matteo salvini giorgia meloni giancarlo giorgetti

LA PACCHIA DEL PNRR È FINITA, E SALVINI BATTE CASSA – DAL MEETING DI RIMINI, IL MINISTRO DEI TRASPORTI FA SAPERE CHE, PER COMPLETARE ALCUNE GRANDI OPERE, NELLA PROSSIMA FINANZIARIA “SERVE UNO SCOSTAMENTO DI BILANCIO DI ALMENO VENTI MILIARDI. PER IL MIO MINISTERO AVREI BISOGNO DI ALMENO SEI O SETTE MILIARDI”. E RIVENDICA: “NON DEVO CHIEDERE IL PERMESSO A BRUXELLES” – UN’USCITA CHE DEVE AVER FATTO SOBBALZARE MELONI E GIORGETTI, DAL MOMENTO CHE LE CASSE DELLO STATO SONO VUOTE – SORGI: “IL CAPITANO HA COMINCIATO LA SUA CAMPAGNA D'AUTUNNO, MIRATA SULLA MANOVRA. MA DOVREBBE SAPERE CHE L'ITALIA CERTE POLITICHE DI SPESA PUBBLICA, TRA L'ALTRO FINANZIATA A DEBITO, NON PUÒ PIÙ CONSENTIRSELE…”

FONDI DEL PNRR AL CAPOLINEA SALVINI LANCIA L’ALLARME "SERVONO ALTRI 20 MILIARDI"

Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “La Stampa”

 

MATTEO SALVINI AL MEETING DI CL A RIMINI

Non ha precisato quali siano le opere che necessitano di nuovi finanziamenti, né il perché. Ha solo lamentato «aumenti dei costi delle materie prime», incassando il plauso dei vertici dell'Associazione dei costruttori e dell'Anas.

 

Sia come sia, Matteo Salvini dice dal palco del Meeting di Rimini che per la prossima legge di Bilancio «serve uno scostamento di bilancio di almeno venti miliardi. Io stesso, per il mio ministero avrei bisogno di almeno sei o sette miliardi».

 

MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

Una richiesta gigantesca, per la quale il responsabile delle Infrastrutture rivendica di «non dover chiedere il permesso a Bruxelles», e non concordata né con Giorgia Meloni, né con il suo ministro Giancarlo Giorgetti, che si sono guardati ben dal voler commentare l'uscita del vicepremier. Difficile del resto la possano avallare: aumentare la spesa di quella dimensioni significherebbe far saltare l'impegno - Meloni lo ha fatto anche pochi giorni fa - di rientrare dalla procedura di infrazione aperta a Bruxelles per deficit eccessivo.

 

Qualche richiesta di precisazione all'orecchio del ministro deve comunque essere arrivata, perché nel tardo pomeriggio il ministro ha aggiustato il tiro. [...]

 

«Ha ragione il ministro Salvini nel sottolineare il problema del caro materiali nei cantieri. L'impatto della crisi energetica sta determinando una crescente difficoltà finanziaria delle imprese», dice l'associazione delle imprese edili. «Condivido il suo appello. Serve un Piano Marshall per le infrastrutture stradali, con risorse certe per rafforzarne sicurezza e resilienza, anche di fronte al cambiamento climatici», aggiunge il numero uno di Anas Andrea Gemme.

 

Matteo Salvini - cantiere Rfi del nodo ferroviario Pigneto - foto lapresse

[...] al netto delle ragioni legittime delle lobby, perché Salvini preme l'acceleratore sulla richiesta di nuovi fondi? La prima ragione è strettamente politica: il vicepremier - assediato dentro il suo stesso partito - alza il tiro nella speranza di recuperare consenso.

 

Ma c'è anche una ragione più di prospettiva, e sulla quale la maggioranza si gioca la tenuta del consenso alle elezioni del 2027: la fine imminente del Recovery Plan. Per capire i cosa stiamo parlando basta sfogliare i dati di OpenPnrr, il portale indipendente che monitora da anni l'enorme mole di soldi pubblici messi a disposizione del piano antipandemia.

