“PRIMA DI METTERE D'ACCORDO PUTIN E TRUMP, PROVATE A METTERE D'ACCORDO MAGI E FRATOIANNI SU UN'UNICA RISOLUZIONE” – GIORGIA MELONI INFILA IL DITONE NELLA PIAGA DEL CENTROSINISTRA CHE SULL’UCRAINA SI PRESENTA CON 5 RISOLUZIONI (PER 5 PARTITI) MOSTRANDO TUTTE LE SUE DIVISIONI – PD E M5S FANNO NOTARE IL TIMIDO AVVICINAMENTO CON LA RECIPROCA ASTENSIONE SUI PUNTI RIGUARDANTI L'INVIO DELLE ARMI A KIEV: CHIACCHIERE FUMOSE, FUFFA, LE SPACCATURE RESTANO - ELLY SCHLEIN RIBADISCE L'IMPEGNO PER UNA “PACE GIUSTA” PER L'UCRAINA, MENTRE CONTE INSISTE: “INVECE DI ARMI, MANDIAMO NEGOZIATORI” - LA SENSAZIONE È CHE PEPPINIELLO VOGLIA CAVALCARE IL TEMA UCRAINA, PERCHÉ PUÒ SFRUTTARLO NELLA SFIDA DELLE PRIMARIE PER RUBARE A SCHLEIN IL VOTO PACIFISTA…
Estratto dell'articolo di Niccolò Carratelli per la Stampa
«Finché stiamo così, lei può attaccarci». Il deputato Pd allarga le braccia dopo aver ascoltato Giorgia Meloni nell'Aula della Camera. Nel centrosinistra tutti sanno che la premier batterà duro sul tasto della mancanza di un'alternativa credibile nella campagna elettorale che è già iniziata.
Anche ieri a Montecitorio Meloni ha sferzato i partiti del campo largo sulle loro note divisioni sull'Ucraina: «Sono certa che voi portereste pace e prosperità, che mettereste tutti d'accordo – ironizza –. Ma prima di mettere d'accordo Putin e Trump, provate a mettere d'accordo Magi e Fratoianni su un'unica risoluzione».
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(..) anche ieri sono state depositate le solite cinque risoluzioni separate su cinque partiti del fronte progressista. Anche se dal Nazareno e da via di Campo Marzio fanno notare il timido tentativo di avvicinamento tra Pd e Movimento 5 stelle: reciproca astensione sui punti riguardanti l'invio delle armi a Kiev.
I deputati M5s non hanno votato contro l'impegno dem a sostenere l'Ucraina «mediante tutte le forme di assistenza» e i colleghi del Pd non hanno bocciato (come sempre in precedenza) il testo degli alleati, dove si sottolinea che «l'Italia e l'Europa, attraverso il continuo invio di armamenti, contribuiscono ad allontanare qualsiasi prospettiva di pace».
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Una formula ripresa dalle proposte di Nova e più morbida rispetto al passato, quando i 5 stelle chiedevano lo stop delle forniture militari.
Stesso scambio di cortesie c'è stato tra Pd e Avs.
(...) Poi, però, ci sono le parole. Quelle di Elly Schlein, che ribadisce l'impegno per una «pace giusta» per l'Ucraina, mentre Riccardo Ricciardi, capogruppo M5s, dice che «il concetto di pace giusta non esiste in natura, non ha senso parlarne».
E aggiunge che «la prima cosa da fare è fermare l'invio di armi», spiegando che «l'imperialismo russo e quello americano» pari sono. Giuseppe Conte risulta meno spigoloso, si limita a suggerire che «invece di inviare armi a oltranza, a Kiev mandiamo negoziatori».
La sensazione è che il presidente 5 stelle non voglia sciogliere in tempi brevi il nodo Ucraina, perché può sfruttarlo nella sfida delle primarie di coalizione, per rubare a Schlein il voto pacifista. Qui si inserisce l'aneddoto raccontato da Marco Sarracino della segreteria Pd: «Mi ha colpito che a un presidio sindacale vicino a Napoli un delegato della Fim (federazione dei metalmeccanici, ndr) mi ha detto: "Voi siete per la guerra, i 5 stelle per la pace"».
Forse anche per questo la segretaria Pd, uscendo dall'Aula, sembra paradossalmente la meno esaltata dalla mossa dell'astensione incrociata: «Bene, è il frutto del nostro lavoro unitario». Soprattutto il suo. Suona come una risposta indiretta a Giuseppe Conte, che l'altro ieri aveva provato a intestarsi l'accordo sulle risoluzioni comuni del campo largo sul Documento di finanza pubblica e sullo scostamento di bilancio («Sono orgoglioso di aver compattato le opposizioni sul nostro no al riarmo»).
VALORI NEL CAMPO LARGO - VIGNETTA BY GIANNELLI
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ELLY SCHLEIN - GIUSEPPE CONTE - IL MOVIMENTO - VIGNETTA ITALIA OGGI
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