ARIDANGHETE COI “POTERI FORTI” – NEGLI ULTIMI MINUTI DEL SUO DISCORSO ALLA DIREZIONE DEL PD, ELLY SCHLEIN HA ALZATO I TONI E SE L’È PRESA CON L'ESTABLISHMENT CHE CE L’AVREBBE CON LEI. LA SEGRETARIA CON UNA FIDANZATA E TRE PASSAPORTI È INCAZZATISSIMA PER LO SPAZIO DATO DAL “CORRIERE DELLA SERA” A FRANCO GABRIELLI, CHE SI LANCIA NON PER LE PRIMARIE MA PER “ALLARGARE IL CAMPO” (DI FATTO, UN POSSIBILE PREMIER NEL CASO DI PAREGGIO) – L’INTEMERATA CONTRO I SONDAGGI E I GIORNALONI: “C’È CHI PENSA CHE SAREBBERO MEGLIO LE LARGHE INTESE E ALLORA FORSE SAREBBE MEGLIO UN LEADER DISPONIBILE. C’È CHI VORREBBE CONDIZIONARCI E DARCI LA LINEA DA FUORI, CERCANO DI ENTRARCI IN CASA OGNI GIORNO. TROVERANNO QUESTA PORTA CHIUSA"- L’ASSE RINNOVATO CON FRANCESCHINI E IL GELO DEI RIFORMISTI - VIDEO
1 - CONTE E I GIORNALONI: SCHLEIN VA ALL’ATTACCO E SI TOGLIE I “SASSOLINI”
Estratto dell'articolo di Wanda Marra per “il Fatto quotidiano”
ELLY SCHLEIN - DIREZIONE NAZIONALE DEL PD
Ce l’ha con Giuseppe Conte, con l’ipotesi terzo uomo, rilanciata giovedì dal leader del Movimento Cinque Stelle ad arte, il giorno prima della direzione. Ma anche con l’ “establishment”, con i giornali che le remano contro, con pezzi del suo partito che hanno giocato con ambiguità in questi mesi. E così quella di ieri per Elly Schlein è la giornata in cui rovescia il tavolo, lascia da parte il mantra del “testardamente unitaria” per togliersi qualche “sassolino dalla scarpa”.
Con dei toni del tutto inconsueti. [...]
DARIO FRANCESCHINI - ELLY SCHLEIN
non c’è solo Conte. Schlein parla del doppio di voti di M5S. Ma nei sondaggi non è così. In quello di Nando Pagnoncelli per il Corriere della sera che ha provocato anche riunioni di emergenza tra i dem, il Pd è al 19,5% i 5S al 14,5%.
Ma anche i sondaggi e la narrazione dei grandi giornali – che continuano a dipingere Schlein come inadeguata – entrano nel mirino della segretaria: “Che ci sia un pezzo di establishment che non vuole un governo progressista non è una novità, che ci sia chi non può tollerare l’idea di una persona di sinistra a Palazzo Chigi non è una sorpresa, ma la sorpresa saremo noi”, dice.
“Perché c’è qualcuno che tifa il L’ e che pensa sempre che sarebbero meglio le larghe intese e allora forse sarebbe meglio un leader disponibile”. Cosa che lei non è.
VALORI NEL CAMPO LARGO - VIGNETTA BY GIANNELLI
“C’è chi vorrebbe condizionarci e darci la linea da fuori, c’è chi vorrebbe scegliere per noi, cercano di entrarci in casa ogni giorno per dividerci e per fare i comodi loro.
Troveranno questa porta chiusa”.
Un messaggio a tutto campo, proprio nel giorno in cui l’ex capo della polizia, Franco Gabrielli, annuncia la sua discesa in campo a fianco di Ernesto Maria Ruffini. Non per fare le primarie, come. Ma per “allargare il campo”. Di fatto, è un possibile premier nel caso di pareggio.
Tanto è vero che nella minoranza dem c’è chi lo evoca [...]
2 - SCHLEIN: «ANDRÒ AVANTI FINO IN FONDO». IL PATTO CON FRANCESCHINI PER BLINDARE LE PRIMARIE
Estratto dell’articolo di Maria Teresa Meli per il “Corriere della Sera”
FRANCO GABRIELLI ERNESTO MARIA RUFFINI
Elly Schlein chiede alla sua maggioranza una prova di fedeltà. «Io vado avanti fino in fondo non faccio passi indietro», è l’avvertimento. E l’intervento con cui Dario Franceschini si dice pronto alle primarie fa capire che la richiesta della segretaria è andata a buon fine. Un rinnovato patto che viene suggellato con un abbraccio al senatore dem da parte della segretaria.
