“LAVITOLA MI AVEVA DETTO CHE MI AVREBBE FATTO FARE UN SERVIZIO CONTRO DA ‘REPORT’” – NEL RACCONTO DI FABIO MAZZONI, AMMINISTRATORE DI NEUTRALIA CHE HA TENTATO DI FARE AFFARI CON VALTERINO IN AFRICA CON IL CARBON CREDIT, IL FACCENDIERE USAVA IL NOME DELLA TRASMISSIONE RAI PER MINACCIARE E FARE PRESSIONI SUI SUOI INTERLOCUTORI – SIGFRIDO CONFERMA: “LAVITOLA MI AVEVA CHIESTO DI PARTECIPARE A UNA SERIE DI INCONTRI PUBBLICI SUL CARBON CREDIT. IO MI SONO SEMPRE RIFIUTATO. COMUNQUE MI PORTAVA OVUNQUE COME UNA MADONNA DI POMPEI” – CHE INFLUENZA AVEVA LAVITOLA SULLE INCHIESTE DEL PROGRAMMA DI INCHIESTA?
Estratto dell’articolo di Nello Trocchia per “Domani”
Clesio Tavares Gomes - Sigfrido Ranucci - Valter Lavitola
Se fosse un film sarebbe Gomorra, ma anche Pacco, doppio pacco e contropaccotto, la celebre pellicola di Nanni Loy. Tra crime e commedia all’italiana, insomma. E, invece, è semplicemente Valter Lavitola, la sua vita improntata a una proverbiale capacità di manipolare un prossimo distratto e compiacente.
Non c’è solo l’amico fraterno Sigfrido Ranucci, popolare conduttore di Report che si è fatto mettere in scacco dal faccendiere, noto per le sue doti di adulatore e ricattatore. Ma anche Fabio Mazzoni, amministratore di Neutralia, che ora racconta l’avventura africana con il faccendiere.
Neutralia è la società che si occupa di fornire assistenza alle imprese per ridurre l’impatto ambientale con la produzione di crediti di carbonio. I soci sono Fabio Mazzoni e Gianluca De Marchi, titolari della più nota Urban Vision (estranea alla vicenda). Neutralia entra nell’affare dei carbon credit con il faccendiere nel 2024 siglando un accordo di investimento.
Una storia che incrocia ogni tentacolo della piovra Lavitola: le minacce, l’azzardo e l’innata dote di soggiogare l’interlocutore, un poco complice, un poco vittima.
Partiamo dalle minacce prima di ricostruire il rapporto d’affari che ha legato Mazzoni […] a Lavitola, oggi in carcere con l’accusa di essere il mandante della bomba davanti casa Ranucci. Quel Ranucci che il pluripregiudicato ha continuato a usare come «una Madonna di Pompei» per presentarsi ai suoi interlocutori, persuaderli o convincerli della bontà di un’operazione.
CLESIO GOMES TAVARES CON LA KATANA
Succede così anche a fine marzo di quest’anno quando Mazzoni e i suoi, stanchi dei magheggi di Lavitola, provano tardivamente a prendere le distanze.
In quel periodo era in discussione un accordo per chiudere la collaborazione e il faccendiere provava a convincere l’interlocutore a modo suo. «Ero in motorino, ero quasi arrivato a lavoro. Lavitola mi chiama e mi dice: “Queste cose te le dico anche al telefono, devi firmare quel contratto, a Gianluca (De Marchi, ndr) vado a casa e lo costringo con la forza, ti metto nei casini in Zimbabwe e Camerun, ti faccio arrestare”.
In un’altra occasione, qualche settimana prima, mi aveva detto che mi avrebbe fatto fare un servizio contro da Report. Per me erano minacce e pressioni chiare e, in realtà, non sono stato in grado di reagire», racconta oggi Mazzoni.
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
In un’altra occasione, nella sede di Neutralia, Lavitola stava passando alle mani. Pressioni che Mazzoni, però, non denuncia. «È vero, avevo capito che ero rimasto fregato, come società avevamo fatto un investimento da quasi un milione di euro e la speranza era di recuperare qualcosa. Quella telefonata mi mise i brividi, ma non denunciai».
Il bottino da salvare, ma anche la volontà di mantenere rapporti più o meno cordiali con la scheggia impazzita. Alla fine, a fine marzo, pochi giorni dopo quella telefonata, arriva la risoluzione dell’accordo di investimento. Accordo che prevedeva un impegno di 400mila euro nei confronti di Lavitola, in realtà ne sono stati versati solo 25mila, e un rapporto per gestire la fine di quel sogno di business africano.
