“FAREMO COME IN FRANCIA” – DA TORINO A ROMA, L’ONDA DEGLI STUDENTI PACIFINTI ARRIVA NELLE PIAZZE E METTE NEL MIRINO IL GOVERNO MELONI: “NON CI SONO I SOLDI PER LE NOSTRE SCUOLE, MA PER LE GUERRE SÌ”. PROTESTE ANCHE PER IL TETTO AGLI ALUNNI STRANIERI, IL CARO AFFITTI E I TAGLI ALL'ISTRUZIONE – IN TUTTA ITALIA CORTEI E SCONTRI CON LA POLIZIA. A TORINO GLI STUDENTELLI HANNO LANCIATO PIETRE E BOTTIGLIE CONTRO GLI AGENTI CHE HANNO RISPOSTO CON GLI IDRANTI, GENITORI E PROF HANNO FATTO DA SCUDO – 3 ARRESTI, IDENTIFICATI 23 GIOVANI A VOLTO COPERTO – A GENOVA E MILANO I RITRATTI A TESTA IN GIÙ DI MELONI E DEL MINISTRO VALDITARA CHE PARLA DI “TEPPISMO POLITICO”. MELONI LITIGA CON SCHLEIN. “NON UNA PAROLA DI CONDANNA DALL'OPPOSIZIONE SULLE VIOLENZE NELLE PROTESTE", DICE LA DUCETTA. ELLY RIBATTE: “PENSI AGLI ITALIANI ANZICHÉ PRENDERSELA CON LORO” - VIDEO
Viola Giannoli per la Repubblica - Estratti
“La libertà ce la prendiamo" stava scritto sullo striscione di apertura del corteo di Roma. Intanto i liceali si son presi le piazze e le strade — 400mila in tutta Italia, da Venezia a Bari, da Cagliari a Treviso, secondo gli organizzatori — facendo litigare Meloni e Schlein. «Non una parola di condanna dall'opposizione sulle violenze nelle proteste», dice la premier da Bruxelles. «Pensi agli italiani anziché prendersela con loro», replica la segretaria dem.
Manifestano i ragazzi per raccontare le loro scuole «che cadono a pezzi», denunciare «i fondi investiti nelle guerre e non nell'edilizia scolastica», gridare la loro opposizione «al tetto per gli studenti stranieri nelle classi», imitare i loro colleghi francesi scesi a migliaia in piazza, dirompenti, creativi, anche violenti.
"Les blocages", i blocchi, si leggeva ieri sui cartelli a Roma. Gruppi di incappucciati — qualche decina in ogni città sulle migliaia di manifestanti — bardati di nero, coperti dagli ombrelli, con i carrelli carichi di fuochi d'artificio, li fanno, i blocchi, con i cassonetti, ribaltati e trascinati in mezzo alla strada, riempiti di petardi e bombe carta per fare più rumore. "La jeunesse en colere", la gioventù in collera, si fanno chiamare, e quella rabbia la sfogano in massa nei cori —
«Ci servono più aule e non più bombe», gridano al megafono — ma pure scaricando idranti contro gli agenti in tenuta antisommossa davanti al ministero dell'Istruzione, lanciando sassi e torce sulla polizia a Torino, provando a invadere la stazione di Bologna in un corpo a corpo con i celerini.
Finisce con decine di poliziotti che denunciano ferite e contusioni, tre adolescenti arrestati a Torino per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, spray urticanti e pietre in tasca e centinaia di identificati un po' ovunque.
«Sono sempre contenta — dice Meloni — quando c'è la mobilitazione. Cosa diversa è la violenza, le bombe carta, aggredire le forze dell'ordine.
torino proteste studenti una signora ferma le cariche
Su questo dobbiamo essere chiari e d'accordo. Lo dico — attacca — perché sto guardando i commenti dei leader dell'opposizione sulle proteste: non riescono a dire una parola di condanna. Chiedo a tutte le forze politiche di fare un appello a che ci siano manifestazioni senza violenza».