Il voto sulla relazione della leader certifica il fatto che la prova di fedeltà c’è stata. I riformisti non partecipano allo scrutinio perché, come spiega Lorenzo Guerini, «alcuni punti non sono stati chiariti». Ma il resto vota compattamente.
Schlein si blinda e si prepara alle primarie. «Avevano scommesso che non sarei durata 6 mesi e invece eccomi qui a fine mandato», dice Schlein. Quindi sferra l’attacco a chi «tifa per il pareggio, per le larghe intese», per il terzo uomo, insomma.
DARIO FRANCESCHINI ELLY SCHLEIN GATTOPARDO MEME BY SARX88
[...] Franceschini la asseconda: «Non è detto che debbano essere divisive, anzi possono essere un elemento di amalgama». I riformisti apprezzano ma non si fanno convincere. Simona Malpezzi osserva: «In un partito a vocazione maggioritaria il posto naturale di Franco Gabrielli sarebbe stato il Pd e non il movimento di Ruffini».
Poi tocca a Giorgio Gori. Affronta il tema del candidato unico: «È stato risposto di no a mezzo stampa da Bonaccini, Taruffi e Boccia. Secondo me è un errore. Sarebbe servito ad allargare la platea degli elettori».
Ma di fatto Gori, con grande sobrietà, fa un passo indietro. Andrea Orlando (con Franceschini e Speranza uno dei leader ombra del correntone di Montepulciano) insiste sul tema della pace. E in replica Schlein lo asseconda.
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Ma chi e come negozierà la pace dentro l’alleanza dove le posizioni sull’Ucraina sono così diverse? «Sono fiduciosa che troveremo un punto di sintesi», si limita a dire Schlein. E non aggiunge altro. Quella è una partita ancora tutta da giocare .
3 - STRAPPO DEI RIFORMISTI “SU REGOLE E ALLEANZE SERVONO CHIARIMENTI”
Estratto dell’articolo di Giovanna Vitale per “la Repubblica”
La tregua dura il tempo di una relazione. Ottanta minuti, all'incirca. Poi, quando arriva il momento di votare, i riformisti si sfilano. Non si schierano contro la segretaria, ma nemmeno a favore. E, per evitare che il Nazareno vanti una unanimità che invece non c'è, la senatrice Sandra Zampa chiede che la scelta venga messa a verbale.
elly schlein direzione nazionale pd foto lapresse 2
Un gesto politico, non una formalità. Perché va bene l'altolà di Schlein a Conte e soprattutto la conferma, netta, della linea fin qui tenuta su Kiev, ma i nodi che la minoranza aveva chiesto di sciogliere sono ancora tutti lì.
Lorenzo Guerini lo dice senza giri di parole: «Abbiamo apprezzato lo scatto di orgoglio nei confronti dei 5S e il fatto che si sia ribadito con chiarezza il sostegno all'Ucraina. Tuttavia sulla costruzione del programma e sul percorso che ci porterà alle primarie ci sono punti che abbiamo posto e devono essere ancora chiariti. Perciò abbiamo deciso di non partecipare al voto». Tradotto dal politichese: sulla fiducia alla segretaria non si rompe, ma sulla rotta da qui alle politiche non si firma una cambiale in bianco.
Il nervo scoperto sono i gazebo.
Giorgio Gori racconta che la sua proposta di farli a doppio turno, con lui candidato al primo, è stata respinta con un secco «non se ne parla». A pronunciarlo, dirigenti di primo piano: Igor Taruffi come indiziato principale. Eppure l'ex sindaco di Bergamo avrebbe voluto correre, spiega, per intercettare pezzi di elettorato più moderato che sfugge a Schlein.
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L INCLUSIVITA DI CONTE - VIGNETTA BY ELLEKAPPA
Nota dolente che si intreccia con l'incognita programma. La minoranza chiede di sapere chi lo scriverà, con quale metodo. Decisa, visto che «in direzione non sono arrivate risposte», a presentare il conto delle questioni aperte in assemblea nazionale. A inziare dalla questione Ucraina: «Un capitolo», avverte Lia Quartapelle, «che non può essere barattato nel confronto fra alleati».
ELLY SCHLEIN - DIREZIONE NAZIONALE DEL PD
Nessuna rottura e nessuna resa, dunque. I riformisti danno appuntamento il 18 ottobre, dove si tornerà a discutere di temi, regole, leadership. E lì sarà molto più difficile limitarsi a dire: non se ne parla. — gio.vi.
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