VALTER LAVITOLA DURANTE UNO DEI SUOI SAFARI IN AFRICA
Mazzoni risente e rivede il faccendiere, gli invia anche gli auguri di compleanno, e ricorda un incontro il 6 luglio, due giorni dopo la perquisizione per la bomba contro l’amico fraterno Ranucci. «Venne sotto al lavoro e mi disse tre cose che ricordo bene. “Gli inquirenti non hanno niente in mano, ho sentito il procuratore, forse mi arrestano”, prima di aggiungere “Non licenziate mio figlio”».
«Noi non ci siamo avventurati nel settore della sostenibilità, ma abbiamo da anni investito nel segmento fornendo consulenza e assistenza anche a grandi gruppi internazionali. Il progetto del carbon credit nasceva da questa esperienza, Lavitola junior è un signor professionista e ci siamo avvalsi della collaborazione di Ben Chimutengo (con il quale poi si sono rotti i rapporti, ndr), il suo curriculum lo precedeva, ma abbiamo accettato la presenza anche di Lavitola senior. Ci sentivamo tranquilli anche perché frequentava investigatori, uomini delle forze dell’ordine e anche Ranucci come abbiamo appurato di persona», racconta Mazzoni.
Lavitola parlava continuamente del popolare conduttore. Quando esplode la bomba, nell’ottobre 2025, il faccendiere era ancora in rapporti con Mazzoni e al telefono con una collaboratrice raccontava l’ordigno come una «cavolata».
All’epoca non era indagato, ma già metteva le mani avanti. Pochi giorni dopo, avviene il famoso incontro al ristorante Cefalù. Ma niente di casuale. Da tempo Lavitola voleva “mostrare” Ranucci ai compagni d’affari. Quella sera l’ex volto di Report aveva spiegato di essere disposto a partecipare a un eventuale evento di presentazione.
Un fatto confermato a Domani proprio da Ranucci: «Non un vero e proprio testimonial però sì Lavitola mi aveva chiesto di partecipare a una serie di incontri pubblici, da realizzare, sul carbon credit. Io mi sono sempre rifiutato. Comunque mi portava ovunque come una Madonna di Pompei».
Perché quella cena? Già da tempo Neutralia e Mazzoni volevano fare un passo di lato rispetto a Lavitola, il figlio del faccendiere era già uscito dalla società, e quell’incontro serviva a rinsaldare il rapporto. «Nei primi mesi credevamo nel progetto, abbiamo fatto incontri anche istituzionali, ma poi abbiamo capito che le concessioni che ci erano state vendute come propedeutiche alla generazione di crediti erano in realtà solo protocolli d’intesa, un dato confermatoci anche dalle prime interlocuzioni con Deloitte (che rilascia un parere successivamente, ndr)».
A dicembre l’assemblea dei soci di Neutralia decide di dare mandato ai legali di verificare l’accordo e le modalità.
La strategia di Lavitola, tuttavia, non si ferma. Tanto che in più occasioni aveva parlato a Mazzoni dell’esistenza di un’indagine per riciclaggio a loro carico in Africa.
«Per questo – spiega Mazzoni – ho versato in tutto 20 mila euro a Tariro Shoko, un avvocato, per capire l’eventuale esistenza di un’inchiesta per riciclaggio pur sapendo di aver agito sempre correttamente. Poi ho capito (dopo un articolo di Mow, ndr) che anche quello studio legale era collegato a Lavitola».
IL MESSIA - UN FILM DI VALTER LAVITOLA
Soldi partiti dal conto proprio dell’imprenditore che ha versato soldi fino all’agosto scorso, perché? «Neutralia non ne aveva più e ho provveduto a pagare dal mio conto visto che Lavitola pressava dicendo che sarei finito nei guai in Africa». La società ha chiesto allo studio legale conto delle azioni svolte fino a poche settimane fa. «Abbiamo ricevuto una risposta evasiva, abbiamo così diffidato lo studio legale. In questa storia siamo stati truffati e presenteremo una denuncia alla procura nella quale racconteremo anche le pressioni e le minacce subite», dice Mazzoni.
L’inchiesta sulla bomba ha fatto emergere la rete di affari del faccendiere. E ora anche chi in quella rete era finito, dopo il silenzio, regola i conti. (1-continua).