 

Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti

Dei quasi duecento miliardi stanziati nel quinquennio, circa un quarto - per la precisione 53,6 miliardi - sono dedicati a opere infrastrutturali. Un investimento che non conosce precedenti almeno da quarant'anni, e che - lo dicono economisti come Carlo Altomonte - hanno colmato il divario ormai cronico di investimenti con Paesi come la Germania.

 

Di questi 53,6 miliardi, 26,5 sono stati investiti in opere ferroviarie, quasi 24 in patrimonio edilizio (soprattutto dei Comuni), 7,5 in trasporto pubblico locale, 5,2 per investimenti in logistica, come ad esempio il miglioramento delle infrastrutture portuali. A quanto ammonti il totale delle opere effettivamente realizzate ad oggi è ancora complicato, e nonostante manchi poco alla scadenza formale del 31 agosto.

 

Secondo alcune stime raccolte siamo ormai vicini ai tre quarti delle opere realizzate, e d'altra parte basta attraversare in treno i cantieri dell'Alta velocità per vedere ruspe ancora al lavoro. Il punto da sottolineare in questo caso è un altro: con la fine del Pnrr nel 2027 alla crescita italiana verrà meno la principale fonte di ossigeno di questi anni. [...]

 

 

2. PIÙ SPESA IL SOGNO DEL CAPITANO

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

MATTEO SALVINI AL MEETING DI CL A RIMINI

No, non sono solo i fondi necessari per il taglio delle accise dei carburanti e favorire un ritorno più sereno degli italiani in vacanza verso casa [...]. Il problema che Salvini si accinge a mettere sul tavolo è quello del finanziamento, meglio rifinanziamento dei cantieri delle Grandi Opere, che necessitano da un minimo di 6 a un massimo di 20 miliardi. Tassativo.

 

Il Capitano ha cominciato così la sua campagna d'autunno, mirata sulla prossima legge di stabilità e sulla manovra d'autunno. Che non potrà essere - Giorgetti, ministro dell'Economia, presti ascolto - austera come quella del 2025, dato che Salvini è convinto che i guai del governo siano cominciati di lì, e l'insofferenza di una parte dell'elettorato di centrodestra, sensibile invece agli argomenti vannacciani ("Riarmo no, aiuti all'Ucraina no, soldi alle famiglie") si sia cominciata a percepire proprio quando l'esecutivo ha deciso di tirare la cinghia, anche se per ottenere l'uscita dalla procedura d'infrazione europea.

 

[...] 

 

matteo salvini giancarlo giorgetti voto di fiducia sulla manovra 2024 foto lapresse

Ma Salvini dovrebbe sapere che l'Italia certe politiche di spesa pubblica, tra l'altro finanziata con forti scostamenti di bilancio, cioè a debito, non può più consentirsele. E non perché la Commissione europea farebbe la faccia feroce prolungando la stessa infrazione che Giorgetti vorrebbe invece chiudere.

 

Ma perché le conseguenze si vedrebbero subito sugli spread, mai così bassi grazie alla stabilità di un governo che si accinge a raggiungere il record di esecutivo più longevo della storia della Repubblica.

 

E subito dopo gli spread, sui mercati internazionali dove il ministro dell'Economia colloca settimanalmente, per non dire quotidianamente, i titoli di Stato, più comunemente noti come buoni del Tesoro, grazie ai quali si paga larga parte della spesa corrente (leggi: stipendi pubblici), in un Paese come il nostro in cui ancora non si riesce a far pagare le tasse a tutti quelli che dovrebbero. La triste realtà è questa. E Salvini, che la conosce, prima di parlare dovrebbe ricordarsela.

Matteo Salvini - cantiere Rfi del nodo ferroviario Pigneto - foto lapresseMATTEO SALVINI AL MEETING DI CL A RIMINIGIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

 

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