“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...
1 - C.SINISTRA: CALENDA, AZIONE MAI NEL CAMPO LARGO, È PERICOLO PER ITALIA
(LaPresse) - “Noi non siamo mai stati né mai saremo nel campo largo. Riteniamo che il campo largo, così come è formato, è un grave pericolo per l'Italia nella sua stabilità”.
È uno dei passaggi dell’intervista rilasciata da Carlo Calenda, leader di Azione, al Corriere dell’Umbria-Gruppo Corriere.Calenda parla di energia e lancia la sua proposta per supportare le imprese energivore come l’Ast: destinare la produzione dell’idroelettrico in via esclusiva a queste aziende. Non mancano i giudizi alla giunta regionale umbra di centrosinistra guidata da Stefania Proietti: un bilancio di metà mandato che Calenda definisce “disastroso”.
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Promossa invece l’amministrazione del Comune di Perugia della sindaca Stefania Proietti. Polemica con l’ex segretario regionale Giacomo Leonelli, oggi amministratore unico di Adisu, l’agenzia per il diritto allo studio universitario della Regione Umbria: “Parla a titolo personale”, va giù duro Calenda.
2 - NON DITE A CALENDA CHE I SUOI ELETTORI SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE
Carlo Tarallo per Dagospia
Divieto di svolta a sinistra: Carlo Calenda si presenterà alle elezioni da solo, o magari insieme a qualche altra microcomponente centrista, ma è ormai chiaro che il suo obiettivo, se né il centrodestra né il centrosinistra dovessero raggiungere il 42% e ottenere il premio di maggioranza, è quello di andare a ricoprire il vantaggioso ruolo di stampella di Giorgia Meloni, se i voti di Azione dovessero bastare per mettere in piedi una maggioranza decente in parlamento.
Carletto ogni giorno che Dio manda in terra bombarda, da buon fan del riarmo, Giuseppe Conte, e strizza l’occhio a Giorgina del suo cuore. Detto ciò, però, non tutti i suoi attuali parlamentari sarebbero pronti a seguirlo in questa ipotetica svolta a destra, che avverrebbe, sia ben chiaro, solo se Vannacci fosse comunque isolato e se la Lega venisse de-salvinizzata.
Ecco perché si temono “purghe”, al momento della compilazione delle liste, per gli esponenti di Azione che non sarebbero mai disposti (o almeno è quello che dicono) a sostenere un governo-Meloni. Il primo di questi, e pure il più in vista, è Matteo Richetti. Per qualche maligno Richetti “si sente l’altro Calenda”: è capogruppo alla Camera, e ha alle spalle una lunga militanza nel Pd, di cui è stato parlamentare e consigliere regionale in Emilia-Romagna. Se Calenda si ritroverà in parlamento Richetti e qualche suo fedelissimo, svoltare a destra sarà più complicato.
Tra i volti noti di Azione c’è poi Elena Bonetti, anche lei ex Pd, poi passata in Italia viva, già ministro per le Pari opportunità e la famiglia nei governi Conte e Draghi. La Bonetti ha un eccellente rapporto personale sia con Elly Schlein che con diverse esponenti di primo piano di centrodestra: è considerata infatti una esponente politica molto preparata.
Di fronte alla possibilità di sostenere un governo Meloni con chiare posizioni europeiste e filo-Ucraina (in sostanza, senza Salvini e Vannacci tra i piedi), non si tirerebbe indietro. Così come non si tirerebbe indietro quel volpone di Ettore Rosato, democristiano purosangue, con una lunghissima militanza parlamentare: ai bei tempi del sodalizio di ferro con Renzi è stato tra l’altro vicepresidente della Camera e capogruppo del Pd.
Tra qualche giorno, salvo sorprese, la legge elettorale che porta il suo nome, il “Rosatellum”, finirà in soffitta. Rosato, per definizione, è un uomo di mediazione: quando in giro per l’Italia c’è qualche “grana” di partito da risolvere, ecco che arriva lui. Non farebbe mai problemi a sostenere un governo guidato dalla Meloni, del quale tra l’altro finirebbe con ogni probabilità per far parte.
Salvo Richetti e i richettiani, in sostanza, gli eletti di Azione sarebbero felici di stampellare la Meloni: e gli elettori? Qui la vicenda si complica, e non poco.
GIORGIA MELONI E CARLO CALENDA - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA
Abbiamo chiesto a Giovanni Diamanti, presidente di Youtrend, un aiuto per orientarci nei meandri dell’elettorato di Calenda: “Direi che gli elettori di Calenda”, spiega Diamanti, “soffrirebbero un passaggio verso il centrodestra, ma oggi sono sicuramente un partito con un elettorato più bilanciato rispetto agli inizi, quando Azione era un partito nato dalla costola centrista del Pd.
Posso aggiungere che l’elettorato di Azione ha una discreta fiducia in Giorgia Meloni, superiore a quella in Conte e Schlein ma inferiore alla fiducia che hanno in Renzi e Salis”. Abbiamo capito bene? Gli elettori di Calenda si fidano di Renzi? “Sì”, conferma Diamanti, “più che di Meloni, Schlein e Conte”. E questa per Calenda è la beffa delle beffe…
IL CAMPO LARGO - MEME BY EDOARDO BARALDI
ivan scalfarotto ettore rosato elena bonetti foto di bacco
nicola fratoianni elly schlein giuseppe conte angelo bonelli (4)
VALORI NEL CAMPO LARGO - VIGNETTA BY GIANNELLI



