lorenzo musetti

“IL MIO TENNIS È RETRÒ, COME LO SONO UN PO’ IO. L’EFFICACIA RESTA LA COSA PIÙ IMPORTANTE, MA NELLA VITA SERVE ANCHE LA BELLEZZA” – LORENZO MUSETTI ARRIVA A ROMA E TIRA ACQUA AL MULINO DEL SUO GIOCO ESTETICAMENTE INAPPUNTABILE MA NON SEMPRE REDDITIZIO – IL MOMENTO BUIO, ARRIVATO TRE MESI FA DOPO L’INFORTUNIO NEL QUARTO DI FINALE DI MELBOURNE CON DJOKOVIC, SEMBRA ALLE SPALLE: “NON HO GRANDI ASPETTATIVE. SOGNO UNA FINALE CON DUE AZZURRI: SINNER È FAVORITO. LUI È UNO STIMOLO, VORREI AVVICINARMI A LUI"

Massimo Calandri per repubblica.it - Estratti

 

l toscano è uno dei più attesi al Foro italico: “Il mio tennis è retrò come sono io e questo lo rende affascinante agli occhi di molti tifosi. L’efficacia resta la cosa più importante, ma nella vita serve anche la bellezza”

 

 

lorenzo musetti

Che serenità e leggerezza, intorno a questo ragazzo di 24 anni così diverso – «retrò», dice lui – rispetto agli altri campioni del circuito.

 

Il momento buio, arrivato tre mesi fa dopo l’infortunio nell’entusiasmante quarto di finale di Melbourne con Djokovic, è alle spalle. Si riparte. «Però in questi giorni mi servirà comunque l’affetto, il calore del pubblico romano. Mi aiuterà a esprimere il mio miglior tennis, come era accaduto a Torino nelle Atp Finals: l’entusiasmo della gente ti può spingere fino a dove non pensavi neppure di poter arrivare. E io oggi ho bisogno di ritrovare un po’ di fiducia».

 

Anche Veronica e i vostri due bambini (c’è anche Leandro, 6 mesi) sono una bella carica di energia. «Sì, ma qui a Roma dormiamo in stanze separate. Durante i tornei, il sonno è la parte più importante del recupero. Purtroppo me li posso godere meno. A casa, invece, sono molto più presente: la mamma fa tanto, e abbiamo qualche aiuto dai nonni e dalle tate, ma se c’è da dare la pappa o cambiare un pannolino non mi tiro indietro. Con Ludovico, poi, si sta instaurando un bel rapporto: cresce, è più consapevole, comunica molto, si relaziona, socializza. Ed è bellissimo condividere questi momenti».

LORENZO MUSETTI

 

Quel Ludovico lì, mi sa proprio diventerà un tennista. «Lo sport fa bene alla mente, e al corpo: un’identità sportiva porta a maturare prima, ti apre la mente. Qualunque disciplina, di squadra oppure no, andrà benissimo. Sarei felice che facesse tennis, ma senza forzature, ossessioni. Sceglierà lui».

 

Lei da bambino ha scelto. E il suo è un tennis speciale, unico: elegante, tecnicamente superbo. Ma la bellezza del gesto è solo fine a sé stessa? «Credo che nella vita non si possa fare a meno della bellezza. Deve essere una condizione dello spirito. Dicono che il mio sia un tennis “bello”: io preferisco definirlo “non moderno”.

 

Il rovescio a una mano, certe variazioni imprevedibili nel gioco ma – passatemi il termine – anche nel carattere: il mio è un tennis antico, retrò come sono un po’ io, e – forse – agli occhi di molti questo lo rende più affascinante. Attenzione, però: l’efficacia è sempre la cosa più importante. Ma è meglio se c’è anche la bellezza. L’obiettivo è cercare di avvicinarci alla perfezione, sapendo che sarà impossibile raggiungerla».

 

LORENZO MUSETTI

Ma allora perché, con tutto quello di drammatico che sta succedendo oggi nel mondo, i tennisti sembrano vivere in una bolla? «È vero. Per assurdo, in tempi così difficili, il tennis sta vivendo – soprattutto in Italia – il suo periodo più radioso: e allora qui si finisce per parlare solo di quello. Personalmente, quando si tratta di fare qualcosa nel sociale preferisco essere riservato, anonimo: mi impegno nel concreto ma non mi interessa raccontarlo in giro, non mi va di approfittare di certe situazioni per fare bella figura a livello di immagine».

 

 

(...)

Quest’anno lei è testa di serie numero 8, passa direttamente al secondo turno grazie a un bye: nei quarti potrebbe incrociare Djokovic, come tre mesi fa nello Slam australiano. «Non ho grandi aspettative: sto bene fisicamente, a Barcellona e Madrid ho ritrovato le giuste sensazioni. Continuiamo così. Preferisco vivere questo torneo con serenità. Divertirmi, ritrovare l’affetto degli appassionati. E la fiducia, un match dopo l’altro. Sorprendere me stesso, e tutti quanti».

 

lorenzo musetti

Chi vincerà al Foro Italico? «Sogno una finale con due azzurri: per un altro successo italiano, mezzo secolo dopo Panatta. Jannik sta battendo tutti i record ed è inevitabilmente favorito, nonostante un po’ di stanchezza dopo questo ultimo mese e mezzo con tanti impegni. Ma lui sa reagire molto bene».

 

Sinner è un esempio, uno stimolo o un alibi per gli altri tennisti italiani? «Jannik è un esempio: per il movimento italiano e mondiale. La rivalità con Alcaraz ha fatto avvicinare tantissima gente allo sport in generale, e al mondo del tennis in particolare. La cosa che mi fa impazzire, di lui, è che ogni volta riesce ad alzare l’asticella, a sbalordire. Al punto che ormai la sorpresa con Sinner è una consuetudine. E poi, Jannik è uno stimolo: vorrei avvicinarmi a lui».

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