DIRITTO INTERNAZIONALE? NO, VOGLIAMO FARE COME CE PARE - PUTIN E TRUMP STANNO FACENDO DI TUTTO PER SMANTELLARE LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE (CPI), CHE SI OCCUPA DEI CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ, DI GUERRA E DI GENOCIDIO - WASHINGTON E MOSCA NON HANNO MAI ADERITO ALLA CORTE (COSI’ COME CINA, ISRAELE E IRAN) PERO’ VOGLIONO INFLUENZARE LE DECISIONI DEI GIUDICI - IL MANDATO DI CATTURA NEI CONFRONTI DI PUTIN, INCRIMINATO PER LA DEPORTAZIONE E IL TRASFERIMENTO DI BIMBI UCRAINI IN RUSSIA - GABANELLI: "TRUMP, HA BLOCCATO ACCOUNT E CARTE DI CREDITO AI GIUDICI, PROCURATORI E STAFF CHE SI SONO OCCUPATI DEL MANDATO D’ARRESTO DI NETANYAHU"- VIDEO
Estratto dall’articolo di Mara Gergolet e Milena Gabanelli per il “Corriere della Sera”
corte penale internazionale aia
Usa e Russia su una operazione sono alleati: tentare lo smantellamento della Corte penale internazionale (Cpi). Ha sede all’Aia, è permanente e indipendente, e si occupa solo dei crimini maggiori: contro l’umanità, di guerra e di aggressione, genocidio.
I principi fondanti sono quelli fissati dai processi di Norimberga del 1946: «I crimini internazionali sono commessi da uomini, non da entità astratte». E gli uomini, siano pure potentissimi, ne devono rispondere. Ma bisogna aspettare lo Statuto di Roma, nel 1998, perché venga fondata davvero. [...]
La Corte è regolata dallo Statuto di Roma e ha giurisdizione se lo Stato in cui è stato commesso il crimine ha aderito allo Statuto oppure se lo ha commesso un cittadino di un Paese aderente. [...]
La Corte diventa operativa nel 2002. Oggi è proprio questo principio della «territorialità» al centro della feroce battaglia contro la Corte. È il principio che consente di processare Putin, presidente della Russia (Paese non aderente), per crimini commessi in Ucraina (Paese membro).
E a fronte di un mandato d’arresto, tutti i Paesi che aderiscono alla Cpi hanno l’obbligo di arrestare il ricercato quando è sul loro territorio e consegnarlo alla Corte affinché venga processato.
corte penale internazionale aia
I Paesi membri sono attualmente 125; non ne fanno parte, fra gli altri, Usa, Russia, Cina, India, Israele, Turchia, Iran. Cinque hanno annunciato di recente l’intenzione di uscire, almeno due a seguito di una diretta richiesta di Trump: Ciad e Venezuela.
Nei primi anni la Corte si occupa molto di Africa. Il primo mandato di arresto è nel 2005 contro Joseph Kony (Uganda) e altri 4 dirigenti della Lord’s Resistance Army.
I casi affrontati a oggi sono 34 e i mandati di cattura emessi 61. Tra questi: nel 2009 Omar al-Bashir, presidente del Sudan, per i crimini commessi in Darfur, nel 2011 Gheddafi. Nel 2023 per la prima volta un mandato di cattura tocca il capo di Stato di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza Onu, Vladimir Putin. Nel 2024 Netanyahu e Gallant, ma anche il braccio armato di Hamas Mohammed Deif; nel 2025 l’ex presidente delle Filippine Rodrigo Duterte.
Nel 2025 il caso del torturatore libico Al-Masri coinvolge l’Italia: arrestato a Torino, non viene consegnato all’Aia, ma riportato a Tripoli. Per questo, l’Italia viene deferita alla Corte.
Tutto si scardina con l’incriminazione di Vladimir Putin. Il mandato di cattura viene emesso dopo un anno di guerra in Ucraina: Putin è incriminato per la deportazione e il trasferimento dei bambini ucraini in Russia. Arriveranno poi i mandati contro i vertici dell’esercito russo per gli attacchi alle infrastrutture civili.
