donald trump xi jinping

CARO TRUMP, LA CINA HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO: LE SANZIONI SONO UN BOOMERANG – LA MAXI-OPERAZIONE DI RITORSIONE ECONOMICA DEGLI USA CONTRO L’IRAN MIRA A COLPIRE PECHINO, PRINCIPALE SPONSOR DEL REGIME DEGLI AYATOLLAH (COMPRA IL 90% DEL GREGGIO ESPORTATO DA TEHERAN). MA POTREBBE TRASFORMARSI IN UN CETRIOLONE DIRETTO ALLE CHIAPPE DI DONALD: L’IRAN È ABITUATO DA DECENNI A RESISTERE ALLE SANZIONI, PECHINO HA IL MONOPOLIO DELLE TERRE RARE E GUIDA IL FRONTE DEI PAESI DEL SUD GLOBALE CONTRO L’IMPERIALISMO USA (A CUI RISPONDE CON IL COLONIALISMO DELLA SETA) – IL MINISTERO DEGLI ESTERI CINESE: “ADOTTEREMO TUTTE LE MISURE NECESSARIE PER DIFENDERE I NOSTRI INTERESSI. LE PRESSIONI ALIMENTANO TENSIONI E CONFLITTI E DESTABILIZZANO L’ORDINE ECONOMICO”

IRAN: CINA CONTRO PRESSIONI USA, DIFENDEREMO NOSTRI INTERESSI

xi jinping donald trump foto lapresse

(AGI/AFP) - La Cina ha avvertito che adottera' "tutte le misure necessarie" per difendere i propri interessi, dopo l'annuncio americano di una campagna per tagliare le risorse economiche dell'Iran e le minacce contro i Paesi che continueranno a sostenere Teheran.

 

"Le pressioni massime nell'ambito di una guerra economica non risolvono affatto i problemi", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian. "Non fanno che alimentare tensioni e conflitti, provocare effetti di contagio, destabilizzare l'ordine economico e finanziario globale e danneggiare i diritti e gli interessi legittimi di altri Paesi". "La Cina adottera' tutte le misure necessarie per difendere fermamente i propri diritti e interessi", ha aggiunto Lin.

 

SCOTT BESSENT

AZZARDO USA CON PECHINO I DAZI SECONDARI PORTANO ALLO SCONTRO CON LA CINA

Estratto dell’articolo di Michelangelo Cocco per “Domani”

 

«Nessuno può considerarsi al di sopra delle sanzioni statunitensi». Ieri Scott Bessent ha minacciato implicitamente di colpire la Cina con sanzioni “secondarie”, per il suo appoggio all’Iran, senza tuttavia mai nominarla.

 

Nella conferenza stampa per illustrare quello che ha definito un “economic onslaught”, un assalto economico contro Teheran, ai giornalisti che gli hanno chiesto delle intenzioni nei confronti di Pechino, il segretario al Tesoro ha promesso che già entro la fine di questa settimana il suo dipartimento sanzionerà le prime banche (non necessariamente cinesi).

 

donald trump xi jinping foto lapresse

«Sia chiaro: qualsiasi entità che faciliti il riciclaggio di denaro per conto dell’Iran sarà esclusa dal sistema del dollaro statunitense. Il conto alla rovescia è appena iniziato», ha minacciato Bessent.

 

Il piano – preannunciato da Donald Trump come un “D-Day economico” – dovrebbe servire all’amministrazione repubblicana a far dimenticare agli elettori una campagna fin qui fallimentare, con i bombardamenti di febbraio-aprile che non hanno fatto capitolare la Repubblica islamica, mentre le scorte statunitensi di missili Patriot, Thaad e Tomahawk si sono assottigliate pericolosamente e le chiavi dello stretto di Hormuz restano nelle mani dei pasdaran.

 

ALI LARIJANI XI JINPING

Tuttavia le speranze di Bessent-Trump potrebbero essere mal riposte, e quella di un sostanziale inasprimento delle sanzioni rivelarsi una mossa impraticabile.

 

La Repubblica islamica ha infatti maturato una esperienza decennale di resistenza alle punizioni Usa, a partire dall’executive order varato da Jimmy Carter nel novembre 1979, in piena crisi degli ostaggi. Già in quel primo scontro frontale con gli ayatollah, Washington dovette fare da sola, perché l’Unione sovietica l’anno successivo pose il veto a una proposta di sanzioni in sede Onu.

 

A PECHINO L’ACCORDO TRA ARABIA SAUDITA E IRAN

[...] Ora gli Stati Uniti ci riprovano minacciando «o con noi o contro di noi», ma così facendo irritano la Cina, che verrebbe colpita dalle sanzioni “secondarie”, che non mirano all’Iran, ma a soggetti di paesi terzi che fanno affari con Teheran.

 

Quando mancano 70 giorni alle elezioni di midterm, il punto è questo: per danneggiare davvero l’Iran, gli Stati Uniti dovrebbero colpire la Cina, che, secondo la documentazione ufficiale del Congresso, acquista circa il 90 per cento del greggio esportato da Teheran.

 

Un giro di vite che rappresenterebbe un pessimo viatico per il prossimo faccia a faccia tra Trump e Xi Jinping, previsto per il 24 settembre. Ieri, prima dell’annuncio di Bessent, Li Jian ha ribadito che «le sanzioni e le tattiche di pressione non aiutano a risolvere i problemi. Porteranno soltanto a un’escalation che non è nell’interesse di nessuno».

CINA IRAN

 

«La Cina seguirà da vicino gli sviluppi pertinenti e farà quanto necessario per tutelare i propri legittimi diritti e interessi», ha aggiunto il portavoce del ministero degli esteri cinese.

[...]

 

Tirare troppo la corda da parte di Washington potrebbe essere un azzardo. A fine luglio il vice premier, He Lifeng, nel corso di una telefonata con lo stesso Bessent, aveva espresso «forte preoccupazione per le recenti restrizioni economiche e commerciali imposte dagli Stati Uniti alla Cina», in quel caso sull’hi-tech made in China.

 

DONALD TRUMP XI JINPING

E contro le sanzioni “secondarie” Pechino è pronta a ricorrere nuovamente al blocco delle esportazioni di terre rare. Mentre, il 21 luglio scorso, ha approvato la sua prima legge contro le sanzioni straniere, proprio per contrastare iniziative come quella annunciata ieri. Il provvedimento prevede rappresaglie giuridicamente formalizzate contro il soggetto straniero che le vari.

 

Inoltre, contro le sanzioni unilaterali Pechino ha assunto un ruolo guida nel Sud globale, dove molti paesi condividono l’argomento secondo cui le punizioni imposte da singoli Stati sono uno strumento di pressione geopolitica che può colpire popolazioni e ostacolare lo sviluppo.

IL PROMEMORIA DI SCOTT BESSENT SULL ACQUISTO DI 5-10 MILIARDI DI YEN

 

La Cina da anni insiste a presentare la propria posizione come una difesa della sovranità nazionale, del principio di non interferenza e del multilateralismo basato sulle Nazioni Unite. Una narrazione che ha messo d’accordo i governi che in passato hanno subito embargo o pressioni occidentali – come Iran, Cuba, Venezuela, Russia – e non solo.

Le cosiddette sanzioni “secondarie” vengono percepite sempre più come una forma di extraterritorialità del potere Usa, resa possibile dal ruolo dominante del dollaro nel sistema finanziario globale.

xi jinping e donald trump a pechino foto lapresse.

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