

 

 

 

(...) Confesso che all'inizio consideravo la musica soprattutto un ottimo mezzo per "rimorchiare": la prima canzone che scrissi, quella che poi avrebbe preso per sé Teddy Reno, l'avevo pensata per una ragazza che consideravo inavvicinabile».

 

 

Fu facile?

edoardo vianello

«Con la ragazza andò bene. Nel mestiere fu più dura: cantavo ovunque per farmi conoscere. Poi in una matinée dove cantavano anche la Pizzi e Villa strappai un bis a un Tortora molto contrariato dell'ovazione del pubblico per un ragazzino: ma mi valse il provino in Rca. Però i discografici non erano pronti per le mie canzoni permeate di ironia.

 

 

 

(...)Dal Capello in poi formammo un sodalizio perfetto. Reno lo avrei poi ritrovato come manager della Pavone, a cui avrei proposto La partita di pallone che la lanciò».

 

Con Rita non furono rose e fiori.

«Non le andò giù che quella canzone non l'avessi creata per lei ma per un'altra ».

 

L'anno della svolta fu il 1961: Sanremo, Studio Uno, la prima hit, l'inizio della collaborazione con Morricone .

EDOARDO VIANELLO WILMA GOICH

«Con Ennio in realtà ci conoscevamo dal 1959, quando avevo lavorato a teatro nella compagnia con Volonghi, Masiero, Lionello, capocomico Ardenzi (futuro marito della Vanoni).

 

A Sanremo entrai perché Radaelli che lo dirigeva voleva un'edizione giovane a tutti i costi. Oltre che per la solita serie di coincidenze: Che freddo l'avevo proposta a Mina che si sapeva sarebbe stata al Festival. Ma lei aveva Le mille bolle blu , così la cantai io.

 

WILMA GOICH EDOARDO VIANELLO

Però le era piaciuta e la mise sul lato B di quel 45 giri. Fu per questi pregressi che, mancandole un ospite, mi invitò al suo show. Intanto i miei discografici avevano accettato Il capello: fu il successo che tutti sanno. Da allora potei proporre tutte le canzoni che volevo: Pinne fucile e occhiali, Guarda come dondolo , Abbronzatissima, I Watussi, Hully gully in 10 ... Cioè: quasi tutte»

 

Quale no?

«Scrissi O Mio Signore , di tono completamente opposto. "Lascia perdere" mi dissero. E allora la introdussi a tradimento in un concerto medley dei miei successi. Il pubblico le tributò un'ovazione. Ancora una volta avevo vinto».

 

Ha fatto tre Sanremo, ma la si pensa più da Festivalbar o Disco per l'estate.

«Mai fatti (se non come "Vianella"). Feci un Cantagiro ma il pubblico votava le canzoni d'amore. La mia rivincita erano i jukebox. Con qualche aiutino. Con i miei amici e un piccolo budget giravamo gli stabilimenti balneari e, dove vedevamo un po' di gente vicino al jukebox, arrivava uno di loro a selezionare i miei brani».

edoardo vianello

 

 

 

Vero che per Pinne fucile occhiali con Morricone allagaste lo studio di registrazione?

«Volevamo che fosse credibile il suono del tuffo in mare.  Ennio era un perfezionista, arrivò con bacinelle, vasche, bagnarole: ma non c'era verso. Intanto a ogni simulazione l'acqua usciva. Risolvemmo con io che dicevo "Splash"».

 

 

 

Come incontrò Lucio Dalla?

«Durante la tournée teatrale, lo ritrovai in Sardegna in un'orchestrina dixie. Avrà avuto 16/17 anni: molto riservato e chiuso, ma già un virtuoso del clarinetto. Lo ritrovai ancora nella band I Flipper che mi accompagnò per un po': lui, Bracardi e Catalano (poi nella banda Arbore), il fratello di Catalano, Zampa (futuro giornalista musicale).

 

Era unico, un po' folle: nello studio dove registrammo volle suonare nudo dietro un paravento. Al Cantagiro suonava dando le spalle al pubblico che lo copriva di fischi. Aveva una capacità tutta sua: dove lo mettevi si addormentava».

dario salvatori edoardo vianello foto di bacco (2)

 

 

 

Wilma Goich: prima l'amore o la collaborazione artistica?

«L'amore, da cui derivò la seconda: era stata un po' casuale, ma aveva entusiasmato il pubblico. Per noi inventai il nome "I Vianella": un mago della pubblicità come Armando Testa si complimentò con me per l'idea».

 

Nell'82 arriva Sapore di mare.

«Uscendo da uno studio Rai, incontrai Calà che mi disse che stava per iniziare a girare un film sugli anni 60. "Se vi serve qualche mia canzone", buttai lì. E infatti... Con le mie musiche fecero la colonna sonora. Con il produttore Bonivento dopo quasi litigai su chi doveva ringraziare chi... Feci anche un piccolo cameo nei panni di me stesso: cantavo alla Capannina , dove nella realtà non ero mai andato perché ai tempi avevo l'esclusiva con il concorrente "Oliviero ai Ronchi"».

 

 

stefano coletta edoardo vianello foto di bacco

 

E Franco Califano?

«Eravamo in una compagnia d'amici che si ritrovava al bowling dell'Acqua Acetosa. Una sera arriva questo ragazzo bellissimo in compagnia di una fantastica: simpatico, divertente, battutista. "Ti posso leggere una mia poesia sull'amicizia?" mi fa. Era bella e struggente. "Perché non ti metti a scrivere canzoni?". Iniziò un'amicizia decennale. Per un po' fu anche il mio road manager. Lui bello, io famoso: spaccavamo».

 

Foste anche soci in affari.

«Conosceva dei ragazzi di Genova molto bravi: erano i Ricchi e Poveri. Creammo la Apollo Records e per due anni li portammo a Sanremo. Però smaniavano la grande casa discografica e ci lasciarono per la Fonit: restarono fermi per tre anni. I progetti che avevamo pensato per loro li girammo su me e Wilma. Franco ci diede anche le sue canzoni in romanesco, piccole perfette storie universali».

 

Non solo bei ricordi. Ha conosciuto da vicino la morte.

edoardo vianello e pupo cantano insieme foto di bacco (2)

«Nel 1966 ebbi un brutto incidente d'auto. Poiché pioveva, venni coperto con un telo. I soccorritori pensarono che si trattasse di un morto e mi ignorarono. Ho avuto davvero paura. 8 costole e varie altre frattura: restai per mesi in ospedale.  E poi in tempi recenti ho avuto un dolore enorme: la scomparsa - imprevista e imprevedibile - di mia figlia per un male che la uccise in pochissimo (Vianello ha anche un altro figlio, Alessandro Alberto, ndr).

 

Eravamo in pieno lockdown, non trovai neppure la forza di andarla a trovare: devastato dal senso di colpa di non aver saputo creare una persona sana».

edoardo vianello e pietro berardi foto di baccoedoardo vianello intervista enrico michetti foto di bacco (1)edoardo vianello e pupo cantano insieme foto di bacco (1)edoardo vianello e pupo foto di baccoedoardo vianello premiato e pietro berardi foto di bacco

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