La reazione di Mosca è furiosa: otto giudici della Corte più l’allora procuratore Karim Khan vengono condannati in contumacia da un tribunale penale fino a 15 anni di carcere. Tra loro c’è anche l’italiano Rosario Aitala, uno dei tre ad aver emesso il mandato nei confronti di Putin. [...]
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I contrasti tra Stati Uniti e Cpi sono di lunga data. Nell’ambito delle inchieste afghane (dal 2006), la Cpi indaga anche sulle torture dei militari americani e della Cia sui prigionieri. Di recente, il filone è stato «deprioritizzato», ma non chiuso. Il grande scontro però è su Israele. Il mandato d’arresto per il premier Benjamin Netanyahu nel 2024 e il ministro della Difesa Yoav Gallant trasforma l’ostilità in una guerra dichiarata.
Va precisato che il procuratore della Cpi ha chiesto il mandato di cattura anche per i capi palestinesi di Hamas, Ismail Haniyeh, Yahya Sinwar e Mohammed Deif. Procedimenti poi decaduti, perché tutti i vertici di Hamas sono stati eliminati dagli israeliani.
CASI AFFRONTATI CORTE INTERNAZIONALE DATAROOM CORRIERE DELLA SERA
La ritorsione di Donald Trump si scaglia direttamente contro i giudici sottoponendoli a sanzioni Usa e liste nere, come i trafficanti di droga o i terroristi. Colpiti 9 dei 18 giudici della Cpi, i due viceprocuratori, l’ex procuratore e un membro dello staff. Il 18 agosto finisce sotto sanzioni anche la presidente della Corte, la giapponese Tomoko Akane.
A tutti loro sono stati bloccati account e carte di credito. Subire le sanzioni Usa significa essere espulsi dal sistema bancario in buona parte del pianeta. In pratica non sei più in grado di prenotare online un treno, un aereo, un albergo, o di fare un acquisto. Il giudice francese Nicolas Guillou ha raccontato per primo le sue condizioni: «La mia vita personale è diventata un laboratorio della perdita di sovranità». [...]
A luglio scorso, durante una riunione Nato a Bruxelles, gli Stati Uniti hanno chiesto ai membri dell’Alleanza di disconoscere l’autorità della Corte. Il 22 settembre Donald Trump, nel suo intervento all’Assemblea delle Nazioni Unite, ha definito la Corte «una banda di teppisti» e sollecitato tutti i Paesi membri a un ritiro immediato.
DONALD TRUMP E BENJAMIN NETANYAHU
Secondo il Wall Street Journal e la Reuters, gli Usa sarebbero sul punto di sanzionare la Cpi come istituzione, cioè nel suo complesso. Sono le prime mosse concrete verso lo strangolamento della giustizia internazionale. In qualche modo, gli interessi di Russia e Stati Uniti finiscono per convergere.
Ad Anchorage, in Alaska, Putin avrebbe chiesto espressamente aiuto a Trump affinché venisse revocato il suo mandato di cattura. Una decisione che può prendere solo la Corte: esiste la possibilità di sospendere un procedimento per dodici mesi, rinnovabili — su richiesta del Consiglio di Sicurezza dell’Onu — e potrebbe essere praticabile nell’ottica di negoziati di pace. Nulla di questo però, attualmente, è in discussione.
All’Aia, per proteggersi dal rischio di interferenze americane, stanno isolando il funzionamento della Corte dall’infrastruttura Usa. Le email sono state migrate da Microsoft — che diventerebbe inutilizzabile nel momento in cui dovessero sanzionare la Corte stessa — a OpenDesk , un software open source finanziato da un’azienda controllata dal ministero dell’Interno tedesco.
Sono stati varati protocolli bancari, assicurazioni e misure gestionali affinché la Corte resti operativa nel caso di un totale blocco informatico Usa. Qualche giorno fa l’Olanda ha chiesto alla Commissione di utilizzare lo «Statuto di blocco», uno strumento giuridico che consente di proteggere aziende e cittadini europei dagli effetti illegittimi delle sanzioni imposte da un Paese terzo. [...]
benjamin netanyahu e donald trump alla casa bianca
donald trump convention del partito repubblicano a dallas, texas
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