CLIC! ADDIO A UMBERTO PIZZI, IL FOTOGRAFO CHE HA DESCRITTO LA MUTAZIONE DELL’ITALIA, DALLA DOLCE VITA AI “CAFONAL” DELLA SECONDA REPUBBLICA E DEGLI ANNI D'ORO DEL BERLUSCONISMO – FILIPPO CECCARELLI: "I CARDINALI DAVANTI ALLA PORCHETTA, BERLINGUER CON I MURATORI, L’ASCESA AL SALOTTO ANGIOLILLO, LA FESTA DEI NANI, AFFRESCHI ELETTRICI, QUADRI VIVENTI IN PIXEL, ESPERIMENTI DI SPUDORATO IPERREALISMO, INSOMMA L’ESTETICA INAUGURALE, ORIGINALE E COMPIUTAMENTE DIGITALE DI DAGOSPIA" - "LA DISGRAZIATA ROTTURA CON ROBERTO D’AGOSTINO, QUALCOSA DI PARAGONABILE A QUELLA INTERVENUTA DOPO 'LA DOLCE VITA' TRA FELLINI E FLAIANO…"
Filippo Ceccarelli per la Repubblica – Estratti
Umberto Pizzi, che ieri se n’è andato in sordina a 89 anni, è stato molte cose e altrettante forse se ne scopriranno in futuro. Una persona di grande fascino, l’occhio azzurro rapinoso, ma insieme capace di commuoversi, la voce pacata di chi poteva sfottere chiunque con mansueta indifferenza.
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Una leggenda di instancabile ubiquità: era dovunque, a tutte le ore, fino a qualche mese fa, e quando non lo vedevi di sicuro stava aggirandosi intorno a qualche altro palcoscenico di ridente o tetra suggestione, a Roma non mancano, con la sua macchina a portata di sguardo e di mano. Mondanissimo alla fine, per necessità e chiaroveggenza, però anche paesano, Zagarolo, l’orto, i suoi cani, la numerosa e devotissima famiglia, «Io a mia moglie mica la fotografo»: la più tenera ed esclusiva dichiarazione d’amore.
A vederlo al lavoro senza tregua, quell’ultraottuagenario pronto a scattare in tutti i sensi, veniva da pensare che solo una fede ormai anacronistica — il comunismo, perseguito da giovane documentando le sofferenze in giro per il mondo — poteva spingere Pizzi a illustrare il mondo dei divi, poi quello dei ricchi, dei finti ricchi e infine dei poveracci che non sanno nemmeno di esserlo. I “morti di fama” degli ineguagliati Cafonal, affreschi elettrici, quadri viventi in pixel, esperimenti di spudorato iperrealismo, insomma l’estetica inaugurale, originale e compiutamente digitale di Dagospia.
I primi anni del millennio furono senza dubbio il periodo d’oro, la novità premiata da milioni e milioni di visualizzazioni, ma troncata sul più bello da una disgraziata rottura con Roberto D’Agostino, tanto più dolorosa per chi voleva bene a entrambi — qualcosa di paragonabile a quella intervenuta dopo La dolce vita tra Fellini e Flaiano.
NATALIA ASPESI ROBERTO DAGOSTINO UMBERTO PIZZI
Più che foto, restano visioni irriverenti, a volte allucinazioni selvagge comunque segnate da una perturbante autenticità. Spropositato adesso azzardare modelli, Goya, Grosz, LaChapelle; per limitarsi al presente si può ragionevolmente convenire che Umberto Pizzi da Zagarolo, come talvolta si presentava, era comunque un guardiano della soglia dei Vips, una sorta di Petronio Arbitro dell’odierno Satyricon: chi fotografava lui rientrava nel panopticon carcerario delle anime in esposizione.
Alla fine era consapevole della sua riconosciuta fama e volentieri gigioneggiava con profitto suo e dei suoi devoti, fra i quali molti giovani. A un ricevimento del 2 giugno di qualche anno fa per Propaganda live, Diego Bianchi l’ha irresistibilmente ripreso fuori dal portone del Quirinale mentre a gran voce indicava gli ospiti in ghingheri con appagata e beffarda degnazione.
roberto d'agostino - maria angiolillo - umberto pizzi
Artista di rabdomantico intuito, forse anche per questo così tante sue immagini chiamano a un’occhiata di secondo grado. Difficile del resto scegliere le foto migliori, a ciascuno la sua: i cardinali davanti alla porchetta, Berlinguer con i muratori, l’ascesa al salotto Angiolillo, la festa dei nani... L’ultimo regalo sono le quattro puntate di un fantastico documentario in cui si racconta con incantata leggerezza, Profumo di Pizzi di Fabrizio Berruti e Gianluigi De Stefano, in cartellone su RaiPlay.
Senza che suoni come artificio da necrologio, se un alto merito gli va riconosciuto è che nessuno meglio di lui ha fissato per sempre un tempo, delimitato uno spazio e illustrato un sistema di relazioni entro il quale l’immagine ha divorato la parola, la scrittura, il pensiero, le buone maniere e, in fondo, la stessa verità. Difficile togliersi di testa quell’euforia diffusa e ingiustificata, i sorrisi vuoti e robotici della Seconda e Terza Repubblica, i colpi di sonno, le masticazioni, le deglutizioni, gli assalti al buffet.
Là dove l’appariscenza ha preso slancio, gli scatti di Pizzi testimoniano in via definitiva il tramonto del decoro borghese, la caduta del confine tra pubblico e privato, l’immane pressione dei corpi, il dominio del presente, l’eterno carnevale e la fine della vergogna. Funerali privati, per espressa volontà di Umberto Pizzi. I testimoni della Storia si congedano senza tante storie.
UMBERTO PIZZI
filippo ceccarelli
roberto d'agostino - gianni letta - umberto pizzi


