CHE VUOL DIRE PADRONI? – ARCHEO! INDRO MONTANELLI RACCONTA UN ANEDDOTO DEGLI ANNI SESSANTA: “NOI DEL ‘CORRIERE' VENIVAMO ATTACCATI COME SERVI DEL PADRONE. UN GIORNO MI STUFAI E SCRISSI UN ELZEVIRO SCRIVENDO: “I PADRONI DEL CORRIERE SIAMO NOI. I SIGNORI CRESPI SONO I NOSTRI STIPENDIATI, PERCHÉ ALLA FINE DEL MESE VENGONO A RACCATTARE GLI UTILI CHE NOI, COL NOSTRO LAVORO, GLI PROCURIAMO” – IL DIRETTORE RUSSO SI MISE LE MANI NELLA CALVIZIE E DISSE: ‘SUCCEDERÀ IL FINIMONDO’. GLI DISSI CHE NON SAREBBE SUCCESSO NIENTE. INFATTI NESSUNO DISSE NULLA. PERÒ, DUE MESI DOPO, RICEVETTI UN BIGLIETTO…" - VIDEO
Trascrizione dell’intervista a Indro Montanelli, 1990
Ma cosa si intende per padrone? Io ho militato per trentasette anni nel Corriere della Sera, che aveva un padrone. Erano i signori Crespi, ma io non mi sono mai accorto di essere al servizio del padrone. Anzi, le dirò di più, un piccolo episodio che alcuni ricordano.
A un certo momento noi del Corriere venivamo attaccati come servi del padrone, gli stipendi del padrone, eccetera, eccetera. Finché un giorno mi scocciai e scrissi un elzeviro sul “Corriere”, dicendo: “Ma quali padroni? I padroni del Corriere siamo noi. I signori Crespi sono i nostri stipendiati, perché alla fine del mese vengono a raccattare gli utili che noi, col nostro lavoro, gli procuriamo. Quindi sono loro i nostri salariati, non noi i loro”.
Quando questo articolo apparve, il direttore Russo, che non lo aveva letto prima, si mise le mani nei capelli — cioè nella calvizie — e disse: “Ma cosa hai scritto? Qui succederà il finimondo, perché non si può sfottere addirittura i padroni!”. Gli dissi: “Guarda, tu sei da poco tempo al ‘Corriere’, io sono qui da trent’anni. Non succederà niente, stai tranquillissimo, nessuno ti dirà nulla”. Infatti, nessuno disse nulla.
Però, due mesi dopo, ricevetti un biglietto del dottor Aldo Crespi, uno dei tre fratelli, che mi invitava a colazione al Savini insieme a Wally Toscanini, tuttora viva e vegeta, e mi pare Aida Borletti, anch’essa viva e vegeta, per fare quattro chiacchiere. Andammo al Savini, mangiammo al solito il salmone e altre leccornie. Quando arrivò il conto, il dottor Crespi fece al cameriere il segno che pagavo io. Rimasi un po’ sorpreso.
Allora lui disse: “Visto che io sono il suo salariato, è giusto che il conto lo paghi lei”. Questa è l’unica osservazione, da gran signore che mi fece lui. Quindi, che significa il padrone?
Intervistatrice “È sempre riuscito quindi a lavorare in piena libertà?”
Indro Montanelli: “Ah, sì. No, in piena libertà non sempre, perché io ho cominciato al tempo del fascismo, non dimentichiamolo. Ma posso dire una cosa: il fascismo qualche volta, anzi spesso, mi ha impedito di dire quello che pensavo. Ma non è mai riuscito a impormi di dire quello che non pensavo. Questo mai nessuno. Mai nessuno.
Posso ripubblicare tutti i miei articoli di allora, oggi, e l’ho fatto. Certo, ci sono delle omissioni. Beh, per forza: tanto non me li stampavano. Quindi, guardi, l’indipendenza di un giornalista dipende dagli attributi del giornalista, solo da quello. Solo da quello. Chi non vuol farsi mettere i piedi sulla testa può benissimo non farseli mettere”
indro montanelli
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INDRO MONTANELLI
mario crespi
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