(…) arriva a stretto giro la replica alla premier di Schlein: «Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi di dare risposte concrete. Meloni pensi agli italiani anziché prendersela con loro».
Parlano di questo i ragazzi. «Di scuole sicure, di edifici scolastici dignitosi e di investimenti nell'istruzione anziché nel riarmo — spiega Angela Verdecchia della Rete degli studenti medi — Ma anche di caro-studio e caro-vita, di bonus libri e trasporti gratuiti.
Altrimenti studiare diventa un privilegio anziché un diritto». "Egalité de chances", parità di opportunità, scrivono i sedicenni che vorrebbero ispirarsi alle rivolte francesi, che citano film ambientati nella banlieu parigina — L'odio — e calano gli striscioni che recitano "Rome est à nous", Roma è nostra. Indossano magliette con scritto "Nessuno è straniero",
"Non vogliamo la luna ma una scuola sicura", "Il diritto allo studio non si tocca". Intanto bruciano bandiere di Usa e Israele, chiamano all'Intifada studentesca, appendono a Genova e Milano i ritratti a testa in giù di Meloni e Valditara e li bersagliano di uova. «È teppismo politico», dice il ministro.
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LA PROTESTA STUDENTESCA
Estratti da open.online
Migliaia di studenti e studentesse sono scesi in piazza in tutta Italia per protestare contro le politiche del governo Meloni, puntando il dito contro il tetto agli alunni stranieri previsto dall’ultimo decreto scuola, il costo della vita e le condizioni degli edifici scolastici.
«Nessuno è straniero», è lo slogan scelto per la mobilitazione nazionale, che riunisce diverse rivendicazioni del mondo studentesco, dalla contrarietà alle politiche scolastiche alla crisi abitativa, fino all’opposizione al riarmo e alle spese militari.
«Il tetto agli stranieri? Qua mancano i prof e le scuole crollano»
«Siamo qui perché il governo Meloni sta continuando a tagliare miliardi dalla sanità e dall’istruzione. Al nostro futuro lasciano le briciole, per pagare sempre più armi e prepararsi alla guerra, in cui saremo noi a essere usati come carne da macello. Vogliamo un modello di scuola costruito sui bisogni degli studenti.
Mancano i professori, crollano i tetti, e noi non possiamo più stare a guardare», denuncia a Open uno studente che partecipa alla manifestazione di Milano. «Il tetto agli stranieri è solo propaganda razzista, che serve a distrarci dai reali problemi della scuola», aggiunge.
proteste studenti una signora ferma le cariche degli agenti
Milano, in piazza le seconde generazioni contro il tetto agli alunni stranieri
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A Roma, gli studenti in corteo hanno raggiunto la sede del ministero dell’Istruzione e del Merito in viale Trastevere. Davanti all’edificio sono stati lanciati petardi, bombe carta e fumogeni. «Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico», ha commentato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. I manifestanti urlavano slogan come «Noi da qui non ce ne andiamo» e «Valditara esci dal palazzo», rivolgendosi al ministro dell’Istruzione e del Merito. Durante la manifestazione sono state bruciate una bandiera degli Stati Uniti e una di Israele.
Momenti di tensione a Torino, dove durante il corteo si sono verificati lanci di pietre, bastoni e uova contro gli agenti. La città era già stata teatro di tensione ieri, quando un gruppo di circa quaranta giovani, con il volto coperto da maschere e passamontagna, aveva fatto irruzione in tre scuole occupate. «Mandiamo un messaggio chiaro a questo sistema, che preferisce finanziare un genocidio invece di dare soldi all’istruzione e difendere gli studenti. Se le cose non cambieranno, faremo come in Francia», hanno dichiarato al megafono gli universitari del collettivo Cambiare Rotta.
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proteste studenti in italia
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