CENTRO, CENTRINO O CENTROTAVOLA? RENZI APRE LA CACCIA AI MODERATI DI FORZA ITALIA - DALLA LEOPOLDA L’APPELLO DI MATTEONZO AI RIFORMISTI AZZURRI: “VENITE CON NOI, QUELLA COALIZIONE NON È PIÙ LA VOSTRA” - IL GELO DI TAJANI: “SIAMO NOI L’UNICO VERO CENTRO DI GRAVITÀ PERMANENTE” – L’ASPIRANTE LEADER ROBERTO OCCHIUTO: “CHE MAI DOVREBBERO FARCI RIFORMISTI E LIBERALI IN UNA COALIZIONE A GUIDA SCHLEIN E CONTE?” – DIALOGO AVVIATO CON RUFFINI E +EUROPA E GUERRA APERTA CON ONORATO: A FRONTE ALLA CANDIDATURA DELL'EX IENA LA VARDERA PER LA PRESIDENZA DELLA REGIONE SICILIANA, RENZI LANCIA QUELLA DI PIETRO BARTOLO, EX MEDICO DI LAMPEDUSA ED EX EURODEPUTATO…
Niccolò Carratelli Francesco Malfetano per "la Stampa" - Estratti
Chi riesce ad allargarsi al centro, inteso come elettorato moderato, vince le elezioni. Lo sanno a destra come a sinistra, la competizione è in atto da tempo, ma ora Matteo Renzi la rende esplicita. Chiudendo la Leopolda a Firenze il leader di Italia Viva fa un doppio appello, il primo interno alla coalizione progressista, il secondo all'esterno, destinato ai delusi di Forza Italia.
La premessa è che la sua Casa Riformista ha le «porte aperte» e che «la disponibilità è la più totale, non mettiamo veti su nessuno», assicura l'ex premier. Poi punta dritto ai riformisti del partito di Antonio Tajani: «Venite con noi, quella coalizione non è più la vostra - dice - non potete stare con chi nega l'Europa. Sono certo che qualche segnale arriverà a breve».
A stretto giro, in realtà, arrivano solo reazioni stizzite. L'aspirante leader Roberto Occhiuto - complice un lieve malore di Tajani all'inaugurazione della Sagra del vino di Marino, in provincia di Roma - arriva prima del vicepremier e ribalta la questione: «Che mai dovrebbero farci riformisti e liberali in una coalizione a guida Schlein e Conte?». Tocca poi al ministro che, rimessosi, garantisce che «il centro è uno solo, FI» (con buona pace di chi, come Maurizio Lupi, è al centro nella stessa coalizione).
E Tajani rafforza il concetto citando Battiato: «Siamo noi il centro di gravità permanente della politica italiana. Siamo la casa dei moderati, il Ppe in Italia - aggiunge - alternativi alla sinistra e pilastro del centrodestra fondato da Silvio Berlusconi».
Le grandi manovre domenicali al centro coinvolgono anche Giorgia Meloni, collegata alla reunion della rediviva Dc di Gianfranco Rotondi: «Si torna a parlare di centro, di spazi da occupare, ma io credo che non sia un luogo dove stare a metà strada, è una cultura fatta di famiglia, lavoro, libertà, senso dello Stato e noi l'abbiamo messa al centro dell'azione di governo».
Per la premier, il centro è a destra.
Per Renzi, invece, Meloni ne è nemico naturale, specie alle prossime elezioni: «O Meloni va a casa o vince, prende tutto e va al Quirinale e si andrà a un presidenzialismo de facto. Io lavoro perché la Meloni vada a casa» avverte, alla vigilia del voto segreto sulla legge elettorale di giovedì, a cui la premier - giurano ai vertici di FdI - non dovrebbe partecipare, limitandosi a invocare compattezza alla coalizione e a minacciare il voto anticipato.
Per mandarla a casa, però, bisogna unire tutte le forze e, allora, torniamo all'appello ai centristi a sinistra: «Noi non vogliamo annettere nessuno, chi vuole venire in condizioni di parità è benvenuto - spiega Renzi - ma, come me, non chiedete di essere candidati nel listone, rinunciate al posto sicuro e giocatevela da candidati in lista».
Una mano tesa e, insieme, una sfida per i vari Riccardo Magi, Alessandro Onorato, Ernesto Maria Ruffini e gli altri protagonisti della magmatica area centrista del campo progressista. In realtà, per Onorato non c'è nemmeno la mano tesa, perché in un altro passaggio Renzi precisa che «non starò mai con gente come Antonio Ingroia». E l'ex pm ha aderito a "Controcorrente", il movimento siciliano di Ismaele La Vardera "gemellato" con Progetto Civico Italia dell'assessore romano.
A proposito, di fronte alla candidatura dell'ex Iena La Vardera per la presidenza della Regione Siciliana, Renzi lancia quella di Pietro Bartolo, ex medico di Lampedusa ed ex eurodeputato. Insomma, con Onorato è guerra aperta ed è assai improbabile che condividano la stessa lista alle prossime elezioni.
D'altra parte, lo schema che avrebbe in mente Renzi, filtrato dalla Leopolda, è paritario fino a un certo punto: 50% di posti in lista per Italia Viva e 50% per Casa Riformista, contenitore in cui dovrebbero confluire gli altri. Al momento, si parla dell'ex 5 stelle Vincenzo Spadafora con la sua associazione e di alcuni possibili transfughi da Più Europa come Benedetto Della Vedova e Matteo Hallisey: tutti e tre presenti alla Leopolda.
Mentre c'è un dialogo con Ruffini, in attesa che l'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate lanci il suo partito "Più Uno" sabato prossimo a Roma, in tandem con l'ex capo della Polizia, Franco Gabrielli, e con il contributo di Bruno Tabacci. Oltre a Onorato, si tiene a distanza anche Enzo Maraio con il suo Psi: «Più che un'apertura, quella di Renzi sembra una divisione in famiglia - dice -. Cambiare l'etichetta a metà della lista non significa allargare il progetto».
MATTEO RENZI CON LA MAGLIETTA DEL KRAKEN
RUFFINI RENZI ONORATO
matteo renzi leopolda 2026 4
matteo renzi alla leopolda 2026
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